31 October 2014

La metafora del divano

Le persone -alcune persone- dicono di me che sono ingenua. O anche che sono "troppo buona".
Se nelle circistanze in cui queste "definizioni" emergono fossi in un momento di alta autostima (praticamente l'allineamento cosmico per la pace del mondo) io direi invece che sono una persona "giusta". Poi mi rendo anche conto della presunzione di questa definizione. Diciamo che sono una persona a cui viene spontaneo mettersi nei panni degli altri. Mi piace capire il punto di vista anche di chi mi pesta i piedi. Mi piace quando si raggiunge un punto di armonia. Detesto la disarmonia e percepisco cosi' tanto i malumori altrui che diventano facilmente i miei. Mi pare di essere il gigante del miglio verde. Allora molto spesso finisce che io perdo il mio punto di vista, lo cedo per il bene comune. La matrioska dice che non solo é del tutto comprensibile, visto il mio vissuto, ma che é stata una delle maniere più sane di costruirmi-nonostante. Certo sono consolazioni, ma fino ad un certo punto.

Tornando al troppo buona o ingenua. Io mi sento molto male a sentirmelo dire perché so bene che queste persone in realtà pensano che io sia stupida o debole. Il libro al quale mi sto dedicando con molta passione (Coltivare l'intelligenza relazionale) mi ha fatto pensare ad un possibile nesso comune tra queste persone. Hanno una forte componente narcisistica (esistono solo loro e tutti gli altri sono puro scenario) o machiavellica (gli altri sono un puro strumento per raggiungere i propri fini). Pensare che gli altri possano essere in errore o peggio ancora sbagliati (e non solo io) é un concetto relativamente nuovo per me. Ho sempre creduto nelle buone ragioni degli altri, ho sempre pensato che mi sarebbe semplicemente servito saperle per perdonarli e nell'ignoranza di quali queste ragioni fossero io li perdonavo in partenza. Conoscendo bene le mie buone ragioni, al contrario, sono sempre stata dura con me stessa e i miei errori. Breaking news: Gli altri possono essere sbagliati tanto quanto me e non é normale che sia solo io a mettermi in profondo e costante dubbio e a darmi pena di considerare nel punto di vista altrui. Non a caso riesco a stringere relazioni vere solo con persone che sono in grado di dubitare di sé e non si vergognano di ammetterlo. Persone poco difese e poco "cattive" e aggressive.


Una cosa certa é che non sono mossa solo da quel desiderio idilliaco di armonia. Spesso sono mossa -o piuttosto paralizzata- dalla paura. Paura dei conflitti, paura del dolore. Quando da bambini mio fratello (che per inciso ha una forte componente machiavellica ...e di me dice che sono troppo buona!!) me le dava (e da più grandi me le dava metaforicamente, usandomi senza ritegno) io non reagivo. La cosa che più detestavo era quando mi metteva la testa nell'incavo del divano. Un divano bellissimo di pelle nera, pezzo di design da mia madre prima adorato e poi devastato. Un oggetto meraviglioso che avrei voluto fare mio ma che mio padre ha buttato via dopo la sua morte. Lo ho adorato, nonostante la paura che ci associavo da bambina. Detestavo essere costretta li' e a tuttoggi quell'immagine e la sensazione che la accompagnava mi perseguitano insieme al suo potere metaforico. E allora se iniziava a darmele io non rispondevo, purché la smettesse e purché non si arrivasse al divano. Io sentivo solo il divano nell'aria e immaginavo che se non lo facevo arrabbiare di più forse riuscivo a scamparla.

Ultimamente mi sono messa a sperimentare nuove modalità. Mi faccio grande e dico dei grandi no, nell'intento di chiarire che non mi lascero' sopraffare. Quando pero' il fratello maggiore del momento me le da più forte, mi prende uno sconforto profondo e doloroso che mi lascia ancora più inerme e spaventata.


E allora forse mi sono costruita questa grossa balla della giustizia e armonia, ma la verità vera é che sono debole e terrorizzata che gli altri menino più forte.

14 October 2014

2 anni in questo istante

Due anni fa arrivavamo a Montpellier. Proprio a queste ore della sera.
Una squa, un chercheur e un pistacchietto di 8 mesi in una macchinina grigia, piccola e stracarica.


E' un anniversario ancora controverso. La nostalgia d'Olanda si sta attenuando e la fatica dell'inizio qui anche. Sento che non può che andare meglio.


Negli ultimi giorni, poi, le mie connessioni neuronali hanno ripreso a funzionare. Riesco a leggere e ritenere delle informazioni. Riesco a concentrarmi. Riesco a ricordare. Non era più così scontato e non credevo che sarei mai più tornata lucida come prima, in grado di pensare come prima. Mi sento miracolata, oltre che illuminata. Mi domando se è la melatonina che ho iniziato a prendere una settimana fa per curiosità (erano tre anni e forse anche qualcuno in più che non dormivo più così profondamente). Sembra non avere alcun effetto collaterale. Non so quando e come smettere. Mi sento troppo bene per farlo già.


Questo post è numerato 400. Mi piacciono le cifre tonde. 

 

10 October 2014

Risalita

(un potpourri, come al solito)





Ho smesso di contare al G+7, però la facilità del conteggio a volte mi induce in tentazione e mi ritrovo a pensare a quante cose sono successe cambiate in soli 21 40 giorni. E anche qualcuno di più, chè la trasformazione era in corso, io immagino grazie a quella presenza. Ma per fortuna non si è arrestata quando quella presenza è svanita.


Niente è davvero successo fuori, però le mie percezioni sono indubbiamente diverse. I cambiamenti sono tangibili, assaporabili, visibili e danno speranza. Molta più speranza rispetto a quel disperato -seppure benvenuto- pensiero Così non va bene mica, bisogna fare qualcosa (ma cosa?), che mi rimpallavo da circa... 22 mesi??? Madre mìa, non se ne poteva più.


Io, per cominciare dalla fine, che pero' é la cosa più sconvolgentemente incredibile, ho pubblicato un post che non era facile, nonostante fossero un paio di anni che lasciavo pezzettini nella rete, ho creato un'etichetta che si chiama malattia mentale. E questo non è affatto poco. Io sono fiera di me e dei pensieri che mi stanno accompagnando al riguardo fin dal minuto in cui  ho cliccato Publish. Questa é una cosa meravigliosa, che non so se potro' spiegare neanche con un milione di parole.


Poi, passando a cose che sembrano piccole e insignificanti, ma non lo sono affatto...
  • per esempio, ho ricominciato a cucinare. La parmigiana di melanzane, i falfel, l'agnello, il risotto salsiccia e castagne, la tortillas de patata, il gazpacho, l'hummus, la polenta, gli involtini di zucchine e compagnia bella (e buona!). E non escludo di iniziare a parlare di cucina anche qui, a grande sorpresa...
  • Io, nonostante quanto sopra, ho perso 4 chili. Che sono pochi rispetto al rimanente sovrappeso, ma é già moltissimo. Ché qui non si vuole fare le finte ciccione e lo si sappia che si pesa ancora 74kgx167cm. Ne restano ancora 4 del post-gravidanza e circa 10 del post smettere di fumare. Non riusciro' a perderli tutti e 14, mi pare impossibile, ma forse ancora 5 si, giusto per sfondare il muro dei 70 al rovescio ed essere fiera di me stessa.
  • Stamattina Qualche mattina fa mi sono alzata alle sei e mezza e sono venuta a sedermi ad un computer (ahimè non mio, lui mi è diventato insopportabile). E questo, per un insonne mattutina come me è un ottimo segno, chè restare sdraiata finchè tutti si svegliano sembrerebbe, forse, ai più, infinitamente più sensato, e invece significa sprecare le mie ore migliori ed era troppo tempo che questo accadeva.
  • Sto scrivendo, in questo preciso istante. E non sono cose molto profonde o belle o importanti, ma da qualche parte bisogna pure cominciare.
  • Sto leggendo/studiando dei libri che potrebbero aiutarmi. Uno in particolare mi ha folgorata. E sono ancora ad un terzo. Me lo sto sorseggiando con calma, come fosse il primo te del mattino. Devo riuscire a difendere con le unghie e i denti lo spazio riservato alla lettura. PErché leggere é una cosa meravigliosa e io si' che me lo ricordavo, ma c'avevo il blocco.
  • Io sorrido moltissimo più di prima guardando negli occhi le persone e comunicando energia. E poi riesco davvero a vedere il lato migliore delle cose, non è più un mero tentativo razionale, mi viene da dentro.
  • Riesco a dirmi di avere pazienza, il più delle volte. Non sempre riesco davvero ad averla, ma almeno me lo dico. E' un buon inizio.
  • Io -e questa è la parte che in linea pratica mi preoccupa un po'- ho pensato che forse è il caso di restare a vivere nel quartiere Sans âme, e smetterla di accanirci a cercare una casa più verso il centro. Approposito di lâcher prise. Case verso il centro non ce ne sono nell'arco dell'investimento economico  che ci possiamo/vogliamo permettere, ché noi, si sa, preferiamo sempre volare molto bassi pur avendo ali forti. La vita sarebbe senza dubbio più colorata, nel Centre Ville, ma in fondo anche logisticamente più difficile, per quel che riguarda la vita di tutti i giorni, meno lieve, meno 5 minuti e arrivi dove hai bisogno. Questa cosa l'ho pensata mentre credevo, speravo, che quel certo desiderio si stesse davvero esaudendo. Poi il frutto del desiderio è svanito, ma il pensiero di restare a Sans âme non si è dissolto nel nulla. Solo quando passeggio in Centre Ville vacillo un po'. Abbiamo visitato case a ritmi folli, tanto che forse una ce ne sarebbe che forse, forse.   
  • Ho ricominciato a sognare. Di notte intendo. Erano mesi e mesi che la mattian mi svegliavo vuota. Ho letto delle cose sul sogno cosciente e senza neppure bisogno di molto sforzo ha funzionato, al mattino mi sveglio di nuovo meravigliandomi delle cose intricate che ha prodotto il mio inconscio. Non l'ho ancora sognata o non sono riuscita a ricordarmi di un sogno dove lei fosse presente, ma immagino che verrà anche quel momento.
  • Ho fatto pace col concetto di Routine e ne ho fatto una dolce alleata. Ho ripensato ultimamente a quanto mi diceva Daniele, in quel post dove elencavo le mie "risorse" chiedevo quali fossero le vostre . Anche io adesso preparo quello che posso il giorno prima ed è una cosa piccolissima, ma che dice molto. Perché significa che guardo in avanti, ma prendendo piacere nell'adesso.
  • Sono cosciente di ripetere continuamente certi schemi distruttivi nei rapporti interpersonali. Soffro moltissimo delle conseguenze, chè se fossi veramente stronza e non lo sembrassi solo la mia esistenza sarebbe infinitamente più semplice. Però, ora, invece di abbattermi, ho iniziato a fare  feed back puntuale. Cazzo é andata male, vabbé pazienza, la prossima volta provero' a fare cosà. Sono fiduciosa che prima o poi, se continuo con questa applicazione a cercare altre modalità,  riuscirò.
  • Ho iniziato a cercare di dire molto precisamente cosa non va. In un meccanismo che sembrava autolesionista, e forse lo è pure stato, quella mattina del primo di settembre, io ho scritto al mio capo una email in cui dicevo esattamente cosa stava succedendo. Che stavo avendo una fausse couche (in italiano non riesco a dirlo, la parola è troppo). Il mio capo lo ha riportato, con mio grande stupore, a tutti gli altri. D'altronde non lo avevo avvertito che volevo che la cosa restasse confidenziale, e -d'altronde numero due- quest'uomo ha oggettivamente dei limiti relazionali. Ed io sto imparando ad apprezzarlo comunque,  in fondo crescere significa anche perdonare i limiti umani del proprio capo, in qualche modo. Sono sopravvissuta al rientro sul lavoro e anzi provo un nuovo slancio , finalmente, chè in quel luogo sto sprecandomi. E questo è un lungo, altro discorso. Che mi dovrò di elaborare, non adesso però.

Una mattina della settimana scorsa avevo da fare un esperimento lunghissimo, di quelli che stai in piedi delle ore appresso al timer che suona (poi ci si stupisce della mia cooking crisis) e devi fare su e giù e fare calcoli e pesare polveri e stare molto attenta chè un piccolo errore e il lavoro di giorni se ne va a puttane. Quella mattina, mentre ero seduta al computer, preparandomi psicologicamlente alla giornata massacrante, ho avuto una specie di illuminazione, l'ennesima del periodo. Mi chiedevo -ancora una volta- se davvero voglio  fare questo mestiere,  dicendomi che forse sarei molto più felice a fare altro. Ma cosa?  FInché mi é venuta in mente una cosa meravigliosa. E mi pareva incredibile non averci pensato prima. Poi, sono entrata in laboratorio come un gladiatore buono, con il sorriso stampato in volto. Pipettavo calma e precisa comme il faut e intanto pensavo in sottofondo a questa idea meravigliosa. E a quel bancone mi sono divertita come credo non sia mai, mai successo in 8 anni di pure decentemente onorevole carriera. Perché ti diverti davvero solo se hai un qualcosa di meraviglioso che ti aspetta.

Poi, come se già la mia giornata non fosse stata già fantasticamente meravigliosa cosi' come stava andando, in una pausa ho letto questo post di Polly e ho fatto il test e ci ho preso un gran gusto, perché se stai cambiando davvero fare un test di personalità é una cosa incredibile. E quindi io ora sono  INFJ (100%, 82%, 73%, 64%). Personalità tipo Gandhi (ma anche Hitler...).



Quel che voglio afferrare -e ricordare quando ce ne fosse bisogno- è che un cambiamento c'è indubbiamente stato. Non sono solo parole. Vediamo dove arriviamo in questo giro di spirale,. Oggi sono Gandhi, domani che saro'?


...le discese ardite e le risalite

03 October 2014

T.S.O.

Ho notato che ultimamente l'acronimo tso è diventato molto usato.
Si usa in contesti divertenti, che per carità ci sta, mica tu puoi fare sempre la rompicoglioni, quella che insomma con certe cose si scherza mica e vattelappesca. Pesante, tu sei pesante, un quintale di leggerezza dovresti procurarti e poi parlare....


Però ecco, a dire il vero tutte le volte che leggi quell'acronimo in contesti divertenti tu ...certo che vorresti ridere, vorresti davvero abbandonarti al lato cazzaro della vita, perchè si sa che  l'esagerazione è l'origine della comicità etc etc. Però il fatto è che a te sfilano davanti agli occhi certe scene che non fanno per niente ridere. Proprio per niente.  E tutte quelle volte ti chiedi se non sia fondata quella sensazione bastarda che alla fine nessuno possa capire. E poi, in fondo, ti domandi se quelle persone che usano questo acronimo sappiano davvero cosa significa. Poi ti salva pensare che forse qualcuno che lo sa davvero lo incontri e allora ti viene da parlare anche per lui, chè se devi parlare solo per te non ce la fai mica...


Tso, per te, mica per tutti, significa che sei una bambina e vengono a prendere tua madre e la portano dove lei non vuole andare e per un tot di tempo, dipende da molti fattori, la costringono a stare in un posto dove lei non vuole stare. Tu sei bambina e non sei sicura se ha ragione tua madre e le stanno facendo una incommensurabile violenza, oppure se hanno ragione tuo padre e quella gente che è venuta a prendersela e non se la porta via mica troppo facilemente.

Questo -e molte altre cose dolorisissime- significa l'acronimo T.S.O.. Per te.

L'ennesimo inizio

Sono stufa di nascondere certi pensieri per e da tutti coloro che non possono capire e che saranno stupidi, ottusi e magari anche cattivi. Voglio essere più forte di cosi'. Forse non lo sono, ma lo voglio essere.

E' ora di essere presente e trasparente per quelli che ci sono e ci saranno e magari, anche, hanno bisogno di aiuto. Perché solo sapere che non si é soli é un aiuto insperabile e indicibile.
Quello che seguirà, da oggi in poi, magari non l'ho scritto adesso o ieri o qualche giorno fa. Ma l'ho scritto e poi non ho avuto il coraggio. Oggi, che é un nuovo inizio, un inizio triste e rassegnato, ma pur sempre un inizio, sento il coraggio e lo assecondo, per disperazione. Se mi abbandonerà si vedrà.

E poi. Poi quando si dice delle amicizie -o anche solo interazioni- virtuali... si possono dire tante cose, ma c'é un elemento forte e fortemente legato alla scrittura. Noi che ci conosciamo su questi schermi e poi chiacchieriamo attraverso una tastiera, magari abbiamo qualcosa in comune nella vita, nel passato, nei pensieri e nel modo di essere, o magari no. Quello che sicuramente ci accomuna é il bisogno di scrivere e magari anche il bispogno di essere letti. La scrittura per noi é potente, forse é lenitiva. Forse  lasciarmi leggere é la via per trovare delle risposte. O dei compagni di viaggio.

Anche io voglio lasciare la porta aperta. Non so cosa ne sarà, al limite scappa via qualcosa. E non sarà necessariamente un male.

Oggi voglio che sia un inizio diverso.


Adesso ho capito cosa voleva dire:  je lâche prise

19 September 2014

DI formicai allagati, coerenza cardiaca e amore... il chercheur intanto

Avere *un* chercheur per compagno significa vederlo tornare a casa preoccupato, un bel giorno, e farsi imbastire (altrimenti detto: farsi fare una testa tanta) per mezzora sui formicai allagati dalle recenti abbondantissime precipitazioni a carattere temporalesco.

No, ma quando esci devi vedere il muretto qua sotto, è nero pieno di formiche. Poverine

Del resto, per le formiche, lui c'ha un amore che dura da anni e anni. Come -e anche più ancora- che le pigne, le formiche gli hanno fatto compagnia in anni e anni di attesa alla fermata dell'autobus, all'epoca del dottorato, nella prima vita francese (lacrimuccia di nostalgia). Le formiche, lui, è capace di osservarle per ore, ne è affascinatro, le aiuta fino. Lui, le formiche,  negli anni le ha studiate e ora sa tante cose su principesse, regine che si strappano le ali, danze nuziali e capacità riproduttiva incredibile. O più o meno, l'esperta non sono io!

Hanno fatto tutti buchi intorno al formicaio, capisci? Per fargli prendere aria così si asciuga! E ora sono tutte fuori, capisci? Anche le principesse, quelle con le ali, quelle non escono mai. Invece ora sono tutte fuori, ti rendi conto? Devono salvare il formicaio e allora corrono impazzite, ognuna con un uovo in bocca. E' uno spettacolo incredibile

E' ormai sera, ha smesso di piovere, e mi sento molto in colpa perchè mi sono dimenticata di andare a vedere il formicaio sotto casa e le sue meraviglie.


Il racconto di come il chercheur finirà a studiare la coerenza cardiaca la prossima volta... appena trovo un buco energetico-temporale

to be continued

14 September 2014

Madeleine

Un picnic in una vigna assolata, tanto sole e calore e un cielo blu. Uva dolcissima da portarsi a casa, chè quest'anno niente vino. Alcuni teli a terra, cose buone da mangiare (la mia seconda parmigiana di melanzane, forse la crisi in cucina si sta sbloccando, il chercheur dice che almeno non mi revocano il passaporto calabrese...). Bimbi che corrono, altri gattonano o dormono sul seno della mamma. Persone nuove, un po' di entusiasmo, un po' di imbarazzo, un po' di panico, siamo pur sempre selvatici. Ogni tanto mi rendo conto che sono in apnea e allora respiro più a fondo e allora va meglio. Poi due chitarre che strimpellano e canticchiano canzonette francesi. Ed è come addentare una madeleine, ma ancora indefinita, mi prendono dei brividi e un calore dentro e canto un pezzettino insieme alle due chitarre

...je l'aime à mourir...

Non so dove avevo già sentito questa canzone, non so in quale vita, sotto quale cielo, ma mi prende le viscere e me le attorciglia. Eccola qui, per chi la volesse





05 September 2014

G+5

Al giorno meno due (G-2) il chercheur gli ha preso il colpo della strega, mentre sollevava il Pistacchio più pesante del mondo. Al G-1 ho cucinato tutta mattina e ho gestito la pesantezza del Pistacchio, nel pomeriggio mi sono fatta un bagno caldo. Ho poi ripercorso tutte le cose che forse avrei dovuto evitare, ma lo so, lo so bene che non c'è una singola cosa che avrei dovuto o non avrei dovuto fare ed è sciocco pensarci. Anche se questa filosofia un po' estremamente darwinista racchiusa nella legge del tutto o nulla che il personale medico (francese?) continua a ripetere, mi innervosisce, mi disturba. Che non serve il riposo, non c'è accorgimento che tenga, non serve un integratore di progesterone, solo per fare degli esempi. Che la Natura seguirà comunque il suo corso. E io mi innervosisco perchè sì c'è il tutto, c'è il nulla, ma in mezzo ci sono una miriade di altre possibilità. 


Al G+1 mi sentivo ogni secondo sull'orlo dello svenimento, come se in me circolasse la metà del sangue necessario a sostenermi, come se  le mie gambe fossero di piombo.


AL G+2 ho pianto l'Oceano Atlantico, il Pacifico non poteva essere.


 Al G+3 mi sono sentita fisicamente arrabbiata. Al mattino ho rifatto il dosaggio delle beta che per fortuna scendono velocemente senza lasciar temere problemi irreparabili. La Natura me ne  ha dato una, ci tenevo a sapere che non fosse in pericolo. Non riuscivo a stare ferma e mi sentivo arrabbiata, nervosa. Sono riuscita a fare un paio di cose molto utili e che aspettavano da tempo, ordine tra tutti i conti e i documenti di rimborso delle spese mediche e l'acquisto del nostro primo telefono fisso. Nonostante il mio "desiderio" più grande fosse sdraiarmi e distrarmi, lobotomizzarmi con qualche stupido video. Poi un desiderio di correre, di andare più veloce possibile, di smaltire questo qualcosa che ho in corpo e mi da rabbia, il pensiero che fosse  ancora presto.


Al G+4,   doveva telefonarmi la ginecologa e mentre non lo faceva la rabbia  montava ancora di più.  Poi sono andata a scegliere i miei primi occhiali da vista, cosa che trascinavo da mesi (e l'anno scorso dicevo che l'ottico sotto casa non mi serviva...), ho fatto la spesa, una lavatrice, poi ho ascoltato il mio corpo. Ho infilato la tuta, le scarpette e son corsa via su per Sans âme verso Frittole. Correvo, correvo e pensavo che questo quartiere noi lo pensiamo male e invece ci ha dato tanto. Sono tornata a casa, ho pranzato, una doccia galattica, preparato la cena. 


Al G+5 ho sentito voglia di un caffè, io che sono disintossicata da parecchio tempo, l'ho bevuto, mi sono seduta a tavola, ho aperto il pc. Penso di essere pronta ad andare. Ancora un po' più spaventata e umile, leggermente più curva, ma più viva di prima e questo è un gran ben.

Sento a fior di labbra alcune parole che ho letto qualche giorno fa, sullo schermo di una donna molto forte:
se una cosa non dipende solo da te per riuscire, tu non puoi dipendere solo da quella cosa per essere... 

ci provo

03 September 2014

Lettera ad una Matrioska

From: squabus
Date: 4 July 2011 16:31
Subject:  bad and good news
To: matrioska


HI M.,
I was not able to call you: as you know I get in panic and blocked by the phone, but still this is a difficult mail to write.
I always think I can keep up, I can manage, I always guess there is someone else that needs more help than me... and that I can deal with this. So I keep being quite waiting for my moment. But the point is that it would be better for me to talk about this as soon as possible. I know I will have to call you, meanwhile i felt like writing, I hope you will find this email...

Life has been quite shaken in only few days. I have been in Italy to see my mum last week. I  am happy I did it because my dad was not giving me the complete information.
She is dying, they do not know when, they do not say much, but she has metastasis all over the spine, the hearth, the bones, she got multiple fractures and she can't walk and probably she will never again.
I was impressed by the strength I found in my self to keep up. The question I ask my self and I worry  about is if I will be able to keep this strength until the end? She is so angry and closed in her self, she built this big wall and it is not possible to truly communicate. It has not been easy to stay with her, but it felt right and good for me. I would have felt worse elsewhere. I decided to come back to D. for two very clear and important reasons: one is that I am afraid the worse with her has still to come: I am deeply worried about (and if - doctors prefer to be extremely cautious in giving "perspectives") she will be able to go home. My dad can't manage this and even if he could, the situation would anyway be so bad and unhealthy for both of them. I have been thinking so much in these days about this guiltiness feeling we are working on. I am sure I am improving someway, because I see  I manage to get rid of useless and totally out of place feelings and concerns.
Still, I am not able to consider myself as a completely separate entity from all this situation.
I have been trying to write down about this but I do not get to explain it clearly. Anyway it is not simply that I feel guilty.
It is like I know that something terrible or wrong is happening and I have to do something to prevent worse things to happen.

The second reason I came back is because after 1 week of 8 hours average at the hospital I was starting to feel tired and this is a moment to recover strenght. Not only for my mum. I found out the day before leaving that I am pregnant. I am so happy and feel deep in myself that everything will be ok, that i will be able to take care of this life. But still i know i have still a lot to fight, to improve and find more stability, because this baby, F. and I: we all deserve it.

We have an appointment set for 13th July at 16.30, but I would be relieved if we could also meet before.
Thanks a lot

01 September 2014

in attesa

come arrivare fino a martedì?

Ma anche a lunedì sera per cominciare.
Col fiato sospeso, sicuramente. A testa bassa e con molta cautela. Un passo per volta.

L'incazzatura mi porta fortuna, parrebbe. O almeno sto sperando che sia fortuna. Che non sia solo un anticipo di speranza seguito da tanto dolore.
Il giorno dopo aver scritto quel post tutto incazzoso sull'utero a banana e tutto il resto, mi svegliavo ad ore antelucane - e questo non è una novità-  andavo in bagno dove avevo preparato una confezione di bicchierini di plastica. Per le buone occasioni. Dopo aver pisciato con molto amore e molta cautela nel mio bravo bicchierino ci immergevo uno stick e aspettavo qualche minuto.

Positivo. Banda lievissima, ma positivo. Parrebbe che il mio utero a banana sia abitato. Tutta cauta sono tornata a letto con gli occhi fissi al soffitto.
Quando il chercheur si è svegliato gli ho comunicato la notizia, sempre con molta cautela. L'ho già detto che mi sento di essere molto cauta? Cauta ora è il mio secondo nome. Squa quella cauta.


Qualche giorno dopo andavo a fare le prime analisi. Quelle che spero essere le prime di una lunga serie, spero perché i risultati non sarebbero incoraggianti. Ecco io in realtà ho cominciato a scartabellare l'internet e ravanare in google scholar a cercare informazioni, dritte e dati scientifici.  MI sono molto arrabbiata (visto che porta bene) per il fatto che in alcuni paesi i valori che ho visto nero su bianco sotto il mio nome e alla giovanissima epoca di gestazione non sono affatto allarmanti, mentre in altri si. Magari non siamo tutti uguali, magari c'è un fattore geografico concomitante e le americane certi valori ce li hanno più bassi, mentre le francesi e le italiane no, schizzano subito in altro. E mi ero promessa che la parola beta non la dicevo, ma ora forse l'ho fatto. Ho davvero detto beta? Troppo tardi, l'ho detto. 


Che poi io le beta non le avevo mai fatte prima, ho avuto una gravidanza da persona ignorante, incosciente e soprattutto inconsapevole dei propri limiti e del poco spazio che avesse da offrire all'abitante. Sto giro, se dovesse davvero girare, mi toccano molte paturnie, non solo per la difficoltà ad arrivare a questa nuova seconda lineetta del test, ma per tutti gli scenari che si prospettano da qui in avanti. Alta frequenza di aborti anche tardivi e parti prematuri che vanno a braccetto con un utero unicorne. Ma mi dico anche che sapere di avere questa condizione è già un grandissimo vantaggio, perchè magari quelle cose lì succedono a chi non sa, forse dovremo ringraziare un giorno di non esserci riusciti con tutta questa facilità, forse l'altra volta abbiamo danzato sul fuoco.
Magari un giorno qualcuno me lo dirà  che sono stata brava, che non mi sono fermata ad ascoltare chi diceva, just relax e ho voluto indagare e analizzare. Ad analizzare sono brava. E' a tirare le fila che faccio schifo.

Io comunque sto bene. Fin troppo. Zero (o quasi) nausee, e leggendo c'è chi dice che la nausea è direttamente correlata al livello di beta. Appunto. Che poi quando mi chiedevano della prima gravidanza dicevo che ero molto sorpresa che nonostante il periodo devastante sul piano emotivo, fisicamente stavo bene. Certo stanca e provata, ma zero nausea, zero vomitilli, zero disturbi tipici della gravidanza. NEanche il male alle tette per dire. Ho sempre pensato che la devastazione dell'anima mi distraesse dalle sensazioni del corpo. Invece forse chissà sono fatta che posso avere delle gravidanze anche con le beta basse.

Domani le ripeto e martedì la prima ecografia. Ed è prestissimo quindi può essere che non si veda niente ma che vada comunque tutto bene. Dice fidati del tuo corpo e delle tue sensazioni, se sta andando bene il tuo corpo lo sa.  Io ho troppe sensazioni per poter capire quale sia  quella giusta. NOn so se aveva ragione chi mi ha detto che desidero un figlio anche per recuperare il contatto con mia madre che se ne è andata all'inizio della prima , magari è vero e quelle sensazioni nefaste che sento sono il flashback di quello che fu, è il lutto che cova.
Fatto sta che ho ricominciato a rileggere le mail di quel periodo, in cerca del racconto dei sintomi e di un contatto con quella me che sentiva che tutto sarebbe andato bene e invece questa volta non ne è così certa.