05 October 2013

Il potere catartico del teatro

...un post che pare parecchio autoreferenziale, e forse lo è... 
Ma son giornate queste che un'iniezione di autostima non fa mica male...


Era novembre 2009. 
Io volevo vivere. Volevo vivere tutta la vita che non avevo vissuto. 
Mi rivedo lì, anno accademico 2009/2010, a vivere in maniera più intensa che mai. Oddio, più che vivere correvo e scrivevo post illegibili sul mio correre. Ma che la dicevano lunga... Ad agosto ho dovuto fermarmi a riposare, certificata.

Ma non era di burnout che volevo parlare, oggi. Ma di quello che, nonostante il burnout, mi faceva stare bene. Mi teneva quasi a galla. Nel mentre di quella crisi di atomicità, che volevo fare tutto e di più, tra mille altre cose, mi iscrissi a 2 corsi di teatro. Durante l'inverno tenni duro, il burnout sbocciò nel mezzo della primavera e iniziò a logorarmi ad estate inoltrata. 

A giugno mettevamo in scena Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo. Una cosa per niente semplice e poco fruibile per il pubblcio olandese. Per me era tutto bellissimo, l'inglese nelle pronuncie variopinte  di un gruppo all united colors, il decor tutto toni di viola, l'intesa coi compagni.
Ero il commissario Bertozzo al quale il mio consistente sovrappeso  non stava poi male. Gli dedicai tanta applicazione ed un cipiglio mussoliniano nell'espressione. Venne il giorno della prima, ad un festival di strada bellissimo, che non so se esiste più. Era pomeriggio e la platea davanti al palchetto era piena di bambini. I bambini, come spettatori,  non recitano mica... quello che pensano gli si legge in faccia. I bambini sono il peggior pubblico per iniziare. E' stato da lì, fin dalla prima volta, che imparai a guardare altrove.

Nella folla c'era anche il Chercheur che moriva di emozione. E poi mi disse: Tu volevi farmi prendere un colpo! Ma sei  bravissima, e io che sono stato malissimo per la tua paura di recitare.
Il fatto è che ci si prepara, ma capita che non ci si senta mai davvero pronti. Poi al momento della Prima le cose funzionano: vuoi perchè il risultato da raggiungere lo sai tu, ma chi ti guarda no. Chi ti guarda, lo fa con altri occhi, quasi sempre più gentili dei tuoi. Che poi, e questa è un po' la magia ...in realtà il risultato, tu che reciti, non lo vedi proprio (e in video non vale mica). Teatro è impegnarsi a fare qualcosa che sarà per tutti, altri attori in scena compresi, tranne che per te. E doversi fidare del ritorno. Una cosa magica.

E la volta che davvero ti diverti è la Seconda
E poi di più e sempre di più.



Il secondo anno inscenammo una Arancia Meccanica parecchio rivisitata. Quel che restava fedele all'originale era che ci davamo botte da orbi, e al momento della vera rappresentazione, nella foga della recitazione, sono volate pure per davvero. Un'opera mastodontica per la scenografia complicata e per l'importante numero di personaggi. Io sola ero: la vecchietta che Alex uccide (ma non faceva yoga :), ero la mamma di Alex, ero un Dottor Branon che dubitava. Ero il clochard narratore che le prendeva di santissima ragione e mi fece affrontare l'emozione di saltare in scena per prima da sola. Mica poco per una che prima aveva il panico a parlare in pubblico.

La sera della prima e unica ero già incinta allo stadio che più iniziale quasi non si può. Dovrò raccontare al Pistacchietto di quando insieme recitammo Arancia Meccanica.



Il terzo anno ci fu la secessione, seguii un gruppetto che si distaccò. Nessun litigio o screzio, solo volevamo provare a far da noi. Fu bellissimo. Inscenammo una storia poco conosciuta, ma parecchio divertente: Somebody famous. Eravamo galeotti che inziano a fare teatro e progettano e attuano la fuga durante lo spettacolo. Bellissimo. Il mio pancione era ancora invisibile quando iniziammo, la mia data limite era fine febbraio. Dissi che pensavo di potercela fare a sfornare il pargolo e tornare alle prove, in tempo per lo spettacolo programmato per giugno o luglio. Dissi solo che volevo una parte contenuta. Una era perfetta: il galeotto duro che non dice una parola, sta in disparte e fa paura agli altri. Pochissime battute da memorizzare, molto lavoro sulla mimica, ma quella si improvvisa pure, più o meno.  Mi diedero fiducia e fu bellissimissimo, come ho raccontato in un post a cui tengo moltissimo: recitare fa latte.


Quello che mi piace di più del teatro non è salire sul palcoscenico per lo spettacolo finale, ma il lavoro su di sè e la magnifica sensazione di gruppo che si forma. Una sera a settimana hai la possibilità di portare lì le emozioni che premono e farne qualcosa.  Ero contenta quando ho scoperto un gruppo che si riunisce nel centro culturale di Sans âme, proprio davanti casa (dovrò davvero piantarla di criticare Sans âme). Mi ero dimenticata come solo  la stanchezza fisica è nemica  del teatro. La stanchezza o difficoltà emotiva per niente. L'altro giorno, per esempio, sono arrivata carica di energie ed emozioni, purtroppo negative, ho usato tutta la loro intensità e potenza. Per lo più a ridere. In ogni esercizio di improvvisazione ho scelto l'allegria, il sorriso, la positività, l'intensità da metterci trapelava da ogni poro. Sono uscita di lì mooooolto più leggera e serena. E pensare che mi ero dovuta letteralmente trascinare lì perchè altrimenti sarebbe stato la seconda volta di fila che saltavo, ad appena il quarto incontro del gruppo...

Non sono un persona che sta bene sul palcoscenico, ma proprio per niente, anche se col tempo ho imparato ad apprezzare il salirci, per lo meno su quello di un teatro. Inziai perchè mi pareva una cosa affascinante sfidare il mio limite e speravo di acquisire sicurezza nel parlare in pubblico, cosa di cui a quei tempi avevo un gran bisogno. Quante cose ho imparato. Dal palcoscenico guardo ancora dritta le luci, nonostante il male agli occhi, perchè guardare le persone mi fa ancora vacillare. Ma ci arriverò. A guardare dritto negli occhi un pubblico qualsiasi e convincerlo del mio personaggio.



24 comments:

  1. che bel post....chissa che esperienza....fantastica.

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  2. non me l'aspettavo questo lato di te, arrivata tardi non lo conoscevo. condivido molto tutte le parole, la vita del teatro è altra ed è davvero unica, riesce a trasformare ogni singola azione in qualcosa di eterno ma comunque in continuo cambiamento nei ricordi. complimenti ...sarebbe bello vederti all'opera!

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    1. Forse per quello l'ho raccontato... ha sorpreso anche me, all'inizio, ma kon voglii smettere di meravigliarmi.
      Mi piacerebbe avere tue notizie in questi giorni..

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  3. Brava Squa che esci dalla comfort zone!

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    1. Sai che il mio challenge è più research nella comfort zone, mi caccio sempre in certi pasticci...

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  4. Io al palco ho sempre preferito le quinte...da non mamma gestire emozioni e suggerire battute a bimbi agitati...
    Il palco...boh...ci ho provato ma non mi sono mai davvero sentita "lì"!:)
    Penso che tu faccia bene a coltivare questo tuo lato...quanto alle energie...talvolta forzarsi per trovarle fa un gran bene!!:)

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    1. Bella la Fra suggeritrice di bambini :)))

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  5. Che bello! Complimenti.
    Il teatro mi ha sempre affascinato. Mi sono sempre chiesto cosa pensassero gli attori guardando gli spettatori, e chissà se li vedono in volto nella semi oscurità dalla sala.
    Ho esperienza di parlare in pubblico, lì per forza bisogna guardare negli occhi le persone. E se ne vedono... Ricordo che la prima volta ho capito che gli insegnanti a scuola vedevano tutto, forse qualche volta facevano finta di niente ;)

    P.S. Chissà se su Youtube si trava qualche spezzone di performance :)

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    1. Quel che racconti tu fa più paura...

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  6. io ho adorato il palco...scarpe a punta per anni, tanti anni. e poi teatro danza e danza contemporanea...mi piacerebbe ripartire col teatro, ho solo bisogmno di un po' di tempo!
    grazie per questa emozionante condivisione...

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  7. Ma che bello questo racconto! E complimenti per la forza di volontà. Io non ho mai recitato ma ho parlato spesso in pubblico come “docente” e non è per niente facile.
    Credo che il teatro potrebbe essere un grande aiuto per mio figlio, per riuscire ad esprimersi utilizzando “una maschera”. Per i primi due anni di scuola hanno organizzato un breve corso teatrale (in orario scolastico) e gli era piaciuto molto. Il problema è convincerlo a riprovarci con persone nuove ... ma ci proverò.

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    1. Proprio così, fa un gran bene uscire dai propri panni e personalmente anche sapere cosa succederà ma avere comunque un margine espressivvo. Con l'improvvisazione invece non vado d'accordo

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  8. Bello e brava! Hai descritto delle emozioni cui in effetti non avevo mai pensato!
    Da piccola era un mio grande desiderio quello di recitare.
    Poi mi sono iscritta a danza e facevo spettacoli di danza... e ho abbandonato l'idea del teatro. Peccato però.

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    1. Mai dire mai :)
      Nel gruppo qui a Sans âme ci sono due vecchiette e gente di tutte le età. È anche il sio bello. Diventa come una famiglia, anche per quello

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  9. che ricordi che scateni... gli anni in cui facevo teatro sono lontani, ma ogni volta che vado a vedere uno spettacolo mi torna il magone per aver lasciato quella strada.
    Recitare è magico, l'emozione del palco, quel nodo allo stomaco pochi secondi prima di entrare in scena sono qualcosa di impagabile.
    Ti invidio molto: io al momento non riesco a trovare il tempo e l'energia...

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    1. È stata una grsn botta di cubo!! Sotto casa e ad orario nanna, o quasi...

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  10. Mi sarebbe piaciuto avere il tuo coraggio ma non ce l'ho mica fatta. Anni fa alla seconda lezione di teatro mi sono data alla macchia. Poi non si sa come mi sono ritrovata nella vita (fra le altre cose) a condurre un tg locale del Lazio senza minimamente risentire dell'emozione e della timidezza. Forse guardare un pubblico vero è ben più intenso che guardare uno immaginario.

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    1. Urka.. invece a me quello avrebbe fatto paurissima @.@

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  11. Un'altro lato della poliedrica Squa!
    Ma nell'ultima foto sei tu??

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    1. Essì, ben 13kg fa... anche se la foto è gentile e jon si vedono mica troppo..

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Io lo so cosa stai pensando.
Lo scrivo, non lo scrivo, quasi quasi lo scrivo. Ma no dai...
E' lo stesso che penso anche io quasi ogni volta.
Ma tu prova, prova a lasciare una traccia.
Non sarà invano.

Prova pro-pro-prova