20 January 2015

Siamo proprio fottuti - Parte prima

Una valigia per partire
Siamo rientrati da 12 14 giorni e siamo già alle stracozze. In realtà ci siamo resi conto che avevamo serissimo bisogno di nuove vacanze (possibilmente diverse da quelle appena trascorse) già al secondo giorno del rientro.

Sono successe molte cose bizzarre in queste vacanze, alcune molto ma molto simboliche. E si sà che io amo molto le metafore. Per esempio io ieri sabato ho disfatto la valigia delle vacanze di natale. Quelle di cui sopra, appunto, che ci hanno devastati più che riposati. No, non erano 11 giorni che aspettava, era praticamente un mese, anzi un mese preciso. Ieri sabato ho disfatto la valigia che avevo fatto a tempo di record (la migliore valigia ever and ever, tra l'altro) alla vigilia della nostra partenza precipitata e volante per andare ad assistere i due Nonni Bionici. Lei-la-nonna-bionica ancora in ospedale per un'operazione programmata, lui in preda ai giramenti di testa e le nause (poi diagnosticata quale labirintite). Resterà memorabile la scenetta di lei, tempra d'acciaio e carattere solare, che arriva al casone nella campagna in ambulanza, si apre il cancellone rosso, si apre il portellone e compare lei distesa in barella, un po' deperita, sicuramente dolorante ma sorridente e gioiosa. Mentre lui, che pure un secondo prima solleticava, strapazzava il Pistacchio cantandogli Tu me fais tourner la tête provocandogli fortissime crisi di risa. Lui, appoggiato al casone, come se altrimenti cascasse giù (il nonno, non il casone) che le dice, con voce spezzata (ma se un attimo fa cantavi a tutte corde??) Scusa se non ti vengo incontro... Ecco come si definisce una Drama Queen.


Ma torniamo alla valigia. Mi sono resa conto della piccolissima dimenticanza solo dopo un paio di giorni nei quali ho fatto per così dire la zozzona. Era il momento della prima transumanza dai nonni Bionici verso il PadreMio, prima di innumerevoli andirivieni con o senza Pistacchio, con o senza macchina, con o senza valigia. Io iniziavo a sentire l'esigenza di cambiarmi e cercavo appunto nel bagaglio rimasto in macchina in vista della transumanza, quando ho realizzato... Non sapevo se ridere o piangere. Ma siccome si sà che io ultimamente piuttosto piango e allora non nascondo che sì, ho pianto. Non ci potevo credere e allo stesso tempo ci credevo benissimo e vedevo il contrappasso malefico di quel mio No chercheur -che stai facendo su e giù casa-garage per caricare la macchina-, no la mia valigia, lo so che è bellissima per la prima volta, ma ancora non l'ho chiusa. Per favore aspetta a portarla giù. E lui ha effettivamente aspettato pazientemente che glielo chiedessi.

Eravamo nelle campane lodiigiane quando appunto, non vedendola, io gli chiesi: ma l'hai poi presa la mia valigia? Faccia del vuoto. Sua, non mia, che in un nanosecondo ho capito tutto e in uno spazietto tipo nuvoletta sulla testa avevo proiettato un ologramma raffigurante la mia bellissima  valigia abbadonata sul letto, in quel di Montepello, sola, al freddo e al gelo. Lo chiamano karma, no?

Quindi niente orecchini nuovi meravigliosi che volevo indossare, niente gonnelline frufru acquistate compulsivamente nei miei giretti per il Centre Ville ed oltre. Per inciso, io ultimamente compro solo gonnelline frufru. Sono arrivata a possedere una cifra spropositata di gonnelline frufru, è una vergogna. Altro che decluttering (un giorno dovrò dire a voce alta  capire meglio cosa penso del concetto di decluttering, ma qui oggi si sta a scherzà... e che un po' di autoironia mi assista, ce n'è un gran bisogno. Chè dire che declutter è bello e morale sicuramente, ma è facile quando si porta una taglia inferiore diciamo alla 44. Al di sopra e soprattutto per noi fisarmoniche con problemi alimentari, scusasserro, ma c'è anche qualche difficoltà a stare essenziali e a non indulgere nell' acquisto consolatorio, nel tentativo compulsivo-stile: sia mai che sta volta ci azzecco e sta roba mi stia bene a casa così come mi pare in questo dannato camerino a luce fotonica e studiatissima... Poi si per carità c'è che siamo delle quaquaraqua senza midollo che non riusciamo a tenere la dieta e tornare al peso forma e tutto quello che si vuole. Di peso forma riparliamone poi...


Per fortuna lo zaino con intimo e 15 paia di collant, quello non l'avevo dimenticato, fufiu. Ma per il resto ho indossato per quasi tre settimane gli stessi jeans lavati e asciugati sul termosifone overnight, una gonna prestatami dalla Cognata-Quarta (ossia mamma di Quarto). Dinamica del prestito: No maddai che sfiga, maddai non preoccuparti, vieni qui che qualcosa la troviamo per te nel mio guardaroba. Per esempio quella gonna che ho comprato online della mia taglia ma poi è arrivata ed era enooooorme. Quella sicuramente ti sta. Ah be certo, se è davvero così enooooooorme allora si che mi sta !!! Si infatti, la puoi anche tenere poi, io non la metto. (Poi per la cronaca era davvero enorme per lei e a me stava un incanto!). Poi mi ha prestato una maglietta e un maglioncino premaman (!). Un'altra maglietta me l'ha prestata, poi regalata, zia Susanna. Un'altra gonnellina mi è scappata di comprarla, confesso (e anche una maglietta e un maglioncino... c'erano già i saldi a quel punto...) Così ora che ho disfatto la valigia tutte le mie gonnelline frufru fanno una cifra spropositata più due.


La valigia del ritorno
Poi, una volta rientrata, per quasi due settimane io son vissuta senza aprire la valigia che mi ero preparata prima di partire. E sono state due settimane d'inferno. Anche questo mi pare molto simbolico. Tornare in partria che ormai si è fatto così faticoso. Dimenticare la valigia. Non riaprirla nemmeno al ritorno. E per un mese vivere con le risorse che non mi sono di elezione, mentre le mie preferite sono ancora in valigia. E soprattutto io mica ci penso a tirarle fuori. Tirare fuori le risorse preferite. Certo si sta parlando di due stracci, mica di metafisica, comunque... Profondo, molto profondo questo concetto.

Sarà un caso che proprio da sabato si è ricominciato a vivere? ma andiamo per ordine.

(continua... forse, come al solito...)

04 January 2015

una fine ed un inizio

ho una certa affinità per il chiudermi in bagno a recuperarmi.   A pensare, a scrivere, a ricompormi. Soprattutto a natale.

Sono chiusa in bagno, siamo nel casone dei Nonni-Bionici in lenta e allegra ripresa, Pisti è con loro di là, il chercheur cerca di dormire. E' il tre di gennaio, sono le 10 e io lotto per uscire dal mio ennesimo pozzo natalizio. Non è servito respirare preventivamente, ho comunque perso il fiato nel mentre, serve fino ad un certo punto ripetermi che, nonostante questa ricaduta, quella risalita non era un'illusione e potrò riprenderla appena recuperati i miei contorni. Dove sono i miei contorni? Quali sono? Come sono? Dove sono? Mi sono persa di nuovo.

E' sempre il finale che mi fotte. Il post-feste con le cartacce ancora per terra e i piatti da lavare e la confusione e la mancanza di sonno ed il sovraeccitamento. E il non riuscire a rilassarmi. E più cerco di rilassarmi più mi sovrasta l'angoscia... E' lì che crollo immancabilmente. Ripercorro mentalmente i giorni appena trascorsi. La SPM non ha certo aiutato, anche perchè a questo giro è stata poco pre e mi ha travolta giusto nel mentre. Un senso di fatica immane, un senso di spezzamento. Mi sento spezzata, non capisco più niente, Pisti sclerava in questa bolgia costituita, quando in formazione ridotta, di un nonno, pure di superbuonumore, una zia Susanna in fuga dai suoi fantasmi luttuosi e rifugiata da noi ed il suo ciuaua.

E poi continua la saga dei cuginetti: Prima, Secondo, Terzo (e Quarto si legga poi).  Mentre il chercheur si prende cura dei Nonni-Bionici, noi siamo tutti rinchiusi in un bilocale (la cui stanza matrimoniale, offerta molto generosamente è pur sempre del nonno patriarca e  a lui rimane, altrimenti sarebbe forse anche peggio): una squa, un nonno, una prozia ed un piccolo ciuaua di nome Golia. Si aggiungono, tutti i giorni lavorativi e a volte non, il nipotino Secondo (sempre più saggio e grande nei suoi quattro anni) e la nipotina Prima che a tratti mi guarda con aria sprezzante e dichiara "non  mi piace come si comporta". Si sta riferendo a Terzo, che è il mio e che alla soglia dei tre anni non somiglia molto a quello che avevo visto l'anno scorso in Secondo. Ma come potrebbe? In questa bolgia che già noi tre e due mezzi (uno dei quali è di specie canina) stavamo cercando i nostri spazi... I genitori di Prima e Secondo lavorano, il padre solo il pomeriggio. E infatti quell'oggi a mezzogiornomenounquarto si sono svegliati -Secondo e suo padre- e nel giro di mezzora lo ha portato qui, Prima ha dormito direttamente qui, già che c'era... E Pisti ieri ha fatto baldoria anche lui, la sua volta all'anno e non ci è abituato e lui che no, non si sveglia a mezzogiorno, alle 8 era sveglio come una lippa con 7 ore di sonno e oggi (quell'oggi lì dove l'ansia dei giorni prima si stava sempre più concretizzando) oggi deve mangiare presto e deve andare a dormire e farsi le sue 3-4 ore dei giorni di recupero. Ma arriva Secondo e si fa fatica, io faccio una gran fatica, Pisti sclera, tutti gli altri stanno un gran bene e gridano e ridono e sono nella loro normalità. Io non ne posso più. Queste non sono vacanze dirò alle mie cognate quella sera a cena, dopo solo 2 ore di sonno di recupero del Pisti svegliato da casseruole tirate fuori dalla lavapiatti e messe a posto in maniera molto ma molto sonora. Poi inizierà lo sclero tra i cuginetti piccoli a cicli regolari. Poi arriveranno tutti gli altri a cena. I genitori lavoratori di Prima e Secondo. I genitori lavoratori di Quarto, insieme a lui, 19 mesi di piccolo Budda, ancora in fase angelica. L'anno scorso avevo sbagliato previsione. Non è toccato a Quarto, è ancora il turno di Terzo, il mio... ma come? Ma siamo stati fermi un giro? Forse i genitori di Quarto la scamperanno, forse i terrible two non sono per tutti, forse chi più e chi meno, vorrei bestemmiare...

E quindi quando saremo 12 persone intorno ad un tavolone, ah no 11 perchè il chercheur è esonerato, dirò alle mie cognate che sono esausta e la cognata-prima mi dirà "si ma dai è una stanchezza diversa". Sarà pure diversa ma se non ti sei ripresa delle stanchezze tue, che te ne fai di questa stanchezza diversa? Io non ne posso più, io voglio tornare a casa, ma non è che non avevo voglia di famiglia. E di amici e di stacco. Solo che questo è un logorìo.

Quello che non dirò quella sera, perchè formalizzerò solo un paio di giorni dopo è che queste due settimane di smembramento della nostra famiglia sono state la ragione forse più grande di quel senso di spezzamento e di smarrimento. Insieme alla SPM del pre e del mentre ed insieme a tutto il resto.

Chè ero fuori di me e non capivo più un cazzo e appena il chercheur ha varcato la soglia è stata come un'iniezione di valium. E' arrivato e mi ha portato la calma, saggezza e l'interpretazione delle cose che mi sfuggivano di mano. E questo effetto calmante è meraviglioso, bellissimo, forse è anche amore, ma è anche inquietante ed io non so come prenderlo.
 Mi sentivo una persona orribile chè ero riuscita a litigare persino con zia Susanna che è zia e anche santa. Però ha ragione lui, zia Susanna pure era in fuga e una fuga ed una pentola a pressione  vicine non promettono nulla di buono

E quindi litigo, non capisco più un cazzo, non so più chi sono, ma sono una persona orribile. Quando sono lì la bolgia mi manda fuori di capoccia, quando sono dai Nonni-Bionici mi manca il respiro, mi sento in trappola, in clausura, mi pervade un senso di angoscia.

E poi quell'istinto inconsapevole, irresistibile, di prendere tutto a picconate. Di distruggere tutto, di allontanare tutti, di fare il vuoto. Vorrei essere generosa e attenta ma arrivano momenti -e arrivano a tradimento- in cui sento solo puro istinto di sopravvivenza e una gran voglia di fuggire...

E meno male, meno male che zia Susanna ha rapito il nonno verso i mari del sud ed io che inizialmente c'ero rimasta male "ma come vengo su due volte l'anno e tu te ne vai proprio mentre io arrivo", poi memore delle tradizionali litigate mute mi son detta va bene, squa, prendi quello che c'è e prendilo per il verso giusto. E per 10 giorni buoni mi impegno, do' il meglio di me, respiro, sorrido. POi niente, sbrocco, la SPM si impossessa di me e non capsico più un cazzo. Suppongo che sia il cervello emotivo che mi fa brutti scherzi, lunghezze d'onda passate in un presente dove non hanno più luogo.

E quindi arriva il 31 e li sto accompagnando in aereoporto, c'è un silenzio terreo nell'abitacolo, io guardo avanti. Poi arriviamo e li saluto. Mio padre mi dice di essere dispiaciuto, ma in realtà lo percepisco sollevato. Si è saputo ricostruire un nuovo contorno e poche altre persone oltre me possono sapere quanto ne avesse bisongo. Non è solo, sta partendo con sua sorella e passerà 3 settimane con lei. Non è solo e sono contenta per lui. Però, ed è  ridicolo, io, nel profondo, proprio in fondo,  mi sento abbandonata. Alla soglia dei quarantanni, una famiglia mia e ancora sono ferma lì. Solo che questa volta mi sento io il carnefice. Come in un PadreMadre di Cremonini rovesciato "...e se son stato così lontano è stato solo per salvarmi!" Lo sta dicendo Lui a me. Mio padre. E' Lui che si deve difendere dalla mia furia distruttrice. Mi è chiaro e lampante. Quante altre volte è stato così? Forse sempre. Non sono (solo) vittima, sono (anche) carnefice. Ho orrore di me stessa.

Riparto. Guido e singhiozzo forte come una bambina. Ho quattro anni o poco più, sono quella bamboccia.  Sono ancora quella bamboccia. Sono di nuovo quella bamboccia. E nessuno si sta prendendo cura di lei. E' stata appena abbandonata all'aereoporto a guidare una macchina enorme. Mi concentro per separarmi da lei ed abbracciarla. Ci sono io adesso con te, non sei più sola. Piange ed è inconsolabile. Rientro a casa di mio padre dove mi aspetta la mia vera famiglia. Stringo forte il chercheur e sto ancora singhiozzando: anche io sono la tua famiglia. Ho paura di perdermi del tutto. Vengo raccolta col cucchiaino, come diceva Lei. Dal mio chercheur, forse un po' sorpreso, anche a lui parevo più solida a questo giro, mi sa. Sarò mai veramente solida tornando qui? 

Poi un capodanno lastminute molto bello, con due amici atavici e la loro terza preziosa presenza in potenza... i fuochi di mezzanotte sul pratone, le chiacchiere, il vino lassativo. L'insonnia del primo dell'anno, resto sola mentre loro tornano dai Nonni-Bionici in uno degli ultimi va e vieni. Metto ordine dentro e fuori. Mi concentro sugli elementi di quella risalita, faccio silenzio, mentre ascolto Janis. Chiedo scusa, anche se le mie scuse sembrano passare inosservate, recepite, ma non rielaborate. Vado a correre intorno al laghetto. E' la seconda volta da quando sono qui, Santo Laghetto del Paesello, ci si corre proprio molto bene. Poi prendo la metropolitana e in una piccola meravigliosa odissea vado a trovare J. e G. neomamma e papà col loro bellissimo piccolo fagottino. Ed è un piccolo momento di meraviglia e calma, tutto fuori è immobile,  ci sono solo loro tre. Finalmente a sera ritorno dai Bionici e sono stremata. Il giorno successivo vengo nuovamente fagocitata dal loro casone freddo, buio e isolato, fino all'indomani quando al sorgere del sole, prima che l'incantesimo mi intrappoli nuovamente lì, raccolgo tutto, mi chiudo in bagno, aspetto che il chercheur si svegli, poi scappo, prendo il treno per il Paesello. Il mio primo treno del 2015. E un altro ancora più bello mi sta aspettando.

E' ancora il 3 gennaio e mi ritrovo nuovamente sola. Se mi concentro sulle cose positive  la solitudine mi fa molto bene, devo però fare un grosso sforzo. Vado a correre di nuovo. Poi mi procuro un numerino per un altro treno. Per una bella avventura.

Mi sento ancora tutta rotta, mentre consulto orari del treno per questa fuga meravigliosa e non so se truccarmi con i colori del futuro che voglio, cercando il miglior lato di me, o se presentarmi sulla banchina con  i cocci tra le mani. Perchè il fatto che io stia comunque guardando gli orari sa di incredibile e di istinto di sopravvivenza.  Ho una voglia incredibile di conoscere, chiacchierare, dire, ascoltare, passeggiare in una  compagnia che so già bella e buona, pur non avendola mai sperimentata prima.


E adesso sono qui, ancora al buio, il sole sorgerà quando uscirò e andrò incontro a questa avventura.



18 December 2014

invece

Squabus respirava molto profondamente da giorni e giorni. Sferruzzava e respirava fondo visualizzando una forte energia mistica e natalizia e facendola sua. Squabus ogni anno intorno al solstizio invernale subisce un incantesimo scuro e vischioso e si perde, più ancora del resto dell'anno. Squabus ha deciso che quest'anno invece no e sperava che respirando e visualizzando, visualizzando e sorridendo, si sarebbe sentita abbastanza forte al momento della partenza. Mancavano ancora cinque giorni, da visualizzare anche sul calendario dell'avvento di lana e cartoncino riciclato, quello dei biscotti e della pasta e del pacco degli yogurt quello da sedici. Il primo calendario dell'avvento della sua storia . Cinque giorni intorno all'albero di natale più strano del mondo. Il primo albero di natale della sua storia familiare, quella nuova.

E invece. E invece il nonno de chercheuris si è sentito poco bene, proprio mentre la nonna de chercheris era in ospedale per un'operazione. E allora squabus, il chercheur, con al seguito un piccolo pistacchietto felice di "andare a Italia" e anche un po' confuso che oggi non è la lana del 23 che tiriamo, perché erano 18 giorni che parlavamo di quel giorno lì per andare a Italia.


E allora non c'è più tempo per respirare preventivamente, tocca respirare dentro e confidare nella saggezza dei momenti di emergenza. Anche se Squabus questo déjà vu che ha provato nel fare le valige a tempo record gliel'ha spezzato il fiato. Anche se il nonno si è già ripreso, la nonna si rimetterà in piedi prestissimo perché è di fibra forte. Squabus ha pensato a chi in piedi non avrebbe voluto rimettersi neanche potendo.

Per un attimo ha sentito una vertigine al toccare con mano la solidità della famiglia de chercheuris...
Squabus è annegata un attimo in un mare di lacrime invisibili poi le ha invisibilmente asciugate. In questo istante guarda il mare nizzardo che tante volte ha lenito I suoi pensieri. Tra poco arriveranno le gallerie del confine ed un silenzio radio riempito di lana e collane e guantini....

Squabus spera che la forza del respiro sia con lei.
A risentirci dall'altra parte del confine.


07 December 2014

Abbiamo (almeno) due cervelli - una definizione di intelligenza emotiva

(sottotitolo: gettando appunti sulle base teoriche di quella Risalita...)

Il Sistema limbico o Cervello emotivo è la parte del sistema nervoso che governa la sfera emotiva (quella che viene spesso chiamata la via bassa o animale o istintiva) ed è contrapposto alla Corteccia prefrontale o Cervello razionale che governa il linguaggio, il pensiero logico e cosciente (via alta).
Il Cervello emotivo controlla tutto ciò che è implicato nel benessere psicologico e anche gran parete della fisiologia del corpo: la tensione arteriosa, gli equilibri ormonali, il sistema immunitario e digestivo e il funzionamento del cuore.



Le due vie sono molto diverse. quella bassa è velocissima e grezza, è l'istinto, il cervello nella sua forma primitiva, quella alta è lenta ma precisa e rappresenta la parte più  evoluta del sistema nervoso.
E' normale e meravigliosamente efficace che le due vie siano così diverse, perchè non sarebbe pensabile dover controllare in maniera logica e cosciente la respirazione, il ritmo cardiaco e tutto il resto. Il sistema limbico potrebbe essere assimilato al nostro pilota automatico.


La vita psichica è il risultato di uno sforzo costante di simbiosi tra i due cercelli. Da un lato il cervello razionale, cosciente, razionale e volto al mondo esterno. Dall'altro il cervello emotivo, incosciente, preoccupato della pura sopravvivenza e direttamente collegato al corpo. Questi due cervelli sono relativamente indipendenti e contribuiscono in modo diverso al nostro comportamento. I disordini emotivi conseguono dal disfunzionamento del cervello emotivo. Per gran parte questi squilibri originano da esperienze dolorose vissute nel passato e che si sono impresse in maniera indelebile nel cervello emotivo continuando a influenzare le nostre emozioni e il nostro comportamento anche moltissimo tempo dopo. Il compito di uno psicoterapeuta è riprogrammare il cervello emotivo in modo che sia adattato al presente piuttosto che continuare ad essere influenzato da situaizioni e vissuti del passato. A questo scopo spesso è più efficace usare metodi che passino per il corpo piuttosto che contare sul linguaggio e la ragione dai quali a conti fatti il Cervello emotivo è totalmente scollegato.
In effetti le emozioni sono l'esperienza cosciente di un insieme di reazioni fisiologiche che avvengono nel nostro corpo in risposta a stimoli esterni ed interni.  Si potrebbe quindi quasi dire che il cervello emotivo è  collegato più strettamente al corpo piuttosto che al cervello razionale. Talvolta è più semplice accedere alle emozioni attraverso il corpo piuttosto che attraverso il linguaggio.



Quando i due cervelli non vanno d'accordo
Il cervello emotivo e quello razionale ricevono stimoli dal mondo esterno in contemporanea. L'interazione tra loro, cooperazione o competizione, determinerà quello che proviamo e persino il nostro rapporto con il mondo e con gli altri. Detto in parole molto povere, se la dissociazione  tra i due cervelli è molto spinta saremo infelici. Al contrario se c'è cooperazione tra i due piani staremo bene (sempre in soldoni).

Il compito del cervello emotivo è di dare l'allarme. E' per sua natura sul chivalà ed è pronto a dare avvio ai processi che  vengono definiti  “combatti o fuggi”. Qualora individui un'emergenza, interverà annullando all'istante tutti i processi del cervello razionale. E' effettivamente una buona strategia di sopravvivenza, se c'è un pericolo, inutile perdersi in discorsi e sottigliezze. Il problema è che quando le emozioni sono troppo forti, la predominanza del cervello emotivo governa e annulla i nostri processi mentali impedendoci di riflettere in maniera razionale e controllata.


Questo meccanismo può spiegare molte cose interessanti. Per esempio perchè  siamo incapaci di concentrarci e di rendere nell'ambito cognitivo e razionale se siamo depressi o abbiamo subito un evento traumatico (per inciso quanto mi parlano questi quadretti!!!). O perchè persone che hanno subito abusi fisici o meno, abbiano spesso un temperamento troppo sensibile ed emotivo. In alcuni casi si può parlare di vero e proprio corto circuito tra i due sistemi. Per esempio nel caso di disturbo post traumatico da stress, in seguito ad un forte stress il cervello emotivo subisce una deregolazione, secondo la quale prenderà a segnalare allarmi e situazione di pericolo a stimoli esterni anche (oggettivamente) minimi, con il solo e comprensibilissimo scopo di protezione. L'allarme viene dato al minimo segnale di pericolo e il cervello emotivo è incapace di ricevere rassicurazioni sull'effettiva, razionale, assenza di pericolo, dal momento che il cervello razionale viene silenziato e bypassato.

Il cervello razionale in condizioni normali serve a dirigere quello emotivo. In seguito ad un segnale di allarme spropositato, un buon equilibrio tra i due prevede che la parte razionale rassicuri quella emotiva. Una predominanza della via alta  su quella bassa è anche nociva al benessere. Essere governati dal cervello razionale significa non prestare attenzione a quello emotivo e banalmente costringersi in situazioni che ci fanno male. Quel che ne deriva è: stress, con tutte le problematiche che gli sono legate (stanchezza, ipertensione, disordini intestinali e dermatologici, problemi cardiaci e così via).

Secondo questo modello stiamo bene se c'è  equilibrio tra reazioni emotive immediate che ci fanno reagire al pericolo imminente e le risposte razionali che sono in grado di guidarci a costruire il nostro avvenire e quello delle nostre relazioni sociali. Stiamo bene se ci troviamo in equilibrio e armonia tra quello che pensiamo (e diciamo) e quello che proviamo.

Questa capacità di armonia è anche detta intelligenza emotiva.
Se il nostro cervello razionale funziona molto bene siamo intelligenti nel senso classico del termine. Se i due cervelli lavorano in armonia e serenità siamo emotivamente intelligenti.


 I metodi naturali di cui si parla nel libro di cui parlavo in questo post, sono tutti -direttamente o indirettamente- volti a coltivare questa armonia.

03 December 2014

La metafora dell'uncinetto


Sono andata in centro a prendere nuova lana, ne avevo già quintali, ma quintali troppo assortiti, provenienti da diversi cicli della spirale, non abbastanza colori e lane incompatibili. E poi ho perso di vista gli uncinetti del numero 6 e questo era inaccettabile. Avevo bisogno di sferruzzare proprio col numero 6.

Ho imparato l'uncinetto da mia madre e se ci penso non ci sono molte altre cose che mi abbia insegnato. Non a cucinare, nessun particolare segreto casalingo, nessun segreto del mondo e degli uomini. Non eccelleva in nessuno di questi campi, almeno da un certo punto della sua vita in poi. Prima, dicono le voci, era una persona eccezionale e vincente. Cullo il desiderio, il bisogno, di scrivere alle sue amiche di gioventù per farmi raccontare com'era la mia mamma prima. Per soffrire fino in fondo di quella malasorte ingiusta e poi perdonare tutto e tutti e anche lei. E infine anche me stessa.

Non mi ha insegnato molte cose, neanche a fare gli spinaci e i broccoli che faceva lei, che in mezzo a tutte le cose così così che cucinava, quando cucinava, erano buoni. Erano suoi.

Però l'anno della maturità mi ha fatto da spalla nella preparazione dell'interrogazione di scienze sulle rocce. Lei, da bravo architetto secchione-110-e-lode, le rocce le conosceva a menadito e mi aveva dato un sacco di trucchi per ricordarmele. Presi 9 e fu l'unica volta. Quel 9 rappresenta per me la potenzialità. Quello che avrebbe potuto essere e non stato. Povera la mia mamma che la vita se l'è fagocitata. Povera la mia mamma che nessuno ha saputo aiutare.

Però si, l'uncinetto me l'ha insegnato. Credo sia stato nello stesso anno delle rocce,  un anno fortunato. Mi ha insegnato la maglia bassa, quella alta e il punto gambero, mi pare. Dopo moltissimi anni ho scoperto, o almeno mi è parso di capire, che uno di quei punti non era fatto in maniera canonica. La mia mamma era un po' anarchica, soffriva nei ranghi, aveva l'esigenza di rompere gli schemi, come si poteva vedere nelle cose che ha progettato. La sua deve essere stata una maniera per reagire al suo papà militare e alla sua mamma meticolosa e pignola. La sua Ribellione.
Questa cosa è passata nei miei modi di fare para-para. Sono la testa per lo più saggia, ma molto calda della situazione, sono quella che si ribella e che non ci sta. Al limite per me ribellione è quella metodicità che anelo e non compio mai completamente. Quel delirio che ho per l'archiviazione, per la catalogazione senza speranza del mio caos (che guarda un po' si sta arginando...ma quella è un'altra metafora , quella dell'dell'armadio...)

Tornando all'uncinetto, resterò sempre col dubbio se per mia madre il fare la maglia bassa in quella maniera non canonica fosse intenzionale. Ci sta col personaggio. Ma anche non fosse intenzionale, era lei, lei era una maglia bassa non canonica. Però contava, contava le maglie e ripeteva lo schema sempre uguale a se stesso. In maniera stranamente ligia e stretta. Era testarda la mia mamma.


Io sono più creativa. Non riesco a contare, non riesco a seguire un pattern e con l'uncinetto questa cosa è limitatamente limitante. L'uncinetto, rispetto al lavorare a maglia che ho provato in una stagione invernale  olandica, quando la mia amica canadese K aveva montato un circolino di maglia (e uncinetto). Sono risucita a fare due berrettini, uno è andato alla bimba di H, la mia dottoranda americana preferita. Poi la maglia l'ho abbandonata perchè facevo fatica costretta in quei ranghi prefissati... L'uncinetto , dicevo, è un'arte molto versatile, il lavoro può cambiare continuamente e adattarsi senza troppo sforzo alle esigenze. L'uncinetto può anche somigliare alla scultura per certi versi. Se Pistacchio mi lasciasse più volentieri la sua mano quei guantini li avrei già finiti già da mo'. Invece sono ferma ad un pollice. Medito di fargli il calco della mano per andare avanti, perchè di questo passo quando ho finito o sarà estate o i guanti saranno piccoli.



Oggi sto pensando che non sembra poi così grave aver appreso quella maglia bassa anarchica ed atipica. Non canonica. Io, all'uncinetto, posso costruirci lo stesso un mondo che è colorato, bello e funzionale come tutti gli altri. Pur con la consapevolezza, a volte dolorosa, di non poter parlare maglie basse con gli uncinettari canonici. Non è grave.Ne troverò di atipici sul cammino, spero.

Quello che mi pesa è non aver imparato la rifinitura. O come diavolo si chiude il lavoro. La mia mamma andava come un treno a sferruzzare e sfornare sciarpe, ma restavano « grezze ». Nel suo ultimo anno di vita ha intrecciato tonnellate di lana distribuendo sciarpe non rifinite a figli, nipoti, nuore e genero. L'uncinetto portava anche lei in the flow, mi sà. Quando era più giovane probabilmente aveva conosciuto quel desiderio di sperimentare che io sto assecondando con le collane. Nessuna sarà uguale alla precedente, perchè io non ce la faccio a replicare. E' più forte di me e per certi versi è un peccato. 


In quegli anni lontani delle rocce mi ero fatta una lunghissima sciarpa in due tonalità di grigi, che poi era andata in prestito all'economo di Madrid. Anni dopo qualche altra sciarpa. Poi dei bei guantini per la Teddy, una cappello per Sonrisa (era pure finito sul blog a ripensarci...), uno per il chercheur. Una coperta terribile per  Hnita-bebè. Anni dopo una collana semplicissima per me, che molte persone mi hanno sorriso. Molte persone hanno sorriso la mia collana, come dire ah tu sai fare questo. Io posso fare cose belle. Quindi adesso mi rimetto in creazione. So fare poco, ma quel poco che so fare deve creare cose belle. Voglio coltivare questa maglia bassa anarchica e farci cose meravigliose. Il DIY esistenziale è in mood ON.

(questo post ha perso un pezzettino nel suo lungo peregrinare, se lo ritrovo ce lo rimetto qui... che blogger distratta questa Squa... intanto buon uncinetto a tutti)



27 November 2014

dolce spirale uncinettica

Risalita, ancora risalita. 

uncinetticamente

Risalita, con  l'autunno e l'inverno che si avvicina vale doppio, triplo. Vale un sacco. Ho scoperto di amare l'autunno, non la pioggia continua degli ultimi giorni, ma la luce meravigliosa, i colori cangianti, andare a raccogliere castagne, osservare ogni giorno gli alberelli di fronte casa che si spogliano, accogliere i primi raggi di sole che entrano  esattamente dalla finestra della cucina e proiettano le nostre ombre rosse sul muro. Che meraviglia. Quella luce rossa e calda ci farà dubitare di cambiare casa, quando e se....

Squabus ama l'autunno e allora sì che è risalita, allora sì che tutto è possibile. Tutto può cambiare, tutto si può rinventrare. O riscoprire.

Ho rispolverato i miei uncinetti. Se ne stavano  tristi e sconsolati in un bustone insieme ai quintali di lana che avevo comprato in occasione dell'ultima spirale uncinettica. Perchè io ogni tanto ci ricado, ogni volta mi chiedo perchè avevo smesso. E la risposta è forse che la spirale è un po' fagocitante. Lana dappertutto, incapacità di pensare ad altro. Voglia di fare di più e ancora e ancora. Che alla fine, qui siamo fatti così. Questa spirale la cerco più misurata, sempre appassionata, ma accogliente e non totalmente totalizzante.


Io forse raggiungo "the flow" con l'uncinetto. Penso molto alle persone mentre lavoro. Penso a chi regalerò questa cosa, penso a cosa preferirebbe quell'altra. Devo respirare e mettere  in fila i pensieri quando mi viene quella foga di fare. Poi prendo  l'uncinetto e con la lana intreccio i pensieri. Perchè quella persona quella volta mi ha detto questo o quello. Perchè non ne abbiamo mai più riparlato. Perchè mi sono sentita così? Si può fare meglio vero? Si che farò meglio. 

Penso molto anche al natale che arriva , che qui si sà com'è. E voglio che quest'anno sia  diverso. Col chercheur abbiamo parlato di cosa vorremmo che fosse per il piccolo. Il fatto è che "natale" non si può  costruire a tavolino. Io non so che natale saremo in grado di offrirgli. Quest'anno e i prossimi. Lui che intanto che noi non sappiamo, non diciamo, torna dal nido cantando père noël père noël e chissà che immaginario si sta costruendo fuori di qui. A volte mi si spezza il fiato al pensiero. Di emozione e timore. 


E quindi uncinetto pensando a tutto quello che ho sbaglato e che voglio migliore. Ed è un dolce uncinettare. E' solo un peccato che uncinettare scrivendo non sia proprio possibile. Scriverei, forse, delle bellissime poesie...

15 November 2014

Arduino, la coerenza cardiaca e DIY versione geek ...il chercheur intanto - parte II


Per fortuna mi sono fatta perdonare, perchè in quello stesso giorno arrivava   un pacchettino tanto atteso. Col chercheur abbiamo molto parlato di cosa volevamo fare col suo contenuto, sono riuscita quindi a recuperare qualche punto "compagna di geekitudine". E siccome i nostri giochini geek hanno a che fare con quella Risalita che mi sta graziando, lascia che io racconti cosa può essere di aiuto al sentirsi giù, schiacciati. Depressi, lo diciamo ad un certo punto?



Flashback
Era aprile ed io ero in partenza per il mio ormai tradizionale secondo viaggetto annuale di mamma-in-fuga-dalla-prole, ero in stazione in attesa del treno che mi avrebbe portato a Parigi dalle mie amichette olandiche. Venivo appena appena fuori dal picco più basso di quella cosa scura e cattiva in cui sono stata più o meno invischiata negli ultimi (cristo santo!!!??) due anni. Però almeno scarsi, dai. Porca vacca comunque.

Guardavo tra i libri in vendita alla grande edicola della stazione, nella speranza di trovare una perla, qualcosa che mi aiutasse a guardare avanti a superare velocemente quel momento di super down

Ho acquistato questo libro (nella sua versione francese):

Guarire. Una nuova strada per curare lo stress, l'ansia e
la depressione senza farmaci né psicanalisi

David Servan-Schreiber

Questo libro è molto interessante per chi vuole prendersi cura delle proprie tendenze depressive. Soprattutto  se vi intriga conoscere i meccanismi dei metodi alternativi per combatterle.  Elenca e spiega infatti 7 sfere di azione tramite le quali affrontare e curare depressione, ansia e stress, evitando interventi di tipo farmacologico e anche senza psicoterapia. Questi i campi di azione suggeriti:
  1.     rimozione dei traumi psichici con i movimenti oculari tramite il cosiddetto EMDR (nota di Squa: che in realtà, credo, è sempre "somministrato" in sede di una psicoterapia)
  2.     energia della luce (fototerapia)
  3.     agopuntura
  4.     alimentazione (apporto in acidi grassi Omega-3)
  5.     attività sportiva
  6.     comunicazione emotiva non violenta, relazioni sociali e solidarietà
  7. Il settimo metodo (che in realtà nel libro è presentato per primo) è la ricerca della "coerenza cardiaca".


 Proprio quest'ultimo è quello su cui il chercheur si è appassionato quando gliene ho parlato. Misurare il battito cardiaco e monitorarne la variazione? Mi piace! Guarda come sono bello e scienziato: se compro il materiale giusto posso farlo da me.

Il chercheur ha quindi acquistato il necessario: una sonda ottica e un micro-processore (il mitico Arduino). Poi ha scritto uno scriptino che trasforma il battito rilevato dalla sonda in un grafico in cui sulle ascisse c'é il tempo e sulle ordinate la frequenza cardiaca calcolata sugli ultimi 2 battiti, il grafico rappresenta quindi la velocità del cuore e mostra ogni accelerazione o decelerazione.

Dice la teoria che respirando "attraverso il cuore" (secondo le tecniche classiche di yoga e meditazione) si interviene direttamente sulla frequenza cardiaca rendendola regolare. Si ma che significa "respirare attraverso il cuore"? Bho! Adesso che abbiamo il nostro strumento di biofeedback non abbiamo proprio bisogno di saperlo spiegare, ogni tanto ci sediamo al computer, infiliamo il sondino sul dito e ci guardiamo il cuore sullo schermo cercando di guidarlo verso la coerenza.

Praticamente il DIY in salsa geek!!

Io amo quest'uomo


Dettagli più precisi su cos'è la coerenza cardaca e come può aiutare a coltivare la propria serenità interiore, si possono trovare qui, dove è riportato un brano del libro suddetto. Io sto ancora studiando  e a suo tempo pubblicherò la terza parte di questo post cercando di spiegar(mi) come mai funziona.


#arduino it's finally at home


13 November 2014

Squabus litiga


e per una buona volta non è distrutta dal senso di colpa, dal senso di "avrò sbagliato"? Dal senso di "oddio e adesso che succederà?". Squabus si sente fino benino nel mezzo del litigio!

La scrittura del post del divano deve aver sbloccato qualcosa. Squabus per altro ha l'impressione che ultimamente è tutto un sblocca-sblocca. Pare di stare in mezzo ad un domino, toccata una tesserina è caduta gran parte del paesaggio. E bisogna dire che si sta un gran bene senza certe convinzioni, pensieri, segreti, omissioni, nel mezzo del proprio paesaggio mentale. Che sollievo madre mìa! Squabus ultimamente ha fatto tanti di quei passi in avanti (molti di più e molto più significativi di quelli già menzionati) che si sente ancora più illuminata di prima. Tutto questo sa di rinascita, più che di risalita.


Per raccontare i fatti come sono accaduti, tanto per una volta, chè Squabus di norma ha difficoltà a raccontare di terzi, in toni accusatori e negativi per lo meno. E però la catarsi chiama. La liberazione...   venting mode is ON. Per raccontare insomma è successo che iL collega manipolatore e snob l'ha cagata in pieno. L'ha provocata, forse senza neppure volerlo veramente, ma solo per stronzaggine intrinseca (e non so che cosa è peggio) l'ha indotta ad una rabbia profondissima, ma per fortuna misurata e fino buona. Del tipo "Ma perchè diavolo mi tratti così che io sto facendo del mio meglio ad AIUTARTI, per aiutare TE, brutto stronzo e stupido". Che poi bisogna dire che tutti gli astri del cielo si sono rimessi a girare come un tempo che fu, Squabus si sente intellettualmente presente, riesce a ricordare quello che legge, riesce ad appassionarsi a certi compiti che prima bof e insomma si era messa di buzzo buono per fare funzionare le cose, nel progetto del manipolatore stupido. Ma quello niente, preso probabilmente da casi suoi, diamogli il beneficio del dubbio, l'ha ignorata quando lei gli chiedeva di guardare i risultati, ha continuato col suo atteggiamento altezzoso e impegnatissimo, e la sua routine fatta di caffè -rigorosamente ed esclusivamente con  pari grado o più- infastidimento e stress e ordini impartiti agli altri 3 poverini sotto le sue preziose guide. Squabus allora gli ha fatto uno sgarbo garbatissimo. Una cosa che lei sapeva benissimo l'avrebbe mandato su tutte le furie. Squabus ha mostrato i risultati al capo di tutti chiedendogli un parere.

Apriti cielo.

Quello si è incazzato a morte. E' inutile raccontare qui tutti i dettagli, quello che ci siamo detti e fatti. BAsti sapere che la conclusione del litigio è stata che secondo lui Squabus non aveva il diritto di mostrare neppure l'aspetto tecnico dei risultati nè ai colleghi nè tanto meno al capo di tutti. Cosa che Squabus continuava e ocntinua a dire essere fuori discussione. Non se ne parla prorpio bello!!!

Se fossi disponibile e simpatico sarebbe forse altro paio di maniche, pensava Squabus. Ma   l'opportunità di formarmi a cose che non so fare e di crescere discutendo con colleghi tutti e soprattutto superiori, se questi hanno il tempo che tu non hai o non vuoi dedicarmi. Te lo puoi scordare ciccio!!

COnclusione fu che probabilmente non c'è compatibilità e che la cosa migliore era parlare col capo dei capi perchè mi assegnasse ad un altro progetto.



Solo con te ho questi problemi, ha detto lo stronzo (bugia! bugia! bugia!), per citare una delle cose più intenzionalmente atte a ferire che ha detto. E Squabus che un di' avrebbe curvato le spalle spaventata e tapina, chiedendosi cosa avesse lei di sbagliato, ha fatto un sorriso mite, sereno  e paziente, ripsondendo: Me ne farò una ragione. E intanto pensava (peccato che non l'abbia detto ad alta voce!!!): si vede che sono speciale!! Quanto ha poi sorriso contenta Squabus di questo pensiero spontaneo, positivo e bello proprio.


Squabus ha poi raccontato la vicenda a tutti, ma come è da lei, mettendo bene in chiaro i propri difetti e le proprie intransigenze. In cerca spudorata di approvazione e sostegno. Persino alla titolare, l'unica tra tutti  ad essere pseuso-pari a lei come quadro gerarchico (solo che lei è titolare, che cambia parecchie cose alla fine!) e che è diventata pappa e ciccia con lui. La titolare ha detto che lo stronzo manipolatore Il n'est pas vicieux et tordu. Squabus, che pensa esattamente l'opposto, è rimasta silenziosa ad ascoltarla. NOn l'ha contraddetta, ha preso semplicemente nota e ha ringraziato del consulto amichevole, che per altri versi è stato molto utile. Squabus ha capito cos'altro ha mandato in bestia il manipolatore. Apparentemente Squabus è troppo fiera e altezzosa e la cosa ai piani più alti non è così apprezzata. Amen, ci farà i conti. Evviva la serenità.


Poi ha parlato con la colleghina giovane e saggia e carina e amichetta ormai. E anche col nuovo dottorando simpatico e con la dottoranda asiatica. Tutti l'hanno rincuorata e le hanno dato pacche sulle spalle dicendole degli accorati Vedrai che si risolve tutto. Ma lei mica era preoccupata. Solo ci teneva molto ad affermarsi. Cosa che non fa mai. Per amore di correttezza, perchè parlare dei conflitti nel sototbosco le è sempre parsa una cosa sbagliata e cattiva. Squabus stavolta invece ha deciso di affermare i suoi bisogni. Squabus s'è rotta il cazzo di essere integerrima e corretta ad oltranza. Pardon my french, ma adesso veramente basta.


SOlo una cosa ha omesso di dire ai più, che ci aveva messo la malizia, che lo sapeva che lui si sarebbe arrabbiato e che in fondo lo voleva fare arrabbiare. Squabus avrà da gestirsi il senso di colpa di questa malizia e di questa omissione. Si farà una ragione anche di questo.



Dopo due sessioni di arbritraggio separate. Prima lui col capo. Poi Squabus col capo, domani oggi sono convocati per arbitraggio a 3. Perchè in fondo in fondo lo stronzo ha bisogno di aiuto e non può permettersi di lasciare le cose  così e risolvere il conflitto gli conviene.
Lei preferirebbe non lavorare più con lui che è un personaggio fintamente solare, fintamente amico di tutti e invece fosco e cattivo e subdolo. Per lo meno così lo percepisce lei e gli starebbe volentieri alla larga. Però è anche vero che finire un conflitto così e separarsi creerebbe un antipatico precedente che Squabus preferirebbe non avere sulla sua fedina professionale. E poi - e questa è la cosa pericolosa e mai provata e per cui si sente molto in colpa - sottosotto un po' è divertita dall'idea di stuzzicarlo ancora e vedere se lo fa arrabbiare di nuovo....

Squabus è intrigata e curiosa di come metterla giù in questo arbitraggio a tre, perchè pare che lo stronzo al capo abbia detto cose totalmente diverse da quelle(a) che rimproverava a lei. Ma allora non sei stronzo, sei stupido? E mo' di che parliamo domani oggi?


Eccoqua, questa era la storia di Squabus che litiga. Diccome lei è naive e troppo buona (insomma a conti fatti, a vedere tutta sta malizia e desiderio di litigare che spunta a tradiemnto...) accetta volentieri dritte e incoraggiamenti dai lettori con tanto savoir faire e  più sgamati di lei.

11 November 2014

I signori (e signore) che guidano il tram


 
Adoro andare a prendere Pistacchio in bicicletta. Adoro l'ultima discesa che ventila ben bene  i pensieri della giornata e mi fa arrivare da lui in scioltezza. Ho apprezzato anche riportarlo su per la salita, perchè mi piaceva l'idea che eravamo insieme, in movimento e ogni tanto ci parlavamo complici. Da un po' di tempo però un po' per pigrizia, un po' per accontentarlo (che poi è il vero punto della situazione),  invece di pedalare su per la strada che ho appena percorso, io e lui andiamo un po' più in là, facciamo una discesa ancora più ripida che ci porta ad una fermata del tram, quello blu con gli uccellini bianchi, ormai famoso su questo blog. PIstacchio adora il tram e io con lui. SOno felice di questa nostra routine anche perchè giustifica l'acquisto del costosissimo abbonamento annuale ai mezzi. COsì monto la bici sul tram, lui ben legato sul seggiolino, incastro la bici e mi aggrappo ben bene facendo attenzione a frenate e partenze e andiamo su per le 5 fermate che ci portano a casa. 

I nostri rituali sono in costante evoluzione e anche questo mi piace molto. MI da la misura della sua crescita, della consolidazione delle sue certezze, del desiderio di esplorare nuove cose. Una volta che eravmo cisì incastrati e aggrappati  ho dovuto negargli una cosa che desiderava molto. CI siamo capiti male, ogni volta montiamo sul tram vicino al conducente, quella volta  devo aver detto andiamo vicino al signore che guida, lui ha capito andiamo a  vedere il signore che guida, quindi una volta su si aspettava che lo facessi scendere dal seggiolino e lo portassi vicino alla cabina. COsa ovviamente impossibile. Allora ho sopportato i suoi strilli e proteste -e gli altri passeggeri insieme a me- e gli ho detto tra un sighiozzo e l'altro che quando fossimo scesi alla nostra fermata, ssaremmo usciti e andati davanti, affianco al signore che guida il tram a guardarlo. Inutile dire che ora questo è il nostro rituale di discesa dal tram. Immancabilmente usciamo, ci mettiamo lì paralleli a l muso del tram e osserviamo il conducente.

Ce ne sono tanti, sono signori e signore, bianchi e neri, giovani e più vecchi. Spesso hanno un aria un po' imbronciata, ma immancabilmente, quando ci guardano fermi a guardarli gli scappa un sorriso. Qualcuno lascia partire uno o due  Tin addizionali, prima di partire, in onore del Pistacchio che li guarda incantato. Io sono felice di questo rituale nuovo, non solo perchè mi permette di accontentar eil mio bimbo, ma perchè mi sembra di portare un sorriso ai signori che guidano il tram.

 

 Questo post nasceva altrimenti. NAsceva per dire che due anni e tre quarti sono una fase meravigliosa. E che anche la duennite passa.  Che poi quando mi lamentavo della duennite pesa, in fondo lo sapevo, che la duennite non ce l'aveva mica Pistacchio, ce l'avevo io. Ma di come m'è passata la duennite e grazie a cosa, vlo racconto un'altra volta, forse.


10 November 2014

La caffettiera, metablogica e un nuovo post dei post

Sono un vulcano...
eccomi qui, ancora in risalita forte e chiara, un bimbo febbricitante che ho appena accompagnato al riposino, un chercheur via per per quattro giorni ad una conferenza. Seduta ad un pc che va a carbone,eccomi,  io sono un vulcano. Potessi, mi chiuderei in casa a scrivere. Le rare volte che mi viene questo fuoco comunicativo, immagino una stanza da letto, una scrivania e una finestra sul mare. E io che scrivo, scrivo scrivo.....


Da dove comincio? Dal vulcano. Perchè sono sempre così? O niente o tutto, un tutto da non riuscire a mettere i pensieri in fila, a non riuscire a domare le parole? Sarò mica bipolare? Ho chiesto alla Matrioska l'altro giorno. SI è messa a ridere. Ah la MAtrioska. Ci starebbe anche lei nei miei pensieri scritti. Elogio di una Matrioska si intitolerebbe quel pensiero fatto a post.


E adesso, un respiro grande, un po' di metablogica e poi un post dei post.


Dove va questo blog? Cosa fa? Di cosa parla? Che toni ha? Non ne ho idea. Di tutto un po' e va benone così. Non ho per fortuna questa smania che mi si legga, mi si segua. La smania che ho è di esprimermi. Di tirare fuori cose che stanno lì a far muffa e corrodere gli animi. Di condividere. DI trovare anime gemelle. Quello si.

Di cosa continuerò a parlare? Del più e del meno? Di burnout (o quello che fu?), di depressione, della psicoterapia, di famiglie disfunzionali e malattia mentale, di conciliazione scontenta. Di bilinguismo e fatica, quanta fatica.

A volte però mi piglia un brivido... e se provassi ad impegnarmi un po' di più? E se provassi a coltivare quell'interesse che sta premendo e ne facessi qualcosa di più strutturato? Saprei domare il mio caos e darmi dei limiti? Un giorno magari potrei essere anche io una casalinga con bonus, una felice donna a casa con un bell'interesse da coltivare. In tante(i?) ci provano, magari non funziona, ma magari stai bene lo stesso. Mha.



L'ultimo post dei post non è rimasto del tutto nell'aria, poi alcune cose le ho scritte davvero, alcune no, altre se ne stanno lì in draft, in forme più o meno compiute. Ho 72 post in draft. Io sono la donna-draft! Parecchi sono abbozzi, cose che premevano e non hanno trovato la giusta luce. Alcuni post sono belli che finiti, ma non c'è più la luce giusta o chissà che cosa. IO non sono tipa da programmare post. Qualche volta l'ho fatto ma niente non funziona. Il click deve essere una cosa del momento. Se al momento del click lo spirito non è lo stesso del post allora non se ne fa più niente. Immagino sia così per molti. Io però penso che "costringermi" a scrivere qualcosina oggi giorno sarebbe terapeutico. Una sorta di meditazione. LA ricerca della calma giusta, del "la" della scrittura. Non è sempre possibile assecondare l'ispirazione del momento ed è un vero peccato. Se potessi scrivere quando mi preme l'ispirazione, sarei felice. Se fossi una persona meno caotica avrei un taccuino dei post che nascono lontano dalla tastiera. E sarei una donna meno caotica e più felice. Scrivere mi fa un gran bene. Nonostante io stia perdendo la grammatica, l'ortografia, il mio italiano tutto.

Oltre a finire o pubblicare quelli che già sono in draft, ma di quelli oggi non ne parlo, bisognerà che mi somiglino di nuovo... Ecco, se potessi avere tutto il tempo e la pace e l'ispirazione non mi abbandonasse, questi sarebbero i pensieri di cui scriverei:

  • Lettera ad uno pseudo-stalker
  • che andrebbe insieme o forse no insieme ad un altro molto tosto intitolato: Molestate
  • I signori che guidano i tram
  • Ti voglio bene come il mare, che però poi è stato messo in crisi da:
  • Ci mancava solo Edipo
  •  Yin &Yang
  • che fa il paio con Squabus litiga! Ed è lo stesso serena

Sono poi mica tanti a ben vedere... Ma siccome sono un vulcano, invece ora vado a leggermi un libro, tanto Il Pistacchio tra pochissimo si sveglia!
Volete mica votare il vostro preferito?

Lo sentite questo rumore di caffettiera? SOno io! C'ho un vulcano in petto!!!