26 August 2015

May I see her?

11 Agosto 2015, in fuga

Ti ritrovi a pensare che aveva il suo dannato senso quell'impazzimento, quel dire agli amici ritrovati da appena due giorni, pur in condizioni per nulla uguali a quelle immaginate: Scusate ma noi ce ne andiamo, non giudicateci, abbiamo bisogno di spazio e di calma e di tempo.

E quindi ci siamo ritrovati io e te davanti a quel cancello ad aspettare papà, c'era la bicicletta in affitto da andare a riportare, le chiavi di casa degli amici da lasciare nella casella della posta perchè loro erano usciti. Faceva un gran caldo, intorno a noi c'era il traffico del boulevard Grosso, ma mentre scambiavamo queste poche parole per me è come se tutto si fosse fermato.

Mamma ti ricordi nonno E?
Si che mi ricordo nonno E

E mamma ti ricordi nonna A?
Certo che mi ricordo nonna A. E tu ti ricordi nonno P?

Si
E ti ricordi nonna S?

...
No, lo so, non puoi ricordartela, non l'hai conosciuta

E perchè?
Perchè è morta prima che tu nascessi. Tu eri nella mia pancia quando è morta

E mamma, la posso vedere?
No, non la puoi "vedere" perchè non c'è più, ma se vuoi quando siamo a casa di nonno P ti faccio vedere le sue foto

E anche i video?
No, non ho video, solo foto, se vuoi vederle me lo chiedi, d'accordo?

Si

Quando è tornato papà mi ha trovata con gli occhi pieni di lacrime, ho inforcato bici e occhiali da sole, il mondo ha ricominciato girare, io pedalavo e piangevo forte. Perchè da poco sai che esiste la morte, l'hai vista disegnata come un cavallo a zampe in su nel libro dei disegni arabbiati. E già quello, prima che succedesse, non mi riusciv a figurare di come sarebbe stato. Poi è semplicemente successo, senza troppo clamore. E non sei ancora preoccupato, è presto, ma so che ad un certo punto lo sarai e ora non so immaginare come potrò aiutarti.
Adesso stiamo parlando del fatto che anche le mamme possono morire e io, che sono ancora così ferita, non credevo proprio che sarei stata capace di annunciartelo.


Dovevamo forse essere in fuga, in un quadretto così surreale siamo riusciti a parlarne, mentre ogni altra volta che io ci abbia provato mi hai zittita. Ho capito che hai bisogno che queste conversazioni avvengano mentre io sono in piedi guardando altrove, in transizione tra una cosa e l'altra, come se nulla fosse. Che era idiota immaginarsi me e te uno di fronte all'altra che ci parliamo col cuore in mano. Tu non sei così, e va benissimo.


Appena il giorno dopo di nuovo ne parlavamo, non mi ricordo più perchè e per come. Tu giocavi, io stavo lì, in piedi sulla porta.

(...)
e dov'ero io quando nonna S è morta?
Nella mia pancia

e ho sentito rumore?
rumore? [!!??] ... forse mi hai sentita piangere forte

e perchè?
Perchè ero molto triste

e perchè?
Perchè era la mia mamma ed ero triste

Il tuo papà dietro di me stava appendendo i panni e mi ha dato un piccolo e tenerissimo pizzicotto sulla chiappa destra, che mi ha dato moltissima forza. Nessuna lacrima si è affacciata all'orizzonte. Cresciamo, bimbo mio, io spero che cresciamo forti.


Non mi hai ancora chiesto le foto, ma adesso sono pronta ad aspettarti. In piedi, guardando altrove. Va bene così.

05 July 2015

Maglia gialla

Scritto nel luglio 2013 riesumato nell'aprile del 2014 e ora a luglio 2015. Non male. 

Il Salagou

Squabus è in fase positiva, vivaddio. Sa che durerà poco e deve trovare il modo di farsene una ragione


Dovesse dire le tre caratteristiche salienti del periodo direbbe che sono: l'apertura al mondo, la voglia di sport di squadra, il desiderio di parlare di sè in terza persona. Come sentisse il dovere di coccolarsi, dirsi che tutto sommato sta facendo un bel lavoro, che va tutto bene. In prima persona non viene tanto bene.

Ma si diceva lo sport. Per fortuna lo sport la viene a stanare anche se lei non se ne ritaglia il tempo. A parte la corsa al passeggino, per cui teme di essere ormai famosa nel quartiere senz'anima. Adesso deve solo trovare un maestro yogi fidato, un gruppo di teatro e tornare in piscina, poi forse la nostalgia d'Olandia sarà scongiurata del tutto.

Un altro sport l'è venuto a stanare anche la settimana scorsa. C'era la giornata dedicata al team building con il suo gruppo.

Dopo aver accantonato il rafting, vivaddio chè Squa si cacava un po' sotto, la scelta è caduta su un bellissimo giro in mountainbike. In un posto a meno di un'ora da MontePello di cui riparlerà perchè l'ha già eletto meta preferita del week end. Un posto magnifico. Squabus era solita andare in mountainbike quando viveva in Francia la prima volta, sempre a sud, ma un po' più in là. Col chercheur e i sacerdoti del tempio si andava a pedalare nell'arrière-pays nizzardo. Le gite più belle che ricorda erano all'Esterel oppure intorno alla città di Moliere.  Per non dimenticare quella vacanza cicloturistica in Sardegna. 


Squabus in qualità di mamma-del-gruppo come è stata soprannominata (e quasi piangeva davanti ai colleghi a sentirlo) ha riservato le bici per tutti, della taglia giusta per ognuno.
Si è raccomandata  acqua e crema solare e via, si è partiti.

Il cielo era blu, il sole splendeva assoluto  e pure troppo. Il contorno era magnifico e già dopo pochi chilometri Squabus si è persa in quei meta-discorsi tra se e sè.
 
C'era il capo, che nonostante la sua età, maggiore di quella di tutti è partito in quarta e ha tenuto la maglia gialla del leader fino alla fine. Antidoping scherzavamo noialtri. Antidoping al traguardo!!

C'era quello che in mountain bike come sul lavoro deve andare di show off.

C'era quello dolce (Didi).

Cc'era quella che zotta zitta riusciva a stare dietro il capo.

Quella che zitta zitta invece non ce la faceva.

Quello che parte forte e invece gli son venuti subito i crampi.

Quello che non ti chiede come va neanche a morire, proprio non gli interessa e se glielo chiedi tu ti rsiponde: oui ça va come se fosse ovvio e tu avessi domandato che taglia di mutande porta

Com'è normale Squa ha cominciato a riflettere du di sè

Nnessuna ansia da prestazione, stava a metà, aspettava quelli che erano indietro. Se la cavava. Aveva molto meno paura di un tempo delle discese. Tra l'altro da quando è mamma è molto pià coraggiosa in generale, ha notato. A calcetto l'altro giorno è persio stata in porta e decentemente.
E adesso la vedesse il chercheur che scende giù dalle le discese con i sassi.


Intanto farfalle di colori bellissimi, profumo d'origano, il lago.


Squabus ha pensato che il capo che era davanti a fare il leader non aveva modo di rendersi conto
di quelli che restavano indietro e poi che di team building in quella circostanza se ne stesse facendo ben poco. E che forse in fondo in fondo aveva ragione a dubitare delle qualità direttive del suo capo.


Squabus nonostante faccia 10 kg circa di sovrappeso rispetto a quello che un tempo era il suo peso forma e che tra tutti loro era l'unica ad aver vissuto quello stravolgimento del corpo che è portare in grembo un esser eumano. Che dopo ci vuole una certa dose di volontà a tornare prestanti come si era abituate ad esserlo. E come fanno le mamme atlete se l'è sempre domandato.Squabus era tutto sommato tra quelli più freschi e prestanti. Il capo però l'ha vista sempre ultima perchè lei aveva voglia di apsettare quelli che non ce la facevano.


A Squabus, si sa, le metafore piacciono molto.


04 July 2015

La cascata

La Cascata, da qui


Un mese e un po' dalle ultime notizie e Squabus ha fatto tantissime cose. Tutte belle. Ha curato un pochissimo il giardino nuovo di zecca, ma soprattutto si é stesa quasi ogni mattina a guardare il cielo tra un saluto al sole e l'altro, tra un addominale e un jumping jack. Ha corso-camminato più di 20km nelle ultime due settimane, ha giocato a piedi nudi a calcetto genitori contro bimbi (6-8 anni, le squadre erano quasi equilibrate!!) e si é rispaccata la schiena come non succedeva da mesi. Ha contato tantissime calorie, ha mangiato qualche fetta di torta, compresa la sua, e poi, di buonumore si é rimessa a contare, correre, yogare. Ha letto un pochino. Ha avuto ospiti. Ha fatto bellissimi picnic al fiume. Ha riso tanto. Ha osservato. E' stata più in silenzio.


Ha capito tante cose ed é pronta a rimettersi in gioco, crede. Qualsiasi cosa voglia dire davvero, all'origine, a Squabus mettersi in gioco fa pensare all'aver voglia di ridere e scherzare e stare leggeri. Squabus aveva perso la voglia e ancora ci pensa a com'é che quella voglia le torna quando succedono cose brutte-brutte. Un po' é intimorita perché non vuole mica che, dovesse perderla di nuovo, debba succedere una cosa brutta brutta-bruttissima per farle tornare voglia di giocare.


E' stata in gita sociale con tutto il labò in dei posti meravigliosi, ché siccome nel gruppo questo giro c'erano un componente di sesso maschile in ramadan e un componenete di sesso femminile con un microbebé nella pancia (l'ultimo nome sul post-it), quest'anno é stata una cosa super-soft ma molto variegata, con micropasseggiata in un posto meraviglioso, picnic all'ombra e bagno sotto le cascate. Le cascate. Le cascate le hanno fatto venire voglia di scrivere.


Il giovane phD francese era già sotto, seduto su una roccia. Ha fatto segno venite! Squabus si è tuffata e ha nuotato più forte che poteva, più si avvicinava più faceva fatica. Il pHD-Jr ha teso una mano che lei ha afferrato. Ha lottato per sistemarsi sulla roccia, per sedercisi e l'acqua era forte ma ora andava molto meglio. Il cuore le saltava fuori dal petto, intanto, per l'emozione. Poi, poi si è alzata in piedi e a quel punto non faceva più alcuna fatica. Si è sentita molto potente. Ha gridato di gioia, la voce forte coperta un po' dal rumore dell'acqua Si è sentita potente e, protetta dal contesto, ha anche pianto un pochino.  Perchè è durissima mentre nuoti davanti quella cascata spettacolare. Arrivare è meraviglioso. Perchè come al solito era partita per metafore.


Era arrivata, un giorno, crede, in quel paesino medievale e lontano, poi è dovuta partire e una volta altrove è scivolata giù ed ora ha paura di nuotare di nuovo verso la cascata. Una parte di lei almeno.


Squabus poi si è resa conto che aveva cercato di scrivere un post anche sulla gita sociale di due anni fa, un post che si chiamava Maglia gialla e parlava di leadership e metafore, come al solito, ma che poi è rimasto due anni qui. Ora lo finisce, con 24 mesi di ritardo e lo pubblica, forse domani, forse dopo...




29 May 2015

Rimettersi in gioco

ha molto senso questa espressione

ed è la cosa più difficile quando sei tutta accartocciata su te stessa

Non stai mica poi così male, se resti in disparte, in silenzio, in penombra

Per nulla male. Anzi senti l'energia del cosmo e la gioia delle piccole cose.

Ma di giocare ne hai punto voglia, soprattutto con altri esseri umani fuori di lì

Sarà la fragilità, la paura, il disorientamento

Rimettersi in gioco ed accettare la leggerezza, 

Fare, dire cose "normali", leggere, gioiose, semplici



Lo sfasamento, il dolore delgi altri, perchè si smette di chiedere aiuto,  

conflitto di lealtà

queste sono le cose su cui rifletti.


Di gioco non c'è ombra, eppure vorresti capire da dove si inizia

come si smette di avere paura

25 May 2015

Twentyone days later

Al ventunesimo giorno ho avuto un momento di sconforto cupo. Mi scoppia una risata isterica... a farmi fare crack è un'influenza. Pistacchio ha iniziato a strarnutire qualche giorno fa e poi a dire che aveva maldigola, era un pochetto giù di tono, ma niente di chè. Però quando il microbo in questione è arrivato a me, è arrivato più forte e incazzoso, o sono io che sono debilitata? Niente o quasi febbre, ma ossa rotte, stanchezza atavica,  giramento di testa. Ma appunto, forse è il microbo che si approfitta del mio stato di ancora debilitazione.

All'ultimo controllo, una settimana fa,  ero ancora bella anemica, e quindi prendo il ferro diligentemente ogni mattina appena sveglia, senza mai sgarrare. Lo prendo appena aprro gli occhi, ancora a letto, un paio d'ore prima del caffè, perchè interferisce col suo assobimento, vale anche se il caffè è decaffeinato come lo prendo io, visto che il problema è causato dai tannini. Questo per dire che ho studiato e faccio i compiti.

20 May 2015

Scrittura automatica reloaded

Quanto è poente questo esercizio! Per favore, provate! Se siete qui é probabile che siete grafomani come me, oppure magari voi non scrivete mai, ma siete affascinati dalla scrittura e piuttosto preferite leggere gli altri.

Dopo quasi un mese di pausa, eppure il tempo e lo spazio questa volta li ho avuti, ho perso una gran occasione, ieri ho ripreso i miei esercizi di scrittura automatica. Ne avevo già parlato qui, in una data affatto casuale, per altro.

17 May 2015

Aprile al metotrexato

post lungo e tortuoso, si salvi chi può...


Dalla cronaca, inizia dalla cronaca, se tutto il resto non viene. Chè poi non sai neppure tu cos'è il resto.



Two weeks

Non capisci se è vera questa forza che senti e che continui a ripetere a tutti quelli che ti chiedono come stai. Ti senti ancora illuminata, immagini che ci si aspetterebbe che tu fossi piegata in due dal dolore e invece no. Per niente proprio. Resti in ascolto, cerchi di vedere gli insegnamenti e le opportunità anche in questo.  Vuoi solo che i punti si rimarginino, che passi il dolore fisico per ricominciare a vivere e a prenderti cura di te stessa, perchè ferma qui non sai per quanto ancora durerà l'illuminazione. Ferma. Tu che vorresti correre o almeno nuotare. Invece ti restano soltanto la meditazione e la scrittura automatica, ma non riesci bene ad applicarti.

24 April 2015

Pezzettino


Pezzettino di Leo Lionni

Non sono una grande esperta di libri per bambini, ma mi piace molto cercarli. A natale ho utilizzato questo catalogo della Babalibri segnalatomi dalla mia amica Sonrisa per scegliere un libro per ogni nipotino di sangue e non. Per il mio nipotino Secondo ho scelto Pezzettino, convinta dalla recensione:
Sentirsi piccoli e incompleti
Nel mondo di Pezzettino tutti sono grandi e forti e fanno cose straordinarie, solo lui è piccolo e impacciato. «Sono senza dubbio un pezzo di qualcosa», pensa e decide perciò di scoprire che cosa gli manca. Inizia così la storia di Pezzettino, un piccolo quadrato arancione alla ricerca della propia identità...

Quando a natale prima di incartarlo l'ho sfogliato sono rimasta folgorata e ho deciso di comprarlo anche per Pisti. A Pasqua è arrivato e, nonostante sia un pochino difficile per lui, lo ha rapidamente sedotto. "Ti ricordi chi ha scritto questo libro?" gli chiedo mentre gurdiamo la copertina, prima di iniziare la lettura. "Un signore che si chiamava Leo Lionni". Mi piace insegnare a Pisti il nome degli autori dei libri che leggiamo. Mi sembra un segno di rispetto e gratitudine.  Mi piacerebbe scrivere per lui una biografia semplice dell'uomo incredibile che è stato Leo Lionni. Mi piacerebbe insegnargli che dietro una storia che ci piace c'è una persona e tutto il suo mondo. (Italiano, nato in Olanda ed espatriato altrove, hanno anche molte cose in comune).


Nella storia Pezzettino si cerca e va dai suoi amici, da Quello-Che-Corre, da Quello-Forte, da Quello-Saggio e da tutti gli altri e a tutti chiede "Io sono un tuo pezzettino?"  Ci sono piaciuti molto i personaggi della storia, nella seconda di copertina ce n'è uno che non è nominato nella storia. Pisti l'ha chiamato Quello-Che-Va-Piano.

Quello-Che-Va-Piano


Alla fine chiedo a Pisti:  "E tu sei un mio pezzettino?" Lui, tutto convinto, a mia grande sorpresa, dice  "Si!", nonostante tutto quel popo' di pagine di "No, tu non sei un mio pezzettino..."
"Ma no! Un giorno sì eri un po' come un mio pezzettino, quando eri nella mia pancia, ma ora sei un pezzettino tutto tuo, come Pezzettino lui!"


La mia mamma quando ero giù di morale, mi guardava da lontano e mi diceva:
 Non ti vedo tutta, ti manca un pezzo... 
Forse anche per questo trovo Pezzettino un libro commovente e dolcissimo.



Con questo post partecipo al venerdì del libro 



P.S. Se anche voi come me, per deformazione emigrazionale, vi siete domandati, ma come lo traducono Pezzettino?


Pet-set-eeno

13 April 2015

t'es où?


non molto lontano da qui

non posso credere alla mia ingenuità
non posso credere di essere di nuovo ferma laggiù

un silenzio prezioso mischiato ad un silenzio insopportabile

freddo 

mi schiarisco la voce e vado
le parole dell'attesa


04 April 2015

Mieux que l'osteò!

Squabus  aveva pedalato fino al nono mese di gravidanza, o meglio fino alla trentaseiesima settimana, quando un gelo gelissimo si era abbattuto sulla terra olandica e pedalare non era più cosa sicura. Alla trentasettesima ha partorito, altrimenti, appena avesse sgelato avrebbe serenamente ripreso a pedalare e avrebbe continuato fino alla fine. Pedalare pareva un sogno piuttosto di camminare, che era dientato una tortura.

Quando tempo fa nei giorni  ormai mentalmente lontanissimi di un metà luglio 2014, la sua amica alla sesta settimana le aveva detto che non avrebbe più toccato la bici fino al terzo mese (e poi non la toccò fino alla fine), Squabus le ha detto timidamente che forse esagerava.


Giusto pochi giorni dopo, Squabus stava proprio ripensando a questo scambio di vedute, due minuti prima di arrivare alla rotonda, quella stronza ed antipatica dove -di solito- scende dalla sella con aria semi-trionfale. Quella mattina le macchine erano ferme mentre lei si affacciava al passaggio, pedonale. Assicuratasi che la prima macchina sarebbe rimasta al suo posto mentre lei attraversava, Squabus ha proseguito senza scendere di sella e senza accorgersi che la seconda  macchina, in fila parallelamente alla prima, era invece distratta. E' stato troppo tardi quando si é accorta che il conducente distratto stava guardando altrove e contemporaneamente schiacciava sul pedale dell'acceleratore. Per fortuna con molta dolcezza.

Troppo tardi. La macchina colpisce la bici e Squabus cade giù e si fa fortunatamente solo qualche graffio sulle gambe e l'avambraccio destro. Squabus va comunque dal medico, sotto pressione di tutti coloro a cui racconta l'accaduto (o ha cercato di).


Infatti una volta dal medico si è ritrovata impossibilitata a ripercorrere quanto avvenuto. Squabus soffre di amnesia su trauma anche minimo, parrebbe.  E' una cosa che le é capitata moltissime volte e forse si chiama semplicemente poco spirito di osservazione, Squabus é incapace di raccontare le scene che succedono troppo velocemente. Non le registra.  C'era un momento in cui faceva l'allenatrice di bimbi e l'arbitro pure. E arbitrare era una tortura. Chi ha fatto cosa? Fermi tutti!



In ogni caso quando il dottore le ha chiesto qualche dolore o fastidio? Squabus incredula ha dichiarato: lo so che parrà incredibile, ma mi è passato il maldischiena quello cronico, quello che mi porto appresso da anni annissimi....
E la stessa cosa ha messagiato al signore distratto ma brava persona che la aveva urtata e che la chiamava e le scriveva per avere notizie.


Son passati otto mesi circa, quell'amica ha partorito da poco il neonato che non è andato in bicicletta nella sua vita intrauterina. In questi giorni è tornato alla grande quel maldischiena là in tutta la sua potente sofferenza, per questo a Squabus viene da rispolverare questa bozza perduta. E adesso si domanda se richiamare l'osteopata (non quello lì, per fortuna nel frattempo ne ha trovato uno più di uso gradimento) o sperare in un piccolo, piccolissimo incidente...