scrivere talvolta mi preme violentemente
ma il rumore dei tasti nel silenzio delle mie aurore
(quando se no?)
mi pare terrificante
e allora desisto
ma forse sto per tornare
29 January 2018
30 August 2017
(Almost) Strange situation
29 agosto 9.50 direttamente da una panchina di sans âme / 29 agosto 21.15 con la tisana di liquerizia in mano
Secondo giorno.
A 200 metri (su 600) e 6 minuti dal traguardo (ossia in anticipo, ma non così tanto) mi rendo conto di aver dimenticato a casa il doudou (faccino della disperazione). Chiamo il chercheur che stava per portare A con sé al lavoro, giusto quell' oretta (croce sullo stage di basket)
Il chercheur: ma è così grave?
Squa: direi proprio di si (faccino imbufalito... no ma non hai presente cosa rappresenta il doudou nel nido francese ?? prego leggasi Alice d'archivio, farsi quattro risate.)
Citando Alice solo gli organismi monocellulari e i serial killer sono sprovvisti di doudou.Squa: direi proprio di si (faccino imbufalito... no ma non hai presente cosa rappresenta il doudou nel nido francese ?? prego leggasi Alice d'archivio, farsi quattro risate.)
Dopo sei minuti giusti di orologio, sollevata, li vedo pedalare all'orizzonte, col cagnetto marrone di pezza a.k.a. il doudou (farlocco anche per noi, e sto ancora citando Alice).
L'educatrice in carica del nostro inserimento è nervosa e insicura. Quando non mi chiede se mio figlio si sa girare sulla pancia,continua a chiedere conferma di ogni minimo dettaglio alla sua collega. Non ho osato chiederle se è appena rientrata dopo una lunga pausa. O se è sempre così.
Parla con me ma in realtà sta ascoltando conversazioni che avvengono vicino a noi. Cerco di distaccarmi da quella sensazione ma in fondo sono nervosa anche io. Mi domando come posso prendere il conttollo e assicurarmi che vada tutto bene.
Bref. oggi sono già tutti fuori e andiamo anche noi fuori, si decide frettolosamente che me ne andrò subito e tornerò tra mezzora. Tento di salutare littleP ma quello non mi si fila di pezza. Un po' titubante mi faccio convincere a sparire dalla circolazione. Imbraccio lo zaino e esco. Cammino dietro l'angolo e mi siedo su una panca di cemento, la prima a sinistra. Mi abbandono seduta e decido che passerò almeno i prossimi venti minuti a meditare. O circa.
Parla con me ma in realtà sta ascoltando conversazioni che avvengono vicino a noi. Cerco di distaccarmi da quella sensazione ma in fondo sono nervosa anche io. Mi domando come posso prendere il conttollo e assicurarmi che vada tutto bene.
Bref. oggi sono già tutti fuori e andiamo anche noi fuori, si decide frettolosamente che me ne andrò subito e tornerò tra mezzora. Tento di salutare littleP ma quello non mi si fila di pezza. Un po' titubante mi faccio convincere a sparire dalla circolazione. Imbraccio lo zaino e esco. Cammino dietro l'angolo e mi siedo su una panca di cemento, la prima a sinistra. Mi abbandono seduta e decido che passerò almeno i prossimi venti minuti a meditare. O circa.
I primi dieci minuti se ne vano effettivamente a guardare meditativamente i giunchi mossi dal vento. Tra flussi di penseri impazziti. E paragoni, che non si dovrebbero mai fare e men che meno tra due bambini che sono figli tuoi. Ma per una mente analitica (e per nulla sintetica) come la mia è francamente impossibile.
Per non parlare della faticosa danza del rimuginamento loco. L' inserimento di A. alle porte dei suoi quattro mesi nel delizioso nido della deliziosa cittadina medievale. Fossimo restati là A. sarebbe un altro bambino. E io sarei un'altra donna e un'altra mamma. Forse.
Poi mi scasso di guardare nel vuoto, perchè io non penso, io scrivo tra me e me. E allora scriviamo... Passo quindi altri dieci minuti scarsi a pigiare tasti su uno smartphone stupido #myidiotsmartphone.
A cinque.minuti.dallo.scadere del.tempo mi dico che ça peut suffir e mi incammino a ritrovare il mio bambino e il suo cagnetto farlocco di pezza.
Solo quando l'ho ritrovato pimpante e sorridente come l'avevo lasciato, mi rendo conto di avere lasciato sulla panchina di cemento il mio zaino, effettivamente pieno di cose un filino importanti.
E quindi, non si fosse capito prima, arrifamo:
Ciao piccoletto, la mamma torna subito, ma proprio subito subito...
29 August 2017
Sotto il segno di Cruz Ramirez
7:15, tra il limone e la sobacha / 14:00, quando persino i supereroi riposano
Dunque lo stage di basket si è poi rivelato un ritiro estivo per piccoli campioni. Mooolto più avanti di A. anche nell'età. C'era, a detta del chercheur, solo una piccoletta, scriciola ma scafata. Gli altri, dopo un riscaldamento degno di una squadra di serie A, si destreggiavano come piccoli campioni tra salto della corda e plank. Chercheur è restato per fortuna un po' a guardare, poi dopo il riscaldamento, col bene placito dell'allenatore, ha preso A sotto un canestro a fare due tiri prima di riportarlo a casa. Sono arrivati a casa appena dieci minuti dopo di noi che tornavamo dalla prima ora al nido di quartiere (quello che ai tempi sospiravo).
Un'ora, per me, di domande a raffica, spesso molto impertinenti (si sa girare sulla pancia? MA l'hai visto? ha un anno.... qual è il suo gioco preferito.... vuoto... solo a casa mi è venuto in mente e chissàse riesco lo documenterò....). Un'ora, per P, di gattonamenti folli ad esplorare gli spazi e i volti. Si piazzava davanti a tutti e sorrideva sperando di ricevere un sorriso in cambio. Solo due momenti di incertezza. Uno in cui tutti i bimbi erano usciti fuori, ma l'intervistatrice aveva deciso che noi invece dentro. Ad un certo punto P. si èritrovato dietro un tavolino, non vedeva più nessuno ed è rimasto spiazzato. Il secondo quando il "direttore aggiunto" è venuto a presentarsi. Parrebbe che non gli sia piaciuto molto cosa a dir poco rara chez l'enfant petit P.. Usciti di là dopo una sola ora era abbastanza esausto. E io pure a dirla tutta.
Così, esausti, ci siamo visti arrivare a casa A. sovraeccitato per la sessione sportiva, che continuava a ripetere che lui ci voleva restare allo stage (faccino allibito... disgraziato l'anno scorso a judo sul tatami hai fatto lo sciopero per tre sessioni di fila e alla terza papà tuo ha desistito). Sarà stata la visione domenicale al cinema di cars 3??? Che ci ha dato un bel po' di grinta a me e a lui... Cruz Ramirez sei tutti noi!!!
In serata poi ha fatto qualche passo in più dei suoi soliti due per poi finire giù di culo. Gli abbiamo fatto un caloroso applauso e lui allora bissava e trissava guardandoci fiero. Ha voglia di tifo il piccoletto. E tifo sarà. A rischio di quello che io e il chercheur
chiamiamo in codice The J Feeling. Chè ogni grande emozione dimostrata a
P. provoca infatti in A., come penso sia comprensibile,
un moto di destabilizzazione praticamente pari al peso del volume del
liquido spostato (...che tra l'altro in questo caso sono già 15 kg, mica
cotiche).
Ma, come al solito, farnetichiamo
Si aggiunga solo che coté rassettamento... quasi zero. Solo un po' di scartoffie eliminate. Ma viste le circostanze va bene così.
Dunque lo stage di basket si è poi rivelato un ritiro estivo per piccoli campioni. Mooolto più avanti di A. anche nell'età. C'era, a detta del chercheur, solo una piccoletta, scriciola ma scafata. Gli altri, dopo un riscaldamento degno di una squadra di serie A, si destreggiavano come piccoli campioni tra salto della corda e plank. Chercheur è restato per fortuna un po' a guardare, poi dopo il riscaldamento, col bene placito dell'allenatore, ha preso A sotto un canestro a fare due tiri prima di riportarlo a casa. Sono arrivati a casa appena dieci minuti dopo di noi che tornavamo dalla prima ora al nido di quartiere (quello che ai tempi sospiravo).
Un'ora, per me, di domande a raffica, spesso molto impertinenti (si sa girare sulla pancia? MA l'hai visto? ha un anno.... qual è il suo gioco preferito.... vuoto... solo a casa mi è venuto in mente e chissàse riesco lo documenterò....). Un'ora, per P, di gattonamenti folli ad esplorare gli spazi e i volti. Si piazzava davanti a tutti e sorrideva sperando di ricevere un sorriso in cambio. Solo due momenti di incertezza. Uno in cui tutti i bimbi erano usciti fuori, ma l'intervistatrice aveva deciso che noi invece dentro. Ad un certo punto P. si èritrovato dietro un tavolino, non vedeva più nessuno ed è rimasto spiazzato. Il secondo quando il "direttore aggiunto" è venuto a presentarsi. Parrebbe che non gli sia piaciuto molto cosa a dir poco rara chez l'enfant petit P.. Usciti di là dopo una sola ora era abbastanza esausto. E io pure a dirla tutta.
Così, esausti, ci siamo visti arrivare a casa A. sovraeccitato per la sessione sportiva, che continuava a ripetere che lui ci voleva restare allo stage (faccino allibito... disgraziato l'anno scorso a judo sul tatami hai fatto lo sciopero per tre sessioni di fila e alla terza papà tuo ha desistito). Sarà stata la visione domenicale al cinema di cars 3??? Che ci ha dato un bel po' di grinta a me e a lui... Cruz Ramirez sei tutti noi!!!
In serata poi ha fatto qualche passo in più dei suoi soliti due per poi finire giù di culo. Gli abbiamo fatto un caloroso applauso e lui allora bissava e trissava guardandoci fiero. Ha voglia di tifo il piccoletto. E tifo sarà. A rischio di quello che io e il
Ma, come al solito, farnetichiamo
Si aggiunga solo che coté rassettamento... quasi zero. Solo un po' di scartoffie eliminate. Ma viste le circostanze va bene così.
28 August 2017
sorseggiando acqua e limone
28 agosto, 6.58
Nuovi inizi ad un orizzonte ormai immediato. Tra poche ore inizieremo con P. l'inserimento al nido, mentre il chercheur accompagnerà A. ad uno stage di basket che dovrebbe impegnarlo tutta la settimana. Il condizionale è d'obbligo visto che l'ultimo tentativo di attività sportiva è stato un grande fiasco. A dare ottimismo c'è il fatto che è passato un anno intero. Che allora lui diceva sono timido a tutto spiano. Ora è più per il "sono timido ma mi faccio coraggio". In mezzo c'è stato un altro anno diécole militaire/materna con una maestra più umana e meno generalessa. Un anno di mercoledì pomeriggi e vacanze scolari al centro che io adoro, dove prima di iniziare qualsiasi attività chiedono ai bambini come si sentono.
L'inserimento mi fa dono di una settimana di pausa. Oltre ad accompagnare il piccoletto a questo grande passo, avrei il progetto ambizioso di dare una rassettata imporrtante alla casa. Mi piacerebbe dare un grosso scossone. IL libro della sciroccata giapponese giace in ingresso, fermo ad una delle prime dieci pagine. Troppo fastidioso -per me- quell'uso smodato di parole come buttare, spazzatura. Stavo male fisicamente ed ho interrotto. Perchè il mio problema penso stia lì.
Ma forse un po' come quello di Allen Carr ai duri tempi del tabagismo, quel che ho letto ha lasciato un piccolo semino. Il mio atteggiamento alla robbbba nuova è diverso. Riesco a separarmene più serenamente. Doloroso invece quel legame con le cose che sono con me da molto tempo.
Insomma non ce la faccio a dire che l'anno 2017/2018 sarà sotto il segno del decluttering, perchè è una parola che mi procura ancora molto disagio (ne riparliamo?), chiamiamolo l'anno del rassettamento, mi mette meno ansia.
E il vostro anno sotto che segno comincia?
Nuovi inizi ad un orizzonte ormai immediato. Tra poche ore inizieremo con P. l'inserimento al nido, mentre il chercheur accompagnerà A. ad uno stage di basket che dovrebbe impegnarlo tutta la settimana. Il condizionale è d'obbligo visto che l'ultimo tentativo di attività sportiva è stato un grande fiasco. A dare ottimismo c'è il fatto che è passato un anno intero. Che allora lui diceva sono timido a tutto spiano. Ora è più per il "sono timido ma mi faccio coraggio". In mezzo c'è stato un altro anno di
L'inserimento mi fa dono di una settimana di pausa. Oltre ad accompagnare il piccoletto a questo grande passo, avrei il progetto ambizioso di dare una rassettata imporrtante alla casa. Mi piacerebbe dare un grosso scossone. IL libro della sciroccata giapponese giace in ingresso, fermo ad una delle prime dieci pagine. Troppo fastidioso -per me- quell'uso smodato di parole come buttare, spazzatura. Stavo male fisicamente ed ho interrotto. Perchè il mio problema penso stia lì.
Ma forse un po' come quello di Allen Carr ai duri tempi del tabagismo, quel che ho letto ha lasciato un piccolo semino. Il mio atteggiamento alla robbbba nuova è diverso. Riesco a separarmene più serenamente. Doloroso invece quel legame con le cose che sono con me da molto tempo.
Insomma non ce la faccio a dire che l'anno 2017/2018 sarà sotto il segno del decluttering, perchè è una parola che mi procura ancora molto disagio (ne riparliamo?), chiamiamolo l'anno del rassettamento, mi mette meno ansia.
E il vostro anno sotto che segno comincia?
14 August 2017
Di aria, solitudine, introversione...
domenica 13 agosto 2017
ore 11 circa
Intanto AAAAAARGHHHHH
Quei tre sono appena usciti e ci sarebbe una lista di cose che dovrei fare. STavo anche per farla, ma non la farò.Intanto AAAAAARGHHHHH
e anche lui se invitato a fare da solo fa cose simili. "Legge" topolino per l'80% del suo tempo "libero". E la cosa inizia ad inquietarmi perché non vuole sfogliare niente altro che topolino. E vuole che gli venga letto niente altro che topolino.
Insomma dico al chercheur, sto bambino in sto momento si è seduto al tavolino a scrivere letterine perchè secondo me sta cercando quel senso di inquadramento che sente alla materna. Ma secondo me stamatitna avrebbe bisogno di usicre, correre, giocare fuori.
Mi ricordo la sivigliana che diceva di suo figlio che andava al parchetto con suo padre "pa' que le de el aire". Per prendere aria diciamo.
Il chercheur ne ha convenuto e quindi l'ha portato fuori a dargli aria. Nel frattempo si è svegliato P. e allora ci ha portato pure lui, che anche gradisce.
Ecco la storia di questa mia piccola oretta di solitudine
Solitudine
Io mi ricordo quando mi lamentavo tantissimo qui sul blog della solitudine. Del non avere amici etc etc
Col tempo però ho scoperto che la solitudine è la cosa di cui ho più bisogno al mondo. Devo ringraziare la coach in carne ed ossa di avermelo fatto scoprire. Quando le dicevo del senso di colpa che provavo da quando avevo deciso di tornare a pranzare a casa mia e del fatto quindi che se mi mettevo a calcolare, io le mie 8 ore canoniche, al lavoro, non le facevo mica. Lei mi rispose che non dovevo sentirmi in colpa, che i miei colleghi si riposavano mangiando insieme e probabiulmente ricevevano piacere da questo e che invece probabilmente vous avez besoin d'etre seule pour vous recharger. Mi parlò di un libro sull'introversione. (Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare di Susan Cain, C. C'é anche un suo bel Ted)
Mi sottopose un test. Poi lessi anche molto al riguardo da Polly che ne parla spesso. Grazie al suo parlarne un giorno ho rifatto un test analogo che risulto' un po' diverso dalla prima volta. Se ricordo bene. Continuo a pensare di essere un introversa atipica, perchè ci sono molte volte che invece mi sento un animale sociale. Però di fondo sono introversa o per lo meno ho davvero un gran bisongo di solitudine per ricaricare le pile. Ne ho vari esempi e sono molto soddisfatta di averlo capito, perchè mi permette di interpretare cose che prima non afferravo.
A questo proposito ho fatto molte osservazioni nelle due vacanze al mare con una coppia di amici atavici e prole. Il mio unico spazio di perfetta solitudine è stata una mattina in cui sono andata a vedere l'alba che sorgeva sul mare. Due ore che hanno valso la vacanza intera. Forse riuscirò a raccontarlo perchè c'è un draft da qualche parte che si chiama le mie albe e continuo a pensarci
E' possibile??? E' volato via, me tapina
05 July 2017
June (and July) blues (con risata finale)
Mi piace,
Ma non mi piace
Eppure
Non posso dire quanto sono felice, quanto sia tutto bellissimo.
Per quello che (erroneamente) chiamavo conflitto di lealtà.
Stavo male e ora non posso dire quanto sia tutto bellissimo.
Stava male e io ora non posso essere felice.
Non posso dire quella tristezza atroce che mi prende le budella
Perché é arrivato quello che ho tanto desiderato
E ora non posso, non posso proprio lamentarmene.
Non ad alta voce per lo meno. Né per iscritto
Sempre più spesso fingo
Dissimulo
Dissimulo
Faccio finta
(di niente)
Pero' poi é arrivato giugno
Il mese dei quaranta
Quel mese che sei anni fa tutto ha fatto crack.
Coup de theatre stratosferico
E niente é più tornato come prima
E invece, se riuscissi a forzare i blocchi, ne scriverei pagine e pagine strazianti
Poi la riapro e vado a impasticcarmi****
https://www.youtube.com/watch?
https://www.youtube.com/watch?
https://www.youtube.com/watch?
https://www.youtube.com/watch?
https://www.youtube.com/watch
https://www.youtube.com/watch?
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https://www.youtube.com/watch?
e infine il capolavoro :
https://www.youtube.com/watch?
ancora rido
25 March 2017
Ti ho chiamato tantissimo e finalmente hai risposto
Ho ricominciato a lavorare il primo giovedì del mese- ormai scorso. Il primo week end lo abbiamo passato a Marsiglia in ritiro con le amichette olandiche. E' stato molto bello ma anche faticosissimo infilarci in seguito la prima settimana "a regime". Da quando ho avuto un burn out sono comunque molto previdente sul carico di fatica che mi aspetta. Ci è voluta una polmonite a farmici riflettere ancora meglio e dall'80 sono passata al 60%. Almeno fino all'estate. Avevo paurissima del rientro che effettivamente non è stato poi fantastico. Ma almeno non mi ha fatto (ancora) male alla pancia. E la schiena soprattutto non ha mandato allarmi come era successo prima di natale, quando ho passato in istituto appena un paio d'ore per il pranzo natalizio e dopo sentivo avvisaglie spaventose di nuove crisi. La mia schiena invece -se mantengo il peso- sta abbastanza bene. Toccando ferro, legno e tutti i materiali scaramantici.
Ad un certo punto la maestra ha mandato a casa i quadernoni della scuola materna, sulle pagine dedicate alla mamma Alfetta ha disegnato un omino senza braccia -e non una, ma due volte. Era novembre 2016 e a quella data era un anno pieno che la sua mamma non lo aveva potuto prendere in braccio. Da quando ho visto quei disegni sono molto più diligente nel fare gli esercizi che il fisioterapista mi assegna.
Alfetta ha compiuto cinque anni. E' un ometto sempre più ragionevole e piacevole. Cinque anni sono una bellissima età, ma questo mi accorgo che lo dico sempre, ad ogni stadio, tranne forse quello del toddler blues che ho lungamente raccontato. Vederlo interagire con suo fratello mi fa sempre venire le lacrime agli occhi. Non credo di avere temuto niente al mondo più della gelosia di Alfetta per suo fratello. Che forse c'è anche, ma al momento non si vede (ancora?) chiaramente. Ogni volta che li vedo anche solo guardarsi, succede che viene ad entrambi una luce particolare negli occhi e si sorridono... io faccio come un passo indietro per non disturbare, mi viene un goccina negli occhi e la voglia irrefrenabile di prendere una penna e scriverne. Sono bellissimi.
L'altro giorno parlavamo del matrimonio dove andremo (evviva) in sud Italia e gli dicevo che bello ci saranno tutti i cuginetti, lui mi fa. Mamma, lo sai, non mi piace quando ti chiamano zia....
Forse sei un po' geloso? Lo posso capire... Si sono geloso.
Poi a scoppio ritardato, ieri, gli faccio senti stavo pensando a questa cosa che non ti piace tanto quando i tuoi cugini mi chiamano zia. Si, non mi piace proprio.
Ecco, ora lo so, ma stavo pensando, ma lo sai che quando il tuo fratellino parlerà, anche lui mi chiamerà mamma.... Si lo so, ma non sono geloso. Lui è il mio fratellino.
Un punto interrogativo mi accompagna da allora
Il fratellino di Alfetta ha un nome poetico e abbastanza esotico per le genti italiche (ancor più di quello di Alfetta per lo meno). Avevo pensato di chiamarlo qui Beta ma mi pareva irrispettoso. Mi pareva come dire ricordati che tu vieni per secondo. Di fronte alla sua tranquilla paciosità un amico me l'ha definito soprammobile. A me è venuto un pizzicotto nella pancia perché è più o meno quello che dicevano di me neonata e non so, mi ha sempre fatto brutto. In francese soprammobile si dice bibelot, leggasi tipo bibló. E quindi per un po' lo abbiamo chiamato Bibló. Ma insomma la mia pancia non era molto d'accordo.
Poi un giorno sollevandolo a fatica gli ho detto che pareva di cemento. Presto tradotto è arrivato il suo nome. Betón. Alfetta e Betón sono una coppia bellissima.
Io non mi censurassi scriverei ancora fiumi di parole. Ma censuro la felicità (enorme) tanto quanto le ombre che spesso mi vengono ancora a trovare. E macino tanti pensieri su questa autocensura da riempirci un grande lago di acqua salata.
Ecco una goccia, piccola e tonda.
Ad un certo punto la maestra ha mandato a casa i quadernoni della scuola materna, sulle pagine dedicate alla mamma Alfetta ha disegnato un omino senza braccia -e non una, ma due volte. Era novembre 2016 e a quella data era un anno pieno che la sua mamma non lo aveva potuto prendere in braccio. Da quando ho visto quei disegni sono molto più diligente nel fare gli esercizi che il fisioterapista mi assegna.
Alfetta ha compiuto cinque anni. E' un ometto sempre più ragionevole e piacevole. Cinque anni sono una bellissima età, ma questo mi accorgo che lo dico sempre, ad ogni stadio, tranne forse quello del toddler blues che ho lungamente raccontato. Vederlo interagire con suo fratello mi fa sempre venire le lacrime agli occhi. Non credo di avere temuto niente al mondo più della gelosia di Alfetta per suo fratello. Che forse c'è anche, ma al momento non si vede (ancora?) chiaramente. Ogni volta che li vedo anche solo guardarsi, succede che viene ad entrambi una luce particolare negli occhi e si sorridono... io faccio come un passo indietro per non disturbare, mi viene un goccina negli occhi e la voglia irrefrenabile di prendere una penna e scriverne. Sono bellissimi.
L'altro giorno parlavamo del matrimonio dove andremo (evviva) in sud Italia e gli dicevo che bello ci saranno tutti i cuginetti, lui mi fa. Mamma, lo sai, non mi piace quando ti chiamano zia....
Forse sei un po' geloso? Lo posso capire... Si sono geloso.
Poi a scoppio ritardato, ieri, gli faccio senti stavo pensando a questa cosa che non ti piace tanto quando i tuoi cugini mi chiamano zia. Si, non mi piace proprio.
Ecco, ora lo so, ma stavo pensando, ma lo sai che quando il tuo fratellino parlerà, anche lui mi chiamerà mamma.... Si lo so, ma non sono geloso. Lui è il mio fratellino.
Un punto interrogativo mi accompagna da allora
Il fratellino di Alfetta ha un nome poetico e abbastanza esotico per le genti italiche (ancor più di quello di Alfetta per lo meno). Avevo pensato di chiamarlo qui Beta ma mi pareva irrispettoso. Mi pareva come dire ricordati che tu vieni per secondo. Di fronte alla sua tranquilla paciosità un amico me l'ha definito soprammobile. A me è venuto un pizzicotto nella pancia perché è più o meno quello che dicevano di me neonata e non so, mi ha sempre fatto brutto. In francese soprammobile si dice bibelot, leggasi tipo bibló. E quindi per un po' lo abbiamo chiamato Bibló. Ma insomma la mia pancia non era molto d'accordo.
Poi un giorno sollevandolo a fatica gli ho detto che pareva di cemento. Presto tradotto è arrivato il suo nome. Betón. Alfetta e Betón sono una coppia bellissima.
Io non mi censurassi scriverei ancora fiumi di parole. Ma censuro la felicità (enorme) tanto quanto le ombre che spesso mi vengono ancora a trovare. E macino tanti pensieri su questa autocensura da riempirci un grande lago di acqua salata.
Ecco una goccia, piccola e tonda.
25 January 2017
Alduina ti vede
(o del dici che davvero davvero riesco a scrivere di decluttering anche io??)
mi pare ci sia la luce giusta, il silenzio giusto, il vuoto giusto per scrivere un po'. Per provarci almeno. Il 2017 è iniziato, non ho fatto tutto quello che avrei assolutissimamente dovuto fare e intanto siamo agli sgoccioli, tra pochissimo tornerò ad essere una lavoratrice, dopo ben 11 mesi di fermo. Sospironis.
Il natale al paesello alla fine è stato come me lo ricordavo. Quello per il quale avevo coniato il label ioodionatale. Qualcuno forse se lo ricorda (?) Solo che l'assetto ormonale di partenza questa volta era stratosferico e quindi lo avevo addirittura atteso con gioia. Ingenua. Come se due ormoni potessero avere la meglio sul peggiore momento dell'anno (o quasi). E' andata a finire più o meno come sempre. In molte circostanze e con molte persone sono stata un martello pneumatico di furiosaggine. Molesta e insistente come una zanzara malarica. Avevo davvero molta voglia di vederle e passare mooolto tempo con loro. Ma non era il caso, non era il momento, forse loro non erano delle energie giuste? o forse la mia insistenza e "pedanza" ha rovinato l'ambiente. Con altre sono stata insensibile e disattenta, fino crudele. Solo perché mi pestavano qualche nervo sensibile? Sia detto en passant che la genitorialità scuote fortemente le amicizie (quanto se ne potrebbe parlare). Ho anche collezionato un discreto numero di pacchi. Mi hanno colpita sul momento, ma poi si passa avanti e pazienza. Sarà per l'anno prossimo, oppure anche ciccia. Prima o poi, come gli espatriati di lunga data, non rientreremo neppure più a natale. Ne conosco tanti. Anche perché faccio fatica ad accettare che l'unica capatina al paesello sia ormai destinata ad essere natalizia. Io che, appunto, ioodionatale.
Bisogna però menzionare, per dovere di cronaca, che c'è stato un colpo di scena notevole. Un amico atavico ci ha prestato casa dei suoi genitori inabitata da un paio d'anni, dove da ormai diverso tempo non tornano neppure di passaggio. Un calendario cartaceo era fermo a gennaio 2016, uno di legno al 19 giugno di un anno imprecisato. Giusto i pavimenti erano un po' polverosi, per il resto sensazione di lindo, ordinato, zen. Tidy direbbe qualcuno. Bisogna sapere, infatti, che la mamma di questo amico atavico ha grande fama di donna precisa, ordinata e maniaca di pulizia e candore. Bastino le parole di mia suocera e proprio a voi l'hanno prestata questa casa!!? Da un po' assisto allibita a quella che chiamo transizione-sciuraggine che ormai da tempo vedo essersi operata in molti miei amici. Sembrerebbe io mio turno, solo che la transizione è moooolto lenta. Io ed il chercheur siamo bene che indietro, non molto lontani da quando il forno era nudo. E per inciso beviamo ancora acqua nei barattoli della bonne maman. I miei coetanei invece ti offrono pattine all'ingresso, puliscono dove passi e possibilmente non ti invitano mai a casa loro. Anche oltralpe, le mamme del parchetto sono lì a declamare quanto sono organizzate in casa e poisono erano (prima che iniziassi la mia personale transizione sciuretti) tutte a casa mia per caffé-sessione gioco. In fondo a ben vedere era
Ma magari ne parliamo un'altra volta del fattore sciuretti?!
Stavo parlando invece delle chiavi della casa linda&zen in mano di noi riciclatori compulsivi di barattoli bonne maman. Poi si propone una cena di santo stefano in questo nostro da noi transitorio. E forsanche il capodanno. Ci aggiungo poi io perché a questo punto mi voglio proprio rovinare un pranzo-festa a sorpresa per il quarantesimo di compleanno del chercheur mio. Vanna Marchi della socialità ai duri tempi della sciuraggine.
A me intanto che organizziamo si annoda la gola. Perché in questi mesi di casalinghitudine ho cercato di ordinare, sistemare, organizzare, ottimizzare al fine di stare meglio e tenere tutto pulito in quel di casa mia al MontePello. A tratti ci sono anche riuscita. Quando la schiena me l'ha permesso sono andata a fare acquisti per la casa, le scatole colorate, quelle che non so come le chiamiamo in italia ma io qui googolo (e acquisto) compulsivamente come boites de rangement. Ho svuotato e sistemato cassetti, senza però portare il contenuto al cuore per vedere cosa 'sparkled joy' (cit. scopro ora che è uscito anche il sequel...) Ma più che quel decluttering che tanti declamano mentre io storco il naso, ho cercato nuovi paradigmi. Alcun li ho anche trovati. Tipo che il mio piano cucina ogni mattina dopo colazione ora riesco a rimetterlo in ordine. La tavola da pranzo che mesi fa era costantemente piena di roba anche lei si fa sgombra di primo mattino. Sto lavorando ai fianchi i miei hotspot direbbero le flylady (cit. giusto per dire che sto fino studiando).
Ma è un equilibrio così precario che mi gira la testa. Così faticoso che quando siamo tornati a casa dopo quasi 3 settimane italiche mi sono letteralmente sentita le gambe molli a vedere il caos che avevamo lasciato e la fatica che ci sarebbe voluta a riprendere il filo. E giusto a ridosso di questo nuovo inizio.
Alla fine s'è fatto tutto. Santo stefano, mini-capodanno e festa sorpresa. E tenere la casa zen pulita è stato facile, perchè era vuota, graziosa, funzionale e si faceva volere un gran bene... Quelle albe dalla finestre dell'ottavo piano poi. Meravigliose. Bisogna proprio lavorarci alla zenitudine di casa.
E insomma di decluttering in sé non era ora, ma qualcosa mi dice che ne parlerò eccome, visto che mentre questo post lievitava in draft ho fatto la follia. Ho acquistato la mia copia della tipa furiosa che mette le cose al petto per decidere del loro destino. Il fatto che tra le varie possibilità io abbia scelto il libercolo con "i miei ghirigori" dovrebbe essere di buon auspicio. Ne parlate o avete parlato tutti, e sia.
Prima di una -chissà- trasformazione, metto sul diario la foto della mia libreria adorata, che chiamo Pinterest. In attesa della libreria nuova che dovremmo disegnare e il chercheur, nuovo Geppetto, dovrebbe costruire, io la guardo, un po' è tanta e troppa robbba, piena di cose totalmente inutili. Un po' è tanto Squabus... Vediamo che ne sarà di lei...
Buon 2017 a tutti !!!
mi pare ci sia la luce giusta, il silenzio giusto, il vuoto giusto per scrivere un po'. Per provarci almeno. Il 2017 è iniziato, non ho fatto tutto quello che avrei assolutissimamente dovuto fare e intanto siamo agli sgoccioli, tra pochissimo tornerò ad essere una lavoratrice, dopo ben 11 mesi di fermo. Sospironis.
Il natale al paesello alla fine è stato come me lo ricordavo. Quello per il quale avevo coniato il label ioodionatale. Qualcuno forse se lo ricorda (?) Solo che l'assetto ormonale di partenza questa volta era stratosferico e quindi lo avevo addirittura atteso con gioia. Ingenua. Come se due ormoni potessero avere la meglio sul peggiore momento dell'anno (o quasi). E' andata a finire più o meno come sempre. In molte circostanze e con molte persone sono stata un martello pneumatico di furiosaggine. Molesta e insistente come una zanzara malarica. Avevo davvero molta voglia di vederle e passare mooolto tempo con loro. Ma non era il caso, non era il momento, forse loro non erano delle energie giuste? o forse la mia insistenza e "pedanza" ha rovinato l'ambiente. Con altre sono stata insensibile e disattenta, fino crudele. Solo perché mi pestavano qualche nervo sensibile? Sia detto en passant che la genitorialità scuote fortemente le amicizie (quanto se ne potrebbe parlare). Ho anche collezionato un discreto numero di pacchi. Mi hanno colpita sul momento, ma poi si passa avanti e pazienza. Sarà per l'anno prossimo, oppure anche ciccia. Prima o poi, come gli espatriati di lunga data, non rientreremo neppure più a natale. Ne conosco tanti. Anche perché faccio fatica ad accettare che l'unica capatina al paesello sia ormai destinata ad essere natalizia. Io che, appunto, ioodionatale.
Bisogna però menzionare, per dovere di cronaca, che c'è stato un colpo di scena notevole. Un amico atavico ci ha prestato casa dei suoi genitori inabitata da un paio d'anni, dove da ormai diverso tempo non tornano neppure di passaggio. Un calendario cartaceo era fermo a gennaio 2016, uno di legno al 19 giugno di un anno imprecisato. Giusto i pavimenti erano un po' polverosi, per il resto sensazione di lindo, ordinato, zen. Tidy direbbe qualcuno. Bisogna sapere, infatti, che la mamma di questo amico atavico ha grande fama di donna precisa, ordinata e maniaca di pulizia e candore. Bastino le parole di mia suocera e proprio a voi l'hanno prestata questa casa!!? Da un po' assisto allibita a quella che chiamo transizione-sciuraggine che ormai da tempo vedo essersi operata in molti miei amici. Sembrerebbe io mio turno, solo che la transizione è moooolto lenta. Io ed il chercheur siamo bene che indietro, non molto lontani da quando il forno era nudo. E per inciso beviamo ancora acqua nei barattoli della bonne maman. I miei coetanei invece ti offrono pattine all'ingresso, puliscono dove passi e possibilmente non ti invitano mai a casa loro. Anche oltralpe, le mamme del parchetto sono lì a declamare quanto sono organizzate in casa e poi
Ma magari ne parliamo un'altra volta del fattore sciuretti?!
Stavo parlando invece delle chiavi della casa linda&zen in mano di noi riciclatori compulsivi di barattoli bonne maman. Poi si propone una cena di santo stefano in questo nostro da noi transitorio. E forsanche il capodanno. Ci aggiungo poi io perché a questo punto mi voglio proprio rovinare un pranzo-festa a sorpresa per il quarantesimo di compleanno del chercheur mio. Vanna Marchi della socialità ai duri tempi della sciuraggine.
A me intanto che organizziamo si annoda la gola. Perché in questi mesi di casalinghitudine ho cercato di ordinare, sistemare, organizzare, ottimizzare al fine di stare meglio e tenere tutto pulito in quel di casa mia al MontePello. A tratti ci sono anche riuscita. Quando la schiena me l'ha permesso sono andata a fare acquisti per la casa, le scatole colorate, quelle che non so come le chiamiamo in italia ma io qui googolo (e acquisto) compulsivamente come boites de rangement. Ho svuotato e sistemato cassetti, senza però portare il contenuto al cuore per vedere cosa 'sparkled joy' (cit. scopro ora che è uscito anche il sequel...) Ma più che quel decluttering che tanti declamano mentre io storco il naso, ho cercato nuovi paradigmi. Alcun li ho anche trovati. Tipo che il mio piano cucina ogni mattina dopo colazione ora riesco a rimetterlo in ordine. La tavola da pranzo che mesi fa era costantemente piena di roba anche lei si fa sgombra di primo mattino. Sto lavorando ai fianchi i miei hotspot direbbero le flylady (cit. giusto per dire che sto fino studiando).
Ma è un equilibrio così precario che mi gira la testa. Così faticoso che quando siamo tornati a casa dopo quasi 3 settimane italiche mi sono letteralmente sentita le gambe molli a vedere il caos che avevamo lasciato e la fatica che ci sarebbe voluta a riprendere il filo. E giusto a ridosso di questo nuovo inizio.
Alla fine s'è fatto tutto. Santo stefano, mini-capodanno e festa sorpresa. E tenere la casa zen pulita è stato facile, perchè era vuota, graziosa, funzionale e si faceva volere un gran bene... Quelle albe dalla finestre dell'ottavo piano poi. Meravigliose. Bisogna proprio lavorarci alla zenitudine di casa.
E insomma di decluttering in sé non era ora, ma qualcosa mi dice che ne parlerò eccome, visto che mentre questo post lievitava in draft ho fatto la follia. Ho acquistato la mia copia della tipa furiosa che mette le cose al petto per decidere del loro destino. Il fatto che tra le varie possibilità io abbia scelto il libercolo con "i miei ghirigori" dovrebbe essere di buon auspicio. Ne parlate o avete parlato tutti, e sia.
Prima di una -chissà- trasformazione, metto sul diario la foto della mia libreria adorata, che chiamo Pinterest. In attesa della libreria nuova che dovremmo disegnare e il chercheur, nuovo Geppetto, dovrebbe costruire, io la guardo, un po' è tanta e troppa robbba, piena di cose totalmente inutili. Un po' è tanto Squabus... Vediamo che ne sarà di lei...
Buon 2017 a tutti !!!
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| la mia "libreria-Pinterest" |
16 November 2016
cose che devo assolutamente fare
Fare
quel fairepart. E che ci vorrà mai? un'oretta? Sarà pure divertente. Ma
è un simbolo. Una metafora, come sempre. E procrastino.
Organizzare n aperitivo con i vicini.
Scrivere, scrivere, scrivere un sacco- pestare sulla tastiera come una dannata..
Organizzare n aperitivo con i vicini.
Scrivere, scrivere, scrivere un sacco- pestare sulla tastiera come una dannata..
Scrivere
alla mia coach. A quella bella donna che è stata la mia coach per un
po' e poi sono stata risucchiata da un'altra dimensione. E non penso che
riprenderò il coaching a breve. Ma le devo e le voglio un grande
ringraziamento.
Scrivere una mail di ringraziamento
anche alle due belle donne del Parto Positivo, perché la loro presenza in
rete e i loro suggerimenti sono preziosi e bisogna assolutamente ringraziare le
cose preziose.
Scrivere quella lettera di reclamo al pronto soccorso per il trattamento subito da un'infermiera stronza aguzzina e liberarmi da quel fastidio che mi rode al pensiero di quel maltrattato restato lì nei miei ricordi. Chissà che universo triste c'è dietro quella donna.
Osare scrivere e condividere di tutto ciò che mi tocca. Della polmonite, esperienza mistica. Del conflitto di lealtà che impedisce le persone di essere piuma dopo tanto piombo. Di nascite e bimbini sorridenti. Di fratellanza e gelosia molto ben celata. Di come il cuore si espande, è vero quel che dicono. Ma è anche molto difficile . Di fantasmi della propria infanzia e sorellanza che si proiettano.
Creare un nuovo blog se davvero mi va. Mi va?
Rimettermi in carreggiata con la dieta ché la ciccia mi sta pericolosamente ricolonizzando.Mentre la schienaal momento regge gli 8,5kg per tre mesi di lattante, ma grida ancora la sua fragilità. E quindi organizzarmi
bene per tornare in piscina . Oppure prendere sul serio
il "power walking" (termine appena scoperto che suona meglio del nordic, che poi comunque col passeggino niente
nordic). Farlo senza cincischiare. Ora che pare io possa camminare. (Non dirlo troppo forte
che il dolore e l'ultimo blocco della schiena non è poi così lontano).
Riprendere la meditazione. Che andava benino e poi...
Riprendere la meditazione. Che andava benino e poi...
Va be ma allora anche trovare il mio futuro, da agosto 2018 quando la mia olimpiade si sarà -vivaddio?- conclusa.
Possibilmente senza sentirmi orribilmente in colpa.
10 November 2016
metti poi un uragano
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C'erano una volta
una squabus
.Poi
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un mattino di inizio agosto, all'alba -sei minuti prima dell'alba, per essere precisi -
è arrivato lui...
è arrivato lui...
Lui
bisognerebbe raccontarlo.
bisognerebbe raccontarlo.
Di come è arrivato, calmo e pacifico. E dell'uragano dolcissimo che ha rappresentato.
Lui che, tra l'altro, è
in cerca di un nome per il blog.
Ci sono dei validi candidati. Ma ne parliamo
un'altra volta, senno perdiamo il "filo". Per questa volta chiamiamolo Dolce-Uragano
Lui che c'erano tipo i blocchi, gli intoppi, gli ingorghi emotivi e non si riusciva mica ad abbandonarsi alla gioia aspettandolo. Lo si è spettato sena fronzoli, si diceva.
Poi..
.Poi i blocchi, gli intoppi, gli ingorghi li ha buttati giù uno ad uno. Con pazienza e dedizione. Un uragano benefico. Una gioia da non dormirci la notte, che non bastavano i suoi risvegli,ci voleva anche l'insonnia da felicità . Metti poi questa insonnia insieme alla fatica delle prime settimane e si arriva alla devastazione fisica estrema -nascosta dall'euforia- Allo stupore esistenziale. Chè squabus -si conferma- è incline al baby-high, più che blues.
Noottate a guardare il soffitto e dire non pposso tornare alla vita di prima. Non ancora. Lunghe ore notturne a prendere decisioni, a vagliare possibilità. Che non è morale, dovrebbe essere vietato dalla legge, dover cercare chi si occupi di tuo figlio quando ha appena sei settimane. ma anche questo ne parliamo un'altra volta.
Poi trovi subito una persona che pare proprio giusta. E piangi una giornata intera. E non lo sai che stai già covando la polmonite. APpunto. Sei così emotional che ci scrivi pure un post sopra. Che non verà mai la luce. COme tanti altri.
Chè sto blog, facciamola una parentesi,non lo so, forse lo chiudo e libero i miei pensieri altrove. Chè qui il conflitto di lealtà è troppo forte. Ne parliamo di conflitto di lealtà ad un certo punto?
Chè io non so se ce la faccio a parlare comme il faut della dolcezza degli uragani e dellla felicità dopo tutta la sofferenza che ho riversato qui.
Che a volte vorrei essere leggera come una piuma e invece poi mi ricordo che ero di piombo. E quel piombo è un po' ancora qui. MA non sono sempre stata di piombo io. L'altro giorno hoo riletto tutta a mia bacheca di faccialibro . E vi giuro che c'erano giorni, una vita fa, in cui anche io riuscivo ad essere leggera e a volte ironica. E devo trovarlo un saggio, uno studio, una tesi che parli di faccialibro e delle implicazioni esistenziali. *
Ho riletto tutta la mia bacheca, poi ho iniziato a scrivere una luuunga email ad Acca, la dottorandda mia preferita di due vite fa, in colorado. CHe sono secoli che non ci scriviamo e ancora mi manca così tanto che fa male. E la mail è ancora in draft. E non va bene. Ad Acca lo scrivevo. Tu mi hai conosciuta quado ancora non ero di piiombo e io oggi mi domando se è la mammitudine, l'orfanitudine, l'ennesima emigrazione... Cosa mi ha appesantita a questo punto???
E anche questo post sta per diventare un draft. Perchè ci sono troppe cose. E basterebbe l'uragano.
Poi una polmonite. Dicevo.
Ancora stupore
Tanta fatica
Molte dimenticanze
Che generano nuove fatiche.
Immensa gioia.
Ancora esistenzialismo.
Un bel po' di musica.
Riscopro Jovanotti...
Che anche Jovanotti a Saturnino l'ha chiamato dall'ospedale quella volta e gli ha detto tipo 'fratello stavolta sto proprio male'. E aveva proprio la polmonite. C'era scritto su un'intervista mi pare su repubblica, mi pare*.
E l'osteò. Anche quello bisognerebbe raccontarlo. Mi ha detto che i polmoni sono la tristezza.
Quando stanno male i polmoni è la tristezza.
E io non avevo nè un naso che cola, nè la tosse nè niente. Ma mi si è bloccato un polmone una notte a mezzantte in punto e non riuscivo più a respirare. Ho vaneggiato vergognosamente quella notte. Santo chercheur che non si fa mica spaventare dalle emozioni troppo forti...
Che avevo la polmonite e nemmeno me ne ero accorta. Tutto qui.
Ed è che la felicità - o sono le emozioni forti, appunto, ci fanno spostare i nostri limiti.
e allora la metto qui questa energia...
Più insonnia felice per tutti !!
*
che leggo questo e lo sento talmente dentro che mi ammutolisco
**
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