02 December 2013

Il marito dell'altra panchinara (e.c.)

Non si vive solo di sogni romantici, ahimè, c'é anche da portare a casa la pagnotta. E come ha solo accennato in un post che parlava di panchine, di sport, di grinta ed entusiasmo, per Squabus il futuro lavorativo non è che sia poi così roseo,  per lo meno là sul binario dove si trova. Dovrebbe scendere dal treno, tirare fuori la mappa e studiare una via di fuga. Invece se ne resta lì seduta, si impegna a fare il suo dovere quotidiano, ma per il resto, guarda fuori dal finestrino, si gode il panorama e la piacevole compagnia, aspettando che un miracolo la porti da qualche parte, anche se sa bene che così perseverando non andrà molto lontano. Ma quella del treno, comunque, è un'altra storia.

Per dire che Squabus non è l'unica panchinara, Qualche giorno fa sulle scale ne ha incrociata un'altra, con cui chiacchiera talvolta. Ha un bimbo di 18 mesi e uno di tre o quattro, è panchinara da ben più tempo e gira voce sia in gambissima. Tanto che, dovesse liberarsi un posto da titolare, andrebbe certamente prima a lei, che a Squabus.


Squabus l'ha incrociata sulle scale, mano nella mano con un biondino alto intorno al metro, ma era incerta se fosse il primo o il secondo. C'era in quei giorni uno sciopero contro la riforma degli orari scolastici (altro argomento parecchio interessante su cui prima o poi un post ci dovrebbe proprio scappare), di bimbetti se ne sono visti un po' bazzicare per l'istituto.
- Ma che bel marmocchietto! E' tuo immagino?
- Si. 
- C'è sciopero anche oggi? 
La panchinara dice che no, che suo marito aveva un impegno e quindi le ha lasciato il piccolo per un'oretta.
- Ma perchè voi niente crèche (il nido)? Niente nounou (la tata)? 
Dice:
- No, mio marito è homme au foyer [che sarebbe come a dire che è casalingo stay at home dad***]
- Ma per scelta o necessità?
- No no, per scelta, dice lei.
- Ah! fa Squabus

La panchinara, apparentemente, ha un'altra marcia in più. E se anche le altre sono così, Squabus è spacciata.


***Errata corrige
OK, non chiamiamolo "casalingo," che implica una durata indefinita del suo status e poi non è  nemmeno una bella parola.  Chiamiamolo stay at home dad

01 December 2013

Là dove dormono i tram

Andiamo su per Sans âme, ma invece che girare a sinistra per Frittole, proseguiamo dritti, verso la banlieue. Poi deviamo solo un attimo a sinistra e attraversiamo gli orti. Nell'ultimo tratto ci tocca scendere col passeggino lungo una scala, ma i gradini sono 'lunghi' e poi ne vale la pena,  così arriviamo alla meta di faccia, o come in un tuffo di testa. A capofitto.  Infine ci ritroviamo l'agognata scenetta davanti agli occhi, in tutta la sua maestosità.

Una volta giù dalla larga scalinata, infatti, ci troviamo davanti ai tram che dormono. Durante la settimana ce n'è che qualcuno. Per lo più quelli blu, con le rondini disegnate sopra (chè Pistacchio guardando il librino di Matisse preso in mediateca tutto contento esclama: Tam!) Nel week end invece pare che sono tutti lì, a riposare, una distesa di tram sotto i nostri occhi.


Mi piacerebbe che qualcuno ci fotografasse, mentre ce ne stiamo lì seduti. Lui sul suo passeggino, io affianco, per terra. Restiamo  in silenzio, in attesa. Guardiamo i tram che dormono. Aspettiamo, speriamo che ne arrivi uno.
E secondo me siamo bellissimi. Ma poi ha ragione il chercheur: questo blog è meglio di un album di foto. Ogni tanto gli leggo un vecchio post e lui, ogni volta,  mi ripete: questo è molto meglio di una foto! E allora io me la scrivo quella foto.


Non lo so più quando e come è nata questa passione per i tram. So che nelle nostre passeggiate per la campagnetta di Frittole, finivamo spesso proprio lassù, sopra il deposito dei tram. Un giorno mi scappò forse di dire che i tram stavano facendo la nanna (poi, tra l'altro, mi sono ritrovata spesso a riflettere su cosa implichi davvero la personificazione degli oggetti inanimati, se sia una cosa buona e giusta). Un altro giorno un tram arrivò al deposito. Fece il suo inconfondibile tin, poi si infilò in un tunnel per una doccia veloce, il tram-lavaggio, come quello delle macchine, però a grandezza tram. Uscì dall'altro capo del tunnel, per poi ritornare verso di noi, allinearsi con gli altri tram e, infine, addormentarsi, non senza aver fatto quel versetto tipico e caratteristico del tram che si addormenta.  Si vede che anche i tram hanno la loro brava bed routine ;)


Poi un bel giorno, nel mezzo di un tantrum di quelli tosti, mi ritrovai, questione di trovare qualcosa a cui dare voce, a descrivere al Pistacchio Furioso la scenetta del tram che entra dal cancello, si infila nella doccia, fa il giro e si ferma vicino a tutti gli altri a fare la nanna. Via via che raccontavo Pistacchio si calmava, appena finivo di descrivere la scenetta, lui subito chiedeva Cò, che sarebbe a dire: encore e cioè ancora. E io, paziente, ripetevo dal principio. Intanto tra me e me pensavo:  Ma guarda tu che persino la routine del tram lo calma, che cosa curiosa. Il tram intanto fu proclamato Santo Subito. E probabilmente della sua potenza conciliatrice se ne fece un uso smodato e spropositato.

Fu così che ci ritrovammo, praticamente ogni santa passeggiata, seduti a guardare i tram che andavano a dormire. Ad aspettarli, a sperarli, a gioire se e quando uno finalmente si degnava di arrivare. Intanto di tram ne prendevamo anche volentieri, durante i nostri pomeriggi insieme. Ci facevamo portare, e riportare. Una volta, mentre tornavamo a casa dal centro, si sentì un colpo ed esplose un finestrino, quasi affianco a noi. Ancora ce la raccontiamo, io e Pistacchio, quella botta potente e lo scompiglio che ne seguì. Tam bum! Che poi significa La finestra del tram ha fatto bum! Per fortuna nessun ferito.



Intermezzo. 
Quando vivevamo in Francia, ma la prima volta, una sera, io ed il chercheur, allora fidanzatini senza prole, eravamo a cena da zia Mila. C'era anche un amico di Sciro, un tal Esse. Insieme al quale anche il chercheur era andato a pescare una volta, annoiandosi mortalmente. Questo ragazzo aveva una vera e propria fissazione per la pesca. Non faceva altro che parlare di quello. Raccontarono le avventure della loro ultima uscita, dei pesci che avevano preso, di quelli che avrebbero potuto. E passi, ascoltammo il resoconto, come si chiacchiera del più e del meno. Poi la conversazione deviò altrove. O almeno cercò, perchè di qualsiasi cosa parlassimo, Esse riusciva sempre a tornare alla pesca. E disquisiva dei pesci più grossi che aveva preso. Di quelli che sognava prendere. Finimmo a parlare del natale, Esse raccontò di quell'anno in cui suo padre gli regalò un peschereccio giocattolo e di quanto era felice. Io e Mila ci guardavamo tra lo scocciato e il divertito. Comunque lo ascoltammo raccontare del peschereccio. Poi la conversazione prese  a vagare ancora una volta. Chissà come e perchè finimmo a  parlare di segni zodiacali. Quando domandammo a Esse, diventato silenzioso, E tu di che segno sei? Quello di rimando rispose: Pesci... Io e zia Mila scoppiammo a ridere una di quelle belle risate grasse in faccia ad Esse, che ancora ce lo raccontiamo. Difficile ridere tanto di gusto. Quando Zelig ce l'hai vivo, vegeto e reale di fronte a te, restare seri è impossibile.


Ecco, questo per dire che Pistacchio coi tram è un po' come Esse con la pesca. E questo non è un complimento per il caro Esse, non che Pistacchio non sia un gran figo, è un bimbino fighissimo nel suo 22esimo mese. E per lui tutto è tram. I kapla, come i lego, sono tram che lui allinea pazientemente, uno di fronte all'altro. Matisse gli fa pensare ai tram. Il logo di Montepello lo fa gridare tram, perchè fa capolino sulla fiancata di ogni vagone. Anche le M di Montepello che ci sono in giro sui depliant: tram, anche se sulla fiancata non ci sono. Per dirla tutta anche davanti ad una pagina bianca lui è capace di esclamare: Tram! Talmente tanto e sempre tram che noi iniziamo anche a stufarci un tantino.

Anche la luna lo fa vibrare alquanto. Gli piace parecchio scorgerla nel cielo, prova soddisfazione ad additarla nei libri. Quando aveva iniziato a sospirare o nuna nuna, puntando al cielo, avevo buttato al chercheur:  
- Perchè non compriamo una di quelle lampade a forma di luna da attaccare alla parete? Visto che gli piace tanto. 
Il chercheur che è francescano dentro, fuori e pure di fianco, e dedica la sua vita all'ascetismo, alla purezza, alla rinuncia, per fortuna non al cilicio, ma poco ci manca... Il chercheur mi rispose, dall'alto della sua saggezza, o dal piedistallo del Saint-Exupéry de noantri:  
- Se la mettiamo nella sua stanza, la troverà sempre lì, finirà la ricerca, la gioia del trovarla nel cielo, la poesia. 
- Sarà, dissi io, niente luna sulla parete allora. 


Ma la luna, nonostante la sua aurea romantica, non può competere con il tram. E noi a dirla tutta a sentir parlare di tram iniziamo a non farcela più. Qui la campagna per la banalizzazione del tram quasi quasi inizia. Gigantografia di tram Montpellierano, per parete stanzetta, cercasi. Stavolta è il chercheur in persona a stampare i volantini.


Il post era stato pensato corredato di simpatiche foto. Ma magari un'altra volta, che è già tanto che riesco a postarlo...

29 November 2013

Comunicazione di servizio

Mi dicono dalla regia che ci sono problemi nel commentare.

No vi prego, se capita anche a voi, mandatemi una mail, ché qua già si é in letargo, che almeno ci sia un po' di posta quando mi sveglio :D
Mi trovate su squabus at gmail.

27 November 2013

Volver


Ho fatto il richiamino, sono andata a fare una passeggiata al di là della frontiera. Sono tornata in Spagna. Potrei riscrivere, di nuovo, parola per parola:



Il mio rapporto speciale con la terra di Spagna e la magia del richiamino è stato piacevolmente disturbato e "desintonizzato" dalla piacevolezza di una compagnia femminile.  Comunque, tra una chiacchiera e una passeggiata sotto la pioggia, ho respirato a pieni polmoni, ho riassaporato, ho goduto, ho ricordato.



Sbarcata a Barcelona Sans, ho rivisto come  in una foto - e quella foto esiste per davvero-  quattro giovini diociottenni-o-poco-più, seduti per terra, addentando un bocadillo de tortilla de patata. Correva l'anno 1995. Sbarcata a Barcelona Sans ho inziato a sorridere di un sorriso radioso che mi ha accompagnata tutto il week end.
Nei corridoi della linea 3 direzione Trinitat Nova ho cominciato a sentirmi come in un video musicale. Sorridevo, ancora e ancora, guardavo la gente, la musica era perfetta. Le persone camminavano veloci. Chissà dove. Voi gente che vivete nelle metropoli... (che io poi, tra parentesi, non lo so mica se potrei vivere in una metropoli.) Però voi, voi lo sapete che vivete come in un video musicale?


Poi mi sono ri-incantata per la gentilezza delle persone per strada. Per i sorrisi, la voglia di ridere. La simpatia. La solarità. La complicità con cui il perfetto sconosciuto ti rivolge la parola di fronte una cosa buffa. Il tu dato a tutte le generazioni, da tutte le generazioni. Mi piace, ed è una cosa di un simbolismo meraviglioso. Tu sei tu, non sei lei, non sei voi. Tu sei tu ed io lo so, non me lo dimentico e proprio con te parlo.

Parlare la loro lingua è la cosa più bella che so fare. Quanto alle parole. Poi, a malincuore, è la loro lingua, non la mia. Se mi chiedo qual è il mio sogno nel cassetto, forse posso rispondermi, con ironia, che è diventare spagnola. Dentro.


Ci ripenso con grande malinconia. Io ho voluto dimenticarmelo, ma da un certo punto in avanti ho pensato che era in Spagna che dovevo vivere. Posso fare finta di niente, fischiettare, cercare di trovare la mia nicchia qui, ma quello credevo fosse il mio destino. Per quanto provi ammirazione e rispetto massimo per la Francia, i francesi e il francesismo tutto, io forse non ce la posso fare a privarmi tutta la vita di quel non so ché che amo profondamente. Visceralmente. Che per lunghi perodi mi (cerco di) dimentico (are). Ma poi faccio il richiamino e torna tutto, come ondate prorompenti su una scogliera. Passione pura.

Con un leggero magone penso che ben due volte ci siamo trovati ad un incrocio della vita in cui le indicazioni dicevano: di là Barcelona, di là cittadina medievale olandica. E 4 anni dopo: di là, magari, se ci credi, nuovamente Barcelona, ma con un futuro incerto. Di là invece Montepello pronta che ti aspetta, col futuro delineato.
Montepello fu.


Non ho dovuto neppure varcare nuovamente la frontiera per ripiombare nello sfondo quotidiano
È bastato cambiare treno a Figueras. Ancora in Spagna, ma alla frontiera. Scendo dal luccicoso trenino spagnolo e mi dirigo verso il tgv. Sulla banchina pronti ad attenderci i controllori della sncf. Occhi al biglietto, labbra grige che non sorridono, svogliatezza del rapporto umano che resta professionale e non ti guarda in faccia, che non ha bisogno di empatia. Et vous? Vous allez où?


Mi sono seduta al mio posto, il treno è partito. Non ho potuto fare a meno di notare che andava all'incontrario. Mi son ritrovata seduta rivolta alla Spagna, mentre il treno procedeva in direzione Francia. Ho ripensato ai controllori grigi sulla banchina che mi hanno chiesto. Et vous? Vous allez où? Noi? Noi, chissà, un giorno magari emigriamo di nuovo.


Où est Squabùs?

26 November 2013

Fanculo la statistica

Lei è bionda, piccolina, gentile. Un tantino accentratrice e pure manipolatrice, sembrerebbe, talvolta, e nel senso cattivo del termine. Ma comunque una bella persona, cercata, rispettata, voluta bene.

Abbiamo lo stesso sogno. Non è un sogno che debba realizzarsi solo per una di noi. Non è che stiamo aspirando allo stesso posto di lavoro per esempio (quello è un altro faticosissimo discorso...) No, per questo sogno, la statistica potrebbe anche impazzire e distribuire due premi nello stesso momento, nello stesso luogo fisico. Ci divide un muro appena.


C'è soprattutto che io una volta ho già vinto e invece lei sta lottando da parecchio e con ogni mezzo che la scienza le mette a disposizione. E a me questa cosa incute un rispetto e una tenerezza assoluti.

Ogni giorno parliamo di lavoro e spesso anche di altro. Quando torniamo ai nostri affari, ci divide un muro, appunto. Io so della sua lotta, in seguito ad una serie di conversazioni stentate e goffe. Perchè io con le persone estremamente gentili, di quella gentilezza un po' aggressiva e diciamo invadente, ho sempre avuto qualche problema. Lei non sa nulla della mia. Pochi giorni fa ci siamo trovate sedute vicine su un autobus a chiacchierare. Mi diceva di quanto è stanca e preoccupata che non riuscirà a seguire le molteplici incombenze. Le ho detto che ora deve impegnare tutte le sue energie sul suo sogno. Che il resto resti un panorama sfocato. Le ho augurato con tutta la sincerità del mondo buona fortuna. Anche se, statisticamentre parlando, dovesse realizzarsi il suo sogno, magari il mio...


Continuiamo a staccare biglietti per la lotteria e a sperare. Potrebbe vincere una e non l'altra, magari entrambe, chi per prima? Non ci voglio pensare. Spero solo che vinceremo entrambe e presto e insieme. E fanculo alla statistica.

23 November 2013

sfumature autunnali

Autunno e inconcludenza. E mollezza. E leggero stato depressivo, in senso fisico più che emotivo. E un'inquietudine che non riesce a vestirsi di sorrisi anticipati. Quei sorrisi che indossati ti portano fortuna, scatenano catene di eventi positivi. Si vede che non li indosso con troppa convinzione. Si vede che chi è luna non può essere sole (quanto ci penso a questa cosa). Oppure si vede che magari non è tutta negatività del mio sacco, chè mi pare di essere come il povero gigante del miglio verde, se c'è da assorbire, io prendo, assorbo e porto a casa la peggio nefandezza, la peggio bruttura. E di questi tempi più che di proporre uno schema positivo, mi ritrovo a subire e fastidiarmi di quelli negativi, che mi appaiono nella loro accecante nitidezza. Senso di disgusto, di non appartenenza, di fatica estrema. Poi, quando incontro il sole, la voglia di vivere potente che certe anime belle riescono a conservare in ogni stagione del'anno. Io, sorridere, sorrido, di un sorriso leggermente increspato, chissà se si sente quel retrogusto amaro. Poi saluto con la mano e mi allontano. Mi isolo. Mi chiudo in casa. Mi ammalo, come oggi, che era tornato il sole a Montepello e io mi sono svegliata alle 2 distrutta e febbricitante. Cose da scrivere ce ne sono pure, invece mi perdo in bozze illeggibili, inconcludenti, insoddisfatte.  

Scrivo della microgita a Barcellona io e un'amica. Della nostalgia di Spagna che bussa di nuovo fortissimo alle mie porte. Scrivo di una Lei bionda con cui condivido le giornate e lo stesso sogno e io, che non ho mai amato la statistica, vorrei che lo realizzassimo entrambe. Perchè non ho voglia di essere felice vicino ad una persona delusa.

Penso che dovrò passare un po' di tempo da mamma single a breve e ne sono spaventata, visto com'è il periodo per me. Penso che tra pochissimo sarà Natale e io col Natale ho un rapporto devastante. Claustrofobia e voglia di fuggire.

Un gran istinto a mandare tutto in vacca. Un sentimento di non posso farcerla e di inconcludenza assoluta. Un desiderio di chiudermi in casa a doppia mandata e non vedere nessuno. Mi assale poi il pensiero desolante che gli assenti hanno sempre torto. 

Però leggo tanti blog. Non moltissimo, ma abbastanza. Leggo cose molto interessanti, ma non trovo la forza di dire la mia. Seleziono ogni post che mi piace come non letto e poi torno nel mio silenzio muto. 
Se questo post vedrà la luce sarà un ottimo segno. Ditemi che mi volete bene lo stesso...  prima o poi, al più tardi in primavera, ritorno...

12 November 2013

Persìno

Se siete facilmente *impressionabili* forse non é il post che fa al caso vostro. Scrivevo queste cose intorno ad allouin, quando avevo deciso che la sacrosanta dose personale di splatter me la volevo giocare così.


Ti sei svegliata di buonumore, in larghissimo anticipo, ma quella non è una novità. Oggi però sei persìno saltata giù dal letto fischiettando mentalmente quel motivetto accattivante. A momenti ti metti a ballare... Hai fatto il caffé, lavato silenziosamente ma allegramente la cucina, passato la pezzetta in bagno. Hai caricato la lavatrice e puntato il timer all'ora giusta per poter stendere i panni appena rientrata dal lavoro. Quella fregnacciona di flylady ti spiccia casa (ecco, magari...)

Hai scritto a lungo, a tutti, su tutto. Email, post, to do list, persìno la hit del momento: la to say list. Tipo: devo assolutamente raccontare alla collega questa cosa che mi dimentico sempre...
Hai letto i tuoi blog preferiti, ridi di gusto o ti commuovi con trasporto, quando le emozioni sono forti. Empatia massima.


Quando la piccola belva ha cominciato a chiamare, hai risposto con suoni d'amore, l'hai tirato su dal letto delicatamente, lo hai riempito di baci, nonostante i mille mila decibel che ti ha diretto nell'orecchio destro. L'hai seduto accanto al microonde mentre preparavi il latte e l'hai fatto ridere con la sola imposizione del tuo sorriso. Gli uccelletti fuori cantano gioiosi, le nuvolette sono di panna, persìno i netturbini caciaroni che passano sotto casa, che di solito fucileresti seduta stante, ti fanno simpatia.

Leggi con la belvetta i librini del buongiorno, gli fai il solletico sotto il collo, sulle ginocchia, sui gomiti. Gli cambi il pannolo con una mano. Giochi un'ora insieme a lui con i lego e ne vuoi persìno ancora. Prepari la colazione per tutti, poi svegli dolcemente il tuo compagno ricordandogli che tra un poco dovresti uscire e lui darti il cambio.


Esci svolazzando, sei allegra, pimpante, energica. Chiacchieri con la collega mattiniera, le dici quanto da to say list, prendete il caffè, o meglio lei il caffé, tu una tisana, chè di energie ne hai già abbastanza in corpo, si potrebbero distillare bevande altamente energetiche dal tuo sangue, per chi ne avesse bisogno. Metti su 5 esperimenti in un sol colpo e intanto telefoni a quella compagnia perchè vorresti provare quel kit, ma non sei sicura. La tizia ti dice che sei cosi' simpatica e metti così il buonumore che ti manda subito dei campioni da provare e totalmente gratis.

Sbrighi l'intera to do list delle due settimane precedenti. Fai su e giù dalle scale 50 volte. Di solito ti domandi imprecando perché hanno messo la mega-centrifuga al primo piano e il sonicatore nel sottosuolo? Oggi invece la vedi come un'opportunità per essere sportiva e aitante. Oggi ce la fai, oggi non c'é problema.
Ti chiedono aiuto con questo e con quello, tu dici sempre si. E sorridi, non smetti di sorridere, ti brillano gli occhi. Risolvi tutti i problemi. Oggi sei la perfetta mamma del labò. Ti prendi cura di tutto e tutti e le coccole dei colleghini gentili. Persìno quel gran buzzurro del tuo capo oggi ti fa i complimenti.

Incroci il fattorino di fedex (gran pezzo di figliolo tra parentesi), attacchi bottone nel tentativo di capire una certa cosa (noiosissima questione di campioni che non devono mica viaggiare oltreoceano, eppure ogni volta arrivano scongelati). Quello oltre che gnocco si rivela persìno utile, ti da un paio di dritte, e ti sorride pure, abbastanza giulivo. Persìno.


A mezzogiorno corri dall'osteò (la giornata dello gnocco?!). Ti sei dimenticata la tessera del tram. Chiedi al conducente se è grave essere beccata senza. Quello in tutta risposta ti sbatte gli occhi. Ma che gli è preso a tutti quanti oggi? Sei così di buonumore che ti sembra sia scoppiata la pace nel mondo, l'armonia universale, la gioia cosmica.

Poi, volendo dire proprio tutto, hai perso persìno mezzo kilo. Ti senti leggera. Cinguetti. Dici e pensi cose allegre. Guardi fuori, ascolti. Aiuti le vecchine alla fermata. Sorridi a tutto e tutti. Sei come santa.


Vai a prendere il piccolo al nido e grasse risate con i maestri, con le mamme, con i bimbi. Soprattutto quel bimbino là che si chiama J ed è il compagnuccio preferito di Pisti, e tu te lo porteresti a casa, te lo mangeresti di baci. Che buon gusto ha tuo figlio!
Torni a casa e appendi i panni, fai il cambio degli armadi, metti su le pentole per la cena, per il pranzo di domani, per i pasti dei prossimi 4 giorni. Congeli tutto, poi scongeli altro, metti tutto a tavola, al centro una rosa rossa (esagerata, questa non é vera, ma ce la vedevo bene sul tavolo...).

Stasera metti a letto tu la belvetta e una volta tanto la giornata non é mica finita qui, capisci ammé.....


A ripensarci ti sembra tutto molto strano e bellissimo, non é neanche primavera. Oh no che non lo é. E' che tu, amica mia, la primavera oggi ce l'hai dentro: tu stai ovulando. Le femmine intorno a te, magari lo sanno anche. Alla lunga si ovulerà tutte insieme, almeno così vorrebbe una teoria. Secondo me è questione di sopravvivenza.


Ma la domanda impellente é, ma voi maschi, quando vedete intorno a voi una donna così, perché io non ci credo che sono l'unica a vivere queste esperienze trascendentali, ogni mese, ma voi, la guardate e pensate Beccata! tu stai ovulando! ? Oppure io vi ho appena svelato l'arcano?



Poi c'è l'altro lato della medaglia. Mi fa fatica descriverlo, tanto è l'esatto contrario. Pessimismo cosmico e fastidio. Quando tutto un disastro, ti senti brutta, grassa, triste e pure antipatica. Ma perché sei così antipatica? Ma perché le persone ti parlano??

Un brufolo sul mento, sei gonfia e per niente tronfia. Una fame atavica e pure una voglia svizzera di cioccolato. Ma anche di fuggire, essere altrove. Anche non essere proprio, persìno. Odi tutto e tutti, ma al di sopra te stessa. Sei un essere inutile, insulso e persìno maledetto.

Tu te lo dimentichi ogni mese cosa ti aspetta il successivo, in barba al calendario, ma amica, dai retta a me, tu stai solo per sanguinare. Mortacci. Al più tardi domani tu mestruererai. E tirerai un sospiro di sollievo che lèvati: ah ecco che era, vabbè ma allora ditelo. Mi iberno e ci rivediamo tra qualche giorno. Tanto tra due settimane potrò smaltire il lavoro di tutto il mese. Lo dicevo io che ci vorrebbe il part time superverticale. Oppure una vita a metà ciclo. Risolto ogni problema.


Per amor di precisione e di complicatezza questi due fenomeni chez la femme Squabùs sono calmierati ed esacerbati da altre due influenze meteorologico-astrali. Il sole/cielo-grigio e la luna. 
Se capitate vicino a Squabus il cielo grigio, la luna piena, nei dintorni un giorno di pre-mestruo... ecco scappate, che è come dire che sta per scoppiare la bomba atomica. Avvertiti. Se capitate col sole, la luna piena, ma a metà ciclo, Squabus potrebbe persìno salvarvi la vita o darle un senso, perchè è taumaturgica, magica, santa... divina proprio.


Ora su un tono leggermente più serio, lo so bene che ci sono donne che prova a dir loro: ma che c'hai le tue cose, si incazzano da morire. Odiano il clichè, non sono vulnerabili al potere dell'ormone oppure lo sono ma sono convinte che l'oggetto del contendere, discutere, etc sia sempre sacrosanto e non abbia a che vedere con la loro fase ovarica.  Nel dubbio meglio non scherzare mai con queste donne.





Invece l'eccessiva sensibilità al ciclo mestruale è una problematica reale, in inglese suona così: Premenstrual dysphoric disorder (PMDD). Può essere molto invalidante e non è la semplice sindrome mestruale di cui soffriamo tutte, o quasi.
Per esempio se la vostra più che la vita serena di una giovane donna nel fiorire dei suoi anni, vi pare più quella di Dr Jekyll e Mr Hyde, a seconda della fase in cui state, potrebbe valere la pena lavorare seriamente sul calendario e su alcuni accorgimenti.

Poi, certo, ci sono donne di cui sopra che sono esenti dal potere dell'ormone, è possibile. Oppure il potere della loro mente è più forte (che noia...) Oppure, più probabile, morirebbero piuttosto che ammettere la sua esistenza.  Come se il femminismo implicasse persìno la libertà dalla chimica, dalla biochimica e dalla fisiologia. Vero femminismo per me invece è decretare l'Hormon Power. Potere alle donne nel metà ciclo. Quelle a fine ciclo le mandiamo dove c'è da litigare. 

In effetti, le peggio cose che ha fatto nella vita, le peggio litigate, quelle che ancora ci pensa e dice ma perchè? Squabus le ha fatte in coincidenza ematico-astrale sfavorevole. Di solito implicavano un altro essere umano del segno dell'Ariete, preferibilmente di sesso maschile, come controparte nel litigio. Giusto per aggiungere un'altro elemento astrale influenzante, lo zodiaco, e perdere anche quel poco di credibilità che rimaneva, eventualmente. Chè, come dicevo, se la fase è di pre-mestruo, col cielo grigio e la luna piena, se poi siete persìno maschi e dell'Ariete, ascoltate a me: state alla larga. A meno chè non abbiate intenzione di far scatenare la quarta guerra mondiale, persìno.

06 November 2013

Volontà

Son stata ad un funerale oggi. Un ricercatore del mio gruppo, persona fantastica mi dicono. Io l'ho solo incrociato mentre lottava. Due anni di lotta e una voglia di vivere eccezionale, non poco più di un mese... e tutto il resto, come Lei.

Io non voglio essere seppellita. Voglio essere cremata e voglio che le mie ceneri siano sparse in mare. 
Lo diceva sempre, nei momenti di allegria. Contrasto agrodolce, tinte bianco e nero, come solo Lei poteva fare.

Non ha mai specificato quale mare, ma quando il momento di pensarci é arrivato, non avevamo dubbio alcuno su quale mare dovesse essere.

E' stato il grande ad occuparsi di tutti i dettagli burocratici. Io ero decollata da Linate, ironia della sorte malvagia e cattiva, esattamente alla stessa ora in cui lei decollava da questo mondo. Uno scherzo infame. La notizia mi raggiunse all'atterraggio. In forma di sms.


La mattina dopo avevamo la visita per il tri-test, il solo stupido motivo per cui eravamo tornati in Olanda. Li faranno bene anche in Italia i tri-test. Era il momento del prelievo del sangue, da una parte mi domandavo se tutta quella tristezza potesse falsare i risultati. Se lo stato di disperazione in cui mi ritrovavo potesse avere riscontri biochimici. Dall'altra il risultato di quel test non mi importava più. Per niente. In quel momento mi sentivo protetta. Come se quel pozzo nero senza fondo potesse tenere lontana ogni altra catastrofe. Il terrore, la ricerca ossessiva di tracce di sangue, sarebbero arrivati dopo, quando quella tristezza non finiva più e mi sfiniva, mi svuotava, mi devastava.

Ma sto divagando, naufragando in ricordi, luttuosi e fecondi al tempo stesso. Che sorte beffarda. Quanto tempo aveva aspettato e sperato che le dessi quella notizia. Un sms all'atterraggio, dicevo, la mattina dopo il test . E poi via, di nuovo a prendere, l'ennesimo, fottuto, aereo.


Burocraticamente parlando, pero', le ceneri non potevano essere disperse perché le sue volontà non erano state da lei espresse in forma scritta. Ci veniva da ridere perché Lei a noi lo aveva detto, ridetto e stradetto, fino alla nausea.

Fu cremata e le sue ceneri raccolte in una cassettina orribile garbata di cui mio padre é il custode. Quindi sbagliavo, in qualche modo neanche la morte li ha separati. Lui ci ha molto tenuto a tutti i dettagli, le ha fatto quasi un altarino. A modo suo, diciamo. Poi ha cominciato a sfinirci con il "ricordino". Una cosa che non avevo ispirazione di fare, in quel momento, e che mi sono sforzata di fare. Per Lui. Sedici pagine. Scoppio a ridere a solo pensarci. Si é mai visto un ricordino di sedici pagine? L'infinito senso di colpa che si materializzai n ogni millimetro quadrato di carta stampata. Poi mi chiese quanti ne volevo stampati per i miei amici. Dissi tre: uno per M., uno per la Carmen, uno per Sonrisa che vennero a starmi vicina al funerale, in quel giorno di fine luglio. Io pero' non glielo diedi mai il ricordino. Chissà magari invece ne avrebbero avuto piacere. M. si forse. M. le voleva proprio bene e Lei semplicemente la adorava . A M. il ricordino lo devo proprio dare, sono in ritardo di solo due anni...

Il ricordino...  Una sorta di poesia che ci misi tre mesi a scrivere, le foto della sua tesi di laurea, i suoi disegni, una foto, la preghiera del marinaio, Ma soprattutto, stralci delle cose strampalate che scriveva.

La persona che mi ha insegnato

più di qualsiasi professore è mia nonna M

della quale porto anche il nome;

(...)

 è mia nonna, anche se è morta nel 1977,

perché nella mia filosofia ……

si vive sempre nel ricordo degli altri …..

ed è un credo anche questo ……

la morte non esiste.


Diceva sempre nonna M……

quando muoio io dovete vestirvi di rosso

e non mi dovete piangere,

ma «se vi sciarriati» [se litigate],

esco dalla tomba e «vi ffugu» [vi affogo].


Dopo aver sbrigato alcune pratiche, siamo partiti per quel mare. Non abbiamo parlato di lei. Non ne eravamo in grado. Ma essere su quel mare li' ci é sembrata la cosa migliore che potessimo fare.


Lui non ci ha pensato neanche un attimo ad andare contro la legge, io e gli altri due invece siamo rimasti inquieti e nervosi. Pero' in fondo lo sappiamo tutti che quella cassettina un giorno scomparirà nel nulla, forse faremo una denuncia di furto fasulla, come per non lasciare un discorso in sospeso. Spero solo che sarà facile scassinarla e commettere questo allegro reato.

Immagino che quel giorno, se lei ci potrà vedere da laggiù, ci ringrazierà e riderà forte 
Finalmente, non ne potevo più.

Vivi nel mio ricordo, ogni giorno. Ci mettero' ancora parecchio tempo a circondarlo di pensieri sereni e di allegria e ad indossare quegli abiti rossi che avresti voluto. Ma ci riusciro'. E' una promessa.

30 October 2013

Discomfort

Molto probabilmente la storia di quel bambino, non é come la mia storia, probabilmente per i suoi genitori c'é ancora speranza di felicità e buonumore. E amore, soprattutto, tanto amore. Perché in una casa senza amore si muore sempre un po' tutti.


Eppure leggere la lettera della sua mamma, mi ha fatto pensare alla mia storia. Sono mamma, oggi. Ma ieri, un maledetto ieri che per fortuna si allontana sempre di più, ero figlia di genitori "separati in casa" e infelici, tanto infelici e tanto complessi. Così complessi che in quel  ripostiglio ci stanno a fatica. Restati sotto lo stesso tetto, finché la morte non li ha separati, credo perché pareva più difficile fare il contrario. Perché quelle complessità immaginate da sole e isolate facevano più paura.


E' difficile immaginare la tristezza che si insedia nel cuore a crescere nel non-amore. O in un amore non sano, non so cosa fosse quella cosa densa e scura che aleggiava. C'é stato però un momento in cui la voglia di vivere mi ha travolta, o forse era solo l'aver finalmente conosciuto l'amore. Ero all'apice o alla fine dell'adolescenza, definizioni che ho attraversato senza capire a fondo. Ci provai. Provai tante cose, tra cui convincere lei ad andarsene. Ho fallito, più volte, finché non sono stata travolta anche io. Allora ho solo desiderato fuggire. Salvarmi. Perché non potevo salvare loro senza salvare me stessa. Sono fuggita talmente lontano, non solo nello spazio, che mi é stato impossibile un saluto.


Lungi da me giudicare. piuttosto vorrei poter mandare tanto, tanto coraggio a quella mamma, perché per fare felice lui deve innanzi tutto fare felice se stessa.


Uscire dalla comfort zone, diceva Fede qualche post più indietro. Da quando ho letto il suo commento continuo a pensare a quell'espressione. Più *sconfortevole* di questo angolino dove mi sistemo oggi si può pure, ma ancora non ci riesco. A volte però sento che ci riuscirò.

25 October 2013

Flessibilità non è il contrario di consapevolezza

Mi pare che un po' tutti mi raccomandiate di non essere rigida e non fissarmi su una 'linea educativa precisa', cito Mila su tutti. Capisco che posso aver dato l'impressione di essere una mamma pedante, rigidona e magari pure fredda, qua o altrove (o magari è solo il fantasma di quel che temo). Ne prendo atto, mi dispiaccio un poco, perchè mi sento la quintessenza della sensibilità, dell'amore e dell'empatia, ma amen, probabilmente è anche vero che sono più rigida della media? Bho! Non è poi così importante. E' vero che ci sono cose su cui non transigo, no matter what. Il sonno è diverso, perchè la notte è buia e fa paura. Lasciatemi ripetere, che mai fa male, che aborro Estivil e i metodi di 'lascia piangere, passerà'. Mai lo lascerò piangere quei pianti disperati più di qualche minuto striminzito. So bene che suono hanno i pianti poco convinti che possono essere lasciati sfogare. Non si tratta(va? siamo in tregua da 2 notti e stasera è persino andato a letto sereno) di quelli. Però come mi mette a disagio il 'lascia piangere passerà', mi mette ugualmente a disagio il 'è una fase, è normale, lascia correre, passerà'. Che tutti i bimbi attraversino una certa fase, non significa che non ci sia qualcosa che possiamo fare per aiutarli a superarla.


A me però pare davvero che quel che devo cercare, nella gestione di queste notti di emergenza, è proprio una certa fermezza di pensieri, altrimenti non solo impazzisco, ma rischio di fare proprio dei danni e di peggiorare la situazione. Sono una persona non empatica, di più. Con mio figlio, poi... non ve lo devo spiegare. Se va avanti così, come è successo quella notte, se lui piange, alla lunga piangerò con lui, ogni capacità di pensiero razionale sarà spazzato via. E non potrò essere quella base sicura di cui un bimbo ha bisogno, sarò in balia della sua stessa disperazione. E' questo che voglio prevenire. E' questa la linea che bramo. Va bene il concetto generico di flessibilità, ma reagire ogni volta in modo totalmente diverso non può dare alcuna sicurezza, siete d'accordo con me? 


Ovviamente ci devono essere le eccezioni, ma stabilire i punti saldi, alcune cose su cui non transigere mai o quasi, secondo me è fondamentale. Se ogni notte è diversa da quella prima non penso si arriverà facilmente a trovare una modalità per risolvere il nodo. E si confonderà il bimbo. Perchè io ne resto convinta: c'è sempre o quasi un nodo da sciogliere. Non sempre è facile da districare ***, qualche volta non ci si riesce, ma una ragione o un insieme di ragioni, o se non ragioni delle strategie per venirne a capo... ci sono sempre. Anche solo mentali. Ed erano quelle che bramavo l'altro giorno. In preda allo sfinimento.


Credo di averlo scritto altrove, ma può essere anche che no, lo ripeto qui, rischiando di attirarmi qualche odio: per me queste notti sono novità pura. Pistacchio si è sempre addormentato solo e sereno e ha sempre dormito tranquillo gestendo da solo i suoi risvegli e riaddormentamenti notturni. Mi sono attrezzata perchè fosse così, mi sono preparata al meglio che potevo, poi -cosa più importante- il soggetto si è dimostrato supercollaborativo. Jackpot. Invece non sono attrezzata, non siamo attrezzati, per le notti in bianco, in termini di abitudine fisica, perchè lo so che ci si abitua, a tutto.  Ancora noi no, siamo (eravamo?) in una fase di adattamento incredulo, e speriamo ancora, facendo scongiuri, che questa non diventi la norma. 

Prima ancora che mio figlio nascesse, dicevo, mi sono preparata e ho poi gestito serenamente la questione dell'accompagnamento alla nanna. Per quanto riguarda i risvegli notturni invece non sono proprio ferrata. Mi ripeto, reagire con empatia, flessibilità, istinto è sicuramente fondamentale, ma su uno scenario solido di consapevolezza. Che significa sapere cosa si sta facendo e perchè. Consapevolezza che si cerca di costruire mettendosi in ascolto del bimbo, della situazione, di se stessi, ma anche leggendo, informandosi, chiedendo consiglio agli amici e analizzando la situazione. Io di questo resto straconvinta. Forse questo mi fa passare per rigidona, razionale, o ditemi voi cosa. Non posso che dispiacermene, ma io nel non arrendersi ci credo e continuerò a crederci.


*** alla fine aveva solo caldo!!!
Se avete letto la cronaca dalla trincea, spero di strapparvi almeno un piccolo sorriso con questa, che è una battuta solo a metà...