06 July 2013

La panchina della vita

da qui

 Squabus da ragazzina era una sportivona. Fin da quando aveva 12 anni ha giocato ad uno sport in Italia poco comune, in cui lo scopo è fare gol, ma non è il calcio e non si gioca in acqua. Ha smesso solo all'università quando ha cominciato ad appartenere ad un altro gruppo che non fosse la squadra. Si era innamorata di un ragazzino con la barba e i capelli lunghi che la faceva penare e allora sentiva di volerlo un po' conquistare e anche di doversi concentrare sugli esami e altre cose della vita. Ha smesso nel periodo in cui, finalmente,  anche i suoi coetanei cominciavano ad uscire all'ora di cena.


In effetti fino a quel momento i suoi amici la sera stavano a casa loro, magari cazzeggiavano, mentre lei almeno 3 giorni a settimana, andava agli allenamenti. Preparava un borsone blu, che nello scomparto sotto si mettevano le scarpe, ci metteva dentro l'accappatoio, la biancheria di ricambio. Un pallone appiccicaticcio di pece, dentro ad una borsina a rete fatta all'uncinetto. Lo sport di squadra era un modo per fare gruppo, per lei che altrimenti non ne era mica tanto capace. Ed era soprattutto un modo per fuggire alle (per lei) famigerate e temibili, "ore morte delle venti", di cui forse riparlerà un'altra volta. Quelle ore in cui potendo vedere tutti i focolari come sezioni delle case delle barbies, si vedrebbero mille e mille quadretti raffiguranti famiglie riunite davanti ad un tavolo per cenare. Tre volte a settimana aveva una scusa valida per sfuggire al suo personale quadretto mancato (e non a caso anche i suoi fratelli). Gli altri giorni si inventava qualcos'altro.

Ma qui si divaga. Si sappia solo che Squabus seppur per questione di utile, di necessità, di sopravvivenza, era una ragazza parecchio sportiva. Teneva duro al maldischiena, alla fatica dei 3 giorni di allenamento e alla trasferta del week end, pur di continuare ad avere la sua scusa nelle ore morte delle venti. Grazie anche a queste circostanze, lo sport di squadra è sempre stato il contesto dove riusciva a dare il meglio di sè. Che tu la vedi e magari non ti dice niente, ti pare pure troppo buona e mite. Anche un po' incapace di fare l'interesse suo. Poi la vedi in campo e soprattutto le sei compagno di squadra ed è probabile che l'immagine che hai di lei cambia un bel po'. Prendi a rispettarla di più. Capisci che esistono anche altre qualità. Chè Squabus forse nella vita non ha capito bene le modalità per guadagnarsi il rispetto. Ma stanne certo che sul campo non ha bisogno di lezioni. Ne ha già prese tante in altrettante serate di allenamenti, quando le lancette indugiavano intorno a quelle maledette ore venti.

Squabus -l'ha detto in talmente tante salse che non se ne può francamente più, comunque:- in questi primi nove mesi di ritorno in terra francese si è sentita parecchio sola. Ha cercato e cerca ancora anime simili con cui condividere un pezzetto di anima, pelle a pelle, qualche volta. Chè di amici dell'animo, ma lontani nello spazio, ce ne sono nella sua vita, ma è inutile nascondersi, senza amici pelle a pelle qui si muore ogni giorno un po' di più.

Quando ha sentito che persone dell'istituto il mercoledì vanno a giocare a calcetto, squadre miste, Squa le sono brillati gli occhi, come a Mila Hazuki o sua cugina Mimì durante una partita importante. Ferma, entusiasta, convinta, ha chiesto se poteva giocare anche lei.

E' finita che Squabus è andata a giocare a calcetto con altre 10 persone. In macchina in direzione campo sportivo, sentendosi un po' come alla vigilia delle Olimpiadi, ha preso a cinguettare nervosa (su twitter), domandandosi se la sua ormai veneranda età non l'avrebbe tradita questa volta.

In effetti l'età l'ha tradita, per fortuna l'agonismo dell'animo, coltivato in tante serate, intorno a quelle ore venti, un po' meno. Dopo soli 5 minuti si sentiva le gambe di burro e i polmoni stanchi. Eppure Squabus ha fatto il primo gol della sua squadra e poi alcuni assist. Persino quando è andata in porta, per sfinimento, nonostante la paura folle che ha sempre avuto tra quei due pali, dove non puoi nasconderti e fallire è il danno peggiore. Anche in quel ruolo sempre temuto  si è comportata niente male.

Dopo una ventina di minuti in campo ha passato in rassegna quelle stagioni dove, lei ventenne, nella squadra milanese tornarono a giocare le vecchie glorie. Ormai sulla trentina, dopo anni dall'abbandono, gli era tornata voglia di tornare in campo. Il gesto atletico era tecnico e stiloso, di chi sa, ma non più supportato da fiato e forma fisica. A Squabus quelle vecchie glorie che non avevano fiato per tornare in difesa stavano un po' antipatiche, perchè doveva correre anche per loro e metterci le pezze. Non era molto gratificante.

Squabus adesso di anni ne ha trentasei e pure un bimbino ormai bipede a casa, che intorno alle venti dorme angelico, per fortuna. E quell'ora lì non è più il peggiore dei suoi incubi e a pensarci un pochino piange anche. In campo dopo soli venti minuti ha compreso tutta la fatica di quelle vecchie glorie. La mente che intuisce e vorrebbe realizzare il gesto atletico e il corpo che non risponde. Eppure Squabus notava che al contrario delle vecchie glorie lei è una che pensa alla squadra prima che a sè ed a brillare in contropiede, quindi, sebbene abbia fatto il primo gol, l'altra sera giocando a calcetto, ha preferito le mancasse il fiato per correre in attacco, piuttosto che in difesa.

Dopo la partitella Squabus è andata a bere le birre con gli altri calciatori dilettanti, per inciso in media parecchi anni più giovani di lei, ed è tornata a casa tra l'una e le due. La mattina dopo Pistacchio l'ha tirata giù dal letto alle 7, senza sconti, ma lei era comunque un friccico di felicità. E' andata  a lavorare col sorriso ed il buonumore nell'animo e nei corridoi dell'istituto ha incontrato i compagni di squadra del calcetto serale, vestiti in borghese, per così dire. Sei proprio forte, vero che vieni a giocare anche mercoledì prossimo?
Sembra che la magia non si è dissolta, Squabus sul campo sa ancora farsi dei compagni.


Tra l'altro, la partitella di calcetto è cascata dal cielo nella vita di Squabus come un simbolo, in un momento un po' difficile. Nella partita della vita che si gioca giorno per giorno, al lavoro, il giorno dopo arrivava una giocatrice nuova che sarà la nuova e sola titolare nel ruolo che avrebbe dovuto essere di Squabus. Significa più o meno che adesso a Squabus l'aspetta una panchina ancora lunga. Ancora uno o due anni nella squadra e poi dovrà andarsene perchè una titolare c'è già. Un discorso complicato. Com'è comprensibile Squabus era molto nervosa e tesa per questo nuovo arrivo. Anche un po' arrabbiata con la sorte che dopo tanti sacrifici e allenamenti duri le riserva ancora la panchina.

Ma Squabus è una sportiva nel fisico e nell'anima. La mattina dopo la partitella (santa partitella di calcetto) si  è trovata per la prima volta faccia a faccia alla titolare, loro due le prime ad arrivare in ufficio. Con poche ore di sonno nelle gambe, che a breve si sarebbero riempite di acido lattico, le ha offerto il caffè, le ha dato il benvenuto e se l'è chiacchierata gentile. Professionale. 

Squabus, insomma, aveva un po' vacillato, ma adesso è certa che continuerà a fare del suo meglio, in bocca al lupo alla compagna di squadra titolare.

31 comments:

  1. A parte l'invidia, che quando io riprendo a fare sport in cui eccellevo a vent'anni (per la cronaca solo lo sci) non mi tengono più nè le gambe né il fiato; ma tu come le scrivi bene queste cose...?!
    E le ore morte delle 20 mi toccano tanto... bello sapere che per i nostri figli saranno ore vive.
    Una pacca sulla spalla molto sportiva!

    ReplyDelete
    Replies
    1. guarda sto piangendo, seppur figuratamente, da 2 giorni chè una bozza che parlava di queste ore 20 non so più dove l'ho messa, non la trovo da nessuna parte. Mi continua a succedere di perdere draft, sono tristissima.

      Delete
  2. Le panchine nella vita sono le più difficili da accettare...

    ReplyDelete
  3. Bellissimo racconto di una passione ritrovata, che per un karma speciale è ritornata al momento giusto. Sono sicura che ci saranno altre occasioni per te sul lavoro, magari dovrai aspettare di più e cambiare azienda, ma ci saranno!
    E nel frattempo, segna qualche goal anche per me, che anche io giocavo acalcetto nei tornei femminili estivi ed ero davvero, ma davvero, una chiavica.
    Un bacione
    cate

    ReplyDelete
    Replies
    1. si occasioni ce ne saranno e magari ce ne sono già. E' che sono stanca e questo rende tutto, ma proprio tutto, faticosissimo

      Delete
  4. Che bello!! Ti capisco. Io giocava proprio lo sport di Mimì e della cugina e anche io avevo lo stesso scintillio negli occhi senza contare dell'adrenalina che sentivi scorrere. Grazie per avermi riportata a questo ricordo e son felice per te che a suon di gomitate "garbate" ti stai facendo spazio in terra francese

    ReplyDelete
    Replies
    1. gomitate garbate, che immagine!
      Senti scusa ti puoi fare un po' più in là chè qui ci sono io!? :)

      Delete
  5. Bellissimo racconto, di una donna fiera e forte a cui mal si addice la panchina!!

    ReplyDelete
  6. Sempre di piu' penso che vorrei davvero vorrei avere l'occasione di incontrarci nella vita "vera".
    Per il resto...il mio sport era la kickboxing, che se ora mettessi i guantoni mi riempirebbero di mazzate ma quanto mi manca e quanto mi hai fatta "respirare nostalgia" con questo tuo post... ;)

    ReplyDelete
    Replies

    1. eh sì parliamone! prima o poi :)

      Delete
  7. Io a calcetto ho giocato una volta sola. Ho fatto così tanta fatica che, credo, deve essere stato allora che ho decisono di diventare obeso ;)
    Però sono bellissimi questi ritorni di fiamma.

    ReplyDelete
  8. Mai stata sportiva, proprio il mio corpo si rifiuta ;)
    Forse non avevo neppure le giuste motivazioni, le cene tutto sommato erano momenti piacevoli, erano peggio i pomeriggi da sola con mia madre a pesare di più e io per combatterli mi chiudevo in camera a studiare, ah quanto ho studiato!
    Ma posso comprendere la soddisfazione di una fatica sana e positiva su corpo e mente. Brava!

    ReplyDelete
    Replies
    1. adesso capirai perchè io son quella che la mena semrpe con lo sport :D

      Delete
    2. p.s. dopo la squadra e i campionati con le trasferte lontanissime, è stata la volta della biblioteca, dove a parte studiare incontravo il ragazzino barbuto che mi faceva penare

      Delete
  9. Ho praticato una miriade di sport, e mi hanno sempre regalato una certa serenità :)
    Questo post è stupendo!

    ReplyDelete
  10. evvaiii grande !!!!! Voglio l'autografo! :-)

    ReplyDelete
  11. Squa io son sicura di averti lasciato un commento... si è perso?

    ReplyDelete
    Replies
    1. Cacchio è vero, l'ho ricevuto via email ma non è apparso qui (senza alcun intervento da mia parte)

      ---------- Forwarded message ----------
      From: Robin :D
      Date: Sun, Jul 7, 2013 at 1:49 PM
      Subject: [Squa] New comment on La panchina della vita.
      To: squabus / gmail.com


      Robin :D has left a new comment on your post "La panchina della vita":

      Ho praticato una miriade di sport, e mi hanno sempre regalato una certa serenità :)
      Questo post è stupendo!



      Me ne ero accorta con uno di Daniele e me ne ero dimenticata

      ---------- Forwarded message ----------
      From: Daniele BABBOnline
      Date: Sat, Jul 6, 2013 at 8:49 PM
      Subject: [Squa] New comment on La panchina della vita.
      To: squabus / gmail.com


      Daniele BABBOnline has left a new comment on your post "La panchina della vita":

      Le panchine nella vita sono le più difficili da accettare...


      Che succede?! Perchè si perdono i commenti per strada?

      Delete
  12. primo grazie per la partecipazione
    secondo... lo sport ci forma. se si è sportivi vuol dire che si sa affrontare la vita. in qualche modo!

    ReplyDelete
    Replies
    1. piacere tutto mio :)
      io ho ancora bisogno di tanto allenamento :D

      Delete
  13. Mio padre mi ha insegnato che lo sport è una scuola di vita e ha sempre spinto me ed i miei due fratelli a praticarne. Ora, da adulta (si fa per dire), posso dire che aveva ragione. Quindi, anche se io non avevo bisogno di fuggire alle venti, capisco la fatica, l'impegno, gli allenamenti e le emozioni.
    Vedrai che, anche in queste circostanze della vita, lo sport ti aiuterà, come in passato!
    p.s. NOn conoscevo ancora bene il tuo blog...grave perdita. Rimedierò.

    ReplyDelete
  14. Piacere di averti conosciuta e che bello averlo fatto con questo post che con la metafora dello sport racconta così tanto di te. Sei in gamba, hai tanto da dare alla tua squadra!

    ReplyDelete
    Replies
    1. appena ne trovo una che mi lasci 'giocare'...
      mi sto un po' demotivando devo dire la verità
      Piaceremio

      Delete
  15. Bel post, non sono una sportiva, almeno non più, ho appeso il kimono ad un chiodo da un po' ma mi piace questo spirito.
    ciao
    Norma

    ReplyDelete
    Replies
    1. il kimono si presta proprio bene ad essere appeso al chiodo :D

      Delete

Io lo so cosa stai pensando.
Lo scrivo, non lo scrivo, quasi quasi lo scrivo. Ma no dai...
E' lo stesso che penso anche io quasi ogni volta.
Ma tu prova, prova a lasciare una traccia.
Non sarà invano.

Prova pro-pro-prova