21 May 2009

quatti quatti



ce ne andiamo a Parigi, cosi', coup de théâtre.
Che in mezzo a tutta sta bruttura, triste e sconsolata gli ho detto Ma ce ne andiamo a Parigi? E lui ha detto Ma si. E ha prenotato la macchina, ci siamo scelti l'ostello della gioventu' (un po' a casaccio bisogna dire). Abbiamo scritto al chirichetto, ora postdoc in quel di Paris.

Ed ora si va. Il chercheur e' andato a prendere la macchina, io dovrei fare il caffe', poi facciamo fagotto e si va.


Si accettano richieste, tipo Squa vammi in quel quartiere la' che mi era piaciuto. Io poi ci vado.



18 May 2009

cercavo un libro...

... piu' che un post un ringraziamento

Qualche giorno fa, preda di un'ansia brutta, pensavo, mi dicevo, che avevo bisogno di leggere tantissime belle parole. che dovevo chiedere alle amiche di consigliarmi un libro, che' non leggo da troppo.
Ma che sia un libro buono, di buoni sentimenti. non ce la faccio piu' con tutto il brutto che sento. ma da dove viene tutto questo brutto?
Mi manca l'aria.
Dicevo.

Poi (chissa' poi come) sono arrivata a lei: Viola, una libraia appassionata ed il suo blog. Blog che in tre giorni ho divorato pazientemente, parola per parola. E adesso voglio essere io a consigliarlo alle amiche.
Un blog che' fa tornare il buon umore. E fa pensare.


Ecco Viola, la libraia appassionata.


Viola si definisce una ragazza di paese e tra tutte le cose sul paese che ha scritto, che sono bellissime, se non le volete leggere tutte, io scelgo questa che mi ha fatto ridere della risata finale: la risata che finalmente mi ha fatto passare tutto quell'amaro, che gia' si stava stemperando, smacchiando, candeggiando, tra i buoni sentimenti di Viola.
Cliccateci sopra (che lo so che non lo fate mai!) e leggete almeno questa e poi per favore ditemelo che vi e' piaciuta e vi ha fatto ridere e vi e' tornato il buon umore. Anzi ditelo a lei prima e poi anche a me. Perche' come dice Viola: eppoi, scusate, io voglio pure un poco di soddisfazione eh, voglio essere detta: ebbrava!

Lo diceva per un'altra cosa qui, per un gioco che poi non e' un gioco, in cui i suoi lettori le propongono titoli di libri che non si trovano da nessuna parte e lei li trova. Scartabella, interroga, pedina. E li trova.


Tante cose allegre ho letto da Viola. Anche lei vuole bene a Luca Carboni ed era inquietata dalle cose senza soluzione di continuita', quasi nello stesso post (in realta' a Luca Carboni poi gli vuole bene qui).
Ha imparato il dialetto dal nonno.
Vive in/di trasparenza.

Qui mi ha fatto venire il groppone da mancanza. Ha parlato qui di stapparsi. Metablogica.



Si, ho letto proprio tutti tutti i post. Io non dico mi sono fatta un giro sul tuo blog. Io tutto l'ho letto. Ci ho messo 3 giorni, con le dovute pause. I commenti no. Mi resta da ascoltare gli audio post, che ha scritto e letto per una radio. Che' sentivo il bisogno di leggere, non di ascoltare. Ma poi ho ascoltato quello su Saviano ed ho capito che devo ascoltarmi anche gli altri. Che gia' al terzo file per la radio, Viola e' diventata bravissima.

Adesso che ho letto tutto quello che lei all'etere ha voluto affidare, non mi resta che aspettare. Anche io, in questo e qualche altro modo, in attesa quindi.


E mi vergogno un po' della mia tastiera straniera senza accenti, non so neanche se tutto questo linkame e selezione mia (un po' invadente?) di post suoi rispetta la netiquette, ora pero' glielo vado a dire quanto e'bbrava!


E penso, infine, che anche io dovrei chiederle se mi trova quel libro. Quello che non so neanche qual'e', ma forse lei lo sa.


16 May 2009

Il famoso, banale e saggio sii te stesso



e' che poi a tentare atteggiamenti che non corrispondono al se,

tutto intorno va a scatafascio.

So che mi piace molto fotografare il vetro,

oppure il metallo che e' freddo ma specchia.

E' un inizio?


25 March 2009

... un post sfotografico

Abbiamo piantato un pezzetto di zenzero che aveva cominciato a germinare, tempo fa. Purtroppo non ho annotato quando, ma ha buttato e continuato a crescere a velocita' folle.
Le prime due foto, orribili lo so, le ho appena fatte:






Invece questa e' stata scattata 3 giorni fa:






21 March 2009

Le mirabolanti avventure di Squabus in Olanda

Bilanci (parte prima)



Il brivido della precarieta' scombussolata spinge, com'e' comprensibile, a fare bilanci. Pensavo ieri pedalando lungo il kaanal verso il laboratorio.

Soprattutto una volta scampato il pericolo.
Non si va da nessuna parte a breve, abbiamo riconquistato la nostra stabilita' a breve termine, meno male. Proprio ora che stiamo per cambiare casa e direi, ma piano-piano, ad ambientarci.

Ci piace l'Olanda?


Non dimentichero' mai la prima volta che sono "tornata" in questa cittadina, quando a fine agosto ero qui a fare colloqui di lavoro. Un giorno ne avevo uno la mattina qui ed uno nel primo pomeriggio a Gouda. Dopo il primo, andai alla stazione tutta concitata, comprai un tramezzino al minuscolo supermercato e lo mangiai in treno. Arrivata a Gouda mi infilai in un bar, nel bagno del bar mi spogliai per asciugare l'ascella pezzata. Mi lavai i denti, rifeci un po' il leggero trucco e comprai dell'acqua.

Quella mattina avevo dovuto fare la fila per la doccia. Ricordo che guardavo alto al cielo e pensavo ma dove la trova un'altra fidanzata che se ne va per colloqui di lavoro da un campeggio?
Ancora mi domando se si rende conto di quante probabilita' ci siano. Adesso immagino zero, perche' io non farei mai piu' una cosa del genere. E meno male che in corner avevo pensato che il mini bungalow forse era piu' conveniente della tenda e lo avevo convinto (a fatica). E se poi piove?, dicevo. [Dicono che in Olanda piove sempre...]

Dal baretto andai, rinfrescata, all'ultimo colloquio della settimana.

Non dimentichero' mai il momento quando al ritorno, dal treno, capii che eravamo arrivati qui. Sorrisi intensa, d'istinto, con un piacevole senso di benessere. Sono arrivata pensai e mi si riempirono gli occhi di lacrime e credetti che questo era un meraviglioso auspicio.
Pensai proprio "Arrivata". Non me lo spiego. Io che sono intrinsecamente contaria al concetto di arrivare in favore del viaggio e del continuo divenire dei paesaggi.

Viaggiare è meglio che arrivare


Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta
di Robert M. Pirsig


C'e' scritto qua accanto da quando esiste il blog. E' un concetto che mi ricorda tantissime care ed altre che fanno molto male, ma tant'e'.
Era venuto il momento di supplire alla grave mancanza di credito che ho perpretato per piu' di tre anni, che vergogna.


Trovo qui il romanzo interamente leggibile in inglese.
Sara' infinitamente poco poetico, ma mi metto a fare ctrl+F per cercare la parola travel, non so come suona questo concetto nella sua lingua originale.
E' un po' come riscoprirmi.

Gia' nella prima o seconda pagina:
Plans are deliberately indefinite, more to travel than to arrive anywhere. We are just vacationing. Secondary roads are preferred.

C'e' anche piu' di quanto ricordavo essere diventato parte di me.
I piani sono deliberatamente indefiniti, viaggiare piu' che arrivare da qualche parte. Stiamo solo *"vagando"* . Le strade secondarie sono preferite.

E poi ci si riflette ancora ed ancora a volte in tormento:
Sometimes it's a little better to travel than to arrive.

"To travel is better than to arrive"

"No one ever travels so high as he who knows not where he is going,"

-- When you travel a path and note that another path breaks away to one side at, say, a 30-degree angle, and then later another path branches away to the same side at a broader angle, say 45 degrees, and another path later at 90 degrees, you begin to understand that there's some point over there that all the paths lead to and that a lot of people have found it worthwhile to go that way, and you begin to wonder out of curiosity if perhaps that isn't the way you should go too.


Bisognera' rileggerlo al piu' presto.


Eccomi qui, dopo qualche ora di studio di riarrangiamenti cromosomici in lieviti mutanti per gene-deletion, davanti alla finestra verde e gemmata di primavera, che sono triste di lasciare a breve. Spossata, mi appresto a fare fagotto per l'ennesima volta. Questa volta non vado troppo lontano, ma si fa per dire.



16 March 2009

Precari geografici



... piu' che un post un rito scaramantico

Mentre l'Olanda e' in tripudio bulbico, noi precari veniamo richiamati all'ordine: Angosciati! Vi vogliamo ansiosi per il futuro, ora e sempre!

Quindi appena che ti rilassi e dici Belli i canali e i fiori e il museo di van gogh, ed andare a spasso con la strippen kart che' puoi prendere tutti i bus d'Olanda etc etc
Cose normali che sanno di territorio.

Appena appena... arrivano notizie che dovrebbero essere belle, non fosse che tradotte in altra lingua dal Lo vuoi un posto non-precario? farebbero Ne hai avuto abbastanza di cose nuove, di tutta questa sensazione di cose in potenza che potrebbero passare all'atto, ma anche forse no? Dai torna a casa, abbiamo scherzato...

Cosi' e' che uno dei due, indovinate quale?
e' stato invitato a candidarsi per un posto in uno dei luoghi gia' abitati. Indovinate quale?
L'altra, ha appena mandato una di quelle email li', quelle che poi si scrive un post scaramantico qui...

A qualcuno e' toccata la precarieta' temporale, a noi anche quella geografica (finora). Non ci si faceva mancare niente.


Un post spampanato come i bulbi pre-primaverili.
Aspettiamo i tulipani
e si vedra'

07 February 2009

che avrebbe fatto il buon Bernacca?



Insiste l'azione ciclonica giunta ieri sulle nostre regioni. Il graduale spostamento verso sudest porta le prime schiarite sui settori occidentali. Venti moderati di Maestrale con mari mossi. Leggera depressione al nord.


L'invaghimento per la dottoranda portoghese mi e' in parte passato. Le voglio bene, però indossa stivali a punta e non ama il cinema indipendente, preferisce i film di produzione hollywoodiana, li trova piu' comprensibili e rassicuranti. Abbiamo condiviso la stanza d'albergo, per il simposio del mega gruppo il mese scorso, constatando di non avere poi molto da dirci. Rimane pur sempre una cara ragazza e le auguro un gran bene, semplicemente non e' la mezza arancia che cercavo.


Gli olandesi sono come folletti dalle sembianze generalmente allegre ma a volte malefiche. Colleziono tante storielle e piccoli quadretti che dovro', dovrei, raccontare.
Tanto per dirne una, domani e' giorno di mercato e mi domando se avvisteremo di nuovo quel maiale razzolare per la piazza. Immaginavo che scappasse da qualche fattoria della periferia della citta'. Invece dicono che e' di una tizia, che lo preferisce ad un gatto o cane. E' molto affettuoso e se lo porta a spasso volentieri.

Forse pero' i maiali non razzolano.


Si studia assiduamente l'olandese. Dopo l'entusiasmo iniziale, adesso (dopo sole 8 lezioni) io ed il chercheur ci scoraggiamo a turno: di solito lui il lunedi' ed io il giovedi'. Siamo particolarmente sconcertati dai numeri e dalle frasi troppo articolate.
Grande conquista, ho imparato a dire le ore. Che' non e' poco! Per esempio:
Het is nu tien voor half twee

Adesso e' l'una e venti. Letteralmente le dieci alla mezza per le due.
Se non son malefici.


versione rivisitata

23 January 2009

Gli americani invece...

... piu' che un post

in quel gioco delle immagini che mi piace tanto, figuraccia pessima hanno fatto gli americani questa settimana, rappresentati dal dottorando mio vicino di scrivania. New Mexican, liberal-autarchico, non fa altro che trascinar tutti in discussioni politiche interminabili, nelle quali si diletta gioioso ad esercitare esercizi di logica e sillogistica (se la parola esiste) senza alcun tangibile contatto reale con la realta'. Le tasse sono una violenza, la legge e' una violenza, nessuno gli deve andare a dire cosa puo' e non puo' fare. L'assistenzialismo e' violenza pure verso gli altri che non ne godono. L'aiutare il prossimo dovrebbe funzionare su base volontaria e secondo lui funzionerebbe perche' la gente e' perbene.

L'ultima volta che gli ho rivolto la parola, imbastiva discussioni a partire da questa notizia, lamentando l'ingiustizia di imporre -violentemente- ad un datore di lavoro il divieto di licenziare qualcuno.
Il collegamento che la sua mente malata ha fatto da questa vicenda, nella piccola mensa del dipartimento, durante un pranzo che si consumava ad un tavolo con 6 uomini maschi -di cui uno nuovo messicano e 5 olandesi- e la sottoscrittA... il collegamento vomitevole e' stato
e' un po' come per le donne incinte, perche' un datore di lavoro dovrebbe essere obbligato a mantere sul posto di lavoro qualcuno che non puo' assolvere il suo lavoro?

Non contento, rincarava la dose menzionando come la cosa sia ancora piu' grave, per esempio, quando la donna lavora in un laboratorio a contatto con sostanze pericolose. Un esempio totalmente a caso che riguardava la sottoscritta. Incredibile il pugno nello stomaco, l'incapacita' di dire nulla, il secondo pugno nello stomaco per il non trovare le parole ed il terzo per la constatazione dell'insensibilita' totale, il non rendersi conto che stava parlando di me e che mi stava "oltraggiando" in quanto donna. Me e decenni di lotta sociale?
Mi e' anche dispiaciuto tanto che i pur giovani olandesi al tavolo non abbiano detto granche'.


A scuola d'Olanda






Girano email al lavoro che ci allertano della presenza di pickpoket nell'edificio, quindi, quando mi ricordo, mi ficco il portafogli in tasca. Siccome mi piace pedalare su bici da maschio, il portafogli lo infilo nella tasca di dietro invece che davanti. ?! Siccome pero' non sono maschio, non sono abituata a toglierlo da li' quando si deve e quindi mi casca ogni due per tre.
Quando l'altra mattina non lo trovavo, non mi sono tanto sorpresa, infuriata si pero'. La fortuna ha voluto che proprio mentre inveivo contro la mia invidia penis, lo pseudo portiere del dipartimento mi telefonasse interrogando Are you missing anything? E mi e' tornato il buonumore. Fischiettando inforco koga, salvo poi tornare alla base con la coda tra le gambe... prima ruota a terra. Di una lunga serie, temo.
Non c'e' problema, prendo il bus per la prima volta, tutta cultura, devo solo capire in che direzione dico al chercheur che quindi mi lascia li' e se ne va. Non appena svolta l'angolo mi viene in mente che non avendo il portafogli, puo' essere che non abbia soldi con me per pagare il bus. Ci sarebbero quelle mille monetine che spuntano da ogni dove e che quando ho voglia metto nel barattolo sulla libreria. Con mio grande stupore con quelle monete arrivo solo a novantacinque centesimi. Il bus costa 1 e 30. Poi mi ricordo del mio portafoglino segreto dove conservo i miei soldini personali ad uso gonnelline e belletti. Ci trovo, soddisfatta, ben cento euri in pratici bigliettazzi da cinquanta. Con fare baldanzoso di donna emancipata coi risparmi personali tra le mutande, mi dirigo alla fermata del bus, pronta a scusarmi del pezzo forte.
La conducente scuote il capo alla vista del mio cinquantone e mi indica il cartello, in effetti in bella vista, con un praticissimo cinquantone sbarrato (fossero stati 500 pero'?). Biascico un c'ho la ruota a terra, emergenza, devo proprio prendere questo autobus... finche' lei, evidentemente scocciata, mi fa segno di sedermi.
L'italiano medio, e spero nessuno si offenda da questa generalizzazione puramente statistica, si sarebbe goduto gaudente, se non il viaggio aggratis, almeno il pericolo scampato dei 4 km a piedi, soprattutto a quella tarda ora della mattina.
Non fosse stato per lo sguardo di disapprovazione della conducentessa. Proprio non mi andava giu'. Mi alzo dal mio sedile intenzionata a chiedere gentilmente alle 5, 6 signore passeggere se per cortesia hanno da cambiarmi i miei 50 euri. La prima signora mi fulmina con un It is not very smart to take the bus with 50 euro in your pocket. A sto' giro non faccio una piega, ma non so chi mi dara' il savoir faire per ingoiare commenti del genere, nel futuro olandese che mi aspetta. Perdo convinzione a chiedere alle altre, sinceramente. Comunque hanno capito bene, direi che la scena e' stata abbastanza plateale e nessuna di loro puo' o vuole aiutarmi. Mi siedo al mio posto e constatando che l'autobus l'ho effettivamente preso nel verso sbagliato, digito il numero del laboratorio per avvertire del ritardo. Proprio in quel mentre la stessa signora che mi ha dato dell'idiota fa capolino, concludo la telefonata velocemente, la signora mi allunga 2 euri.

2 euri ed un fogliettino.
Un fogliettino col suo numero di conto corrente.

Ora.
Il cliche' vuole che gli italiani siano mafiosi e ladri. Gli Olandesi hanno una immagine nitidissima degli italiani. Incredibilmente nitida. Non dico giusta o sbagliata, semplicemente chiara e definita. Vedasi questo.

Il cliche' sugli olandesi e' che sono taccagni.
Mi potrei fermare qui e si direbbe brava Squa, cantagliene quattro. Meglio pizza e mandolino che il braccino corto.
Eppure non so, c'e' un non so che' di giusto nel gesto della signora (eccezion fatta per il darmi dell'idiota aggratis) che mi ha scombussolata. Bisognava vedere la faccia soddisfatta della conducentessa, poi.
E nessuno delle signore e signori che nel frattempo erano saliti sull'autobus ha fatto una piega alla vista della sciura che mi allungava il foglietto. Olandesita' traboccante.

Io ci ho messo 2 giorni ad aver un attimo di pace per mettermi al computer a farle il versamento. Latin time. Tormentata pero' dal rimorso di non trovare quell'attimo. Ed ancora non sono sicura di aver ben decifrato la scrittura e di aver imparato a fare i versamenti sul sito della banca olandese che parla solo olandese. Speriamo abbia funzionato, dai.
In alternativa, su suggerimento del chercheur, posto una scansione del foglietto a destra e a manca sulla rete, ed invito la gente a versare 2 euri alla gentile signora che mi ha fatto scampare l'immagine dell'italiana che ruba il bus. Magari si fa ricca.


10 January 2009

Elogio della torta salata

... un post-natalizio

E' stato Natale, poco tempo fa. E si sa che io odio il natale.
Le prime tre settimane di dicembre le ho passate in depressione preventiva. Ruminavo tra l'altro immagini e pensieri su come sarebbe stato il post di natale di quest'anno, ci tenevo a continuare la saga.

Dopo la metafora del sudoku del natale 2005,
la pausa del traslocante natale 2006,
gli spezzatini nevrastenici del natale 2007, la colonna sonora di quei giorni era niente paura, niente di piu' sentito in quel periodo di attesa in cui la vita stava per prendere una nuova piega.


Ed invece, guarda la vita, è stato un bel natale. Iniziato con una nota scura che ha però fatto da collante. Quando se ne va qualcuno quelli che restano han voglia di farsi del bene, per fortuna.
Inondato di un grandioso anche se freddo sole, questo natale pseudomilanese. Con la sensazione di non essere poi così tanto assente, non ci si incontra poi così spesso con questa vita frenetica, basta non vivere dall'altra parte dell'oceano per notare un certo filo conduttore. Fratelli ed amici si raccontano, appena arriva l'occasione.

Natale passato ai fornelli di una nuova cucina ancora da scoprire con finalmente un forno funzionante. Spignattando allegramente si è scacciata la tristezza, scrutando nel maestoso -nuovo pure lui- frigo dei miei, scegliendo gli ingredienti, accendendo fuochi. Tra tagliatelle, risotti, arrosti varii, ho cucinato un numero imprecisato di torte salate. Spinaci per la vigilia, porcini per il pranzo di natale. Poi radicchio per capodanno in montagna con gli amici. E' nata bimbaSonia ed una emozionata zia Squa ha portato in dono alla sua mamma una mezza porcini e speck ed un'altra mezza spinaci e zola. Le altre metà divise democraticamente con i quattro genitori. Un tripudio di torte salate, appunto.


La mia torta salata ha le seguenti caratteristiche:

Se ne frega di colesterolo e calorie, deve fare festa, scacciare la mestizia, scaldare il cuore, fare del bene. Non è fornita di dosi scritte e fissate, sono dettate dall'estro del momento, come fosse un quadro.
La sfoglia si compra al supermercato. Formaggio tipo galbanino a dadini quanto basta, una bella spruzzata di parmigiano, 2/3 fette di pancarrè sbriciolate (io uso un mixer e frullo il tutto), volendo una patata schiacciata, ma anche no.
L'ingrediente o gli ingredienti principali a propria fantasia e sensibilità. 3 uova per amalgamare. Circa 30 minuti in forno a 200°C, dipendendo dal forno. Una nuova spruzzata di parmigiano misto pancarrè frullati a fine cottura per gratinare, fa scena, ma non e' indipensabile.

Da mangiare tiepida, fredda o scaldata il giono dopo, a piacere, la torta salata come occasione di incontro tra lo speck ed i porcini, lo zola e gli spinaci, il radicchio ed il brie che in frigo si facevano i fatti propri.