19 September 2014

DI formicai allagati, coerenza cardiaca e amore... il chercheur intanto

Avere *un* chercheur per compagno significa vederlo tornare a casa preoccupato, un bel giorno, e farsi imbastire (altrimenti detto: farsi fare una testa tanta) per mezzora sui formicai allagati dalle recenti abbondantissime precipitazioni a carattere temporalesco.

No, ma quando esci devi vedere il muretto qua sotto, è nero pieno di formiche. Poverine

Del resto, per le formiche, lui c'ha un amore che dura da anni e anni. Come -e anche più ancora- che le pigne, le formiche gli hanno fatto compagnia in anni e anni di attesa alla fermata dell'autobus, all'epoca del dottorato, nella prima vita francese (lacrimuccia di nostalgia). Le formiche, lui, è capace di osservarle per ore, ne è affascinatro, le aiuta fino. Lui, le formiche,  negli anni le ha studiate e ora sa tante cose su principesse, regine che si strappano le ali, danze nuziali e capacità riproduttiva incredibile. O più o meno, l'esperta non sono io!

Hanno fatto tutti buchi intorno al formicaio, capisci? Per fargli prendere aria così si asciuga! E ora sono tutte fuori, capisci? Anche le principesse, quelle con le ali, quelle non escono mai. Invece ora sono tutte fuori, ti rendi conto? Devono salvare il formicaio e allora corrono impazzite, ognuna con un uovo in bocca. E' uno spettacolo incredibile

E' ormai sera, ha smesso di piovere, e mi sento molto in colpa perchè mi sono dimenticata di andare a vedere il formicaio sotto casa e le sue meraviglie.


Il racconto di come il chercheur finirà a studiare la coerenza cardiaca la prossima volta... appena trovo un buco energetico-temporale

to be continued

14 September 2014

Madeleine

Un picnic in una vigna assolata, tanto sole e calore e un cielo blu. Uva dolcissima da portarsi a casa, chè quest'anno niente vino. Alcuni teli a terra, cose buone da mangiare (la mia seconda parmigiana di melanzane, forse la crisi in cucina si sta sbloccando, il chercheur dice che almeno non mi revocano il passaporto calabrese...). Bimbi che corrono, altri gattonano o dormono sul seno della mamma. Persone nuove, un po' di entusiasmo, un po' di imbarazzo, un po' di panico, siamo pur sempre selvatici. Ogni tanto mi rendo conto che sono in apnea e allora respiro più a fondo e allora va meglio. Poi due chitarre che strimpellano e canticchiano canzonette francesi. Ed è come addentare una madeleine, ma ancora indefinita, mi prendono dei brividi e un calore dentro e canto un pezzettino insieme alle due chitarre

...je l'aime à mourir...

Non so dove avevo già sentito questa canzone, non so in quale vita, sotto quale cielo, ma mi prende le viscere e me le attorciglia. Eccola qui, per chi la volesse





05 September 2014

G+5

Al giorno meno due (G-2) il chercheur gli ha preso il colpo della strega, mentre sollevava il Pistacchio più pesante del mondo. Al G-1 ho cucinato tutta mattina e ho gestito la pesantezza del Pistacchio, nel pomeriggio mi sono fatta un bagno caldo. Ho poi ripercorso tutte le cose che forse avrei dovuto evitare, ma lo so, lo so bene che non c'è una singola cosa che avrei dovuto o non avrei dovuto fare ed è sciocco pensarci. Anche se questa filosofia un po' estremamente darwinista racchiusa nella legge del tutto o nulla che il personale medico (francese?) continua a ripetere, mi innervosisce, mi disturba. Che non serve il riposo, non c'è accorgimento che tenga, non serve un integratore di progesterone, solo per fare degli esempi. Che la Natura seguirà comunque il suo corso. E io mi innervosisco perchè sì c'è il tutto, c'è il nulla, ma in mezzo ci sono una miriade di altre possibilità. 


Al G+1 mi sentivo ogni secondo sull'orlo dello svenimento, come se in me circolasse la metà del sangue necessario a sostenermi, come se  le mie gambe fossero di piombo.


AL G+2 ho pianto l'Oceano Atlantico, il Pacifico non poteva essere.


 Al G+3 mi sono sentita fisicamente arrabbiata. Al mattino ho rifatto il dosaggio delle beta che per fortuna scendono velocemente senza lasciar temere problemi irreparabili. La Natura me ne  ha dato una, ci tenevo a sapere che non fosse in pericolo. Non riuscivo a stare ferma e mi sentivo arrabbiata, nervosa. Sono riuscita a fare un paio di cose molto utili e che aspettavano da tempo, ordine tra tutti i conti e i documenti di rimborso delle spese mediche e l'acquisto del nostro primo telefono fisso. Nonostante il mio "desiderio" più grande fosse sdraiarmi e distrarmi, lobotomizzarmi con qualche stupido video. Poi un desiderio di correre, di andare più veloce possibile, di smaltire questo qualcosa che ho in corpo e mi da rabbia, il pensiero che fosse  ancora presto.


Al G+4,   doveva telefonarmi la ginecologa e mentre non lo faceva la rabbia  montava ancora di più.  Poi sono andata a scegliere i miei primi occhiali da vista, cosa che trascinavo da mesi (e l'anno scorso dicevo che l'ottico sotto casa non mi serviva...), ho fatto la spesa, una lavatrice, poi ho ascoltato il mio corpo. Ho infilato la tuta, le scarpette e son corsa via su per Sans âme verso Frittole. Correvo, correvo e pensavo che questo quartiere noi lo pensiamo male e invece ci ha dato tanto. Sono tornata a casa, ho pranzato, una doccia galattica, preparato la cena. 


Al G+5 ho sentito voglia di un caffè, io che sono disintossicata da parecchio tempo, l'ho bevuto, mi sono seduta a tavola, ho aperto il pc. Penso di essere pronta ad andare. Ancora un po' più spaventata e umile, leggermente più curva, ma più viva di prima e questo è un gran ben.

Sento a fior di labbra alcune parole che ho letto qualche giorno fa, sullo schermo di una donna molto forte:
se una cosa non dipende solo da te per riuscire, tu non puoi dipendere solo da quella cosa per essere... 

ci provo

03 September 2014

Lettera ad una Matrioska

From: squabus
Date: 4 July 2011 16:31
Subject:  bad and good news
To: matrioska


HI M.,
I was not able to call you: as you know I get in panic and blocked by the phone, but still this is a difficult mail to write.
I always think I can keep up, I can manage, I always guess there is someone else that needs more help than me... and that I can deal with this. So I keep being quite waiting for my moment. But the point is that it would be better for me to talk about this as soon as possible. I know I will have to call you, meanwhile i felt like writing, I hope you will find this email...

Life has been quite shaken in only few days. I have been in Italy to see my mum last week. I  am happy I did it because my dad was not giving me the complete information.
She is dying, they do not know when, they do not say much, but she has metastasis all over the spine, the hearth, the bones, she got multiple fractures and she can't walk and probably she will never again.
I was impressed by the strength I found in my self to keep up. The question I ask my self and I worry  about is if I will be able to keep this strength until the end? She is so angry and closed in her self, she built this big wall and it is not possible to truly communicate. It has not been easy to stay with her, but it felt right and good for me. I would have felt worse elsewhere. I decided to come back to D. for two very clear and important reasons: one is that I am afraid the worse with her has still to come: I am deeply worried about (and if - doctors prefer to be extremely cautious in giving "perspectives") she will be able to go home. My dad can't manage this and even if he could, the situation would anyway be so bad and unhealthy for both of them. I have been thinking so much in these days about this guiltiness feeling we are working on. I am sure I am improving someway, because I see  I manage to get rid of useless and totally out of place feelings and concerns.
Still, I am not able to consider myself as a completely separate entity from all this situation.
I have been trying to write down about this but I do not get to explain it clearly. Anyway it is not simply that I feel guilty.
It is like I know that something terrible or wrong is happening and I have to do something to prevent worse things to happen.

The second reason I came back is because after 1 week of 8 hours average at the hospital I was starting to feel tired and this is a moment to recover strenght. Not only for my mum. I found out the day before leaving that I am pregnant. I am so happy and feel deep in myself that everything will be ok, that i will be able to take care of this life. But still i know i have still a lot to fight, to improve and find more stability, because this baby, F. and I: we all deserve it.

We have an appointment set for 13th July at 16.30, but I would be relieved if we could also meet before.
Thanks a lot

01 September 2014

in attesa

come arrivare fino a martedì?

Ma anche a lunedì sera per cominciare.
Col fiato sospeso, sicuramente. A testa bassa e con molta cautela. Un passo per volta.

L'incazzatura mi porta fortuna, parrebbe. O almeno sto sperando che sia fortuna. Che non sia solo un anticipo di speranza seguito da tanto dolore.
Il giorno dopo aver scritto quel post tutto incazzoso sull'utero a banana e tutto il resto, mi svegliavo ad ore antelucane - e questo non è una novità-  andavo in bagno dove avevo preparato una confezione di bicchierini di plastica. Per le buone occasioni. Dopo aver pisciato con molto amore e molta cautela nel mio bravo bicchierino ci immergevo uno stick e aspettavo qualche minuto.

Positivo. Banda lievissima, ma positivo. Parrebbe che il mio utero a banana sia abitato. Tutta cauta sono tornata a letto con gli occhi fissi al soffitto.
Quando il chercheur si è svegliato gli ho comunicato la notizia, sempre con molta cautela. L'ho già detto che mi sento di essere molto cauta? Cauta ora è il mio secondo nome. Squa quella cauta.


Qualche giorno dopo andavo a fare le prime analisi. Quelle che spero essere le prime di una lunga serie, spero perché i risultati non sarebbero incoraggianti. Ecco io in realtà ho cominciato a scartabellare l'internet e ravanare in google scholar a cercare informazioni, dritte e dati scientifici.  MI sono molto arrabbiata (visto che porta bene) per il fatto che in alcuni paesi i valori che ho visto nero su bianco sotto il mio nome e alla giovanissima epoca di gestazione non sono affatto allarmanti, mentre in altri si. Magari non siamo tutti uguali, magari c'è un fattore geografico concomitante e le americane certi valori ce li hanno più bassi, mentre le francesi e le italiane no, schizzano subito in altro. E mi ero promessa che la parola beta non la dicevo, ma ora forse l'ho fatto. Ho davvero detto beta? Troppo tardi, l'ho detto. 


Che poi io le beta non le avevo mai fatte prima, ho avuto una gravidanza da persona ignorante, incosciente e soprattutto inconsapevole dei propri limiti e del poco spazio che avesse da offrire all'abitante. Sto giro, se dovesse davvero girare, mi toccano molte paturnie, non solo per la difficoltà ad arrivare a questa nuova seconda lineetta del test, ma per tutti gli scenari che si prospettano da qui in avanti. Alta frequenza di aborti anche tardivi e parti prematuri che vanno a braccetto con un utero unicorne. Ma mi dico anche che sapere di avere questa condizione è già un grandissimo vantaggio, perchè magari quelle cose lì succedono a chi non sa, forse dovremo ringraziare un giorno di non esserci riusciti con tutta questa facilità, forse l'altra volta abbiamo danzato sul fuoco.
Magari un giorno qualcuno me lo dirà  che sono stata brava, che non mi sono fermata ad ascoltare chi diceva, just relax e ho voluto indagare e analizzare. Ad analizzare sono brava. E' a tirare le fila che faccio schifo.

Io comunque sto bene. Fin troppo. Zero (o quasi) nausee, e leggendo c'è chi dice che la nausea è direttamente correlata al livello di beta. Appunto. Che poi quando mi chiedevano della prima gravidanza dicevo che ero molto sorpresa che nonostante il periodo devastante sul piano emotivo, fisicamente stavo bene. Certo stanca e provata, ma zero nausea, zero vomitilli, zero disturbi tipici della gravidanza. NEanche il male alle tette per dire. Ho sempre pensato che la devastazione dell'anima mi distraesse dalle sensazioni del corpo. Invece forse chissà sono fatta che posso avere delle gravidanze anche con le beta basse.

Domani le ripeto e martedì la prima ecografia. Ed è prestissimo quindi può essere che non si veda niente ma che vada comunque tutto bene. Dice fidati del tuo corpo e delle tue sensazioni, se sta andando bene il tuo corpo lo sa.  Io ho troppe sensazioni per poter capire quale sia  quella giusta. NOn so se aveva ragione chi mi ha detto che desidero un figlio anche per recuperare il contatto con mia madre che se ne è andata all'inizio della prima , magari è vero e quelle sensazioni nefaste che sento sono il flashback di quello che fu, è il lutto che cova.
Fatto sta che ho ricominciato a rileggere le mail di quel periodo, in cerca del racconto dei sintomi e di un contatto con quella me che sentiva che tutto sarebbe andato bene e invece questa volta non ne è così certa.

25 August 2014

Istantanee di un'estate

che poi apro gli occhi alle 5 e mi rendo conto che l'estate è davvero agli sgoccioli,tra poche ore sarò di nuovo lì a correre tra l'ufficio ed il laboratorio, a sforzarmi di sorridere, a cianciare con la colleghina giovane e tenera, a cercare di fare del mio meglio. Penso che è enormemente più semplice riuscire davvero a fare del proprio meglio quando si ottiene quel che si desidera. E non so, ora è facile dirlo, ma non è bello il modo in cui mi butto giù e tutto è un disastro se non succede quello che desidero. Che so essere ossessiva da fare paura e annullare ogni altra cosa pur di realizzare un sogno.


Sono le 6 e mezza quando mi alzo e mi siedo al computer, penso che non è possibile che lascio andare questa estate così, che in mezzo a rabbia, delusione e scatti d'ira e grandissima fatica ha portato comunque cose belle. 


Per esmpio un po' di compromesso. Anche qualche giorno di mare, non solo fiume e freddo intervallato da teporini di mezzoggiorno. Ed il chercheur che, deve essere impazzito,  insiste per portarmi sull'isola, quell'isola che avevo amato, ma evidentemente non ricordavo bene, perchè andarci ora mi sembrava una sfacchinata spropositata. E invece sono bastate poche ore, due biciclette ed un Pistacchio che si addormenta sul seggiolino, lungo i sentierini ombreggiati e profumati di pino silvestre. Sono bastati per aprire uno squarcio di felicità. Siamo sempre noi ci siamo detti, che non è per niente vero, ma era una mezza bugia che valeva la pena di essere detta.
 Un unico bagno, poi una nuova pedalata, un gelato e via sul traghetto del ritorno. 




Che a me non è che non piacciano i fiumi e i boschi e quella pace che abbiamo trovato nelle Cévennes e non la molliamo più, ma non posso farci niente se mi hanno fatto un sortilegio ed è il mare quello che mi placa l'animo, che mi da energia e carica e speranza per il futuro. Neanche io amo la folla, la calca e gli aereoplani che trascinano striscioni pubblicitari, ma una volta sulla spiaggia davanti al mare riesco a tagliare tutto fuori. Quattro giorni di mare appena, ma sono bastati a placarmi ed essere grata per la colazione in riva al mare io e il piccoletto (nonostante le crisi di rabbia), per le piccole nuotate del primo mattino quando il mare era una tavola deserta tutta per me. La felicità semplice e lussureggiante di poter uscire dalla tenda in costume con in mano gli occhialini e null'altro, neanche le ciabatte.


Quelle due ragazzine sedute su un plaid, una chitarra, un fascio di fogli davanti. Le ho viste dal trenino a vapore che fa da Saint Jean du Gard a Anduze. Quaranta minuti di fischi e sbuffi bianchi ed un marmocchio estasiato. Belli i fiumi, gli scorci che vediamo, ma a me restano impresse più di ogni altra cosa le due ragazzine che cantano e suonano sedute sull'erba e mi commuovono.


Quella ragazza con uno strumento in spalla (un sassofono?) che agli Estivales venerdì sera, avanzava tra la folla verso il palco, gli occhi fissi alla scena e sul volto un sorriso felice. Di quella felicità che puoi avere solo quando godi da sola, sei tu, e la musica e chissà cosa hai visto davanti a te che sembri in estasi. Non fosse stato che era perfetta così, le avrei toccato la spalla e le avrei detto tu sei meravigliosa, è meraviglioso quello che hai negli occhi.


E poi, certamente e prima di ogni altra cosa, il mio bimbo bello. Che taglia il traguardo dei 2,5. Che è ancora durissimo, ma un pochino meno, che ha gli occhi a ciliegia nera, le ciglia lunghissime e quando sorride arriccia il naso. E parla, parla, parla. E canta some un fringuello. Ed è tutto fiero di fare la pipì sul vasino e portare le mutandine. Sta per ricominciare tutto, bimbo bello, armiamoci di coraggio, qualcosa mi dice che andrà tutto meglio.

23 August 2014

Di branco, uteri di forma bizzarra e stronzaggine

Ho aspettato tutta l'estate che mi venissero le parole...  sono arrivate che la pennichella stava finendo e non avevo neanche più batteria per tuittare due scemate.

Mi ha ispirato questo post, perchè lo capisco e parla un po' di quello che sta succedendo a me. Resto seduta a gambe incrociate davanti al mare, in attesa del buon vento. Mi dico che prima o poi arriverà, ma non ho le energie per cercarmelo.


Ho pensato tanto al concetto di branco, questa estate. Che, forse, siccome è un concetto che mi fa rabbrividire, poi è precisamente per quello che resto sola. Non sono capace di unirmi al branco e sciacallare chi ne resta fuori. E non riesco ad argomentare, ma si capisce così, spero. Il capannello di gente che gossippeggia e massacra l'assente o il debole o quello che semplicemente si fa i cazzi suoi mi da il voltastomaco. Allo stesso modo mi da la nausea l'idea di compiacere il gruppo. Però mi rendo conto che alla fine non (com)piaccio neanche me stessa.



Ho pensato che ho passato un anno a bramare relazioni. Poi  è successo, come succede sempre, che sono estremamente esigente e le persone mi deludono e allora finisco per metterci una pietra sopra. Però un cambiamento c'è stato. Stavo per fare di nuovo quella cosa terribile per cui la colpa è sempre mia, anche se allo stesso tempo sento un rancore sordo. Invece alla fine cresco, malgrado tutto, è vero che pur seduta su quella riva statica, divento anche io più saggia e più cauta e più clemente con me stessa e con gli altri. Non è colpa tua se non hai sensibilità, se mi racconti che sei incinta in quel modo e io di impulso, di cuore, gioisco con te, ma poi allontanandomi inizio a non sentirmi bene... empieza a no sentarme bien lo que escuchè - perchè è pur sempre in spagnolo che le penso le cose che ti riguardano, perchè sono sempre lì a mettermi sulla lunghezza d'onda degli altri e alla fine, in genere mi perdo, mi perdo in pensieri formulati in lingue che non sono la mia. Entonces no que no me sienta bien quell'orgoglioso: si tìa a la primera! Al primo tentativo. Tu che sai che sono ormai parecchi mesi che sono delusa e aspetto e sospiro. E mese dopo mese mi mordo le labbra col cuore che mi pizzica. Poi però ti incontro ancora e ancora a vomitarmi addosso le tue nausee e come stai male. No tia de verdad ya no puedo mas. Ad un certo punto taglio corto e prima di lasciarti brusca nel corridoio ci provo a destarti dal loop a una voce in cui ti sei cacciata: "Ti dico una cosa che forse ti farà sentire meglio: sarei grata di sopportare dieci volte queste nausee pur di essere incinta anche io..." Non ti fermi neanche un secondo a riflettere, un attimo dopo stai ancora ribattendo "No tia de verdad". E allora non ci sto ad essere il palcoscenico delle tue nausee, ti saluto e mi allontano veloce. Stai male, hai mille attenuanti e mi dispiace, ma, lo stesso, non ti voglio vedere (però conoscendomi presto sarà si di nuovo).


Poi, incredibilmente, forse perchè il male è contagioso, e l'insensibilità pure, faccio più o meno la stessa cosa con la Carmen. Le uazzappo la mia scoperta, lamentandomene esageratamente. Lei che c'ha il suo bel biglietto della lotteria in mano ed è in fila paziente, pure lei. In fondo io ho già vinto una volta (metafora orrenda, me ne rendo conto, ma tant'è) , mi sto davvero lamentando con lei? Mi sento una merda.


Quel giorni quando esco dalla clinica, dove mi hanno appena detto che ho una sola tuba funzionale, posso solo lontanamente percepire la devastazione che sarebbe non averne neanche una. Cazzo ti piangi, c'hai sempre l'altra e poi i tuoi reni sono a posto. E' un'ottima notizia questa.
L'utero è piuttosto piccolo e a forma di banana, dice la dottoressa che mi ha fatto l'isterosalpingografia facendomi un disegno. Disegna le due ovaie, l'utero a banana collegato alla sinistra, poi fa una croce sulla destra. Malformazione congenita, si chiama utero unicorne, ce l'ha una donna su quattromila, che culo eh?  Significa chances ridotte, ma pur sempre chances, vedi che infatti ti sei già riprodotta? Quindi via andare, senza troppe frigne. Come t'ho detto, avresti pure potuto aver un rene in meno, invece ce li hai tutti e due.

da qui

Nei giorni successivi sono arrabbiata e scatto come una molla per un nonnulla. A parte che le pance fioccano ovunque, paiono fiori a primavera. Ma poi, soprattutto, non ci sto dentro ad assistere muta alla stronzaggine , allora tipo che insulto una persona sull'internet. Una persona che incrocio in rete sempre sprezzante, arrogante, antipatica e che adesso se ne esce che alla fine siamo tutte stronze. Ma manco per niente, guarda. Sarà che io in questo momento sono incattivita, amara e arrabbiata ma non per questo non ho delle ragioni oggettive e sacrosante a sbroccarti in faccia, la rabbia mi fa solo da molla. Non è da me dire a qualcuno guarda che la stronza sei te cocca (il succo del discorso), però a sto giro zitta non riuscivo a starci. Pace.  Passerà. Oddio forse lei ancora neanche lo sa, ha messo la moderazione ai commenti, non ne è apparso ancora nessuno e forse mai apparirà. Pazienza. Ho litigato da sola.


Ma poi mi passa, ah se mi passa.
In realtà mi è già passata, ma per una volta che le parole mi son venute, le libero nell'aere..



01 August 2014

15 minuti di riposo

Questa cosa che inizi a fare analisi ed esami, si, ok, è per vedere quanto sei vecchia, aldilà dell'anagrafe. In che misura ragionevolmente è ragionevole sperare. Si, ok, ma alla fine è anche uno stratagemma per farti uscire di casa un mattino presto nel week end. E' il tuo J4, è sabato e tu devi andare proprio oggi. Quindi esci e Sans âme sta ancora dormendo e la boulangerie sta sfornando pains au chocolat (che dopo verrai a gustarti). Hai un po' fame e pedali piano. Poi ti dicono che ti devi sedere 15 minuti chè quell'esame inzia solo dopo 15 minuti di riposo. Metafora perfetta. Cioè tu ce l'hai già il sentore che alla fine ti diranno che tutto è perfetto e ti devi solo rilassare. Ma sià iniziano: si segga, si rilassi, la chiamiamo tra 15 minuti.


Che poi come si fa a dire ad una come te che si deve rilassare. E' assurdo
Rilassati, stai tranquilla, stai serena. 
Rilassati cazzo!!!!


Che poi, sia chiaro, non è che tu non sia abituata che le cose non vadano come le desideresti. Solo che se anche un minimo passano da te, se tu puoi dare un contributo, tu mica ce la fai a rilassarti e fare finta di niente. Lâcher prise... l'espressione magica che torna e ritorna. A te che ti sembra di non riuscire mica ad afferrarle le cose, ti dicono che devi lâcher prise. Ma se poco ci mancava e precipitavo nel vuoto.  Eh be allora lasciati precipitare, toccherai un suolo ad un certo punto e poi si vedrà. Tu pensa solo a rilassarti.


Sono lunghi 15 minuti di riposo.
Possono essere estenuanti

23 July 2014

Amy

Lei se ne é andata solo qualche giorno dopo.
Mi sono figurata che l'anima di Amy fosse andata in ospedale quel mattino all'alba, proprio mentre il mio aereo decollava.
Si è presentata al suo capezzale per accompagnarla di là.
Io penso che si siano trovate simpatiche.
In qualche modo lontanissimo si assomigliavano.


Da allora quando sento Amy cantare ho i brividi.




I told you, I was trouble
You know that I'm no good

20 July 2014

Irrazionalmente razionale


Mi basta tornare col pensiero all'incontro per riuscire a generare nuova energia, sentirmi viva. Più viva che nell'ultimo anno abbondante. E di questo sono grata.

Ho letto e apprezzato la commozione e persino le perplessità che avete espresso nei commenti. Sarei stata perplessa anche io. Lo sono ancora. La scenetta ha ancora dell'incredibile per me. Me la sono raccontata e raccontata ancora per sentirmi meglio. Di quel giorno che tornavo in tram dalla mediateca dove ho scelto dallo scaffale semi-casualmente un libro che, poi, mi ha toccato il cuore in questo periodo di gelo. Una sconosciuta, probabilmente seduta davanti a me fin dalla fermata dove sono salita io con Pisti, mi ha toccato il braccio e mi ha fatto una domanda. E' scesa alla fermata successiva lasciandomi basita e commossa.


Nei giorni, forse settimane, successivi in terapia è successa qualcosa che non mi aspettavo. Nonostante quell'incontro mi avesse fatto sentire vicina a Lei e grata e illuminata e toccata. E viva. Nonostante tutte queste sensazioni positive, in me è cresciuto anche un sentimento molto negativo verso mia madre (o forse giustamente liberatorio?). La rabbia. Una rabbia che più rotonda e profonda è difficile.


Sono così profondamente arrabbiata per motivi credo legittimi e per altri totalmente irrazionali. Quelli irrazionali sono sempre legati a quei pensieri idioti, me ne rendo conto, ma che non posso fare a meno di pensare. Perchè non mi hai salutata?  (Come si può essere arrabbiati per questo motivo con chi muore? Sono un'diota, ne prendo atto.) Perchè non mi hai salutato nè degnato di un pensiero in quegli ultimi giorni, tu che mi hai sempre soffocata col bisogno che avevi di me? Non si crescono i figli legandoli a sé in maniera così insana. Non è giusto. Non si lasciano i figli andare in giro per il mondo corrotti e marchiati di quel Io sarò felice solo quando tu mi telefonerai, mi penserai, tornerai da me. La rabbia che sento è inaspettata e forse sana.

Nonostante tutte le giustificazioni e attenuanti alle quali hai diritto. Nonostante tutto, io avevo diritto a qualcosa di più. Sono stufa di vivere ancora per te, di difenderti, di essere ancora incatenata. Non ne posso più. Non posso neppure prendermela più con te, non sei più tu che mi devi lasciare andare, ora dipende solo da me.