25 March 2017

Ti ho chiamato tantissimo e finalmente hai risposto

 Ho ricominciato a lavorare il primo giovedì del mese- ormai scorso. Il primo week end lo abbiamo passato a Marsiglia in ritiro con le amichette olandiche. E' stato molto bello ma anche faticosissimo infilarci in seguito la prima settimana "a regime". Da quando ho avuto un burn out sono comunque molto previdente sul carico di fatica che mi aspetta. Ci è voluta una polmonite a farmici riflettere ancora meglio e dall'80 sono passata al 60%. Almeno fino all'estate. Avevo paurissima del rientro che effettivamente non è stato poi fantastico. Ma almeno non mi ha fatto (ancora) male alla pancia. E la schiena soprattutto non ha mandato allarmi come era successo prima di natale, quando ho passato in istituto appena un paio d'ore per il pranzo natalizio e dopo sentivo avvisaglie spaventose di nuove crisi. La mia schiena invece -se mantengo il peso- sta abbastanza bene. Toccando ferro, legno e tutti i materiali scaramantici.

Ad un certo punto la maestra ha mandato a casa i quadernoni della scuola materna,  sulle pagine dedicate alla mamma Alfetta ha disegnato un omino senza braccia -e non una, ma due volte. Era novembre 2016 e a quella data era un anno pieno che la sua mamma non lo aveva potuto prendere in braccio. Da quando ho visto quei disegni sono molto più diligente nel fare gli esercizi che il fisioterapista mi assegna. 

Alfetta ha compiuto cinque anni. E' un ometto sempre più ragionevole e piacevole. Cinque anni sono una bellissima età, ma questo mi accorgo che lo dico sempre, ad ogni stadio, tranne forse quello del toddler blues che ho lungamente raccontato. Vederlo interagire con suo fratello mi fa sempre venire le lacrime agli occhi. Non credo di avere temuto niente al mondo  più della gelosia di Alfetta per suo fratello. Che forse c'è anche, ma al momento non si vede (ancora?) chiaramente. Ogni volta che li vedo anche solo guardarsi, succede che viene ad entrambi una luce particolare negli occhi e si sorridono... io faccio come un passo indietro per non disturbare, mi viene un goccina negli occhi e la voglia irrefrenabile di prendere una penna e scriverne. Sono bellissimi.

L'altro giorno parlavamo del matrimonio dove andremo (evviva) in sud Italia e gli dicevo che bello ci saranno tutti i cuginetti, lui mi fa.  Mamma, lo sai, non mi piace quando ti chiamano zia....
Forse sei un po' geloso? Lo posso capire...  Si sono geloso.
Poi a scoppio ritardato, ieri, gli faccio senti stavo pensando a questa cosa che non ti piace tanto quando i tuoi cugini mi chiamano zia. Si, non mi piace proprio.
Ecco, ora lo so, ma stavo pensando, ma lo sai che quando il tuo fratellino parlerà, anche lui mi chiamerà mamma.... Si lo so, ma non sono geloso. Lui è il mio fratellino.
Un punto interrogativo mi accompagna da allora


Il fratellino di Alfetta ha un nome poetico e abbastanza esotico per le genti italiche (ancor più di quello di Alfetta per lo meno). Avevo pensato di chiamarlo qui Beta ma mi pareva irrispettoso. Mi pareva come dire ricordati che tu vieni per secondo. Di fronte alla sua tranquilla paciosità un amico me l'ha definito soprammobile. A me è venuto un pizzicotto nella pancia perché è più o meno quello che dicevano di me neonata e non so, mi ha sempre fatto brutto. In francese soprammobile si dice bibelot, leggasi tipo bibló. E quindi per un po' lo abbiamo chiamato Bibló. Ma insomma la mia pancia non era molto d'accordo.
Poi un giorno sollevandolo a fatica gli ho detto che pareva di cemento. Presto tradotto è arrivato il suo nome. Betón. Alfetta e Betón sono una coppia bellissima.


Io non mi censurassi scriverei ancora fiumi di parole. Ma censuro la felicità (enorme) tanto quanto le ombre che spesso mi vengono ancora a trovare. E macino tanti pensieri su questa autocensura da riempirci un grande lago di acqua salata.
Ecco una goccia, piccola e tonda.

25 January 2017

Alduina ti vede

(o del dici che davvero davvero riesco a scrivere di decluttering anche io??)

mi pare ci sia la luce giusta, il silenzio giusto, il vuoto giusto per scrivere un po'. Per provarci almeno. Il 2017 è iniziato, non ho fatto tutto quello che avrei assolutissimamente dovuto fare e intanto siamo agli sgoccioli, tra pochissimo tornerò ad essere una lavoratrice, dopo ben 11 mesi di fermo.  Sospironis.

Il natale al paesello alla fine è stato come me lo ricordavo. Quello per il quale avevo coniato il label  ioodionatale. Qualcuno forse se lo ricorda (?) Solo che l'assetto ormonale di partenza questa volta era stratosferico e quindi lo avevo addirittura atteso con gioia. Ingenua. Come se due ormoni potessero avere la meglio sul peggiore momento dell'anno (o quasi). E' andata a finire più o meno come sempre. In molte circostanze e con molte persone sono stata un martello pneumatico di furiosaggine. Molesta e insistente come una zanzara malarica. Avevo davvero molta voglia di vederle e passare mooolto tempo con loro. Ma non era il caso, non era il momento, forse loro non erano delle energie giuste? o forse la mia insistenza e "pedanza" ha rovinato l'ambiente. Con altre sono stata insensibile e disattenta, fino crudele. Solo perché mi pestavano qualche nervo sensibile? Sia detto en passant che la genitorialità scuote fortemente le amicizie (quanto se ne potrebbe parlare). Ho anche collezionato un discreto numero di pacchi. Mi hanno colpita sul momento, ma poi si passa avanti e pazienza. Sarà per l'anno prossimo, oppure anche ciccia. Prima o poi, come gli espatriati di lunga data, non  rientreremo neppure più a natale. Ne conosco tanti.  Anche perché faccio fatica ad accettare che l'unica capatina al paesello sia ormai destinata ad essere natalizia. Io che, appunto, ioodionatale.


Bisogna però menzionare, per dovere di cronaca, che c'è stato un colpo di scena notevole. Un amico atavico ci ha prestato casa dei suoi genitori inabitata da un paio d'anni, dove da ormai diverso tempo non tornano neppure di passaggio. Un calendario cartaceo era fermo a gennaio 2016, uno di legno al 19 giugno di un anno imprecisato. Giusto i pavimenti erano  un po' polverosi, per il resto sensazione di lindo, ordinato, zen. Tidy direbbe qualcuno. Bisogna sapere, infatti, che la mamma di questo amico atavico ha grande fama di donna precisa, ordinata e maniaca di pulizia e candore. Bastino le parole di mia suocera e proprio a voi l'hanno prestata questa casa!!? Da un po'  assisto allibita a quella che chiamo transizione-sciuraggine che ormai da tempo vedo essersi operata in molti miei amici. Sembrerebbe io mio turno, solo che la transizione è moooolto lenta. Io ed il chercheur siamo bene che indietro, non molto lontani da quando il forno era nudo. E per inciso beviamo ancora acqua nei barattoli della bonne maman. I miei coetanei invece ti offrono pattine all'ingresso, puliscono dove passi e possibilmente non ti invitano mai a casa loro. Anche oltralpe, le mamme del parchetto sono lì a declamare quanto sono organizzate in casa e poi sono erano (prima che iniziassi la mia personale transizione sciuretti) tutte a casa mia per caffé-sessione gioco. In fondo a ben vedere era

Ma magari ne parliamo un'altra volta del fattore sciuretti?!

Stavo parlando invece delle chiavi della casa linda&zen in mano di noi riciclatori compulsivi di barattoli  bonne maman. Poi si propone una cena di santo stefano in questo nostro da noi transitorio. E forsanche il capodanno. Ci aggiungo poi io perché a questo punto mi voglio proprio rovinare un pranzo-festa a sorpresa per il quarantesimo di compleanno del chercheur mio. Vanna Marchi della socialità ai duri tempi della sciuraggine.

A me intanto che organizziamo si annoda la gola. Perché in questi mesi di casalinghitudine ho cercato di  ordinare, sistemare, organizzare, ottimizzare al fine di stare meglio e tenere tutto pulito in quel di casa mia al MontePello. A tratti ci sono anche riuscita. Quando la schiena me l'ha permesso sono andata a fare acquisti per la casa, le scatole colorate, quelle che non so come le chiamiamo in italia ma io qui  googolo (e acquisto) compulsivamente come boites de rangement. Ho svuotato e sistemato cassetti, senza però portare il contenuto al cuore per vedere cosa 'sparkled joy' (cit. scopro ora che è uscito anche il sequel...) Ma più che quel decluttering che tanti declamano mentre io storco il naso, ho cercato nuovi paradigmi. Alcun li ho anche trovati. Tipo che il mio piano cucina ogni mattina dopo colazione ora riesco a rimetterlo in ordine. La tavola da pranzo che mesi fa era costantemente piena di roba anche lei si fa sgombra di primo mattino. Sto lavorando ai fianchi i miei hotspot direbbero le flylady (cit. giusto per dire che sto fino studiando).
Ma è un equilibrio così precario che mi gira la testa. Così faticoso che quando siamo tornati a casa dopo quasi 3 settimane italiche mi sono letteralmente sentita le gambe molli a vedere il caos che avevamo lasciato e la fatica che ci sarebbe voluta a riprendere il filo. E giusto a ridosso di questo nuovo inizio.

Alla fine s'è fatto tutto. Santo stefano, mini-capodanno e festa sorpresa. E tenere la casa zen pulita è stato facile, perchè era vuota, graziosa, funzionale e si faceva volere un gran bene... Quelle albe dalla finestre dell'ottavo piano poi. Meravigliose. Bisogna proprio lavorarci alla zenitudine di casa.


E insomma di decluttering in sé non era ora, ma qualcosa mi dice che ne parlerò eccome, visto che mentre questo post lievitava in draft ho fatto la follia. Ho acquistato la mia copia della tipa furiosa che mette le cose al petto per decidere del loro destino. Il fatto che tra le varie possibilità io abbia scelto il libercolo con  "i miei ghirigori" dovrebbe essere di buon auspicio. Ne parlate o avete parlato tutti, e sia.

Prima di una -chissà- trasformazione, metto sul diario la foto della mia libreria adorata, che chiamo Pinterest. In attesa della libreria nuova che dovremmo disegnare e il chercheur, nuovo Geppetto, dovrebbe costruire, io la guardo, un po' è tanta e troppa robbba, piena di cose totalmente inutili. Un po' è tanto Squabus... Vediamo che ne sarà di lei...

Buon 2017 a tutti !!!





la mia "libreria-Pinterest"