22 March 2015

Why?

Toc toc!

C'è ancora qualcuno sintonizzato qui? Non lo so, siamo così poco disciplinati su queste pagine che non mi stupirei se no. Siamo un po' più giudiziosi lontani da questo schermo ed era diventata una cosa un po' rara e quindi si è un po' emozionati. La strada è lunghissima ancora, ma si stanno accendendo dei lampioni lungo il cammino.

Ad un certo punto si è incontrati questo video, che ha un sacco di qualità positive e anche negative, ma io non ho voglia di dirle prima che chi passa di qui lo veda, quindi facciamolo strano, ditemi che effetto fa a voi questo video.
 

Buona ispirazione! e ci vediamo nei commenti, spero....




Ci sono i sottotitoli e anche il testo trascritto nella lingua che più preferite

07 March 2015

Un caffè al sole con Didi

La giornata era iniziata sotto il segno che chiamerei Emotional. Arrivata in ufficio avevo trovato nella casella della posta un plico destinato a me (e per una buona volta non era "spam")! La busta era quella di TU-cittadina-medievale-olandica e conteneva la tesi di D., uno dei primi studenti di master che conobbi laggiù e che poi tornò per il dottorato (e tra qualche tempo se ne verrà nientepopòdimenochè in quel di MontePello, per mia somma e immensa gioia!!!). Le mie mani corrono in fondo al libercolo, dove c'è la parte più meravigliosamente bella e significativa: i ringraziamenti. Il mio nome tra gli altri, con le parole più votate a farmi torcere le budella di nostalgia, soprattutto in questo momento. Quando arriva la colleghina dolce deve per forza vedere le gocce che cadono sulla scrivania, decide di starmi alla larga, in quel momento le sono grata. La mia giornata sarà di quelle più intense e ora ho bisogno di ricompormi. Attacco col da farsi, quel magone però è rimasto lì. La Titolare mi dice che lei mangerà presto, gli altri sono al seminario, mi chiede se voglio unirmi a lei. La sola visione della Titolare mi fa sentire come se avessi ingoiato un macigno, in questo periodo. Molta ammirazione e stima, ma la sua bravura e puntualità in questo momento di sfacelo, pur in ripresa, mi fa fisicamente male. E però fa comodo anche a me mangiare presto. Mi siedo accanto a lei a ingoiare pasta e macigni. 


Poi vado in camera oscura, ci mancava solo quello per il morale già a dura prova... per fortuna ci incrocio la nuova post-doc, quella che ha sostituito la Bella Sivigliana, che non tornerà dopo il congedo maternità, iniziato da un paio di settimane. Anche lei è spagnola, amche lei bellissima, molto più riservata e pacata. Viene da più a nord, ha gli occhi verdi e  trasparenti e parla un buonissimo italiano. Mi illumina la fatica della camera oscura dove non amo per niente rinchiudermi. Al ritorno in laboratorio sono tutti spariti ma non ci penso che sono fuori a bere il caffè, mi metto subito a valutare i risultati. Fa capolino Didi e mi dice: Gli altri saranno fuori....... l'invito è implicito ma esplicito. Vengo volentieri! Lascio là cassetta, pennarelli colorati e film: Andiamo fuori, che ci fa un gran bene. Lui col suo caffè, io con la mia bottiglietta d'acqua, chè a me il caffè è vietato, specie in giornate come questa! Arrivati al portone incrociamo gli altri cherientrano, ci diciamo dai andiamo lo stesso due minuti fuori che ci fa un gran bene... (che meraviglia questo angolino assolatissimo, nascosto e riparato dal vento che abbiamo eletto a posto del dopo-pranzo... che meraviglia!). 

Ma tu dov'eri? gli chiedo. Io ero chiusa al buio della luce rossa, ma tu perchè non eri con gli altri? Ed è lì che mi dice:
Son tornato a casa  a pranzo. Sai son dovuto uscire prima dal seminario, ho ricevuto la telefonata di un mio cugino...
E' morta mia zia.
La moglie del fratello grande di mio padre.

Oh Didi, mi dispiace...
Era molto vecchia. Aveva tra novanta e cento anni, nessuno lo sa quanti precisamente.
Tutti sono d'accordo che era una donna straordinaria.
Mi dispiace molto, immagino che tu sia molto triste.

...

la chiamavo mamma. Da noi nel mio villaggio, tutte le zie e le nonne vengono chiamate mamma e tutti gli zii e i nonni papà. La famiglia è grande. Tutti partecipano all'educazione, te l'ho già detto eh? Dico sempre le stesse cose

...

Come sono i funerali da voi?
Per una donna così anziana è una cosa incredibile. C'è una grande folla, tutti arrivano dai villagi vicini.

...

I nipoti fanno una grande festa. I figli e i nipoti (di generazione precedente) non possono

...

Vuoi dire che per i nipoti di seconda generazione si fanno celebrazioni gioiose?


Sto già piangendo. (Sto di nuovo piangendo).

No scusa... è che ..
è morta mia madre...
sento che sta per "reagire", lo blocco con un gesto della mano
è morta più di tre anni fa, ero incinta, all'inizio della gravidanza. 

...

Non riesco a parlare a questo bimbo di sua nonna, nè della morte, il solo pensiero miatterrisce...
questa cosa di fare una festa con canti e balli mi sembra una cosa meravigliosamente stupenda. 
Scusa Didi, sono un po' emotional oggi.


Facciamo per rientrare


T'as la larme facile toi!

E si, diciamo così...





E meno male che il giorno dopo, e cioè oggi, davanti al mio nuovo quaderno-libro giallo, mi fermo a pensare alla cronaca della giornata di ieri, con quell'inizio e questa triste e bella conversazione,  che poi è proseguita con la sua maestosa serie di mazzate sui denti. Con tutto il magone, i macigni, le lacrime in canna e tutto il resto. Però facendo la cronaca si spiega tutta l'intensità ed in senso di sopraffazione. Sono effettivamente molto piccola sì di fronte a tutto questo. Piccola e stupefatta.


La mattina dopo a colazione, cioè stamattina, racconto al Pistacchio (ci provo almeno) la storia della zia di Didi. Per lo meno ci provo. Per lo meno riesco a pronunciare le parole la zia di Didi è morta ieri
E non è mica poca cosa.

27 February 2015

benedetta primavera

Mi sento proprio come fine febbraio.  Non più propriamente inverno,  decisamente non ancora primavera.

Chiudo gli occhi e invoco pazienza. Che tanta pazienza mi assista. Arriverà marzo, arriverà il sole e arriverà per restare.

Arriveranno risposte a domande già poste. Mi han detto no,  squa, mi spiace,  neppure questa volta.  Eppure mi tocca domandare di nuovo, ma siete sicuri? Con tutta l'umiltà di cui sono capace, ma ho l'impressione che vi siete sbagliati. Domani,  domani domandero' di nuovo. Oggi resto nel dubbio.

Forse l'inverno ha deciso di durare più a lungo e sarebbe un colpo duro dover ancora aspettare quel sole e quel tepore, ma aspetteremo, aspetteremo tutto il tempo necessario. E sarà una tiepida e luminosa primavera.

14 February 2015

Horror pennichellae


Scrivevo una cosa che fa Storia di un mese di insonnia e paure, poi come al solito la digressione è diventata post, come capita 90/100. A sto giro posto prima la digressione ;)

Trovo difficilissimo trovare un equilibrio tra lo sfogarsi con altri amici genitori e parlare dei problemi con i pargoli. E dire quanta fatica si sta facendo, fisica e metafisica. E poi trovarsi di fronte quattrro occhi che ci guardano e tra le righe dicono
Due ore almeno di pennica al giorno e un bimbo che vuole dormire nel lettone... ma di che vi lamentate? noi son quattro anni che dormiamo con uno o due in mezzo ai piedi. E allora? Si dorme no? Rimboccate la coperta e dormite
E niente, in questo clima di fatica immane e di non comprensione tra pur simili preme la tentazione immorale (non si fa!) di fare due conti nelle problematiche altrui di sonno difficile, che più o meno girano intorno all'horror pennichellae di cui mi pare siano affetti molti genitori più ancora che i figli, genitori che hanno un terrore simile a quello che avevo io delle ore venti ma anticipato sul primo pomeriggio. Genitori che si affannano a fare cose, a girare, a stare fuori a quelle ore lì che evidentemente a casa sono per loro difficili, invece se siamo in macchina magari dieci minutini di sonno ci scappato [ma servono a qualcosa quei dieci minutini??]. genitori che ti chiamano alle 15.30-16: vi va di fare merenda?? Ma noi veramente siamo in pennichella conclamata e ne avremo ancora per un bel pezzo, grazie al cielo. E che allora accolgono i tuoi sfoghi con sospetto perchè lo vedi che allora dorme? E allora non rompere li coioni. E forse allora dorme troppo di giorno, grazie che poi non dorme di notte. Perchè non gliela fai saltare la pennica, poi vedi come dorme... ... E tu invece sai benissimo che se salta la pennica salterà anche la notte.. E che forse questa cosa vale un po', almeno un po', per tutti i bambini e che dovrebbero invece provare loro ad applicarsi alla pennica. Glielo dici che la loro duenneemezzo da quando va al nido è cambiata da così a così? Ah al nido lo fa il riposino e a casa si rifiuta? Ah ma guarda un po', che strano. Eh pero', mi pare più riposata, più fresca. Ah dici che sta anche dormendo meglio la notte? Maddai. Poi nel week end torna a rifiutarsi di dormire al pomeriggio. Ho visto coi miei occhi un bimbo di circa due anni e mezzo saltare sistematicamente le penniche e nell'orario topico ciondolare di sonno. Quando timidamente ho chiesto al suo papà se forse non erail caso di metterlo a letto, quello mi ha detto No, a menoché non crolli stecchito io neanche ci provo, non c'ho voglia di fare drammi. Ah, non c'hai voglia di far drammi, però quel cucciolo lì tutti i santi pomeriggi va in giro come un fantasmino, per non parlare dell'ora di cena. Che dici? E' sempre malato? Eh già, il sonno rinforza il sistema immunitario.

Il fatto é che talvolta i drammi vanno fatti! Vanno affrontati, vanno accuditi. Bisogna fare fatica anche per riposarsi, porcaccia miseriaccia.

E questa era la digressione, inutile mi rendo conto, ma tant'é, dell'altro post, ma quello ancora niente, non é maturo.

Stipsi bloggica. Un poco per volta

02 February 2015

Ancora di postumi natalizi, stipsi da spannolinamento e un etto di Edipo v2



Anche Pistacchio durante le vacanze ha tenuto da parte il meglio di se. Arrivati su suolo italico ha smesso di cacare andare di corpo. Quando proprio-proprio doveva erano scene apocalittiche Maaaammma è difficiiiiile, fa maleeeee. e ti credo tesoro, guarda lì... (io rimango sempre sconvolta). Oddio  tra il cambio di ambiente e la dieta diventata prevalentemente, se non esclusivamente, carne-pasta, pasta-carne, ancora carne e ancora pasta. Talvolta cioccolato e dolciumi vari ai quali non è abituato poichè la nostra religione non li permette (...). Un minuto di silenzio incarognito per chi mi guardava con disapprovazione stupita quando ho preso a dargli frutta come antipasto. Ma che fai che poi non maaaaangia? (da leggersi con tono altissimo e calabro, poichè in genere questa era zia Susanna). E speriamo che non mangi niente altro dopo questa mela, pensavo io, chè un po' di detox pure a lui mica gli fa male. E infatti Quel-Pistacchietto mica mangiava granchè poi. E te credo.


Allora non lo avevamo capito ma molto probabilmente anche a causa del disagio procuratogli da questa stitichezza traditrice ad un certo punto ha smesso di dormire. Succedeva proprio ai primi di gennaio. PadreMio era giusto partito lasciandoci un bilocale a disposizione dove bivaccare ogni tanto e ripigliarci dalla convivenze forzate, che Quel-Pistacchietto-là comincia a svegliarsi nel cuore della notte e rifiutarsi di dormire. Un giorno vomita (evento rarissimissimo chez l'enfant le Pistache) ed è giusto il giorno prima di una meravigliosa gita che si è organizzata all'ultimo momento con una donna meravigliosa e grandiosa a raccogliere un timido E se ci incontrassimo a metà strada? buttato là da una Squa provatissima dal natale ma ancora battagliera. Io sono a casa di PadreMio, loro sono dai Bionici in vista appunto della fuga materna. Sensi di colpa a manetta, vado, non vado. E quello, traditore, che al telefono mi dice Vieni qui, mamma, vieni. ed è la prima volta nei suoi 34 mesi di vita che fa una cosa del genere, di solito è come suo padre che le persone partono e lui cuce zaini o mangia pizzette (inside jokes incomprensibili, ma fidatevi significa che non mostra una punta di destabilizzazione). Io,mamma cattiva, vado lo stesso  e passeggio sull'Adige con questa bella donna e facciamo le chiacchiere ed è proprio bello.


Quindi Torniamo a Montepello e Pisti non dorme. Oddio si dopo ore di coccolamento si addormenta pure sfinito ma poi si sveglia nel cuore della notte ripetendo come un mantra Io non riesce a dormire, Io non riesce a dormire E infatti non dorme mica. A meno chè un genitore non gli stia affianco, appena il genitore di turno (in genere SantoChercheur, va detto) si allontana dal suo capezzale quello si ridesta e riparte con la nenia Io non riesce a dormire


 Poi siamo nervosi quanto una pinta di caffè nero. Ci ripetiamo che così non va mica, che così impazziamo. Che non bastasse già il 24/24 7/7 31/31 12/12 365/365, ma l'insonnia traditrice no dai, ti prego. Intanto quello lì,  ovviamente, si ammala in maniera conclamata. E' mercoledì sera e arriva il Febbrone. E giù turni di guardia chercheur di mattina, io pomeriggio come ai tempi del mama-papadag condiviso.

Il febbrone fortunatamente dura lo spazio di 24 ore nette. Intanto però avevo già chiamato la pediatra quella nuova, da qui in avanti definita SantaPediatra, che avevo chiamato per il controllo dei tre anni dei due e tre anni in un colpo solo (qui si aprirebbe tutto un capitolo tosto a tema appunto pediatrico che parlerebbe del fatto che mio figlio non vedeva un pediatra dal giugno del 2013 e un qualsivoglia medico da maggio del 2014...) per chiedere se lo riceveva in urgenza. Chè noi appunto non corriamo dal medico al primo giorno di febbre ma a sto giro dopo 3 settimane di insonnia un parerino lo vorremmo sentire. Anche un paio di goccine scherzerei se ci fosse da ridere. Poi, come si vedrà, dell'insonnia non riusciremo neanche a parlarne.


Io e il chercheur intanto in mezzo alla privazione di sonno diamo corpo a certe scenette,,, Io: Ma tu sei senza cuore, magari è vero che è in pieno Edipo... e poi, quello è certo,  ha le prime paure, ha bisogno di rassicurazioni... e il chercheur che ribatte Ma che Edipo e Edipo, ma de chè, ma basta con tutta questa psicologia, ma mollami
Poi SantaPediatra lo riceve in urgenza e ci spiega che quella è stitichezza da spannolinamento e  succede all'80% dei bimbi: Quel-Pistacchietto-lì sembrava che andasse tutto bene e ogni tanto qualcosa esce ma invece è gravemente costipato. Ed in parole spicce è pieno di cacca fino all'orlo e bisogna sturarlo liberarlo. Prescrirrà 3 mesi di medicinali blandamente lassativi. Con buona pace del chercheur che mi guarda e però non ride incalzandomi Edipo eh? Tze Quello è pieno di m cacca


Non parleremo con lei dell'insonnia, Pistacchio si ammalerà una seocnda volta dopo 10 giorni. Poi sarà la volta di Squabus di prendere una stranissima e dolorosissima Gastrò. Dopo sette giorni sarà il turno del chercheur e il nostro periodo estenuante continuerà ancora e ancora. Tipo un duracel ma dello sfracelo. La storia continua, prima o poi... Per amore e solidarietà anche io c'ho la stipsi bloggica. Esce un post (ed esce a metà e molto male, me ne rendo conto) solo quando ce n'è un altro che preme... il prossimo parla di insonnia, paure e privazione di sonno, del duello tra il chercheur e SantaPediatra sui granellini magici, di crisi genitoriali e di non-Estivil. Che forse fa un po' troppo tutto in uno, ma si sa che io....

20 January 2015

Siamo proprio fottuti - Parte prima

Una valigia per partire
Siamo rientrati da 12 14 giorni e siamo già alle stracozze. In realtà ci siamo resi conto che avevamo serissimo bisogno di nuove vacanze (possibilmente diverse da quelle appena trascorse) già al secondo giorno del rientro.

Sono successe molte cose bizzarre in queste vacanze, alcune molto ma molto simboliche. E si sà che io amo molto le metafore. Per esempio io ieri sabato ho disfatto la valigia delle vacanze di natale. Quelle di cui sopra, appunto, che ci hanno devastati più che riposati. No, non erano 11 giorni che aspettava, era praticamente un mese, anzi un mese preciso. Ieri sabato ho disfatto la valigia che avevo fatto a tempo di record (la migliore valigia ever and ever, tra l'altro) alla vigilia della nostra partenza precipitata e volante per andare ad assistere i due Nonni Bionici. Lei-la-nonna-bionica ancora in ospedale per un'operazione programmata, lui in preda ai giramenti di testa e le nause (poi diagnosticata quale labirintite). Resterà memorabile la scenetta di lei, tempra d'acciaio e carattere solare, che arriva al casone nella campagna in ambulanza, si apre il cancellone rosso, si apre il portellone e compare lei distesa in barella, un po' deperita, sicuramente dolorante ma sorridente e gioiosa. Mentre lui, che pure un secondo prima solleticava, strapazzava il Pistacchio cantandogli Tu me fais tourner la tête provocandogli fortissime crisi di risa. Lui, appoggiato al casone, come se altrimenti cascasse giù (il nonno, non il casone) che le dice, con voce spezzata (ma se un attimo fa cantavi a tutte corde??) Scusa se non ti vengo incontro... Ecco come si definisce una Drama Queen.


Ma torniamo alla valigia. Mi sono resa conto della piccolissima dimenticanza solo dopo un paio di giorni nei quali ho fatto per così dire la zozzona. Era il momento della prima transumanza dai nonni Bionici verso il PadreMio, prima di innumerevoli andirivieni con o senza Pistacchio, con o senza macchina, con o senza valigia. Io iniziavo a sentire l'esigenza di cambiarmi e cercavo appunto nel bagaglio rimasto in macchina in vista della transumanza, quando ho realizzato... Non sapevo se ridere o piangere. Ma siccome si sà che io ultimamente piuttosto piango e allora non nascondo che sì, ho pianto. Non ci potevo credere e allo stesso tempo ci credevo benissimo e vedevo il contrappasso malefico di quel mio No chercheur -che stai facendo su e giù casa-garage per caricare la macchina-, no la mia valigia, lo so che è bellissima per la prima volta, ma ancora non l'ho chiusa. Per favore aspetta a portarla giù. E lui ha effettivamente aspettato pazientemente che glielo chiedessi.

Eravamo nelle campane lodiigiane quando appunto, non vedendola, io gli chiesi: ma l'hai poi presa la mia valigia? Faccia del vuoto. Sua, non mia, che in un nanosecondo ho capito tutto e in uno spazietto tipo nuvoletta sulla testa avevo proiettato un ologramma raffigurante la mia bellissima  valigia abbadonata sul letto, in quel di Montepello, sola, al freddo e al gelo. Lo chiamano karma, no?

Quindi niente orecchini nuovi meravigliosi che volevo indossare, niente gonnelline frufru acquistate compulsivamente nei miei giretti per il Centre Ville ed oltre. Per inciso, io ultimamente compro solo gonnelline frufru. Sono arrivata a possedere una cifra spropositata di gonnelline frufru, è una vergogna. Altro che decluttering (un giorno dovrò dire a voce alta  capire meglio cosa penso del concetto di decluttering, ma qui oggi si sta a scherzà... e che un po' di autoironia mi assista, ce n'è un gran bisogno. Chè dire che declutter è bello e morale sicuramente, ma è facile quando si porta una taglia inferiore diciamo alla 44. Al di sopra e soprattutto per noi fisarmoniche con problemi alimentari, scusasserro, ma c'è anche qualche difficoltà a stare essenziali e a non indulgere nell' acquisto consolatorio, nel tentativo compulsivo-stile: sia mai che sta volta ci azzecco e sta roba mi stia bene a casa così come mi pare in questo dannato camerino a luce fotonica e studiatissima... Poi si per carità c'è che siamo delle quaquaraqua senza midollo che non riusciamo a tenere la dieta e tornare al peso forma e tutto quello che si vuole. Di peso forma riparliamone poi...


Per fortuna lo zaino con intimo e 15 paia di collant, quello non l'avevo dimenticato, fufiu. Ma per il resto ho indossato per quasi tre settimane gli stessi jeans lavati e asciugati sul termosifone overnight, una gonna prestatami dalla Cognata-Quarta (ossia mamma di Quarto). Dinamica del prestito: No maddai che sfiga, maddai non preoccuparti, vieni qui che qualcosa la troviamo per te nel mio guardaroba. Per esempio quella gonna che ho comprato online della mia taglia ma poi è arrivata ed era enooooorme. Quella sicuramente ti sta. Ah be certo, se è davvero così enooooooorme allora si che mi sta !!! Si infatti, la puoi anche tenere poi, io non la metto. (Poi per la cronaca era davvero enorme per lei e a me stava un incanto!). Poi mi ha prestato una maglietta e un maglioncino premaman (!). Un'altra maglietta me l'ha prestata, poi regalata, zia Susanna. Un'altra gonnellina mi è scappata di comprarla, confesso (e anche una maglietta e un maglioncino... c'erano già i saldi a quel punto...) Così ora che ho disfatto la valigia tutte le mie gonnelline frufru fanno una cifra spropositata più due.


La valigia del ritorno
Poi, una volta rientrata, per quasi due settimane io son vissuta senza aprire la valigia che mi ero preparata prima di partire. E sono state due settimane d'inferno. Anche questo mi pare molto simbolico. Tornare in partria che ormai si è fatto così faticoso. Dimenticare la valigia. Non riaprirla nemmeno al ritorno. E per un mese vivere con le risorse che non mi sono di elezione, mentre le mie preferite sono ancora in valigia. E soprattutto io mica ci penso a tirarle fuori. Tirare fuori le risorse preferite. Certo si sta parlando di due stracci, mica di metafisica, comunque... Profondo, molto profondo questo concetto.

Sarà un caso che proprio da sabato si è ricominciato a vivere? ma andiamo per ordine.

(continua... forse, come al solito...)

04 January 2015

una fine ed un inizio

ho una certa affinità per il chiudermi in bagno a recuperarmi.   A pensare, a scrivere, a ricompormi. Soprattutto a natale.

Sono chiusa in bagno, siamo nel casone dei Nonni-Bionici in lenta e allegra ripresa, Pisti è con loro di là, il chercheur cerca di dormire. E' il tre di gennaio, sono le 10 e io lotto per uscire dal mio ennesimo pozzo natalizio. Non è servito respirare preventivamente, ho comunque perso il fiato nel mentre, serve fino ad un certo punto ripetermi che, nonostante questa ricaduta, quella risalita non era un'illusione e potrò riprenderla appena recuperati i miei contorni. Dove sono i miei contorni? Quali sono? Come sono? Dove sono? Mi sono persa di nuovo.

E' sempre il finale che mi fotte. Il post-feste con le cartacce ancora per terra e i piatti da lavare e la confusione e la mancanza di sonno ed il sovraeccitamento. E il non riuscire a rilassarmi. E più cerco di rilassarmi più mi sovrasta l'angoscia... E' lì che crollo immancabilmente. Ripercorro mentalmente i giorni appena trascorsi. La SPM non ha certo aiutato, anche perchè a questo giro è stata poco pre e mi ha travolta giusto nel mentre. Un senso di fatica immane, un senso di spezzamento. Mi sento spezzata, non capisco più niente, Pisti sclerava in questa bolgia costituita, quando in formazione ridotta, di un nonno, pure di superbuonumore, una zia Susanna in fuga dai suoi fantasmi luttuosi e rifugiata da noi ed il suo ciuaua.

E poi continua la saga dei cuginetti: Prima, Secondo, Terzo (e Quarto si legga poi).  Mentre il chercheur si prende cura dei Nonni-Bionici, noi siamo tutti rinchiusi in un bilocale (la cui stanza matrimoniale, offerta molto generosamente è pur sempre del nonno patriarca e  a lui rimane, altrimenti sarebbe forse anche peggio): una squa, un nonno, una prozia ed un piccolo ciuaua di nome Golia. Si aggiungono, tutti i giorni lavorativi e a volte non, il nipotino Secondo (sempre più saggio e grande nei suoi quattro anni) e la nipotina Prima che a tratti mi guarda con aria sprezzante e dichiara "non  mi piace come si comporta". Si sta riferendo a Terzo, che è il mio e che alla soglia dei tre anni non somiglia molto a quello che avevo visto l'anno scorso in Secondo. Ma come potrebbe? In questa bolgia che già noi tre e due mezzi (uno dei quali è di specie canina) stavamo cercando i nostri spazi... I genitori di Prima e Secondo lavorano, il padre solo il pomeriggio. E infatti quell'oggi a mezzogiornomenounquarto si sono svegliati -Secondo e suo padre- e nel giro di mezzora lo ha portato qui, Prima ha dormito direttamente qui, già che c'era... E Pisti ieri ha fatto baldoria anche lui, la sua volta all'anno e non ci è abituato e lui che no, non si sveglia a mezzogiorno, alle 8 era sveglio come una lippa con 7 ore di sonno e oggi (quell'oggi lì dove l'ansia dei giorni prima si stava sempre più concretizzando) oggi deve mangiare presto e deve andare a dormire e farsi le sue 3-4 ore dei giorni di recupero. Ma arriva Secondo e si fa fatica, io faccio una gran fatica, Pisti sclera, tutti gli altri stanno un gran bene e gridano e ridono e sono nella loro normalità. Io non ne posso più. Queste non sono vacanze dirò alle mie cognate quella sera a cena, dopo solo 2 ore di sonno di recupero del Pisti svegliato da casseruole tirate fuori dalla lavapiatti e messe a posto in maniera molto ma molto sonora. Poi inizierà lo sclero tra i cuginetti piccoli a cicli regolari. Poi arriveranno tutti gli altri a cena. I genitori lavoratori di Prima e Secondo. I genitori lavoratori di Quarto, insieme a lui, 19 mesi di piccolo Budda, ancora in fase angelica. L'anno scorso avevo sbagliato previsione. Non è toccato a Quarto, è ancora il turno di Terzo, il mio... ma come? Ma siamo stati fermi un giro? Forse i genitori di Quarto la scamperanno, forse i terrible two non sono per tutti, forse chi più e chi meno, vorrei bestemmiare...

E quindi quando saremo 12 persone intorno ad un tavolone, ah no 11 perchè il chercheur è esonerato, dirò alle mie cognate che sono esausta e la cognata-prima mi dirà "si ma dai è una stanchezza diversa". Sarà pure diversa ma se non ti sei ripresa delle stanchezze tue, che te ne fai di questa stanchezza diversa? Io non ne posso più, io voglio tornare a casa, ma non è che non avevo voglia di famiglia. E di amici e di stacco. Solo che questo è un logorìo.

Quello che non dirò quella sera, perchè formalizzerò solo un paio di giorni dopo è che queste due settimane di smembramento della nostra famiglia sono state la ragione forse più grande di quel senso di spezzamento e di smarrimento. Insieme alla SPM del pre e del mentre ed insieme a tutto il resto.

Chè ero fuori di me e non capivo più un cazzo e appena il chercheur ha varcato la soglia è stata come un'iniezione di valium. E' arrivato e mi ha portato la calma, saggezza e l'interpretazione delle cose che mi sfuggivano di mano. E questo effetto calmante è meraviglioso, bellissimo, forse è anche amore, ma è anche inquietante ed io non so come prenderlo.
 Mi sentivo una persona orribile chè ero riuscita a litigare persino con zia Susanna che è zia e anche santa. Però ha ragione lui, zia Susanna pure era in fuga e una fuga ed una pentola a pressione  vicine non promettono nulla di buono

E quindi litigo, non capisco più un cazzo, non so più chi sono, ma sono una persona orribile. Quando sono lì la bolgia mi manda fuori di capoccia, quando sono dai Nonni-Bionici mi manca il respiro, mi sento in trappola, in clausura, mi pervade un senso di angoscia.

E poi quell'istinto inconsapevole, irresistibile, di prendere tutto a picconate. Di distruggere tutto, di allontanare tutti, di fare il vuoto. Vorrei essere generosa e attenta ma arrivano momenti -e arrivano a tradimento- in cui sento solo puro istinto di sopravvivenza e una gran voglia di fuggire...

E meno male, meno male che zia Susanna ha rapito il nonno verso i mari del sud ed io che inizialmente c'ero rimasta male "ma come vengo su due volte l'anno e tu te ne vai proprio mentre io arrivo", poi memore delle tradizionali litigate mute mi son detta va bene, squa, prendi quello che c'è e prendilo per il verso giusto. E per 10 giorni buoni mi impegno, do' il meglio di me, respiro, sorrido. POi niente, sbrocco, la SPM si impossessa di me e non capsico più un cazzo. Suppongo che sia il cervello emotivo che mi fa brutti scherzi, lunghezze d'onda passate in un presente dove non hanno più luogo.

E quindi arriva il 31 e li sto accompagnando in aereoporto, c'è un silenzio terreo nell'abitacolo, io guardo avanti. Poi arriviamo e li saluto. Mio padre mi dice di essere dispiaciuto, ma in realtà lo percepisco sollevato. Si è saputo ricostruire un nuovo contorno e poche altre persone oltre me possono sapere quanto ne avesse bisongo. Non è solo, sta partendo con sua sorella e passerà 3 settimane con lei. Non è solo e sono contenta per lui. Però, ed è  ridicolo, io, nel profondo, proprio in fondo,  mi sento abbandonata. Alla soglia dei quarantanni, una famiglia mia e ancora sono ferma lì. Solo che questa volta mi sento io il carnefice. Come in un PadreMadre di Cremonini rovesciato "...e se son stato così lontano è stato solo per salvarmi!" Lo sta dicendo Lui a me. Mio padre. E' Lui che si deve difendere dalla mia furia distruttrice. Mi è chiaro e lampante. Quante altre volte è stato così? Forse sempre. Non sono (solo) vittima, sono (anche) carnefice. Ho orrore di me stessa.

Riparto. Guido e singhiozzo forte come una bambina. Ho quattro anni o poco più, sono quella bamboccia.  Sono ancora quella bamboccia. Sono di nuovo quella bamboccia. E nessuno si sta prendendo cura di lei. E' stata appena abbandonata all'aereoporto a guidare una macchina enorme. Mi concentro per separarmi da lei ed abbracciarla. Ci sono io adesso con te, non sei più sola. Piange ed è inconsolabile. Rientro a casa di mio padre dove mi aspetta la mia vera famiglia. Stringo forte il chercheur e sto ancora singhiozzando: anche io sono la tua famiglia. Ho paura di perdermi del tutto. Vengo raccolta col cucchiaino, come diceva Lei. Dal mio chercheur, forse un po' sorpreso, anche a lui parevo più solida a questo giro, mi sa. Sarò mai veramente solida tornando qui? 

Poi un capodanno lastminute molto bello, con due amici atavici e la loro terza preziosa presenza in potenza... i fuochi di mezzanotte sul pratone, le chiacchiere, il vino lassativo. L'insonnia del primo dell'anno, resto sola mentre loro tornano dai Nonni-Bionici in uno degli ultimi va e vieni. Metto ordine dentro e fuori. Mi concentro sugli elementi di quella risalita, faccio silenzio, mentre ascolto Janis. Chiedo scusa, anche se le mie scuse sembrano passare inosservate, recepite, ma non rielaborate. Vado a correre intorno al laghetto. E' la seconda volta da quando sono qui, Santo Laghetto del Paesello, ci si corre proprio molto bene. Poi prendo la metropolitana e in una piccola meravigliosa odissea vado a trovare J. e G. neomamma e papà col loro bellissimo piccolo fagottino. Ed è un piccolo momento di meraviglia e calma, tutto fuori è immobile,  ci sono solo loro tre. Finalmente a sera ritorno dai Bionici e sono stremata. Il giorno successivo vengo nuovamente fagocitata dal loro casone freddo, buio e isolato, fino all'indomani quando al sorgere del sole, prima che l'incantesimo mi intrappoli nuovamente lì, raccolgo tutto, mi chiudo in bagno, aspetto che il chercheur si svegli, poi scappo, prendo il treno per il Paesello. Il mio primo treno del 2015. E un altro ancora più bello mi sta aspettando.

E' ancora il 3 gennaio e mi ritrovo nuovamente sola. Se mi concentro sulle cose positive  la solitudine mi fa molto bene, devo però fare un grosso sforzo. Vado a correre di nuovo. Poi mi procuro un numerino per un altro treno. Per una bella avventura.

Mi sento ancora tutta rotta, mentre consulto orari del treno per questa fuga meravigliosa e non so se truccarmi con i colori del futuro che voglio, cercando il miglior lato di me, o se presentarmi sulla banchina con  i cocci tra le mani. Perchè il fatto che io stia comunque guardando gli orari sa di incredibile e di istinto di sopravvivenza.  Ho una voglia incredibile di conoscere, chiacchierare, dire, ascoltare, passeggiare in una  compagnia che so già bella e buona, pur non avendola mai sperimentata prima.


E adesso sono qui, ancora al buio, il sole sorgerà quando uscirò e andrò incontro a questa avventura.



18 December 2014

invece

Squabus respirava molto profondamente da giorni e giorni. Sferruzzava e respirava fondo visualizzando una forte energia mistica e natalizia e facendola sua. Squabus ogni anno intorno al solstizio invernale subisce un incantesimo scuro e vischioso e si perde, più ancora del resto dell'anno. Squabus ha deciso che quest'anno invece no e sperava che respirando e visualizzando, visualizzando e sorridendo, si sarebbe sentita abbastanza forte al momento della partenza. Mancavano ancora cinque giorni, da visualizzare anche sul calendario dell'avvento di lana e cartoncino riciclato, quello dei biscotti e della pasta e del pacco degli yogurt quello da sedici. Il primo calendario dell'avvento della sua storia . Cinque giorni intorno all'albero di natale più strano del mondo. Il primo albero di natale della sua storia familiare, quella nuova.

E invece. E invece il nonno de chercheuris si è sentito poco bene, proprio mentre la nonna de chercheris era in ospedale per un'operazione. E allora squabus, il chercheur, con al seguito un piccolo pistacchietto felice di "andare a Italia" e anche un po' confuso che oggi non è la lana del 23 che tiriamo, perché erano 18 giorni che parlavamo di quel giorno lì per andare a Italia.


E allora non c'è più tempo per respirare preventivamente, tocca respirare dentro e confidare nella saggezza dei momenti di emergenza. Anche se Squabus questo déjà vu che ha provato nel fare le valige a tempo record gliel'ha spezzato il fiato. Anche se il nonno si è già ripreso, la nonna si rimetterà in piedi prestissimo perché è di fibra forte. Squabus ha pensato a chi in piedi non avrebbe voluto rimettersi neanche potendo.

Per un attimo ha sentito una vertigine al toccare con mano la solidità della famiglia de chercheuris...
Squabus è annegata un attimo in un mare di lacrime invisibili poi le ha invisibilmente asciugate. In questo istante guarda il mare nizzardo che tante volte ha lenito I suoi pensieri. Tra poco arriveranno le gallerie del confine ed un silenzio radio riempito di lana e collane e guantini....

Squabus spera che la forza del respiro sia con lei.
A risentirci dall'altra parte del confine.


07 December 2014

Abbiamo (almeno) due cervelli - una definizione di intelligenza emotiva

(sottotitolo: gettando appunti sulle base teoriche di quella Risalita...)

Il Sistema limbico o Cervello emotivo è la parte del sistema nervoso che governa la sfera emotiva (quella che viene spesso chiamata la via bassa o animale o istintiva) ed è contrapposto alla Corteccia prefrontale o Cervello razionale che governa il linguaggio, il pensiero logico e cosciente (via alta).
Il Cervello emotivo controlla tutto ciò che è implicato nel benessere psicologico e anche gran parete della fisiologia del corpo: la tensione arteriosa, gli equilibri ormonali, il sistema immunitario e digestivo e il funzionamento del cuore.



Le due vie sono molto diverse. quella bassa è velocissima e grezza, è l'istinto, il cervello nella sua forma primitiva, quella alta è lenta ma precisa e rappresenta la parte più  evoluta del sistema nervoso.
E' normale e meravigliosamente efficace che le due vie siano così diverse, perchè non sarebbe pensabile dover controllare in maniera logica e cosciente la respirazione, il ritmo cardiaco e tutto il resto. Il sistema limbico potrebbe essere assimilato al nostro pilota automatico.


La vita psichica è il risultato di uno sforzo costante di simbiosi tra i due cercelli. Da un lato il cervello razionale, cosciente, razionale e volto al mondo esterno. Dall'altro il cervello emotivo, incosciente, preoccupato della pura sopravvivenza e direttamente collegato al corpo. Questi due cervelli sono relativamente indipendenti e contribuiscono in modo diverso al nostro comportamento. I disordini emotivi conseguono dal disfunzionamento del cervello emotivo. Per gran parte questi squilibri originano da esperienze dolorose vissute nel passato e che si sono impresse in maniera indelebile nel cervello emotivo continuando a influenzare le nostre emozioni e il nostro comportamento anche moltissimo tempo dopo. Il compito di uno psicoterapeuta è riprogrammare il cervello emotivo in modo che sia adattato al presente piuttosto che continuare ad essere influenzato da situaizioni e vissuti del passato. A questo scopo spesso è più efficace usare metodi che passino per il corpo piuttosto che contare sul linguaggio e la ragione dai quali a conti fatti il Cervello emotivo è totalmente scollegato.
In effetti le emozioni sono l'esperienza cosciente di un insieme di reazioni fisiologiche che avvengono nel nostro corpo in risposta a stimoli esterni ed interni.  Si potrebbe quindi quasi dire che il cervello emotivo è  collegato più strettamente al corpo piuttosto che al cervello razionale. Talvolta è più semplice accedere alle emozioni attraverso il corpo piuttosto che attraverso il linguaggio.



Quando i due cervelli non vanno d'accordo
Il cervello emotivo e quello razionale ricevono stimoli dal mondo esterno in contemporanea. L'interazione tra loro, cooperazione o competizione, determinerà quello che proviamo e persino il nostro rapporto con il mondo e con gli altri. Detto in parole molto povere, se la dissociazione  tra i due cervelli è molto spinta saremo infelici. Al contrario se c'è cooperazione tra i due piani staremo bene (sempre in soldoni).

Il compito del cervello emotivo è di dare l'allarme. E' per sua natura sul chivalà ed è pronto a dare avvio ai processi che  vengono definiti  “combatti o fuggi”. Qualora individui un'emergenza, interverà annullando all'istante tutti i processi del cervello razionale. E' effettivamente una buona strategia di sopravvivenza, se c'è un pericolo, inutile perdersi in discorsi e sottigliezze. Il problema è che quando le emozioni sono troppo forti, la predominanza del cervello emotivo governa e annulla i nostri processi mentali impedendoci di riflettere in maniera razionale e controllata.


Questo meccanismo può spiegare molte cose interessanti. Per esempio perchè  siamo incapaci di concentrarci e di rendere nell'ambito cognitivo e razionale se siamo depressi o abbiamo subito un evento traumatico (per inciso quanto mi parlano questi quadretti!!!). O perchè persone che hanno subito abusi fisici o meno, abbiano spesso un temperamento troppo sensibile ed emotivo. In alcuni casi si può parlare di vero e proprio corto circuito tra i due sistemi. Per esempio nel caso di disturbo post traumatico da stress, in seguito ad un forte stress il cervello emotivo subisce una deregolazione, secondo la quale prenderà a segnalare allarmi e situazione di pericolo a stimoli esterni anche (oggettivamente) minimi, con il solo e comprensibilissimo scopo di protezione. L'allarme viene dato al minimo segnale di pericolo e il cervello emotivo è incapace di ricevere rassicurazioni sull'effettiva, razionale, assenza di pericolo, dal momento che il cervello razionale viene silenziato e bypassato.

Il cervello razionale in condizioni normali serve a dirigere quello emotivo. In seguito ad un segnale di allarme spropositato, un buon equilibrio tra i due prevede che la parte razionale rassicuri quella emotiva. Una predominanza della via alta  su quella bassa è anche nociva al benessere. Essere governati dal cervello razionale significa non prestare attenzione a quello emotivo e banalmente costringersi in situazioni che ci fanno male. Quel che ne deriva è: stress, con tutte le problematiche che gli sono legate (stanchezza, ipertensione, disordini intestinali e dermatologici, problemi cardiaci e così via).

Secondo questo modello stiamo bene se c'è  equilibrio tra reazioni emotive immediate che ci fanno reagire al pericolo imminente e le risposte razionali che sono in grado di guidarci a costruire il nostro avvenire e quello delle nostre relazioni sociali. Stiamo bene se ci troviamo in equilibrio e armonia tra quello che pensiamo (e diciamo) e quello che proviamo.

Questa capacità di armonia è anche detta intelligenza emotiva.
Se il nostro cervello razionale funziona molto bene siamo intelligenti nel senso classico del termine. Se i due cervelli lavorano in armonia e serenità siamo emotivamente intelligenti.


 I metodi naturali di cui si parla nel libro di cui parlavo in questo post, sono tutti -direttamente o indirettamente- volti a coltivare questa armonia.

03 December 2014

La metafora dell'uncinetto


Sono andata in centro a prendere nuova lana, ne avevo già quintali, ma quintali troppo assortiti, provenienti da diversi cicli della spirale, non abbastanza colori e lane incompatibili. E poi ho perso di vista gli uncinetti del numero 6 e questo era inaccettabile. Avevo bisogno di sferruzzare proprio col numero 6.

Ho imparato l'uncinetto da mia madre e se ci penso non ci sono molte altre cose che mi abbia insegnato. Non a cucinare, nessun particolare segreto casalingo, nessun segreto del mondo e degli uomini. Non eccelleva in nessuno di questi campi, almeno da un certo punto della sua vita in poi. Prima, dicono le voci, era una persona eccezionale e vincente. Cullo il desiderio, il bisogno, di scrivere alle sue amiche di gioventù per farmi raccontare com'era la mia mamma prima. Per soffrire fino in fondo di quella malasorte ingiusta e poi perdonare tutto e tutti e anche lei. E infine anche me stessa.

Non mi ha insegnato molte cose, neanche a fare gli spinaci e i broccoli che faceva lei, che in mezzo a tutte le cose così così che cucinava, quando cucinava, erano buoni. Erano suoi.

Però l'anno della maturità mi ha fatto da spalla nella preparazione dell'interrogazione di scienze sulle rocce. Lei, da bravo architetto secchione-110-e-lode, le rocce le conosceva a menadito e mi aveva dato un sacco di trucchi per ricordarmele. Presi 9 e fu l'unica volta. Quel 9 rappresenta per me la potenzialità. Quello che avrebbe potuto essere e non stato. Povera la mia mamma che la vita se l'è fagocitata. Povera la mia mamma che nessuno ha saputo aiutare.

Però si, l'uncinetto me l'ha insegnato. Credo sia stato nello stesso anno delle rocce,  un anno fortunato. Mi ha insegnato la maglia bassa, quella alta e il punto gambero, mi pare. Dopo moltissimi anni ho scoperto, o almeno mi è parso di capire, che uno di quei punti non era fatto in maniera canonica. La mia mamma era un po' anarchica, soffriva nei ranghi, aveva l'esigenza di rompere gli schemi, come si poteva vedere nelle cose che ha progettato. La sua deve essere stata una maniera per reagire al suo papà militare e alla sua mamma meticolosa e pignola. La sua Ribellione.
Questa cosa è passata nei miei modi di fare para-para. Sono la testa per lo più saggia, ma molto calda della situazione, sono quella che si ribella e che non ci sta. Al limite per me ribellione è quella metodicità che anelo e non compio mai completamente. Quel delirio che ho per l'archiviazione, per la catalogazione senza speranza del mio caos (che guarda un po' si sta arginando...ma quella è un'altra metafora , quella dell'dell'armadio...)

Tornando all'uncinetto, resterò sempre col dubbio se per mia madre il fare la maglia bassa in quella maniera non canonica fosse intenzionale. Ci sta col personaggio. Ma anche non fosse intenzionale, era lei, lei era una maglia bassa non canonica. Però contava, contava le maglie e ripeteva lo schema sempre uguale a se stesso. In maniera stranamente ligia e stretta. Era testarda la mia mamma.


Io sono più creativa. Non riesco a contare, non riesco a seguire un pattern e con l'uncinetto questa cosa è limitatamente limitante. L'uncinetto, rispetto al lavorare a maglia che ho provato in una stagione invernale  olandica, quando la mia amica canadese K aveva montato un circolino di maglia (e uncinetto). Sono risucita a fare due berrettini, uno è andato alla bimba di H, la mia dottoranda americana preferita. Poi la maglia l'ho abbandonata perchè facevo fatica costretta in quei ranghi prefissati... L'uncinetto , dicevo, è un'arte molto versatile, il lavoro può cambiare continuamente e adattarsi senza troppo sforzo alle esigenze. L'uncinetto può anche somigliare alla scultura per certi versi. Se Pistacchio mi lasciasse più volentieri la sua mano quei guantini li avrei già finiti già da mo'. Invece sono ferma ad un pollice. Medito di fargli il calco della mano per andare avanti, perchè di questo passo quando ho finito o sarà estate o i guanti saranno piccoli.



Oggi sto pensando che non sembra poi così grave aver appreso quella maglia bassa anarchica ed atipica. Non canonica. Io, all'uncinetto, posso costruirci lo stesso un mondo che è colorato, bello e funzionale come tutti gli altri. Pur con la consapevolezza, a volte dolorosa, di non poter parlare maglie basse con gli uncinettari canonici. Non è grave.Ne troverò di atipici sul cammino, spero.

Quello che mi pesa è non aver imparato la rifinitura. O come diavolo si chiude il lavoro. La mia mamma andava come un treno a sferruzzare e sfornare sciarpe, ma restavano « grezze ». Nel suo ultimo anno di vita ha intrecciato tonnellate di lana distribuendo sciarpe non rifinite a figli, nipoti, nuore e genero. L'uncinetto portava anche lei in the flow, mi sà. Quando era più giovane probabilmente aveva conosciuto quel desiderio di sperimentare che io sto assecondando con le collane. Nessuna sarà uguale alla precedente, perchè io non ce la faccio a replicare. E' più forte di me e per certi versi è un peccato. 


In quegli anni lontani delle rocce mi ero fatta una lunghissima sciarpa in due tonalità di grigi, che poi era andata in prestito all'economo di Madrid. Anni dopo qualche altra sciarpa. Poi dei bei guantini per la Teddy, una cappello per Sonrisa (era pure finito sul blog a ripensarci...), uno per il chercheur. Una coperta terribile per  Hnita-bebè. Anni dopo una collana semplicissima per me, che molte persone mi hanno sorriso. Molte persone hanno sorriso la mia collana, come dire ah tu sai fare questo. Io posso fare cose belle. Quindi adesso mi rimetto in creazione. So fare poco, ma quel poco che so fare deve creare cose belle. Voglio coltivare questa maglia bassa anarchica e farci cose meravigliose. Il DIY esistenziale è in mood ON.

(questo post ha perso un pezzettino nel suo lungo peregrinare, se lo ritrovo ce lo rimetto qui... che blogger distratta questa Squa... intanto buon uncinetto a tutti)