20 January 2006

Piccole neofite crescono


I feed !



La prima tappa del viaggio è andata. Domani pero' mi aspettano 13 ore di treno...
Intanto sono riuscita a capire cosa sono esattamente i feed, ho aperto un account con Bloglines e sono riuscita a farlo funzionare.

Sono più contenta.
Un passetto alla volta.

19 January 2006

No al ponte


In partenza








Questo blog è in partenza...
Siccome nei prossimi giorni si troverà diverse volte a traghettare da una parte e l'altra dello stretto. E siccome lo farà mediante quella splendida cosa che è la 'Caronte'. E siccome spera di poter continuare a farlo nel prossimo futuro senza deturpazione del paesaggio.
Siccome tutto questo, anche se non ama esprimersi con espressioni così colorite, questo blog voleva ribadire:


18 January 2006

Un altro PC è possibile


















Mi unisco al grido del contadino Ste nel suo blog:

Un altro Pc è possibile

Su XP è appena crollato Firefox con un bel post quasi finito sul bisogno di passare all'open-source...

Dunque, dopo aver reinstallato sul nuovo portatile (Toshiba Satellite L-20) senza problemi Linux Suse 10.0, ma questa volta con Kde . ll contadino è rimasto di stucco com'è bello e come sono funzionali i tanti ma tanti programmi fatti bene. C'e un ordine in Linux, semplicemente, e vendere a tutto il mondo un sistema operativo pieno di falle di sicurezza fa bene solo a Norton (a disinstallare Norton ci voleva dieci minuti, com'era peso). Il modem ancora non funziona, nonostante kkkp, ma tutto il resto sì, lo scanner, la camera digitale, il masterizzatore, il CD-player, la tastiera con italiano, tedesco e russo...

Di recente aveva sotto i diti anche un iBook G4, ma non c'è mica paragone. E non riesce neanche a capire l'entusiasmo per le voci che forse in futuro sarà possibile di usare programmi Windows sul mac. Nostalgia di virus? Pare invece che ci si può anche installare Linux, questo sì.

Si augura vivamente che tanti passano a Linux e l'open-source, esattamente com'era successo quando usciva Firefox e Thunderbird e in tanti hanno visto come sono semplicemente sono migliori di Internet Exploder e Outlook. Su questo blog (che gira su server Linux) gli accessi con Linux sono il 1.5% per ora, soli. Aumentateli.

11 January 2006

Della pesantezza


Era natale...







Già odio il natale...
Io non me ne ero accorta che arrivava.
Anche quest'anno mi ha preso a tradimento...
E arrivo un po' tardi, lo so, ma ci ho messo un po' a riprendermi.

Un giorno mi sono svegliata e non solo era natale ma ero anche diventata cicciona.
Era natale, appunto, ed ero dai miei. Dai miei c'è una bilancia (qui no) e dai miei c'è anche mia madre. E' andata così: arrivo, entro in casa, la abbraccio, lei restituisce calorosamente l'abbraccio, poi fa un passo indietro, mi guarda da testa a piedi e mi fa Squa... devi proprio metterti a dieta. Una era abituata a sentirsi dire Sei trasparente, sei un'acciuga', ma in questi giorni ti nutrirò io, bella di mamma, bistecche, polpette, pastasciutta ...
Finita l'era, parrebbe, non che io sia mai stata davvero un'acciuga, tranne per forse un semestre della mia adolescenza, ma core di mamma non era ancora la quasi sessantenne di oggi che si pesa 7 volte al giorno e sta maniacalmente attenta a tutto quello che mangia (senza ahilei essere ancora un'acciuga).
E quindi accoglienza due volte traumatica:
1) Sono diventata talmente cicciona che pure la mia mamma mediterranea mi mette a dieta
2) Temo che la mia mamma mediterranea non solo perderà quei 10-12 chili di surplus che ha, ma mi diventerà anoressica.

Poi però nei giorni successivi, un po' distrattamente, fischiettando, metto i piedi sulla bilancia... e bè si mamma cara, sarai pure da sorvegliare con questa tardiva minaccia anoressizzante però c'hai pure ragione. Di essere intondita ne ero ben cosciente, ma di stare per valicare la decina successiva non me ne ero accorta no.
Beccata fischiettante sulla bilancia, ammetto che si, forse, qualche chiletto, insomma, si, va bene ma', mi metto a dieta, si. Ma cerco comunque di sminuire, e lei giù con distratti No, Squa, davvero, dopo i trenta diventerà difficilissimo combatterla. Corri ai ripari adesso!

Ma fosse solo questo il mio risveglio natalizio. Insieme alle osservazioni distratte sulla ciccia, tutto il santo natale è stato un rimando ai tempi biologici che corrono dalle mie parti. Direttamente o indirettamente. Avrei voluto raccontare con più dovizia, ma non ci riesco più. Basti accennare che una se ne parte, si trasferisce lontano ma neanche poi tanto, continua ad indossare le sue calze a righe e i pantaloni a tutaccia, poi torna all'ovile e si rende conto che, forse, in qualche strano modo, l'allontanamento ha sospeso il suo orologio biologico e sociale. Torna e ritrova quelli che erano compagni di vita e società mettere su casa, andare all'ikea a comprare i mobili, oppure sposati
(bé di questo se ne era un minimo accorta, aveva pure giusto un attimo testimoniato all'evento, ma una capatina, non è la stessa cosa del seguire i piccoli e grandi drammi quotidiani),
attendere dei bambini e financo lottare con la suocera. E assiste a litigate furiose dell'amica con la di lei madre, a botte di insulti e di non-ti-permettere-di-parlare-male-di-mio-marito finale.
Poi vede un sacco di altre cose su cui preferisce sorvolare...
Vede infine, questa la dico, i compagni di vita una volta ribelli presi a colpi di lezioni sociali. Del tipo il giovane scapestrato e senza un lavoro fisso, che ha messo incinta la fidanzata tempo fa e ora i due faticano a sbarcare il lunario senza l'aiuto dei rispettivi genitori... Una vede, dicevo, il giovane ribelle, che si becca dal suo proprio padre, come frase finale di un discorso più complesso, un duro Perchè sei tu che dovresti mantenerla, hai capito?. Ma cosa più inquietante, di fronte ad una semplice mano sulla spalla di solidarietà e di dissociazione con l'osservazione da mezzoggiorno nel dopoguerra, il ribelle si gira serio serio e pacifico e una si becca un no, non fa niente, devo solo stare zitto e ringraziare dell'aiuto.
Una si commuove e rimane senza parole.

Una cerca di mediare, quando la famiglia la tira in ballo per risolvere certe questioni. Però non è che sempre riesce a tirar fuori qualcosa di costruttivo. L'unica cosa che poi le viene in mente è di chiudersi in bagno per un po', insieme alla bilancia, si, a cercare di fare un po' di considerazioni su cosa gli sia preso a tutti, senza dare troppo nell'occhio. Si siede sulla tazza chiusa come non faceva dall'adolescenza e comincia a guardare fuori dalla finestra... beato il paese dove i cessi hanno ancora una finestra. Ma il suo orologio sociale e biologico non è al passo con i tempi che corrono nel contesto natalizio e non sa bene da dove cominciare. Finisce che una vede un sudoku sul bidone di fronte al water. Decide quindi di annegare i suoi pensieri in quel sudoku appoggiato lì, abbozzato. Lo studia solo con gli occhi, ché è peccato mortale interferire sul gioco di un altro appassionato di sudoku. La bilancia è lì davanti che la guarda. Decide di prendersi una piccola vendetta sulla classe genitoriale. Guardando la bilancia c'è l'ha su con l'altra, ma in questo momento sta punendo il genitore maschio che compila sudoku senza usare il cervello, scrivendo pagine di numeri inutili quando può spremere i neuroni. Una si è presa pure uno sbeffeggiante Non ci credo (...), dal genitore maschio che la guardava fare sudoku senza l'aiuto di pagine di numeri. Una non resiste e fa due, tre piccole correzioni agli appunti del genitore nelle caselle del sudoku. E se non avete mai giocato seriamente a sudoku peccato, perchè finische che quando una è disperata riesce anche a vedere il sudoku come metafora della vita. Tirare avanti le sembrerà sempre, d'ora in poi, come risolvere un sudoku. Almeno sembra più divertente.
Quando esce dal bagno una non ha risolto un bel niente del terremoto di pensieri che le si sono scatenati. Ha in testa solo domande sciocche e nessuna conclusione costruttiva.
Quindi verso i trenta tutto quello che immaginavamo fosse l'essere adulti si avvera magicamente, nonostante i moti di ribellione della tardo-adolescenza? Che poi in realtà cosa avrebbe significato famiglia a trentanni non se lo era mai immaginato e anzi l'hanno un po' spiazzata i significati attribuiti al concetto di famiglia in queste strane feste.
Ma io che facevo mentre la gente del mio mondo rientrava negli schemi sociali i più classici?
Insomma una si sveglia un giorno: di colpo è natale, di colpo è cicciona e di colpo ha pure trentanni... che poi non ne ho ancora neanche ventinove, ma dico trenta in onore al cliché che ne ho sempre fatto nell'adolescenza. Ed è vero poi che svegliarsi un giorno e rendersi conto di colpo di avere trentanni e prenderla con gioia non è cosa facile.

Una ad ogni saluto, dopo ogni visita, è abituata a piangere un tot di lacrime liberatorie del senso di colpa, della malinconia, della mancanza che sentirà di questo mondo lasciato. Questa volta era certa che non avrebbe versato una lacrima, felice di allontanarsi da quest'idea di famiglia che la opprimeva da due settimane. Il babbo l'ha fregata, ha cominciato lui, lei ha visto gli occhi acquosi quando l'abbraccio finale si è sciolto. Eh già! non c'è stato natale più in famiglia di questo, commuoversi ai saluti era il minimo. Ma forse il genitore piangeva perché ha visto la vendetta sul suo sudoku e proprio non gli è andata giù.


Intanto oggi mi vesto esattamente come ieri, mi prendo la briga di lavarmi le ascelle. Ieri però avevo un calzino a righe multicolori su fondo giallo ed uno a righe azzurre su fondo grigio. Devo bandire le righe dal mio guardaroba. Almeno dal cassetto dei calzini. No, non ce la farei. I calzini sono l'unica cosa coerente. E forse i trentanni saranno solo immaginazione...

21 December 2005

Pensieri confusi sulla Massa Critica


Tempesta libera











Tempesta (la mia bici) era solita dormire nell'ingresso, e ultimamente in cucina, tutte le sante notti. Tutte le santissime sere me la caricavo in spalla e su per le scale fino al terzo piano. Fu nei giorni della brutta febbre che la povera rimase giù attaccata al palo per diverse notti (che registrarono probabilmente l'80% delle precipitazioni medie stagionali). Poi nei giorni successivi presi il vizio e la lasciai ogni tanto fuori. Una catena con lucchetto a legare sellino-portapacchi-telaio, un bloster telaio-palo-ruotadavanti, una seconda catena telaio-palo-ruotadietro...
Una settimana in anticipo sulla critical mass milanese mi scompare la chiave del lucchetto della seconda catena: volatilizzata nell'aria. Quindi sono andata alla mia prima critical mass senza Tempesta. Non solo, lei è rimasta pure sola soletta legata al palo tutto il finesettimana. Ed è ancora là... la chiave non ne vuol sapre di saltar fuori e son già tre volte che tento di scassinarmi il lucchetto, sola o in compagnia, e i passanti mi guardano malissimo.

Sabato pomeriggio entrando a Milano si vedevano nitidissime le montagne, il sole splendeva pieno su un cielo azzurro davvero raro nel periodo invernale. Un po' in ritardo sulla tabella di marcia, partiamo in bici da rogoredo: direzione
piazza Graziano Predielis. Per arrivare in duomo ci mettiamo circa 20 minuti, quasi-come-la-metropolitana. Lo stupore è stato sommo. Non avevo riferimenti sul percorso, non l'avevo mai fatto in bici. Sono diventata una ciclista accanita dopo essermene andata da Milano (anzi, siamo esatti, da SanDo). E me ne sono andata giusto un attimo prima che fiorissero ciclofficine come margherite. Quando una c'ha culo.

Anche gli spostamenti successivi sono stati rapidi ed indolori.
E abbiamo pedalato parecchio. Per raggiungere la massa critica, durante, per incontrare gli amici in zona città studi e anche in serata per tornar a rogoredo.
Neanche un po' di freddo pedalando, l'equipaggiamento scelto è risultato ottimo ed adatto alla temperatura*.

Quante ruote fisse! E che belle le fanciulle in sella ad una fissa! Io che, dopo anni di 'voglio una bici-con-la-canna e non ne parliamo nemmeno', vivo in un periodo 'voglio una graziella, datemi una graziella'... ho un po' vacillato alla vista di queste amazzoni a ruota fissa.


E' stato emozionante partecipare, bello vedere tanta gente in bici... piacevole pedalare liberamente.
E' stato fantastico vedere finalmente la ciclofficina della Stecca: eccezionale.
E' stato "soggettivamente bello"...
Ho bisogno però di riflettere un pochino

Dice: ok, lo capisco che per te è stato bello, ma a cosa è servito?
Dice: ma quanti ne avete fatti incazzare, che una bici non vorranno più vederla?
Dice: cosa rappresenta? pura ribellione? un gioco?
Dice: ma a cosa serve? a divertire quelli che pedalano o a far riflettere quelli che non lo fanno? oppure quelli che lo hanno fatto tirati in mezzo dall'occasione?
Dice: ma cos'é? una sorta di contrappasso? tipo: tutto l'anno la strada è loro, per un giorno, un solo giorno, è tutta a noi?

A tutto questo non so rispondere…
So dire solo che IO mi sono molto divertita… sono stata bene.
ma è stata la mia prima massa e sono un po’ confusa.

Ho visto:
persone a bocca aperta dallo stupore e solo attraverso loro ho potuto intuire l’intensità della cosa, perchè io facevo parte di quel tutto,
persone in macchina con un sorriso (un po’ beota devo dire) stampato in faccia,
ho visto anche e soprattutto persone in macchina insofferenti e spazientite,
ciclisti incazzosi fomentare la loro impazienza ed insofferenza in un clima un po’ da stadio,
ero parte di un tutto, ma in questa altra piccola parte non mi identifico,
ciclisti chiedere di spegnere il motore, alle volte era un invito gentile, alle volte era un grido sprezzante,
ho visto automobilisti sgasare a più non posso di rimando,
ho visto anche ciclisti fermarsi a spiegarsi, a parlare, con passanti, automobilisti, con cortesia.

Dico io:
le sensazioni mie-solo-mie sono state eccezionali… ma questo non è un gioco, non solo. O meglio mi sento un’irresponsabile a prenderla come un gioco.
Io di mio pedalo tutti i santi giorni e uso la macchina il meno possibile e quando la uso colpevolizzo…
Oggi sono tornata là fuori nel traffico e non c’è niente da ridere…












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* Con calzamaglia, maglietta, maglietta sottile tipo sci, maglioncino sottile di lana, maglione spesso di lana, giacca a vento non esagerata, sciarpa, guanti, cappello di lana, sono stata in equilibrio termico ottimale tutta la giornata. Variazioni dopo il tramonto e nella pedalata in notturna: seconda sciarpa e altro sottile maglioncino di lana.
La prossima volta aggiungerò degli scaldamuscoli o simili per proteggere le ginocchia che in serata stavano un pochino fredde.




Aggiornamento:
Dopo ben altri 2 raid, Tempesta è stata liberata!!
Grazie al pittore nizzardo che le è venuto in aiuto!!
Grazie anche a chi ha tentato!!


14 December 2005

A Cesare quel che è di Cesare...


Notizie dal tempio









Ho un po' l'impressione che questo blog stia prendendo una piega informatica... E si, direi di si. Il vortice di problemucci che mi ha investito ultimamente ha reso la cosa spontanea.



02 December 2005

Sono troppo avanti... (non io, i francesi)


Che brutta febbre!









Il mio rapporto con la burocrazia francese non è dei migliori. A volte, ecco, mi lasciano un po' spiazzata...

C'è stata la volta che volevo iscrivermi all'ANPE (In Italia lo si chiamerebbe ufficio di collocamento). Mi dissero che per iscrivermi all'ANPE e usufruire dei servizi offerti dovevo preventivamente risultare iscritta all'ASSEDIC. L'ASSEDIC deve essere un po' come l'Inps italiano, se, ancora una volta, ho capito qualcosa di come funzionano le cose in Italia. E allora mi presento all'ASSEDIC e seguo la snella ed efficiente trafila burocratica: appunto perché voglio iscrivermi all'ANPE. Qualche giorno dopo ricevo una lettera dell'ASSEDIC che mi informa che la mia domanda di sussidio di disoccupazione non può essere accettata. Eh? Io non ho chiesto nessun sussidio.
Con un'amica italiana francesizzata da più tempo, arriviamo a concludere che deve essere la prassi, che avranno delle lettere standardizzate da inviare a chiunque si iscriva. Ed è vero che in generale chi si iscrive lo fa perché ha perso il lavoro e chiede un sussidio. E per averlo deve dimostrare che sta attivamente cercando un lavoro frequentando l'ufficio di collocamento. E quelli al primo impiego? Bho, insomma, mi arrendo... ho ricevuto una risposta ad una domanda che non ho fatto, pazienza.

Un'altra volta è il turno dei miei titoli di studio. Ho bisogno di sottoporre al rettorato i miei titoli per ottenere il riconoscimento del mio livello di studi. In francese suona come attestation de niveau d'études. Mi avevano già spiegato che non mi riconosceranno mai un diploma francese al quale il mio possa equivalere. Pace. Il sistema è parecchio complesso (almeno per chi come me non lo conosce), non è che uno è laureato, masterizzato o dottorato e basta, ci sono un bel po' di altre sfumature riconosciute. E il livello di studi viene espresso, appunto, in numero di anni di studio dopo il bac (la maturità)... 'studi superiori' li chiamano loro... (sarebbero gli anni di università). Quindi uno può avere un livello bac+2, un altro un bac+3, etc... Insomma avevo bisogno che mi dessero quel numerino dopo il bac. Benissimo. Raccolgo diplomi, li traduco, me li faccio bollare e ufficializzare dal consolato italiano, prendo appuntamento al rettorato per un colloquio con questo omino della burocrazia. Eccezion fatta per il mio anno di master appena ottenuto, per il quale l'omino mi sconsiglia di fare una domanda di riconoscimento, chè sa che complicherebbe le cose, che ho poche chances di ottenerlo e io ho una certa urgenza... arripazienza, mi dico... (cioè, insomma... ma che ci vuoi fare?)... a parte questo, dicevo, tutto va come si deve e me ne torno a casa in attesa di ricevere la mia brava attestation de niveau d'études.
Qualche giorno dopo mi arriva a casa una bella letterina, che appena comincio a leggere sbianco e mi agito. Praticamente mi rifiutano l'equivalenza del mio titolo di studio con un qualche diploma francese. Non è possibile, non si può, mi scrivono. E certo che lo so: per questo son venuta da voi a chiedere il bac+n e non un'equivalenza ad un qualche altro diploma. Io non ho chiesto nessuna equivalenza. Ma allora è vizio! Per fortuna in fondo, in fondo alla pagina (fitta, fitta... standardizzando, standardizzando, ne hanno sprecato però di inchiostro...) viene riportato un, quasi indifferente, buttato lì a caso, riferimento al fatto che comunque i miei anni universitari me li riconoscono. Va bene, Squa, non stare a cavillare, il tuo bac+5 te lo hanno dato, passa oltre.

Sono passati un paio d'anni da allora, ma forse non mi sono ancora adattata...
L'altra mattina mi arriva una lettera, dell'ASSEDIC giust'appunto. Non so se capisco bene al primo impatto cosa sia... comunque lo intuisco, mi fido della mia intuizione e mi ripropongo di compilarlo quanto prima (insomma come spesso mi capita...rimando la faccenda al giorno dopo). E' un formulario da riempire e spedire, o consegnare all'ufficio più vicino. Fin qui almeno ci ero arrivata.
Stamattina mi metto finalmente a compilarlo...
A mia discolpa ed attenuante (sia del ritardo, sia delle mie capacità di concentrazione nell'interagire col formulario medesimo) devo dire che mi sono appena rimessa, e non del tutto, da una cinque giorni di inferno febbrile. Non ho ben capito i perchè e i per come, comunque è stata un'influenza legata alle vie digerenti... risparmio i particolari... associata a febbre... Nonostante il termometro acquistato appositamente per l'occasione si ostinasse a ripetere che la mia temperatura ascellare fosse di 35,6 gradi celsius. Ero calda porcapaletta, ero molto calda ed avevo la febbre e tutti i lamenti e deliri e gli io-io-io che ho prodotto erano dalla stessa, in qualche modo, giustificati. Ecco.
E, per inciso, i termometri a mercurio non sono più in commercio... che tristezza, ho già nostalgia... E poi che inaffidabilità questi termometri digitali! Uno scandalo!!

Quindi stamane cercavo di compilare 'sto caspita di formulario. A fatica devo dire... mica capivo bene cosa mi chiedeva. Ed è strano perchè, per esempio, pure la dichiarazione dei redditi in Francia è una passeggiata (ma magari per me che non ho nulla da dichiarare). E un po' già tremo, oddio mi toccherà mica andare a chiedere informazioni?!
Che non è per le file o cose così... chè si può dire tutto (e io lo dirò) dei cuginetti d'oltralpe: che sono arroganti, assolutamente privi di senso dell'umorismo, snob nel senso letterale del termine*... ma non si può proprio dire che non siano efficienti. E, a proposito di code, giuro che lì dove c'è burocrazia (almeno nelle mie esperienze) non c'è mai la fila. Quasi mai, lo giuro!
Prima credevo che la mia difficoltà di interazione con la burocrazia francese, derivasse dal fatto che (per eccesso di caratteristiche analitiche che mi sono proprie) andavo cavillando su tutte le norme e casistiche annesse che avevo letto o sentito... e loro sono così efficienti che ogni domanda (dentro o fuori dal quadro) li infastidisce, semplicemente.
Ora sono più propensa a credere che ho delle difficoltà perchè non ci arrivo proprio (anche aldilà delle linee di febbre, che manco mi vengono riconosciute!).
Sono efficienti, loro, io un po' meno...

Morale della storia... morale? Diciamo bilancio della cosa... una quasi mattinata a mettere insieme documenti e giustificativi (ma si dice in italiano?) richiesti a complemento del formulario, per infine rendermi conto che quel formulario non mi riguarda...
Perché, in un barlume di lucidità, mi accorgo dell'oggetto del formulario riportato, ehm, sulla prima pagina. Non mi suona niente questa allocation de solidarité specifique... solidarité?? perchè solidarité? Cerco su google e in un clik è chiaro, ultra chiaro, che mi invitano a fare una domanda che non verrà mai accolta... non rientro nei parametri. Cioè praticamente mi inviano un formulario per fare una domanda che dovranno rifiutare. Ma cos'è? Ci godono a dire no? Ma perchè non si fanno i fatti loro...
Che poi per carità, non vorrei mai sembrare un'ingrata... si sta comunque parlando di un sussidio che lo Stato francese nel suo splendido funzionamento (sono serissima) può (ancora) permettersi di offrire ad un disoccupato. E poi, andiamo, in fondo sono qui a lamentarmi di un servizio... sono io che dovevo concentrarmi un po' di più.
Però, cioè, io sono febbricitante, mica deficiente (o si?). Avrei gradito di più, almeno nelle mie circostanze, al limite, essere informata che esisteva quella eventualità... Perché se prima mi bacchettate perché non mi fido della vostra efficienza... e poi quando arriva il formulario io mi prodigo ciecamente nel compilarlo, e poi scopro quello che scopro... insomma mi vengono a mancare delle certezze. E' un po' un doppio vincolo questo...
La morale è quindi che (soprattutto quando sono febbricitante) sono autorizzata a dubitare della loro efficienza... E a ricordarmi che può succedere che rispondano a domande che non ho fatto e soprattutto che mi suggeriscano di fare domande alle quali dovranno rispondere no.
E' che, loro, sono troppo avanti, ma proprio nel tempo... standardizzano tutto ed anticipano le tue mosse, allo scopo (credo) di poter continuare ad essere efficienti. Ma una ci rimane male...


Ehm. Siccome, per forza di cose, mi capiterà spesso di parlare di Francia e di francesi... E in più qua ce n'è parecchi che l'italiano lo masticano, ma insieme all'italiano non sempre hanno assorbito un po' di senso dell'umorismo... Ci terrei a sottolineare che, insomma... c'est pour parler, si scherza... io rispetto molto questo paese e gli voglio anche bene! E se non dovesse bastare...
Vive la République, Vive la France!!

Voi italiani penserete che sto esagerando, ma io non so, non so se conosco bene i miei galletti, ma non si sa mai...




* proprio da vocabolario francese, direi...
Snob: Il se dit de Celui, de celle qui est atteint de snobisme.Snobisme: Vanité de ceux qui affectent les opinions, les manières d'être et de sentir qui ont cours dans certains milieux tenus pour distingués.

ehm...
Vive la République, Vive la France!!

28 November 2005

Risurrezione /2

Sottotitolo:
W Knoppix







... e così (come si diceva), da ormai una decina di giorni, il mio computer ha ricominciato a vivere...

I "sacerdoti" mi hanno mandato in dono un cd contenente un intero sistema operativo un po' pressato (in gergo è definito cd live) che da la possibilità di immettersi direttamente in ambiente Linux, senza che il sistema operativo debba essere installato sul computer... nessun bisogno di un hard disk quindi!!
Questa meraviglia si chiama KNOPPIX.

23 November 2005

Ma dove vado??








Un po' disorientata...

Un post di profumo informatico rimasto nell'aere... un altro paio di cosucce giusto un attimo in sospeso...

Non so dove vado, lo ribadisco se non si fosse capito... ogni momento trovo il modo di perdermi,,, talvolta in cose affascinanti... Non chiedetemi perché le faccio... giuro che non lo so neppure io...

Poi qualcuno o qualcosa mi richiama all'ordine... un ordine che non conosco e che non mi è proprio... allora mi sento ancora più persa e realizzo più chiaramente e con ansia che non so chi sono e non so dove vado e non so perché faccio quel che sto facendo...

La comunicazione senza un vocabolario comune mi lascia stremata... E sono stufa di parlare prima di pensare... per poi pensare troppo dopo aver parlato...

Ma sono Squaqquara, non dimentichiamolo...

18 November 2005

Risurrezione /1

Sotto titolo:
Da Windows a Linux



Guida a Linux per utenti Windows insoddisfatti © 1999-2003 Paolo Attivissimo e Roberto Odoardi



Non posso ancora crederci...
In questo momento digito sulla MIA tastiera e sto guardando il MIO schermo adorato...
almeno una parte del mio 'schema mentale', così lo chiamavo ieri (?) è tornato... Come riavere almeno il corpo e poi...
Ma andiamo per gradi