Bisogna ringraziarli i sognatori! E mai abbastanza... Che non hanno notizie di te da mesi, e ti sognano proprio ora e ti scrivono i messaggi, le email chiedendoti se va tutto bene. E come fare a sentirsi soli? anche se soli si cammina, soli si pensa e soli si spera che vada tutto "bene", soli non si e' piu': grazie ai sognatori.
28 June 2011
i sognatori
Bisogna ringraziarli i sognatori! E mai abbastanza... Che non hanno notizie di te da mesi, e ti sognano proprio ora e ti scrivono i messaggi, le email chiedendoti se va tutto bene. E come fare a sentirsi soli? anche se soli si cammina, soli si pensa e soli si spera che vada tutto "bene", soli non si e' piu': grazie ai sognatori.
25 June 2011
chiamate la protezione civile
Aspetta che lo ripeto, me lo riscrivo, mi cito, che' si' ho trovato il nodo:
La vita e' fatta di priorita' e di accettazione delle emergenze che te le fanno cambiare. Vivere bene richiede saggezza nel valutare le priorita', ed adattarsi il piu' serenamente possibile quando cambiano.
Avevo inizialmente pensato diversamente il fulcro di quello che ho scritto sotto. Essenzialmente raccontando di tutto il tran tran degli ultimi giorni, di K, Y e T, quello che volevo mettere a fuoco e' che amicizia -almeno quella che anelo io- e' quando si sa vivere lo stato di emergenza. Io ho bisogno di essere circondata da persone con le quali ci si sappia dire 'emergenza' ed allora si molla tutto e si va a lustrare forni, ad essere presenti. Anche se per i lati ameni delle emergenze: anche tipo fare il tiramisu, dimmi tu se e' il momento di mettersi a fare un tiramisu, invece e' questione di semi-emergenza, ho bisogno delle fruste.
Certo e' che bisogna rassenerarsi con se stessi e sapere quali sono le proprie priorita': capirle ed accettarle. E poi bisogna saperle esprimere. Mica briciole.
Ma in fulcro quelli sono gli amici che vuoi: quelli che riescono a chiederti aiuto e quelli a cui riesci a chiedere aiuto. Ed a volte la cosa non e' biunivoca. Ma questo e' un altro discorso.
E sono appena stata folgorata del perche' non organizzo piu' cene, feste, ritrovi, che' io e il chercheur eravamo sempre stati dei simpatici padroni di casa. E' perche' nell'ultimo anno mi sono concentrata piu' che mai sul io ce la faccio da sola. Ed invece da sola non ce la faccio. Perche' lo stato di emergenza puo' vigere anche in tempi sereni, quando si e' alle prese con qualcosa di pur allegro e gioviale, pero' piu' grande di te. Tipo una festa o una cena per tot persone.
Io ci ho i modelli dello stato di emergnza che mi piace: la mia zia giovane D. (detta anche zia Susanna) ne e' maestra, casa sua non e' casa sua ma un porto mare: lei e' il centro nevralgico degli stati di emergenza altrui. Milena un'altra bravissima destreggiatrice di emergenze positive. Ed anche M. la mia amichetta storica. Che mi ha appena cazziata che non mi sono fatta piu' sentire ne' vedere e le ho appena risposto: hai ragione, pero' anche tu e comunque ora emergenza...
Io ho bisogno di amici cosi' e vorrei essere capace che anche la mia casa sia sempre in stato di emergenza positiva, modello protezione civile...
Qui mi devo promettere che mi rileggo e ci ripenso, perche' nello stato d'assedio in cui mi sento, puo' essere anche che riesca ad esprimere solo una marea di stronzate cosmiche.
24 June 2011
Tiromisu
... il ritorno del post kilometrico...
K. e' partita. I suo aereo per il Canada deve essere decollato una mezzoretta fa. L'ennesimo addio. Ci abbracciavamo ieri sera e mi tornavano in mente tutti gli abbracci di addio, in particolare l'abbraccio con Milena partendo da Nizza, quante lacrime. Ma K. e' di stoffa forte e vedendola liberarsi dalla presa asciutta e sorridente, le ho ricacciate dietro le mie. Si cresce anche. E di lacrime ne avevamo viste scorrere fin troppe negli ultimi giorni.
Dalle brutte notizie mie e sue. Lei che si preparava per un ultimo viaggio europeo in solitaria, Siviglia, Cadice, Granada, Barcellona. Invece si ritrova a impacchettare tutto in fretta e furia sperando di arrivare a casa in tempo per salutare suo padre per l'ultima volta. Sono andata da lei appena ho potuto, l'ho trovata ad occhi rossi, seduta al tavolo, correggeva i compiti di inglese dei suoi piccoli alunni. E mi e' sembrato buono e giusto questo suo impulso di andar via lasciando tutto in ordine. Sono andata a comprare cosa le mancava: spugne, sacchetti dell'immondizia. Ho chiamato il chercheur per i rinforzi. Poi mi sono messa in silenzio a pulire il forno, mentre lei finiva di correggere i compiti. Che' in ogni caso non riuscivo a stare ferma. E strofinare un forno incrostato fino a farlo tornare a specchio mi sembrava l'attivita' piu' sensata possibile. Il bisogno irrefrenabile di sistemare qualcosa, di combinare qualcosa di buono. Poi K. ha finito la correzione ed e' arrivata la cricca francofona al completo. Il chercheur si e' dedicato a fare spola alla pattumiera per buttare il buttabile (un'impresa: l'immondizia nel centro dei paesini chic olandesi...). D. si e' dedicato al bagno, mentre F. l'indisciplinato svuotava il frigo bevendo birra. Io continuavo a strofinare il forno.
Il giorno dopo, compro i biglietti per Milano, vado a lavorare tardissimo, parlo col capo, faccio partire i fermentatori in batch, lavo bicchieroni da 20 litri. E poi e' il giorno dei saluti. Avevamo stabilito che K. dormira' da noi, cosi' e' ad un passo dalla stazione, che' deve prendere il treno prima dell'alba. Io avevo finalmente stabilito per quella sera un appuntamento con Y. l'amica siberiana. Non c'eravamo piu' viste per mesi, per "colpa" mia e finalmente ero pronta ed avevo voglia di vederla. Il programma originario era cena, ma prima un workshop di tiramisu che volevo portare in ufficio il giorno dopo per il gravoso (per me) evento sociale porta la torta per il tuo compleanno. Che' io una voglia di festeggiarmi che non se ne ha un'idea. Pero' sono in fase di assecondamento ed accettazione dei codici sociali. Vedo tutto come un challenge: tipo vedi che schifo la vita a volte, che sara' mai portare una torta in ufficio? Non renderti la vita ancora piu' difficile e pedala e sbatti uova...
Mando una mail a Y. e le spiego tutta la situazione, proprio tutta. Mi si stringe il cuore di dirle di mia madre, la sua e' morta un anno e mezzo fa e so che non si e' ancora ripresa del tutto. Le spiego di K. che parte, che dormira' qui, del padre di K.. Del tiramisu' che mi resta di traverso. E le dico pero' che io voglia di vederla ne ho sempre, che saro' a casa nel tardo pomeriggio, di passare da me se vuole...
Arrivo dal lavoro alle 6, esausta. Tutto l'occorrente per il tiramisu e' li; a disposizione. Il divano mi rifiuta. Il mio corpo rifiuta il divano. Ale' mi tiro su. Faccio il tiromisu. Comincio a scaffettierare litri di caffe', in granparte deca, lo mischio con del cioccolato stavolta. Un sms di Y.: viene tra mezzora. Alla fine quasi programma originario. Cerco le fruste dello sbattitore. Non le trovo da nessuna parte. Per un attimo mi ricascano le spalle mentre mi rendo conto che la mia casa olandese non ne e' mai stata dotata: mi sto confondendo coi ricordi della casa nizzarda e quella coloradense, quando ancora facevo le torte di pere di fatto... Qui al massimo un minipimer e si e' rotto l'anno scorso. No, energie per bianchi a neve a mano non ne ho. Telefono a T., la dottoranda portoghese, che in effetti col Tiramisù ha un certo feeling. Mi porta le sue. Insisto che ci mancherebbe vado a prendermele io, insiste che no. Mi arrendo: mi lascio coccolare.
Arriva Y. e ci beviamo un infusione. La vedo triste, e' triste per me o c'e' qualcosaltro? cerco di sorridere e sdrammatizzare. Dice che lei sta bene, allora sara' preoccupata per me? Dico io per il momento mi sento forte. E insisto che devo fare questo tiramisu', ho bisogno di combinare qualcosa di buono. Arriva T. si ferma solo un minuto per lasciarmi le fruste. Sembra stanchissima e mi sento un po' **in colpa** di averla fatta venire fin qui. Poi caccio via il senso e mi prendo questa coccola.
Allora 4 bianchi a neve e si mettono da parte, 4 tuorli e 4 cucchiai di zuchero sbattutti, poi si uniscono 500 gr di mascarpone. Quindi si incorporano delicatamente i bianchi, con un mestolo di legno. Uno strato di savoiardi inzuppati, uno strato di crema, una spolverata di cacao. Non trovo il colino, lo cerco 5 minuti buoni, poi ci rinuncio. La pioggia di cacao sara' piu' a grandine. Magari e' anche piu' buono. Ci divertiamo nel processo di inzuppamento e disposizione del savoiardo. Presto il processo diventa in catena di montaggio. E' il dogma del lavoro di squadra: succede sempre. Due o tre strati. Di solito mi mette ansia che sia troppo poco quello che preparo, che non basti. Stavolta no. 2 teglie e ce le faremo bastare. Facciamo anche contenitori piu' piccoli, cosi' Y. se lo porta a casa. Ne prepariamo uno per K. e uno per gli altri della truppa.
Poi frema ma assertiva, dolce e delicata, dico che voglio andare a salutare K., quindi usciamo, il chercheur si sveglia dalla sua pennichella, beato lui! Poi accompagniamo Y. a casa che e' di strada ed andiamo al baretto belga d'abitudine. Una birra, il tiramisu, gli abrracci e a nanna. Alla fine K. va a dormire da un'altra amica che si e' offerta di accompagnarla in aereoporto. Crede che io mi sia offesa che non viene da me. Menomale che me lo chiede, cosi' posso dirle di non essere stupida. Volevo solo esserle di aiuto, alleviare. Ma forse c'e' qualcosa che non afferro. E sono esausta. La giornata e' stata intensa.
La vita e' fatta di priorita' e di accettazione delle emergenze che te le fanno cambiare. Vivere bene richiede saggezza nel valutare le priorita', ed adattarsi il piu' serenamente possibile quando cambiano. Forse alla fine cresco anche io, no? Due volte diciassettene oggi.. fa paura
E adesso si sveglia il chercheur e mentre scende le scale mi canta happy birthday (dear president)a mo' di Marilyn Monroe. Mi fa ridere a crepapelle.
Cosi' e'....
K. e' partita. I suo aereo per il Canada deve essere decollato una mezzoretta fa. L'ennesimo addio. Ci abbracciavamo ieri sera e mi tornavano in mente tutti gli abbracci di addio, in particolare l'abbraccio con Milena partendo da Nizza, quante lacrime. Ma K. e' di stoffa forte e vedendola liberarsi dalla presa asciutta e sorridente, le ho ricacciate dietro le mie. Si cresce anche. E di lacrime ne avevamo viste scorrere fin troppe negli ultimi giorni.
Dalle brutte notizie mie e sue. Lei che si preparava per un ultimo viaggio europeo in solitaria, Siviglia, Cadice, Granada, Barcellona. Invece si ritrova a impacchettare tutto in fretta e furia sperando di arrivare a casa in tempo per salutare suo padre per l'ultima volta. Sono andata da lei appena ho potuto, l'ho trovata ad occhi rossi, seduta al tavolo, correggeva i compiti di inglese dei suoi piccoli alunni. E mi e' sembrato buono e giusto questo suo impulso di andar via lasciando tutto in ordine. Sono andata a comprare cosa le mancava: spugne, sacchetti dell'immondizia. Ho chiamato il chercheur per i rinforzi. Poi mi sono messa in silenzio a pulire il forno, mentre lei finiva di correggere i compiti. Che' in ogni caso non riuscivo a stare ferma. E strofinare un forno incrostato fino a farlo tornare a specchio mi sembrava l'attivita' piu' sensata possibile. Il bisogno irrefrenabile di sistemare qualcosa, di combinare qualcosa di buono. Poi K. ha finito la correzione ed e' arrivata la cricca francofona al completo. Il chercheur si e' dedicato a fare spola alla pattumiera per buttare il buttabile (un'impresa: l'immondizia nel centro dei paesini chic olandesi...). D. si e' dedicato al bagno, mentre F. l'indisciplinato svuotava il frigo bevendo birra. Io continuavo a strofinare il forno.
Il giorno dopo, compro i biglietti per Milano, vado a lavorare tardissimo, parlo col capo, faccio partire i fermentatori in batch, lavo bicchieroni da 20 litri. E poi e' il giorno dei saluti. Avevamo stabilito che K. dormira' da noi, cosi' e' ad un passo dalla stazione, che' deve prendere il treno prima dell'alba. Io avevo finalmente stabilito per quella sera un appuntamento con Y. l'amica siberiana. Non c'eravamo piu' viste per mesi, per "colpa" mia e finalmente ero pronta ed avevo voglia di vederla. Il programma originario era cena, ma prima un workshop di tiramisu che volevo portare in ufficio il giorno dopo per il gravoso (per me) evento sociale porta la torta per il tuo compleanno. Che' io una voglia di festeggiarmi che non se ne ha un'idea. Pero' sono in fase di assecondamento ed accettazione dei codici sociali. Vedo tutto come un challenge: tipo vedi che schifo la vita a volte, che sara' mai portare una torta in ufficio? Non renderti la vita ancora piu' difficile e pedala e sbatti uova...
Mando una mail a Y. e le spiego tutta la situazione, proprio tutta. Mi si stringe il cuore di dirle di mia madre, la sua e' morta un anno e mezzo fa e so che non si e' ancora ripresa del tutto. Le spiego di K. che parte, che dormira' qui, del padre di K.. Del tiramisu' che mi resta di traverso. E le dico pero' che io voglia di vederla ne ho sempre, che saro' a casa nel tardo pomeriggio, di passare da me se vuole...
Arrivo dal lavoro alle 6, esausta. Tutto l'occorrente per il tiramisu e' li; a disposizione. Il divano mi rifiuta. Il mio corpo rifiuta il divano. Ale' mi tiro su. Faccio il tiromisu. Comincio a scaffettierare litri di caffe', in granparte deca, lo mischio con del cioccolato stavolta. Un sms di Y.: viene tra mezzora. Alla fine quasi programma originario. Cerco le fruste dello sbattitore. Non le trovo da nessuna parte. Per un attimo mi ricascano le spalle mentre mi rendo conto che la mia casa olandese non ne e' mai stata dotata: mi sto confondendo coi ricordi della casa nizzarda e quella coloradense, quando ancora facevo le torte di pere di fatto... Qui al massimo un minipimer e si e' rotto l'anno scorso. No, energie per bianchi a neve a mano non ne ho. Telefono a T., la dottoranda portoghese, che in effetti col Tiramisù ha un certo feeling. Mi porta le sue. Insisto che ci mancherebbe vado a prendermele io, insiste che no. Mi arrendo: mi lascio coccolare.
Arriva Y. e ci beviamo un infusione. La vedo triste, e' triste per me o c'e' qualcosaltro? cerco di sorridere e sdrammatizzare. Dice che lei sta bene, allora sara' preoccupata per me? Dico io per il momento mi sento forte. E insisto che devo fare questo tiramisu', ho bisogno di combinare qualcosa di buono. Arriva T. si ferma solo un minuto per lasciarmi le fruste. Sembra stanchissima e mi sento un po' **in colpa** di averla fatta venire fin qui. Poi caccio via il senso e mi prendo questa coccola.
Allora 4 bianchi a neve e si mettono da parte, 4 tuorli e 4 cucchiai di zuchero sbattutti, poi si uniscono 500 gr di mascarpone. Quindi si incorporano delicatamente i bianchi, con un mestolo di legno. Uno strato di savoiardi inzuppati, uno strato di crema, una spolverata di cacao. Non trovo il colino, lo cerco 5 minuti buoni, poi ci rinuncio. La pioggia di cacao sara' piu' a grandine. Magari e' anche piu' buono. Ci divertiamo nel processo di inzuppamento e disposizione del savoiardo. Presto il processo diventa in catena di montaggio. E' il dogma del lavoro di squadra: succede sempre. Due o tre strati. Di solito mi mette ansia che sia troppo poco quello che preparo, che non basti. Stavolta no. 2 teglie e ce le faremo bastare. Facciamo anche contenitori piu' piccoli, cosi' Y. se lo porta a casa. Ne prepariamo uno per K. e uno per gli altri della truppa.
Poi frema ma assertiva, dolce e delicata, dico che voglio andare a salutare K., quindi usciamo, il chercheur si sveglia dalla sua pennichella, beato lui! Poi accompagniamo Y. a casa che e' di strada ed andiamo al baretto belga d'abitudine. Una birra, il tiramisu, gli abrracci e a nanna. Alla fine K. va a dormire da un'altra amica che si e' offerta di accompagnarla in aereoporto. Crede che io mi sia offesa che non viene da me. Menomale che me lo chiede, cosi' posso dirle di non essere stupida. Volevo solo esserle di aiuto, alleviare. Ma forse c'e' qualcosa che non afferro. E sono esausta. La giornata e' stata intensa.
La vita e' fatta di priorita' e di accettazione delle emergenze che te le fanno cambiare. Vivere bene richiede saggezza nel valutare le priorita', ed adattarsi il piu' serenamente possibile quando cambiano. Forse alla fine cresco anche io, no? Due volte diciassettene oggi.. fa paura
E adesso si sveglia il chercheur e mentre scende le scale mi canta happy birthday (dear president)a mo' di Marilyn Monroe. Mi fa ridere a crepapelle.
Cosi' e'....
22 June 2011
a che gioco stiamo giocando?
...questo post mi si rigira dentro da qualche giorno, devo farlo uscire da qui al piu' presto, anche se gia' so non sara' come lo speravo...
La vita e' come un videogioco. Affrontare tutte quelle navicelle, che arrivano da ogni lato, oppure ingegnarsi per superare il labirinto e prendere quanti piu' fruttini o monetine e' possibile. Pigiare tutti quei tasti, all'impazzata. E l'adrenalina. Ci si appassiona. Poi a volte si perde l'entusiasmo. Si ha la percezione che sia come un videogioco, appunto, ma in senso cattivo. E che se guardi altrove c'e' tutto un universo, c'e' dio, c'e' l'aldila' e non ci si crede che il nostro compito sia di andare avanti a "giocare".
E invece un po' si.
Ed allora ci vuole un po' di armonia: giocare consapevolemente, divertirsi nei livelli facili. Ci volevo mettere anche una riflessione sul'arte di imparare, ma non mi viene piu' ed ho fretta di "andare avanti"... lo lascio scappare...
Accettare il gioco, mangiare il gelato, guardare le seie tv, rilassarsi tra un livello e l'altro... ed essere consapevoli di tutto il "di la' del gioco". Accettare.
Poi giocando, giocando, tra uno semplice ed uno simpatico, arriva il livello supermega difficile. Ci drizziamo su all'erta, questo rihiedera' la massima abilita'. L'occhio al "di la'" puo' diventare particolarmente difficile.
E' arrivato il livello quello col mostro spaventoso e per quanto assurdo possa sembrare, per un attimo, solo un attimo ho sorriso e pensato: adesso ti faccio vedere io.
Spero di superarlo
La vita e' come un videogioco. Affrontare tutte quelle navicelle, che arrivano da ogni lato, oppure ingegnarsi per superare il labirinto e prendere quanti piu' fruttini o monetine e' possibile. Pigiare tutti quei tasti, all'impazzata. E l'adrenalina. Ci si appassiona. Poi a volte si perde l'entusiasmo. Si ha la percezione che sia come un videogioco, appunto, ma in senso cattivo. E che se guardi altrove c'e' tutto un universo, c'e' dio, c'e' l'aldila' e non ci si crede che il nostro compito sia di andare avanti a "giocare".
E invece un po' si.
Ed allora ci vuole un po' di armonia: giocare consapevolemente, divertirsi nei livelli facili. Ci volevo mettere anche una riflessione sul'arte di imparare, ma non mi viene piu' ed ho fretta di "andare avanti"... lo lascio scappare...
Accettare il gioco, mangiare il gelato, guardare le seie tv, rilassarsi tra un livello e l'altro... ed essere consapevoli di tutto il "di la' del gioco". Accettare.
Poi giocando, giocando, tra uno semplice ed uno simpatico, arriva il livello supermega difficile. Ci drizziamo su all'erta, questo rihiedera' la massima abilita'. L'occhio al "di la'" puo' diventare particolarmente difficile.
E' arrivato il livello quello col mostro spaventoso e per quanto assurdo possa sembrare, per un attimo, solo un attimo ho sorriso e pensato: adesso ti faccio vedere io.
Spero di superarlo
15 June 2011
Insalata di pasta pazza
(per un esercito)
Ingredienti per 8-10 persone (anche piu')
Cuocere per il tempo di cottura meno 1-2 minuti (a seconda dei gusti), quindi fermare la cottura in acqua fredda e irrorare con un bel po' d'olio.
Intanto tagliuzzare tutti gli ingredienti. A cottura della pasta mescolare il tutto. Fare riposare almeno alcune ore in frigo (il giorno dopo - e anche quello dopo- ' ancora piu' buona). Aggiungere sale solo nel piatto, altrimenti fa acqua!
Questo e' dedicato a Milena, che volevo chiamare, ma poi mi sono distratta nella (ri-)preparazione. (L'ho fatta ieri ed e' piaciuta molto. Erano settimane che non cucinavo con un po' di sentimento. E allora bisogna subito bissare)
perche' il mondo si cambia a poco a poco
Ingredienti per 8-10 persone (anche piu')
500 gr farfalle
5 uova sode
400 gr feta
~1 kg (anche di piu', a gusto) di pomodori rossissimi
origano del piu' buono
olio e.v.o. del piu' buono
Cuocere per il tempo di cottura meno 1-2 minuti (a seconda dei gusti), quindi fermare la cottura in acqua fredda e irrorare con un bel po' d'olio.
Intanto tagliuzzare tutti gli ingredienti. A cottura della pasta mescolare il tutto. Fare riposare almeno alcune ore in frigo (il giorno dopo - e anche quello dopo- ' ancora piu' buona). Aggiungere sale solo nel piatto, altrimenti fa acqua!
Questo e' dedicato a Milena, che volevo chiamare, ma poi mi sono distratta nella (ri-)preparazione. (L'ho fatta ieri ed e' piaciuta molto. Erano settimane che non cucinavo con un po' di sentimento. E allora bisogna subito bissare)
perche' il mondo si cambia a poco a poco
22 May 2011
Non di solo pane...
Ieri terzo matrimonio in terra olandica. Uno lui dutch, lei italo-francese. Uno lui argentino lei spagnola di terra canaria. Ieri per la prima volta si andava 100%-dutch.
Piu' che un matrimonio, un mezzo giro d'Italia.
Ore 12.45 prima tappa in comune: il si legale degli sposi
Ore 14 seconda tappa: in chiesa: il si religioso
Ore imprecisate terza tappa: brindisi nel cortiletto della chiesa
Ore che non voglio sentirlo, quarta tappa: cena
Ore 20.30 quinta tappa nel salone del ristorante: festa con onnipresente cabaret
Invitata solo alla prima, seconda e quinta tappa (ed abbandonato il giro a meta' della quinta tappa, dopo un video di 20 minuti e passa in olandese dal significato intrinseco incomprensibile e l'audio terribile) la cosa piu' impressionante e' stata alla fine della prima tappa, all'uscita del comune: tutte queste persone imbellettate, giacche, cravatte, rossetti, tacchi alti e vestitini a fiori svolazzanti, tirare fuori dalla borsetta laccata il sacchettino di plastica -il tradizionale lunch box forse non era abbastanza in tinta?- col tradizionale brood en kaas (pane e formaggio) delle 12. Per una volta, eccezionalmente, visto che e' festa, in ritardo sulla tabella di marcia. Erano a quel punto addirittura le 13.15, chissa' che fame che avevano!
Molti olandici c'hanno un lunch box preferito che tengono per sempre. Il mio grande capo ne ha uno che ad occhio e croce deriva dalle sue scuole elementari.
Non di solo pane vivra' l'uomo. Anche di formaggio. Possibimente nel lunch box di tutta la vita.
29 December 2010
niente paura e' solo natale
(no subject)
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Squabus
to me
show details 1:29 PM (1 minute ago)
Mi chiudo in bagno, quello stesso bagno.
Le parole mi arrivavano in flusso continuo, mentre camminavo sotto il sole ghiacciato. Camminavo silenziosa con quel "pensiero a scrittura" per la testa, ma gia' sapevo che una volta raggiunta la tastiera, non sarebbe stato come prima. Ho le mani ghiacciate.
Diceva: Squa ma il tuo blog?
Il mio blog non c'e' tempo o non c'e' luogo. Ci fossero entrambi nello stesso momento....
Dieci giorni che sono figlia, sono sorella, sono cugina, sono fidanzata, sono amica. E sono anche zia di nuovo... che bello.
Sono un sacco di cose, ma non sono; io, solo io
Piango sotto il sole ghiacciato. Non posso nascondermi. Vede, mi chiede. Non capisce. Non ci sta. Mi vuole con se, anche triste e sconsolata.
Non riesco piu' a smettere, e' la sola cosa che posso fare ora e comunque non so dov'e' l'interruttore...
Facciamo che parto: vado in vacanza, questo non e' staccare la spina: questo e' accanirsi ad un altra serie di cose da incastrare, da far funzionare. Enorme fatica. Anche piacere certo, ma al prezzo di una fatica incommensurabile. Li voglio tutti felici, fratelli, cugini, nipoti. Com'e' banale. Questa non e' poesia, questo non e' blog. Questo e' tirare fuori qualcosa cosi' com'e' e come viene. Brutto e banale. Chiusa a chiave in bagno. Sempre quello.
Ed io? Io prendo il treno domani, mi porto la tastiera e fogli di carta bianca.... 2 ore e mezza non basteranno, troppo poche, ma saranno qualcosa. Io vado: un posto nuovo, persone nuove. Quasi amici, tanto freddo e stare insieme. Forse scrivo anche il blog. Pero' ora smetto di piangere, giuro. Ora esco dal bagno e sorrido di nuovo.
Ma chi mi cerca mi trova.Mai stata piu' presente. Lascia solo che mi riprendo, ricarico le pile e saro' piu' presente che mai.... Pero' cercami tu la prossima volta, io mi riposo. Pero' me, non la figlia, la zia e la cugina....
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Squabus
to me
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Mi chiudo in bagno, quello stesso bagno.
Le parole mi arrivavano in flusso continuo, mentre camminavo sotto il sole ghiacciato. Camminavo silenziosa con quel "pensiero a scrittura" per la testa, ma gia' sapevo che una volta raggiunta la tastiera, non sarebbe stato come prima. Ho le mani ghiacciate.
Diceva: Squa ma il tuo blog?
Il mio blog non c'e' tempo o non c'e' luogo. Ci fossero entrambi nello stesso momento....
Dieci giorni che sono figlia, sono sorella, sono cugina, sono fidanzata, sono amica. E sono anche zia di nuovo... che bello.
Sono un sacco di cose, ma non sono; io, solo io
Piango sotto il sole ghiacciato. Non posso nascondermi. Vede, mi chiede. Non capisce. Non ci sta. Mi vuole con se, anche triste e sconsolata.
Non riesco piu' a smettere, e' la sola cosa che posso fare ora e comunque non so dov'e' l'interruttore...
Facciamo che parto: vado in vacanza, questo non e' staccare la spina: questo e' accanirsi ad un altra serie di cose da incastrare, da far funzionare. Enorme fatica. Anche piacere certo, ma al prezzo di una fatica incommensurabile. Li voglio tutti felici, fratelli, cugini, nipoti. Com'e' banale. Questa non e' poesia, questo non e' blog. Questo e' tirare fuori qualcosa cosi' com'e' e come viene. Brutto e banale. Chiusa a chiave in bagno. Sempre quello.
Ed io? Io prendo il treno domani, mi porto la tastiera e fogli di carta bianca.... 2 ore e mezza non basteranno, troppo poche, ma saranno qualcosa. Io vado: un posto nuovo, persone nuove. Quasi amici, tanto freddo e stare insieme. Forse scrivo anche il blog. Pero' ora smetto di piangere, giuro. Ora esco dal bagno e sorrido di nuovo.
Ma chi mi cerca mi trova.
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23 December 2010
sola un secondo
resto sola un attimo, solo un attimo, oggi
per venire a dire al mio blog che siamo diventate zie di nuovo oggi
Che bello essere zie!
baci da zia Squa
per venire a dire al mio blog che siamo diventate zie di nuovo oggi
Che bello essere zie!
baci da zia Squa
18 September 2010
voglio piu''''' tempo
... piu' che un post un urlo di dolore
Che peccato che non ho il tempo per scrivere un posttttttttttttt sulla SantaLunga
Sono cosi' ispirata ma ho da fare mille cose
ma io l'ho mai scritto un post sulla santa lunga?
sul carrefour sicuro si...
arrivera' il momento
piu' che un urlo di dolore, una minaccia
Che peccato che non ho il tempo per scrivere un posttttttttttttt sulla SantaLunga
Sono cosi' ispirata ma ho da fare mille cose
ma io l'ho mai scritto un post sulla santa lunga?
sul carrefour sicuro si...
arrivera' il momento
piu' che un urlo di dolore, una minaccia
14 September 2010
Io Yogo - parte I: il verde
Avvertimento: il post piu' sconclusionato della storia.
E molti piu' a venire, altrimenti non scrivo piu'. E neanche controllero' l'ortografia e neanche convertiro' questi maledetti, unici, accenti che la mia tastiera mi concede (questi: ') . BAsta. Leggerezza. Come viene. Non ho tempo per correggere accenti. Non voglio averlo: e' piu' onesto. Avvertitimento finito.
Agosto, si e' capito: non e' pervenuto.
Settembre invece e' qui e lotta insieme a noi. E' una lotta non violenta che sa di yoga e di verde. La parola Yoga, il concetto Yoga, si sta declinando, o coniugando dovrei dire, intorno a me. Io Yogo. E Yoghero' sempre di piu', e' stato deciso. Senza neanche troppo consultarmi.
Ci sono -infatti- almeno due cose bellissime in terra Olandica, che stanno lottando-non-violentemente in questo Settembre. Una e' il verde. Che con tutta questa pioggia, proprio straripa (che verbo e'?). Che' quindi, se il verde e' amico tuo, ami anche la pioggia alla fine. E questa e' pura strategia vincente in terra Olandica. E quindi con o senza pioggia, ma soprattutto (e spesso, proprio a livello statistico) dopo la pioggia: tu -io- prendi e vai nel bosco, dove -a parte quell'ODORE inebriante di erba fresca, bagnata dalla pioggia- fiumi di verde per gli occhi, di tante tonalita'. E soprattutto quel verde, proprio erba fresca***.
Il verde erba fresca fa bene allo spirito ed e' il mio migliore amico. Che si pensa che io ami il blu. Si vabbo' certo. Pero' il verde quasi mi sa' di piu'.
La terapia di Agosto (che anche se non e' pervenuto, il suo contributo l'ha dato, poverino): era mollare tutto ed andare nel bosco. No matter what. Il bosco, devo pedalare 15 minuti da casa per andarci. Esci dalla cittadina, dal lato nord-est ed arrivi al "bosco della cittadina". Ed e' bello che non sei nella cittadina, sei fuori, appena fuori, ma sempre fuori. Pero' sei li'. Dopo settimane di diluvio oftalmico incontrollabile, ci sono volute 5 o 6 "sedute" al bosco cittadino per arginare le mareggiate. Dopo 5 o 6 sedute, la pioggia oftalmica cominciava incredibilmente, appena varcato il primo sentiero tra gli alberi. Solo appena li'. Come se mi trattenessi nella missione di dover dare da bere all'erba, a rinfrescarla.
5 o 6 sedute, dicevo. Sedute che, dopo un giretto nel bosco, proprio mi sedevo su un porticciolo del laghetto e guardavo le papere, le nuvole, o i pescatori o quel signore anziano che ogni giorno si faceva la sua nuotatina- che io ad un certo punto mi sono sentita molto snob che io non mi sarei mai tuffata nel lago, troppo palustre, con i rametti, gli insettini, le foglie eccetera. E invece ora ci sto pensando, che vorrei esserne capace. Quindi andavo al bosco cittadino -che sara' cittadino ma e' selvaggio, lussureggiante, verdissimo- la piu' parte delle volte sola, qualche rara volta col chercheur. Che si sedeva affianco a me sul porticciolo ed indovinate che faceva? Lui si metteva li' e studiava il comportamento delle varie papere. Perche' quello e' chercheur dentro.
Poi c'e' almeno un'altra cosa bellissima in terra olandica -che era quello che volevo raccontare- ma siccome e' meno poetica, prima ci volevano fiumi di verde e quindi quella la racconto un'altra volta.
Ora vado a fare colazione
Mi sa che son tornata.
***Questo verde qui, che ha fotografato GianMuga in Olandia.
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