25 September 2018

Non so cosa sarà

Faccio cose anche un po' bizzarre. Divento volitiva su cose che non mi sarei nemmeno sognata prima. Spammo persino amici, vicini e conoscenti. Poi mi passa e mi assale il senso del ridicolo (come sempre).


Qualche giorno fa ho raccontato al bimbo che quattro anni fa era seduto su quel passeggino di quel giorno. Gli ho anche mostrato la foto. E sono quasi pronta a mandarla anche a mio padre.

Vorrei avere tempo in(de)finito, per iniziare e finire una cosa da scrivere, un pensiero. Anche un pianto.
Invece l'ho iscritto a mensa solo il lunedi' e il munedi' a pranzo vado in piscina. Quindi il mio tempo é scandito in periodi di due ore, due ore e mezza massimo. Che non sono sufficienti per perdersi e ritrovarsi. Per esempio ora é giusto l'ora di andare.



E' finita da poco l'olimpiade ed é iniziato un limbo che non ho idea che forma prenderà. 
A tratti mi manca il respiro, come il cuore mancasse un battito. 
Ma adesso vado

29 January 2018

spazio-tempo-silenzio

scrivere talvolta mi preme violentemente
ma il rumore dei tasti nel silenzio delle mie aurore
(quando se no?)
mi pare terrificante

e allora desisto

ma forse sto per tornare


30 August 2017

(Almost) Strange situation

29 agosto 9.50 direttamente da una panchina di sans âme / 29 agosto 21.15 con la tisana di liquerizia in mano


Secondo giorno. 

A 200 metri  (su 600) e 6 minuti dal traguardo (ossia in anticipo, ma non così tanto) mi rendo conto di aver dimenticato a casa il doudou (faccino della disperazione). Chiamo il chercheur che stava  per portare A con sé al lavoro, giusto quell' oretta (croce sullo stage di basket)

Il chercheur: ma è così grave?
Squa: direi proprio di si (faccino imbufalito... no ma non hai presente cosa rappresenta il doudou nel nido francese ??  prego leggasi Alice d'archivio, farsi quattro risate.)
Citando Alice solo gli organismi monocellulari e i serial killer sono sprovvisti di doudou.


Dopo sei minuti giusti di orologio, sollevata, li vedo  pedalare all'orizzonte, col cagnetto marrone di pezza a.k.a. il doudou (farlocco anche per noi, e sto ancora citando Alice).
L'educatrice in carica del  nostro inserimento è nervosa e insicura. Quando non mi chiede se mio figlio si sa girare sulla pancia,continua a chiedere conferma di ogni minimo dettaglio  alla sua collega. Non ho osato chiederle se è appena rientrata dopo una lunga pausa. O se è sempre così.
Parla con me ma in realtà sta ascoltando conversazioni che avvengono vicino a noi. Cerco di distaccarmi da quella sensazione ma in fondo sono nervosa anche io. Mi domando come posso prendere il conttollo e assicurarmi che vada tutto bene.


Bref. oggi sono già tutti fuori e andiamo anche noi fuori, si decide frettolosamente che me ne andrò subito e tornerò tra mezzora. Tento di salutare littleP ma quello non mi si fila di pezza. Un po' titubante mi faccio convincere a sparire dalla circolazione. Imbraccio lo zaino e esco. Cammino dietro l'angolo e mi siedo su una panca di cemento, la prima a sinistra. Mi abbandono seduta e decido che passerò almeno i prossimi venti minuti a meditare. O circa.
I primi dieci minuti se ne vano effettivamente  a guardare  meditativamente i giunchi mossi dal vento. Tra flussi di penseri impazziti. E paragoni, che non si dovrebbero mai fare e men che meno tra due bambini che sono figli tuoi. Ma per una mente analitica (e per nulla sintetica) come la mia è francamente impossibile.
Per non parlare della faticosa danza del rimuginamento loco. L' inserimento di A. alle porte dei suoi quattro mesi nel delizioso nido della deliziosa cittadina medievale. Fossimo restati là A. sarebbe un altro bambino. E io sarei un'altra donna e un'altra mamma. Forse.

Poi mi scasso di guardare nel vuoto, perchè io non penso, io scrivo tra me e me. E allora scriviamo... Passo quindi altri dieci minuti scarsi a pigiare tasti su uno smartphone stupido #myidiotsmartphone.
A cinque.minuti.dallo.scadere del.tempo mi dico che ça peut suffir e mi incammino a ritrovare il mio bambino e il suo cagnetto farlocco di pezza.

Solo quando l'ho ritrovato pimpante e sorridente come l'avevo lasciato, mi rendo conto di avere lasciato sulla panchina di cemento il mio zaino, effettivamente pieno di cose un filino importanti. 
 
E quindi, non si fosse capito prima, arrifamo:
Ciao piccoletto, la mamma torna subito, ma proprio subito subito...

29 August 2017

Sotto il segno di Cruz Ramirez

7:15, tra il limone e la sobacha / 14:00, quando persino i supereroi riposano

Dunque lo stage di basket si è poi rivelato un ritiro estivo per piccoli campioni. Mooolto più avanti di A. anche nell'età. C'era, a detta del chercheur, solo una piccoletta, scriciola ma scafata. Gli altri, dopo un riscaldamento degno di una squadra di serie A,  si destreggiavano come piccoli campioni tra salto della corda e plank. Chercheur è restato per fortuna un po' a guardare, poi dopo il riscaldamento, col bene placito dell'allenatore, ha preso A sotto un canestro a fare due tiri prima di riportarlo a casa. Sono arrivati a casa  appena dieci minuti dopo di noi che tornavamo dalla prima ora al nido di quartiere (quello che ai tempi sospiravo).

Un'ora, per me, di domande a raffica, spesso molto impertinenti (si sa girare sulla pancia? MA l'hai visto? ha un anno.... qual è il suo gioco preferito.... vuoto... solo a casa mi è venuto in mente e chissàse riesco lo documenterò....). Un'ora, per P, di gattonamenti folli ad esplorare gli spazi e i volti. Si piazzava davanti a tutti e sorrideva sperando di ricevere un sorriso in cambio. Solo due momenti di incertezza. Uno in cui tutti i bimbi erano usciti fuori, ma l'intervistatrice aveva deciso che noi invece dentro. Ad un certo punto P. si èritrovato dietro un tavolino, non vedeva più nessuno ed è rimasto spiazzato. Il secondo quando il "direttore aggiunto" è venuto a presentarsi. Parrebbe che non gli sia piaciuto molto cosa   a dir poco rara chez l'enfant petit P.. Usciti di là dopo una sola ora era abbastanza esausto. E io pure a dirla tutta.

Così, esausti, ci siamo visti arrivare a casa  A. sovraeccitato per la sessione sportiva, che continuava a ripetere che lui ci voleva restare allo stage (faccino allibito... disgraziato l'anno scorso a judo sul tatami hai fatto lo sciopero per tre sessioni di fila e alla terza papà tuo ha desistito). Sarà stata la visione domenicale al cinema di cars 3??? Che ci ha dato un bel po' di grinta a me e a lui... Cruz Ramirez sei tutti noi!!!

In serata poi ha fatto qualche passo in più dei suoi soliti due per poi finire giù di culo. Gli abbiamo fatto un caloroso applauso e lui allora bissava e trissava guardandoci fiero. Ha voglia di tifo il piccoletto. E tifo sarà. A rischio di quello che io e il chercheur chiamiamo in codice The J Feeling. Chè ogni grande emozione dimostrata a P. provoca infatti in A., come penso sia comprensibile,  un moto di destabilizzazione praticamente pari al peso del volume del liquido spostato (...che tra l'altro in questo caso sono già 15 kg, mica cotiche).


Ma, come al solito, farnetichiamo
Si aggiunga solo che coté rassettamento... quasi zero. Solo un po' di scartoffie eliminate. Ma viste le circostanze va bene così.

28 August 2017

sorseggiando acqua e limone

28 agosto, 6.58

Nuovi inizi ad un orizzonte ormai immediato. Tra poche ore inizieremo con P. l'inserimento al nido, mentre il chercheur accompagnerà A. ad uno stage di basket che dovrebbe impegnarlo tutta la settimana. Il condizionale è d'obbligo visto che l'ultimo tentativo di attività sportiva è stato un grande fiasco. A dare ottimismo c'è il fatto che è passato un anno intero. Che allora lui diceva sono timido a tutto spiano. Ora è più per il "sono timido ma mi faccio coraggio". In mezzo c'è stato un altro anno di école  militaire/materna con una maestra più umana e meno generalessa. Un anno di mercoledì pomeriggi e vacanze scolari al centro che io adoro, dove prima di iniziare qualsiasi attività chiedono ai bambini come si sentono.

L'inserimento mi fa dono di una settimana di pausa. Oltre ad accompagnare il piccoletto a questo grande passo, avrei il progetto ambizioso di dare una rassettata imporrtante alla casa. Mi piacerebbe dare un grosso scossone. IL libro della sciroccata giapponese giace in ingresso, fermo ad una delle prime dieci pagine. Troppo fastidioso -per me- quell'uso smodato di parole come buttare, spazzatura. Stavo male fisicamente ed ho interrotto. Perchè il mio problema penso stia lì.
Ma forse un po' come quello di Allen Carr ai duri tempi del tabagismo, quel che ho letto ha lasciato un piccolo semino. Il mio atteggiamento alla robbbba nuova è diverso. Riesco a separarmene più serenamente. Doloroso invece quel legame con le cose che sono con me da molto tempo.

Insomma non ce la faccio a dire che l'anno 2017/2018 sarà sotto il segno del decluttering, perchè è una parola che mi procura ancora molto disagio (ne riparliamo?), chiamiamolo l'anno del rassettamento, mi mette meno ansia.

E il vostro anno sotto che segno comincia?

14 August 2017

Di aria, solitudine, introversione...

domenica 13 agosto 2017 
ore 11 circa

Intanto AAAAAARGHHHHH

Quei tre sono appena usciti e ci sarebbe una lista di cose che dovrei fare. STavo anche per farla, ma non la farò.
Invece mi siedo qui col bisogno di respirare un attimo.
QUesta é una di quelle -rare- volte che il mio sguardo si posa qui e lì e ovunque vede cose che andrebbero fatte. Questo in se non é per nulla raro. Quel che si é rarerrimo è che il mio spirito ne avrebbe anche voglia. Ma non ne ho il tempo. Questa fame di fare per me (ormai? ma com'era davvero prima???), accade  in congiunzioni astrali tipo ciclo a favore (in gravidanza e allattamento  non  mi capitava di vedere una grande differnza) e assunzione caffeinica. Recentemente ho riletto il potere che mi aveva fatto quel beverone infernale là. Forse dovrei bere più caffè. Non fosse che dopo qualche giorno mi spompa. Nessuno può vivere così su di giri come sono io in caffeina. Come sono io questo momento. Però mi capitano dei periodini in cui mi sballo di brutto e poi lo assumo. Ora per esempio quanti giorni è che mi faccio un caffè vero ogni mattina ? Se continuo poi  mi sentirò sopraffatta dai nervi e dovrò smettere e ne accuserò la mancanza.
Quindi dicevo mi hanno lasciata sola.
Ho detto al chercheur. in inglese come quando non voglio che A. (il grande) ci capisca (è un periodo che mi urta chiamare i miei bambini con dei nomignoli, ma ne riparliamo un'altra volta forse. chissà)

Gli ho detto sai che ho avuto una illuminazione? Era una mezzoretta che A. sfracellava la minkia perchè si stava annoiando. Era sveglio dalle 8, erano ormai le 11 e tre ore iniziano ad essere un po' E giochiamo e facciamo e gioca con me. Io invece son lì che riordino e sistemo a mille perchè stanno arrivando il nonno e zia Susanna (................................................................. quanto ne vorrei scrivere di questo... sono almeno 3 giorni che scrivo pagine e pagine su mio padre e mia zia che tornano a trovarmi dopo taaaanto tempo..... ma non ne ho il tempo. Lo spazio tempo ). Ad A. avevo  detto almeno cinquanta volte  di trovarsi qualcosa da fare. E lui alla fine si era   messo l'anima in pace e si era messo a tracciare letterine su un quaderno .
Chercheur, mi sa che ho capito perchè la pediatra ci rompe la minkia da due anni almeno sul farlgi fare un'attività sportiva
Perché io e forse anche te quando si annoia tendiamo sempre  a proporgli cose più o meno intellettuali. CHiamiamole così. Vuoi ascoltare le fiabe? se abbiamo bisogno che faccia un'attività in solitaria. Oppure leggiamo un libro. Tho giochiamo a carte per il massimo dello sballo

 e anche lui se invitato a fare da solo fa cose simili. "Legge" topolino per l'80% del suo tempo "libero". E la cosa inizia ad inquietarmi perché non vuole sfogliare niente altro che topolino. E vuole che gli venga letto niente altro che topolino.

Insomma dico al chercheur, sto bambino in sto momento si è seduto al tavolino a scrivere letterine perchè secondo me sta cercando quel senso di inquadramento che sente alla materna. Ma secondo me stamatitna avrebbe bisogno di usicre, correre, giocare fuori.
Mi ricordo la sivigliana che diceva di suo figlio che andava al parchetto con suo padre "pa' que le de el aire". Per prendere aria diciamo.
Il chercheur ne ha convenuto e quindi  l'ha portato fuori a dargli aria. Nel frattempo si è svegliato P. e allora ci ha portato pure lui, che anche gradisce.
Ecco la storia di questa mia piccola oretta di solitudine

Solitudine
Io mi ricordo quando mi lamentavo tantissimo qui sul blog della solitudine. Del non avere amici etc etc
Col tempo però ho scoperto che la solitudine è la cosa di cui ho più bisogno al mondo. Devo ringraziare la coach in carne ed ossa di avermelo fatto scoprire. Quando le dicevo del senso di colpa che provavo da quando avevo deciso di tornare a pranzare a casa mia e del fatto quindi che se mi mettevo a calcolare, io le mie 8 ore canoniche, al lavoro, non le facevo mica. Lei mi rispose che non dovevo sentirmi in colpa, che i miei colleghi si riposavano mangiando insieme e probabiulmente ricevevano piacere da questo e che invece probabilmente vous avez besoin d'etre seule pour vous recharger. Mi parlò di un libro sull'introversione. (Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare di Susan Cain, C. C'é anche un suo bel Ted)

  Mi sottopose un test. Poi lessi anche molto al riguardo da Polly che ne parla spesso. Grazie al suo parlarne un giorno ho rifatto un test analogo che risulto' un po' diverso dalla prima volta. Se ricordo bene. Continuo a pensare di essere un introversa atipica, perchè ci sono molte volte che invece mi sento un animale sociale. Però di fondo sono introversa o per lo meno ho davvero un gran bisongo di solitudine per ricaricare le pile. Ne ho vari esempi e sono molto soddisfatta di averlo capito, perchè mi permette di interpretare cose che prima non afferravo.

A questo proposito ho fatto molte osservazioni nelle due vacanze al mare con una  coppia di amici atavici e prole. Il mio unico spazio di perfetta solitudine è stata una mattina in cui sono andata a vedere l'alba che sorgeva sul mare. Due ore che hanno valso la vacanza intera. Forse riuscirò a raccontarlo perchè c'è un draft da qualche parte che si chiama le mie albe e continuo a pensarci
E il mio spazio-tempo è già scaduto., 
E' possibile??? E' volato via, me tapina

05 July 2017

June (and July) blues (con risata finale)

Mi candido Cenerentola che resta mentre tutti gli altri vanno a palazzo

Mi piace,
Ma non mi piace
Lo sento inevitabile e anche giusto
Ma un pizzicorio me lo dà
L'ho scelto
Eppure

Rimango, chissà ancora per quanto, in purgatorio.
Non posso dire quanto sono felice, quanto sia tutto bellissimo.
Per quello che (erroneamente) chiamavo conflitto di lealtà.
Stavo male e ora non posso dire quanto sia tutto bellissimo.
Stava male e io ora non posso essere felice.
Non posso dire quella tristezza atroce che mi prende le budella
Perché é arrivato quello che ho tanto desiderato
E ora non posso, non posso proprio lamentarmene.
Non ad alta voce per lo meno. Né per iscritto

Sempre più spesso fingo
Dissimulo
Faccio finta
(di niente)


Pero' poi é arrivato giugno
Il mese dei quaranta
Il mese quello li'

Quel mese che sei anni fa tutto ha fatto crack.
Coup de theatre stratosferico
E niente é più tornato come prima

E io non so più dirlo
E invece, se riuscissi a forzare i blocchi, ne scriverei pagine e pagine strazianti

Chiudo la porta,  in quell' ufficio che di solito condividiamo in 7, e piango moltissimo
Poi la riapro e vado a impasticcarmi****

L'ho sempre detto che siamo mica tuttte sole qua dentro



**** metaforicamente eh!!
ma solo io non conoscevo The pills??
La mia antologia anti-tristezza per tutti quanti ne avessero bisogno:
https://www.youtube.com/watch?v=01Bpyr8ZYL4
https://www.youtube.com/watch?v=yvS20MxtWyA
https://www.youtube.com/watch?v=fS2VV9kMmHU
https://www.youtube.com/watch?v=5xWVuwsTuos
https://www.youtube.com/watch?v=QKNp47hWBsA
https://www.youtube.com/watch?v=r7sLh8r9NIw
https://www.youtube.com/watch?v=z1Kcqhder6s
https://www.youtube.com/watch?v=l1RQ9GWYrXs
https://www.youtube.com/watch?v=Yu_mpNiDVpw

https://www.youtube.com/watch?v=cjiK3rXZyO0

e infine il capolavoro :
https://www.youtube.com/watch?v=k_BrZB2Ge3I

ancora rido





25 March 2017

Ti ho chiamato tantissimo e finalmente hai risposto

 Ho ricominciato a lavorare il primo giovedì del mese- ormai scorso. Il primo week end lo abbiamo passato a Marsiglia in ritiro con le amichette olandiche. E' stato molto bello ma anche faticosissimo infilarci in seguito la prima settimana "a regime". Da quando ho avuto un burn out sono comunque molto previdente sul carico di fatica che mi aspetta. Ci è voluta una polmonite a farmici riflettere ancora meglio e dall'80 sono passata al 60%. Almeno fino all'estate. Avevo paurissima del rientro che effettivamente non è stato poi fantastico. Ma almeno non mi ha fatto (ancora) male alla pancia. E la schiena soprattutto non ha mandato allarmi come era successo prima di natale, quando ho passato in istituto appena un paio d'ore per il pranzo natalizio e dopo sentivo avvisaglie spaventose di nuove crisi. La mia schiena invece -se mantengo il peso- sta abbastanza bene. Toccando ferro, legno e tutti i materiali scaramantici.

Ad un certo punto la maestra ha mandato a casa i quadernoni della scuola materna,  sulle pagine dedicate alla mamma Alfetta ha disegnato un omino senza braccia -e non una, ma due volte. Era novembre 2016 e a quella data era un anno pieno che la sua mamma non lo aveva potuto prendere in braccio. Da quando ho visto quei disegni sono molto più diligente nel fare gli esercizi che il fisioterapista mi assegna. 

Alfetta ha compiuto cinque anni. E' un ometto sempre più ragionevole e piacevole. Cinque anni sono una bellissima età, ma questo mi accorgo che lo dico sempre, ad ogni stadio, tranne forse quello del toddler blues che ho lungamente raccontato. Vederlo interagire con suo fratello mi fa sempre venire le lacrime agli occhi. Non credo di avere temuto niente al mondo  più della gelosia di Alfetta per suo fratello. Che forse c'è anche, ma al momento non si vede (ancora?) chiaramente. Ogni volta che li vedo anche solo guardarsi, succede che viene ad entrambi una luce particolare negli occhi e si sorridono... io faccio come un passo indietro per non disturbare, mi viene un goccina negli occhi e la voglia irrefrenabile di prendere una penna e scriverne. Sono bellissimi.

L'altro giorno parlavamo del matrimonio dove andremo (evviva) in sud Italia e gli dicevo che bello ci saranno tutti i cuginetti, lui mi fa.  Mamma, lo sai, non mi piace quando ti chiamano zia....
Forse sei un po' geloso? Lo posso capire...  Si sono geloso.
Poi a scoppio ritardato, ieri, gli faccio senti stavo pensando a questa cosa che non ti piace tanto quando i tuoi cugini mi chiamano zia. Si, non mi piace proprio.
Ecco, ora lo so, ma stavo pensando, ma lo sai che quando il tuo fratellino parlerà, anche lui mi chiamerà mamma.... Si lo so, ma non sono geloso. Lui è il mio fratellino.
Un punto interrogativo mi accompagna da allora


Il fratellino di Alfetta ha un nome poetico e abbastanza esotico per le genti italiche (ancor più di quello di Alfetta per lo meno). Avevo pensato di chiamarlo qui Beta ma mi pareva irrispettoso. Mi pareva come dire ricordati che tu vieni per secondo. Di fronte alla sua tranquilla paciosità un amico me l'ha definito soprammobile. A me è venuto un pizzicotto nella pancia perché è più o meno quello che dicevano di me neonata e non so, mi ha sempre fatto brutto. In francese soprammobile si dice bibelot, leggasi tipo bibló. E quindi per un po' lo abbiamo chiamato Bibló. Ma insomma la mia pancia non era molto d'accordo.
Poi un giorno sollevandolo a fatica gli ho detto che pareva di cemento. Presto tradotto è arrivato il suo nome. Betón. Alfetta e Betón sono una coppia bellissima.


Io non mi censurassi scriverei ancora fiumi di parole. Ma censuro la felicità (enorme) tanto quanto le ombre che spesso mi vengono ancora a trovare. E macino tanti pensieri su questa autocensura da riempirci un grande lago di acqua salata.
Ecco una goccia, piccola e tonda.

25 January 2017

Alduina ti vede

(o del dici che davvero davvero riesco a scrivere di decluttering anche io??)

mi pare ci sia la luce giusta, il silenzio giusto, il vuoto giusto per scrivere un po'. Per provarci almeno. Il 2017 è iniziato, non ho fatto tutto quello che avrei assolutissimamente dovuto fare e intanto siamo agli sgoccioli, tra pochissimo tornerò ad essere una lavoratrice, dopo ben 11 mesi di fermo.  Sospironis.

Il natale al paesello alla fine è stato come me lo ricordavo. Quello per il quale avevo coniato il label  ioodionatale. Qualcuno forse se lo ricorda (?) Solo che l'assetto ormonale di partenza questa volta era stratosferico e quindi lo avevo addirittura atteso con gioia. Ingenua. Come se due ormoni potessero avere la meglio sul peggiore momento dell'anno (o quasi). E' andata a finire più o meno come sempre. In molte circostanze e con molte persone sono stata un martello pneumatico di furiosaggine. Molesta e insistente come una zanzara malarica. Avevo davvero molta voglia di vederle e passare mooolto tempo con loro. Ma non era il caso, non era il momento, forse loro non erano delle energie giuste? o forse la mia insistenza e "pedanza" ha rovinato l'ambiente. Con altre sono stata insensibile e disattenta, fino crudele. Solo perché mi pestavano qualche nervo sensibile? Sia detto en passant che la genitorialità scuote fortemente le amicizie (quanto se ne potrebbe parlare). Ho anche collezionato un discreto numero di pacchi. Mi hanno colpita sul momento, ma poi si passa avanti e pazienza. Sarà per l'anno prossimo, oppure anche ciccia. Prima o poi, come gli espatriati di lunga data, non  rientreremo neppure più a natale. Ne conosco tanti.  Anche perché faccio fatica ad accettare che l'unica capatina al paesello sia ormai destinata ad essere natalizia. Io che, appunto, ioodionatale.


Bisogna però menzionare, per dovere di cronaca, che c'è stato un colpo di scena notevole. Un amico atavico ci ha prestato casa dei suoi genitori inabitata da un paio d'anni, dove da ormai diverso tempo non tornano neppure di passaggio. Un calendario cartaceo era fermo a gennaio 2016, uno di legno al 19 giugno di un anno imprecisato. Giusto i pavimenti erano  un po' polverosi, per il resto sensazione di lindo, ordinato, zen. Tidy direbbe qualcuno. Bisogna sapere, infatti, che la mamma di questo amico atavico ha grande fama di donna precisa, ordinata e maniaca di pulizia e candore. Bastino le parole di mia suocera e proprio a voi l'hanno prestata questa casa!!? Da un po'  assisto allibita a quella che chiamo transizione-sciuraggine che ormai da tempo vedo essersi operata in molti miei amici. Sembrerebbe io mio turno, solo che la transizione è moooolto lenta. Io ed il chercheur siamo bene che indietro, non molto lontani da quando il forno era nudo. E per inciso beviamo ancora acqua nei barattoli della bonne maman. I miei coetanei invece ti offrono pattine all'ingresso, puliscono dove passi e possibilmente non ti invitano mai a casa loro. Anche oltralpe, le mamme del parchetto sono lì a declamare quanto sono organizzate in casa e poi sono erano (prima che iniziassi la mia personale transizione sciuretti) tutte a casa mia per caffé-sessione gioco. In fondo a ben vedere era

Ma magari ne parliamo un'altra volta del fattore sciuretti?!

Stavo parlando invece delle chiavi della casa linda&zen in mano di noi riciclatori compulsivi di barattoli  bonne maman. Poi si propone una cena di santo stefano in questo nostro da noi transitorio. E forsanche il capodanno. Ci aggiungo poi io perché a questo punto mi voglio proprio rovinare un pranzo-festa a sorpresa per il quarantesimo di compleanno del chercheur mio. Vanna Marchi della socialità ai duri tempi della sciuraggine.

A me intanto che organizziamo si annoda la gola. Perché in questi mesi di casalinghitudine ho cercato di  ordinare, sistemare, organizzare, ottimizzare al fine di stare meglio e tenere tutto pulito in quel di casa mia al MontePello. A tratti ci sono anche riuscita. Quando la schiena me l'ha permesso sono andata a fare acquisti per la casa, le scatole colorate, quelle che non so come le chiamiamo in italia ma io qui  googolo (e acquisto) compulsivamente come boites de rangement. Ho svuotato e sistemato cassetti, senza però portare il contenuto al cuore per vedere cosa 'sparkled joy' (cit. scopro ora che è uscito anche il sequel...) Ma più che quel decluttering che tanti declamano mentre io storco il naso, ho cercato nuovi paradigmi. Alcun li ho anche trovati. Tipo che il mio piano cucina ogni mattina dopo colazione ora riesco a rimetterlo in ordine. La tavola da pranzo che mesi fa era costantemente piena di roba anche lei si fa sgombra di primo mattino. Sto lavorando ai fianchi i miei hotspot direbbero le flylady (cit. giusto per dire che sto fino studiando).
Ma è un equilibrio così precario che mi gira la testa. Così faticoso che quando siamo tornati a casa dopo quasi 3 settimane italiche mi sono letteralmente sentita le gambe molli a vedere il caos che avevamo lasciato e la fatica che ci sarebbe voluta a riprendere il filo. E giusto a ridosso di questo nuovo inizio.

Alla fine s'è fatto tutto. Santo stefano, mini-capodanno e festa sorpresa. E tenere la casa zen pulita è stato facile, perchè era vuota, graziosa, funzionale e si faceva volere un gran bene... Quelle albe dalla finestre dell'ottavo piano poi. Meravigliose. Bisogna proprio lavorarci alla zenitudine di casa.


E insomma di decluttering in sé non era ora, ma qualcosa mi dice che ne parlerò eccome, visto che mentre questo post lievitava in draft ho fatto la follia. Ho acquistato la mia copia della tipa furiosa che mette le cose al petto per decidere del loro destino. Il fatto che tra le varie possibilità io abbia scelto il libercolo con  "i miei ghirigori" dovrebbe essere di buon auspicio. Ne parlate o avete parlato tutti, e sia.

Prima di una -chissà- trasformazione, metto sul diario la foto della mia libreria adorata, che chiamo Pinterest. In attesa della libreria nuova che dovremmo disegnare e il chercheur, nuovo Geppetto, dovrebbe costruire, io la guardo, un po' è tanta e troppa robbba, piena di cose totalmente inutili. Un po' è tanto Squabus... Vediamo che ne sarà di lei...

Buon 2017 a tutti !!!





la mia "libreria-Pinterest"

16 November 2016

cose che devo assolutamente fare


Telefonare a mia zia pittrice, nonché sorella di mia madre per annunciarle, se non le sia già arrivata all'orecchio la notizia, che ha un altro pronipote. Le telefonate non sono il mio forte. Lei poi mi ricorda così tanto mia madre che è dura. Ma tre mesi e quasi e mezzo sono una follia di procrastinazione. Senza contare la gravidanza, che va bene tutte le piccole e grandi preoccupazioni del mentre. Le perdite, gli ecografisti incapaci, quelli troppo bravi. Le ernie e la sciatica. E soprattutto i blocchi emotivi e l'impossibilità di lasciarsi andare. Va bene tutto ma è grande ora che io alzi quella fottuta cornetta. Magari oggi stesso?
Scrivere a tantissime persone. Finire quella email per Acca, scrivere al mio capo e ai miei colleghi olandici. Scriverne millemila altre per riconnettermi al mio mondo piumato. Che sì: la vita milanese  atavica e non, francese della prima volta, americana e olandese, sono tutte finite, ma ci sono persone che non voglio perdere e io ci voglio e posso credere alle amicizie che resistono alla lontananza.
Usare magari il "faire part" della nascita del neo-bimbino innominato come scusa per scrivere (Dare un nome a quel bimbino )
Fare quel fairepart. E che ci vorrà mai? un'oretta? Sarà pure divertente. Ma è un simbolo. Una metafora, come sempre. E procrastino.

Organizzare n aperitivo con i vicini.


Scrivere, scrivere, scrivere un sacco- pestare sulla tastiera come una dannata..

Scrivere alla mia coach. A quella bella donna che è stata la mia coach per un po' e poi sono stata risucchiata da un'altra dimensione. E non penso che riprenderò il coaching a breve. Ma le devo e le voglio un grande ringraziamento.
Scrivere una mail di ringraziamento anche alle due belle donne del Parto Positivo, perché la loro presenza in rete e i loro suggerimenti sono preziosi e bisogna assolutamente ringraziare le cose preziose.
Scrivere quella lettera di reclamo al pronto soccorso per il trattamento subito da un'infermiera stronza aguzzina e liberarmi da quel fastidio che mi rode al pensiero di quel maltrattato restato lì nei miei ricordi. Chissà che universo triste c'è dietro quella donna.
Osare scrivere e condividere di tutto ciò che mi tocca. Della polmonite, esperienza mistica. Del conflitto di lealtà che impedisce le persone di essere piuma dopo tanto piombo. Di nascite e  bimbini sorridenti. Di fratellanza e gelosia molto ben celata. Di come il cuore si espande, è vero quel che dicono. Ma è anche molto difficile . Di fantasmi della propria infanzia e sorellanza che si proiettano.

Creare un nuovo blog se davvero mi va. Mi va?


Rimettermi in carreggiata con la dieta ché la ciccia mi sta pericolosamente ricolonizzando.Mentre la schienaal momento regge gli 8,5kg per tre mesi di lattante, ma grida ancora la sua fragilità. E quindi organizzarmi bene per tornare in piscina . Oppure prendere sul serio il "power walking" (termine appena scoperto che suona meglio del nordic, che poi comunque col passeggino niente nordic). Farlo senza cincischiare. Ora che pare io possa camminare. (Non dirlo troppo forte che il dolore e l'ultimo blocco della schiena non è poi così lontano).

Riprendere la meditazione. Che andava benino e poi...


Sbrigare un bel po' di beghe burocratiche. Che noia.

Va be ma allora anche trovare il mio futuro, da agosto 2018 quando la mia olimpiade si sarà -vivaddio?- conclusa.

Continuare ad essere così felice.

Possibilmente senza sentirmi orribilmente in colpa.

10 November 2016

metti poi un uragano

 
 
.................
 
...........................


..........................................


C'erano una volta

 
  una squabus 

 un chercheur

      un Alfetta


.Poi

........................................................................................


 un mattino di inizio agosto, all'alba  -sei minuti prima dell'alba, per essere precisi -

è arrivato lui... 
 
Lui

 bisognerebbe raccontarlo. 

Di come è arrivato, calmo e pacifico. E dell'uragano dolcissimo che ha rappresentato. 
 
 
 
Lui che, tra l'altro, è in cerca di un nome per il blog.
Ci sono dei validi candidati. Ma ne parliamo un'altra volta, senno perdiamo il "filo". Per questa volta chiamiamolo Dolce-Uragano

Lui che c'erano  tipo i blocchi, gli intoppi, gli ingorghi emotivi e non si riusciva mica ad abbandonarsi alla gioia aspettandolo. Lo si è spettato sena fronzoli, si diceva.
 
Poi..
 
.Poi i blocchi, gli intoppi, gli ingorghi li ha buttati giù uno ad uno. Con pazienza e dedizione. Un uragano benefico. Una gioia da non dormirci la notte, che non bastavano i suoi risvegli,ci voleva anche l'insonnia da felicità . Metti poi questa insonnia insieme alla fatica delle prime settimane e si arriva alla devastazione fisica  estrema -nascosta dall'euforia- Allo stupore esistenziale. Chè squabus -si conferma- è incline al baby-high, più che  blues. 
 
Noottate a guardare il soffitto e dire non pposso tornare alla vita di prima. Non ancora. Lunghe ore notturne a prendere decisioni, a vagliare possibilità. Che non è morale, dovrebbe essere vietato dalla legge, dover cercare chi si occupi di tuo figlio quando ha appena sei settimane. ma anche questo ne parliamo un'altra volta. 
Poi trovi subito una persona che pare proprio giusta. E piangi una giornata intera. E non lo sai che stai già covando la polmonite. APpunto. Sei così emotional che ci scrivi pure un post sopra. Che non verà mai la luce. COme tanti altri.
 
Chè sto blog, facciamola una parentesi,non lo so, forse lo chiudo e libero i miei pensieri altrove. Chè qui il conflitto di lealtà è troppo forte. Ne parliamo di conflitto di lealtà ad un certo punto?
Chè io non so se ce la faccio a parlare comme il faut della dolcezza degli uragani e dellla felicità dopo tutta la sofferenza che ho riversato qui.

Che a volte vorrei essere leggera come una piuma e invece poi mi ricordo che ero di piombo. E quel piombo è un po' ancora qui. MA non sono sempre stata di piombo io. L'altro giorno hoo riletto tutta a mia bacheca di faccialibro . E vi giuro che c'erano giorni, una vita fa, in cui anche io riuscivo ad essere leggera e a volte ironica. E devo trovarlo un saggio, uno studio, una tesi che parli di faccialibro e delle implicazioni esistenziali. *

Ho riletto tutta la mia bacheca, poi ho iniziato a scrivere una luuunga email ad Acca, la dottorandda mia preferita di due vite fa, in colorado. CHe sono secoli che non ci scriviamo e ancora mi manca così tanto che fa male. E la mail è ancora in draft. E non va bene. Ad Acca lo scrivevo. Tu mi hai conosciuta quado ancora non ero di piiombo e io oggi mi domando se è la mammitudine, l'orfanitudine, l'ennesima emigrazione... Cosa mi ha appesantita a questo punto???

E anche questo post sta per diventare un draft. Perchè ci sono troppe cose. E basterebbe l'uragano.

 
Poi una polmonite. Dicevo.
Ancora stupore
Tanta fatica
Molte dimenticanze
Che generano nuove fatiche.
Immensa gioia. 
Ancora esistenzialismo.
Un bel po' di musica. 
 
Riscopro Jovanotti...
Che anche Jovanotti a Saturnino l'ha chiamato dall'ospedale quella volta e gli ha detto tipo 'fratello stavolta sto proprio male'. E aveva proprio la polmonite. C'era scritto su un'intervista mi pare su repubblica, mi pare*.
E l'osteò. Anche quello bisognerebbe raccontarlo. Mi ha detto che i polmoni sono la tristezza. 
Quando stanno male i polmoni è la tristezza.
 
E io non avevo nè un naso che cola, nè la tosse nè niente. Ma mi si è bloccato un polmone una notte a mezzantte in punto e non riuscivo più a respirare. Ho vaneggiato vergognosamente quella notte.  Santo chercheur che non si fa mica spaventare dalle emozioni troppo forti... 
Che avevo la polmonite e nemmeno me ne ero accorta. Tutto qui.
 
Ed è che la felicità - o sono le emozioni forti, appunto, ci fanno spostare i nostri limiti.


Questo post è sponsorizzato da un fine pomeriggio in centre ville, un gouter con una nuova amica italiana che vive anche lei stabilmente a montepello e non è di passaggio e un'altra che forse forse rimane. 
e adesso non so dove mettere tutta questa energia... sono momenti in cui il mio rapporto col quartiere senz'anima vacilla...
e allora la metto qui questa energia...

Più insonnia felice per tutti !!




*
che leggo questo e lo sento talmente dentro che mi ammutolisco

**

21 June 2016

Senza fronzoli


Ok
Pochi fronzoli
Siamo in attesa. 

Concreta.

E un maschietto grande e cicciuto come suo fratello. Il terrorismo del feto oltre ogni percentile si ripete paro paro in Francia come fu in Olanda.
Tra l'impossibilità di stare seduta o l'orizzontalità obbligatoria, pena soffrimento terribile, e il bisogno di silenzio,  son passati, sileenziosi appunto, i mesi.
Questo bambino arriverà in un momento non precisato nel centro della torrida estate Montepellina.. Se dovesse somigliare alla  gravidanza sarà un uomo senza fronzoli,  con le scarpe da ginnastica fino sotto i vestiti e le gonnelline frufru. Anche con 30 gradi all'ombra. Senza inutili poesie e smancerie. Senza foto della sua pancia che in molti reclamano senza che vengano mai scattate.
Ma comunque caparbio, riflessivo. Attento.  Saggio. Un Leone
Intanto Alfetta
(Che cresce,  superato il metro e dieci per i suoi 4anni e due terzi,  piange che deve andare assolutamente all'ecole militaire, anche quando è malato. Ed è in fissa -en fin, non che  vedessimo l'ora, ma ce lo  aspettavamo - sulla morte.. io non voglio essere morto... ma questo in un'altra puntata.)
Alfetta, dicevasi, è tutto "il mio fratellino di qui, il mio fratellino di là "
Nonostante io non faccia che ripetergli che i primi tempi questo fratellino no sera nada divertido. Lo siento corazòn! Preparati
Alfetta, aka VTB (Va Tutto Bene), ma solo apparentemente, ché poi cova eritemi, balbuzie, costipazione da spannolinamentp che durano un paio d anni e voglio vedere se adesso davvero stiamo vedendo la fine. Si lo so, prima di un nuovo inizio. ..
Alfetta insomma aspetta pazientemente. E aspetta che ti aspetta andrà al centro estivo tutta la santa e torrida estate. Gulp.


Io intanto scopro altre frontiere della zenitudine.
Dopo il correre,  è diventato impossibile camminare (ah il nordic.walking, pare un sogno a ripensarci...)
Poi impossible stare in piedi e fino seduti.  L'ho già detto?
Non poter star seduti è una cosa che bisogna provare.
Seduti si scrive si ragiona si crea.  Si decide. E si ha l'energia di mettere le virgole dove si deve...
Bisognerebbe insegnare nelle scuole a ragionare in posizioni alternative. Che poi ti ritrovi a non poter star seduta da quattro mesi -e quando sgarri che pareva andare meglio e vai al richiamino della mediazione e siccome adesso la posizione dell astronauta è impossibile causa pancia, ci provi a stare nella posizione del loto quella mezzoretra, poi ti toccano due settimane di letto e niente altro che letto e lacrime e quasi imazzimento, neanche sederti due minuti a mangiare riesci
. Quindi basta seduta.
E  scrivere sul "not so smart" phone sdraiata nel letto non da la stessa soddisfazione.
Però poi è anche vero- chissà - che in ogni situazione terribile si può trovare la luce. Se per esempio non fossi stata così nella cacca forse non ci sarei andata per una settimana in piscina tutti i giorni.  A provare quel senso di pace,  finalmente.  E giorno per giorno l acqua rilassava qualche cellula in più. Finché non ho potuto andarci di nuovo da sola. Prima andavo due volte a settimana.  Ora  ogni giorno che ha fatto il Signore.  Che non ci devo mica più pensare.  Mi ritrovo in machina a soffrire quei minuti che mi  separano dall acqua. Poi
mi immergo lentamente e mi ritrovo. La pace. Trenta minuti di respiri alternati, uno a destra e uno a sinistra ogni tre bracciate (e mi viene da pensare all emdr, chissà non ci siano analogie).  E il potere carartico si vede anche nelle braccia che l acqua sta scolpendo, nelle gambe ancora sgonfie all'alba dell' ottavo mese. Nel buonumore ritornato. Nella capacità ritrovata di  pensare.
Forse si vede.
E insomma io non posso sedermi, non posso camminare, ma ora chiudo qui e come quasi ogni midi me ne vado a nuotare.


16 December 2015

Il-Fu-Chiamato-Pistacchio


Il-Fu-Chiamato-Pistacchio ha tre anni e tre quarti e ancora un pochetto in più, è alto un metro e cinque centimetri circa ed è bello da togliere il fiato (ma si sa, ogni scarrafone..). Ha iniziato l' école militaire école maternelle da tre mesi ed ha imparato talmente tante cose da lasciare a bocca aperta.

Il-Fu-Chiamato-Pistacchio (IFCP) ha spiccate doti artistiche, intanto canta come un fringuello in botta adrenalinica, tiene il tempo che neanche un jazzista e suona la batteria con la voce, che ti dici se non musico sarà forse rumorista. Ha anche pronunciate doti da teatrante. Fa delle facce che ci resti secco, ha il naso di pongo che quando spinge il labbro in giù il naso gli diventa lungo e tutto strano. Al gioco dei seri vincerebbe sempre se non fosse che vuole che vinci anche tu e allora lo annuncia fino: Adesso vinci tu! E dopo 5 secondi di orologio scoppia in una risata fintissima e hai voglia a dirglielo che non si fa, lui vuole che vinci tu. E tu rimani in dubbio che faccio glielo insegno che quando si gioca bisogna avere rispetto dell'avversario e dare tutto? Che il gioco non è gioco se si sa già in partenza chi vince. Oppure va bene così, al mondo ci vuole anche gente non competitiva. E non avrà invece de problemi poi, in mezzo a tutti quegli squali? Se non glielo insegno ora il diritto alla vittoria, forse non sarà mai capace di vincere, proprio come sua madre...

Ma non c'è problema, pare, tempo una settimana, dieci giorni che questo post è restato a lievitare in draft, IFCP mi ha smentita ed ha preso a canticchiare je vais gagner, je vais gagner, come un ossesso, ogni volta che gioca a qualsivoglia gioco, anche se non sta vincendo. Insomma vabene così.

IFCP mi somiglia comunque  terribilmente e questo mi preoccupa. Nella sua impazienza, intolleranza e senso del dovere. Nei suoi scatti d'ira incontrollabili e fulminei. A noi ci fa vedere i sorcetti verdi e belli fluorescenti pure, eppure, dicono le autorità competenti dell'accademia militare, che IFCP dove lo metti sta e non crea nessun problema. Proprio come sua madre alla sua età, che veniva chiamata il Piccolo Budda. IFCP è come sua madre ma ha per madre una versione più incazzosa di se stesso, che gli dice Alla cantine (la mensa) se gli altri bimbi fanno troppo rumore tu digli di stare zitti!
Protesta perdio!
Se a scuola c'è qualcosa che non ti piace tu dillo.
Fatti rispetttare bimbo mio.

Perchè a me dicevano di stare brava e buona in un angolino e non dare fastidio e guarda come sono finita... Credici bimbino mio. Hai il potere di cambiare le cose che non ti piacciono, te lo assicuro. No che quelli dicono che non c'è nessun problema e poi tu torni a casa un tantinino stressato dalla mensa, dal dormitorio. Porcaccia, bimbino, ma dove siamo finiti?



IFCP ha avuto anche lui un anno molto difficile appresso a noi grandi presi da preoccupazioni e tristezze che non siamo riusciti a risparmiargli, nè tanto meno a spiegargli fino in fondo, non era il caso, non sapevamo come. L'inizio dell'école è stato difficile e ancora ci stiamo adattando mi pare, sembrerebbe che il peggio sia finito.


Il peggio è stato quando a casa sembrava andasse tutto bene e poi all'improvviso una crisi di rabbia, appunto, incontrollabile e fulminea. Finchè mi è parso di vederci un pattern, tipo i disegni in 3D che devi perderci lo sguardo e quelli saltano fuori. Ho guardato a lungo, un po' incredula, le crisi, i battibecchi, che tutto sembrava andare bene e poi si arrivava a sera, arrivava il chercheur, finalmente tutti e tre insieme e invece iniziavano le guerre. Finchè una parola è saltata fuori, in 3D: Alfa ! Questi sono due maschi alfa a confronto. Va tutto bene, poi arriva suo padre, giocano, si divertono, ma ad un certo punto sbam. Ma che è? Sarà la lotta per la supremazia?
IL peggio è finito secondo me quando ho intravisto e ho accettato il fatto che una brava donna alfa, sa mediare tra due maschi alfa, di cui uno in fieri, che a l'école è Budda ma a casa vuole appunto alfeggiare.


Ecco perchè non riuscivo più a chiamare Il-Fu-Chiamato-Pistacchio come si chiamava prima, perchè si era trasformato. Signori e signore ecco a voi il mio piccolo e bellissimo esemplare di uomo, che fu chiamato Pistacchio e ora è diventato Alfetta.

29 November 2015

La non violenza, la pazienza e la perseveranza

(correva il 25 novembre)

ed eccomi qui eccomi-là all'alba di una due giorni di fuoco...

Dovrei, vorrei e non vorrei, dire due parole su Parigi, sulla radicalizzazione e il perdersi in qualcosa di troppo grande e brutto. Da un lato. E il non rendersi conto di alimentare l'odio, dall'altro lato.

Invece mi  sveglio con un sogno che mischia tutto. Che mischia i due sensi di colpa che mi trascino dietro negli ultimi mesi. L'amica a cui abbiamo tirato il bidone ad agosto. I compromessi, la conciliazione, la solitudine ed il provare a farsi del bene. Il senso di colpa. L'avere torto sul piano razionale. L'avere tante attenuanti sotto-sotto e l'infuriarsi che non contino minimamente.

E il collega-fratello che mi mette, mi pare mi metta, la testa nell'incavo del divano.


Tra un paio d'ore partiamo in ritiro, due anni fa con quel collega ci dicevamo delle cose carine nella mia lingua natale. Che non é una cosa da poco per una che si trova quasi perennemente sul terreno linguistico altrui.  Mi viene sempre naturale andare incontro, se posso parlo la lingua propria al mio interlocutore. Non a caso ne ho imparata qualcuna. Mi interessava questa cosa di mettere gli altri a proprio agio. Persino a mio "svantaggio". A me non importa, purché sia comodo tu....


Comunque... ci dicevamo cose carine due anni fa e poi è andato tutto a puttane. Negli ultimi giorni mi sono immaginata di avvicinarlo tra una canzone e l'altra del dj abbastanza trash che si occuperà dell'animazione e di parlargli. Gli direi tipo

senti...me lo hai detto tu un anno fa che ti stavo usando come punchball
e io alle cose ci ripenso sempre mille e mille volte
E ora che il peggio forse é passato, che dio lo voglia
Che il peggio di me l'ho dato e neanche mi rendevo conto
ed é rimasto dietro di me alle spalle
Potrei forse dire che era vero
Si forse era vero
Che eri il mio punchball
che non é stata proprio colpa tua
Che se anche per un anno quasi buono ogni mattina che ti sentivo aprire bocca ti avrei preso a calci nelle gengive
anche se ti ho odiato come si riesce difficilmente ad odiare qualcuno.
cioé ce ne vuole..

Perché rappresentavi il male
E ora infece mi fai fino tenerezza
Che forse sei cambiato anche tu eh chissà
Ma io sicuro
e allora mi viene l'impulso di dirtelo con un cocktail in mano, dopo quattro salti in pista, magari un po" brilla. Che mica mi capita più spesso e posso pure dare la colpa alla mancanza di allenamento alcolico.
Che mi dispiace, che poteva anche andare altrimenti. Che non sono fiera di come mi sono comportata Che ero ferita e sofferente anche altrove e non sono stata facile con te.

E gliel'ho anche raccontato al chercheur di questa cosa che mi sto immaginando. Perché non voglio più sentirmi in guerra guerra e voglio fino fare la pace e volemose bene tutti, in armonia. Pero' sono spaventata. E il chercheur ne ha convenuto con con me. Che è tipico mio.
Assumere.
Prendermi responsabilità prima che lo facciano gli altri e poi gli altri tana libera tutti.
E invece quello che nella mia immaginazione sarebbe uno scambio bello, a volte diventa mettermi in mano di persone consapevolmemte o meno alla ricerca di alibi. Che non sono oneste con gli altri e chissà con se stessi e allora il peso me lo prendo tutto io. E a che serve?

Che poi é che sono io che ho bisogno di parole, parole parole. Gli altri magari anche no. Magari anche meno parole, pe favore. Che la cosa possiamo anche risolverla senza stare a spiegarcela nei dettagli. Che magari va già bene cosi' E che comunque dal non salutarsi si é già passato al Bonjour, rigorosamente lin ingua locale. E ultimamente c'é scappato anche qualche Bonjour Squabùs, che si sa, non si pronuncia facilemente il nome di qualcuno che ci sta sul culo. E io già l'ho notato che ho avuto diritto ai miei qualche Bonjour Squabùs. E allora sono stata contenta e fiera della pazienza, dell'amarezza sottile che mi prendeva al pensiero che era tutto perduto ma io comunque -per una volta- non volevo lasciarmi andare all'ansia e allo sconforto. E invece ho deciso che comunque andasse avrei tenuto duro e sarei rimasta sul terreno della correttezza e apertura. Comunque é una parola che mi suona molto. Comunque vada. é un po' quel lâcher-prise che tutti qui predicano.

Il chercheur mi diceva lascia perdere che tu stai sempre a dare perle ai porci.
Perle ai porci dice lui. Ed é interessante, perché volendo seguire l'immagine, per me le perle sono sempre state piu importahti dei porci. Che importano i porci se ci sono le perle. A che serve tenersele per se le perle? Non lo so. Forse è semplicemente l'immagine che non è rappresentativa.

Quindi la mattina della partenza per il ritiro mi sono svegliata con le immagini di questo sogno assurdo che mischiava tutto. Un paper nel Giornale dove qualunque scienziato vorrebbe avere il proprio nome. Che è una cosa che sta accadendo per davvero ma nel sogno l'ho mischiata ben bene ad altro.
L'amica delusa e arrabbiata che mi chiude la porta in faccia settembre, proprio nel momento in cui come é per me tipico dico ti vengo incontro, vengo a parlare la tua lingua, anche se sotto sono arrabbiatissima. Poi me la riapre dopo un po' ma io a quel punto l'avevo chiusa.


Mi sveglio e le scrivo, due mesi dopo l'ultima porta chiusa, senza rileggere i precedenti che se no rischia che cambio idea. Poi parto per il ritiro domandandomi se e come parlero' col  Non-fratello.

(...)

E poi le cose buone e belle a volte succedono. Sono cose piccole, non sono miracoli, sono frutto di pazienza e apertura mentale e accettazione dei limiti e tempi altrui.


E allora forse Parigi un po' c'entra pure, perché per (provare a) sanare quello che ha portato a PArigi ci vorrà infinita pazienza e buona volontà. Non credo Parigi possa essere risolta alla radice sbattendo le porte.

04 November 2015

Avventure di un piriforme

Squabus, si diceva, ha perso un po' di peso. Sette otto  sette otto kili  iniziano effettivamente ad essere qualcuno. Intorno ai meno quattro le persone avevano già iniziato a fermarla nei corridoi per chiederle come aveva fatto, potenza dello sport associato alla dieta. Quando persino Bianconiglio (della quale Squabus ha più volte sognato di raccontare e raccontare -e ce ne sarebbe stato ben donde- senza poi farlo mai) le ha chiesto consiglio... e lei gliel'ha dato -il consiglio, al Bianconiglio- e pare stia  funziomando... Squabus allora si è promessa di venire a dirlo anche al blog come ha fatto, un giorno.

Che forse ce l'ha fatta perchè era un filino disperata e diceva "Se questa cosa meravigliosa che vorrei tantissimo non può poprio-proprio succedere, allora succederà qualcosa che é in mio potere, qualcosa tipo il contrario" e trovava che questa era una battaglia fattibile su cui riversare le sue energie strane. Insomma puo' essere che la chiave sia stata la disperazione o forse invece la dieta é davvero miracolosa e lei allora la racconta al mondo e forse che forse nasce la dieta di Squa e milioni di ex cicciotte, come direbbe il-fu-chiamato-Pistacchio, poi la ringraziano, perchè no? Le piacerebbe fare felici tante persone cicciotte!


La dieta di Squa però un altro giorno, Oggi Squabus c'ha il blues del piriforme. A fine giugno ad un mese di regime, che pero' ancora doveva diventare la Dieta-di Squa-Marchio-Registrato (DSMR), si era appena a -1kg e qualcosa. A quel punto lei da Arya ha sentito di nuovo parlare di Albanesi, vecchia conoscenza di anni e anni orsono. Si è detta cià proviamo di nuovo sta stronzata cosa noiosa del camminare alternato alla corsa.

A fine luglio, a furia di camminare, correre, contare calorie,  aveva perso ulteriori 2.5kg . A questo punto  la mitica DSMR era nata e rodata!

A fine agosto nonostante tre settimane di vacanza itinerante , ma grazie al work-out-every-other-day aveva mantenuto e fino perso un altro chiletto, sfondando l'odiatissimo muro dei 70, oltrepassato e mai rientrato quasi 9 anni orsono in concomitanza all'abbandono dello smodato uso nicotinico .

Andava quindi tutto alla stragrande. Abbronzata, snella e pimpante, Squabus si sentiva pronta ad affrontare l'autunno e quindi poi quel mostro a cento teste chiamato natale.
Si subodora già la catastrofe, vero?


Il 4 settembre, venerdì, ore  7.20 sul quinto km del suo ormai consueto appuntamento di walk-and-run, che era iniziato come:
 [2 minuti di walking + 3 minuti di running] x 8 volte,
poi shiftato a
[200m di walking + 800m di running] x 5
e poi ancora x7, quando s'era aggiunta una certa baldanza...

Lo shift dai minuti ai metri, giusto per giocare a vedere se un giorno lontano avrebbe potuto aspirare a correre 5km in meno di 30 minuti. Il 4 settembre, ore  7.20, in quel di Frittole, frazione di  Sans âme,   Squa ha avuto la pessimissima idea di verificare questa curiosità che avrebbe anche potuto restare irrisolta: "Ma io in un minuto quanti metri riesco a fare  a velocità massima che più massima di così non si può?" Squabus fa un cosìdetto allungo. Uno e uno solo, della durata di un minuto. Squabus, ora ce lo sa,  non è fatta per gli allunghi. Il suo piriforme destro in particolare, apparentemente. Dopo 2 mesi di onorata e soddisfacente carriera di walk-and-run, Squabus punta troppo in alto e si spacca il piriforme.

Squabus ci corre sopra comunque, pur se a ritmo più blando. Fino a fine settembre cammina/corre 5 volte 5km, perdendo ulterioni 2kg.

Il 29 settembre il fisitoterapista che la riceve le spiega  bene il suo caso, che si chiama, appunto, Sindrome del piriforme, che non é sciatica ma quasi. Le dice che é il caso  di fermarsi per un po' e vedere di guarire.  Squabus si ferma solo perché il fisio se l'é scelto sportivo e terapeuta di sportivi. Se lo dice lui sia. Negli stessi giorni Squa vedrà pure un podologo, anch'esso esperto di sport e riceverà un paio di solette in cambio della modica cifra di 170 neuri modicamente non rimborsabili dalla secù.

Squabus attacca, diligente come non lo é mai stata, con streching mirato e successivamente con esercizi di gainage (planks, tipo cosi') per rinforzare i lombari che il fisio dice essere inesistenti. Va meglio, poi a tratti peggio, poi ancora meglio. Quello che non é chiaro é se le solette aiutano o peggiorano. Squabus é ancora in dubbio al riguardo.

Ottobre è il mese dell'umiltà. Di un nuovo passo nel paese dell'umiltà. Squabus scarica un contapassi (google-fit) e inizia a camminare.  Prima piano, poi più veloce. POi cerca di tornare in piscina che effettivamente aiuta! Potesse andarci più spesso!  POi studia routine di yoga da praticare nelle ore deliziose della sua insonnia mattutina. POi, a metà ottobre viene colpita dalla peggiore PMS da qualche tempo a questa parte (dove P, in questo simpatico caso, sta sia per Pre ce per Post) e si sa che Squa con PMS è messa maluccio.

Il 23 ottobre si iscrive ad una sessione di 90 minuti Bikram yoga . Il giorno dopo é nuova, nessun dolore, nessun male. Va tutto bene. Bikram yoga forever, sia lode al Bikram yoga, fosse solo logisticamente facile da praticare. Ma Squabus si sta attrezzando per portare il suo bagno alla temperatura di quaranra gradi centigradi e allorafrse farà l'autodidatta nel magico mondo del Bikram. 

Il 25 ottobre, fresca come un fiore, Squabus inforca le scarpette e va a camminare, poi non resiste e ci infila 4x3minuti di corsetta blandissima. La sera stessa i piriformi urlano, stavolta entrambi. Squabus, depressa e infelice, riappende il reggipetto sportivo al chiodo. E giusto per controllare anche le solette da 170€.

La fine del mese si porta comunque via un altro ultimo chiletto, quello ballerino.





Nella prossima puntata, che a questi ritmi uscirà ai primi di dicembre, racocnterà dello stadio ulteriore nell'universo chiamato Umiltà. Anticipa qui il titolo, indicativamente:

 Nordic walking is the new black

mi pare che già si sia capito tutto...


Memo to self: la pagina più utile che ho trovato sulla Sindrome del priforme

10 October 2015

P0rnògr@fic@


[sulle note di New York, New York]
tataratatà, tataratatà, tataratatà... 
Lyon Lyon... 



Caro blog,
ce l'hai fatta... mi sono seduta al pc. Dopo aver sistemato l'armadio, una doccia reale, una maschera, la pedicure, la tazza di te al sole. E niente, non avevo proprio più niente da farfugliare. Ho fatto di tutto per evitarti, ma alla fine eccomi. Che dài, tanto ora quèlo-là si sveglia. Un giorno te lo racconto che non si chiama più Pistacchio. No. Si è trovato un nomignolo più bello. Se lo è guadagnato sul campo e se lo merita tutto. Un giorno ti dirò pure delle fantasmagoriche avventure di quélo-là ancora Innominato all' école militaire maternelle militaire.

Un giorno cercherò di raccontarti i miei pensieri su tagli netti, rami secchi e decluttering. Ti dirò del perchè non riuscivo a dimagrire, e del come ce l'ho fatta. Sono una gran gnocca, lasciamelo dire... Sto un gran bene, me l'avessero detto non avrei mai creduto sarebbe bastato così poco tempo.
E' che le cose si scrivono quando si è pronti a negarle... mi pare. Ti racconterei della corsa, della passione che è scoppiata, della voglia di fare di più e della sindrome del piriforme. Maledetto piriforme, non mi avrai!!! Ti darò persino la ricetta di questa torta di marroni che non è niente male, dannata di quella Titolare, sa una ricetta più del diavolo! Pure di titolarismo di parlerei... E ti direi che ho in tasca un biglietto per la cittadina medievale olandica, metà novembre... un solo biglietto, nessun accompagnatore. Un sogno.

C'eravamo lasciati con cose tristi -e quando mai- e ora che le cose tristi sono finite -speriamo che non tornino più- io non riesco a scriverti. Ti dico che ieri ho letto questo post di Alice (ma voi la conoscete Alice? tutti dovrebbero conoscere Alice, secondo me). Ieri nel cuore della notte (le 21.30) leggendo  sono scoppiata a ridere e non riuscivo più a fermarmi. Il chercheur mi guardava preoccupato e allora gliel'ho dovuto leggere anche a lui il post del doudou. E abbiamo riso insieme. E poi il chercheur mi ha detto: sembra come scrivevi  tu una volta. E io mi sono fatta seria e pensosa.

E niente blog, non va bene sta cosa che ti cerco solo quando piango e sono impresentabile. Ho pensato che l'uso che ho fatto di te è P0rnògr@fic@, ho ripensato alla Carmen, un po' come disgustata, che mi dice no scusa Squa, non ti leggo più, non ce la faccio... O l'amica G. che parlando di blog mi disse: non ce la faccio proprio a infilarmi nella testa degli altri, neanche se consenzienti! Sto meglio, bloggino mio e mi è venuta un po' la vertigine al rendermi conto di quanti pensieri nudi e crudi ti ho affidato. 


Questo pensiero sconnesso lo dedico ad Alice, mi sa. Perchè mi ricordi com'ero e la cosa bella è che non me n'ero accorta. Ora ce lo so.

Niente panico, ad un certo punto le trasmissioni tristi tornano. Mi sà. MA magari anche no. Vediamo...

26 August 2015

May I see her?

11 Agosto 2015, in fuga

Ti ritrovi a pensare che aveva il suo dannato senso quell'impazzimento, quel dire agli amici ritrovati da appena due giorni, pur in condizioni per nulla uguali a quelle immaginate: Scusate ma noi ce ne andiamo, non giudicateci, abbiamo bisogno di spazio e di calma e di tempo.

E quindi ci siamo ritrovati io e te davanti a quel cancello ad aspettare papà, c'era la bicicletta in affitto da andare a riportare, le chiavi di casa degli amici da lasciare nella casella della posta perchè loro erano usciti. Faceva un gran caldo, intorno a noi c'era il traffico del boulevard Grosso, ma mentre scambiavamo queste poche parole per me è come se tutto si fosse fermato.

Mamma ti ricordi nonno E?
Si che mi ricordo nonno E

E mamma ti ricordi nonna A?
Certo che mi ricordo nonna A. E tu ti ricordi nonno P?

Si
E ti ricordi nonna S?

...
No, lo so, non puoi ricordartela, non l'hai conosciuta

E perchè?
Perchè è morta prima che tu nascessi. Tu eri nella mia pancia quando è morta

E mamma, la posso vedere?
No, non la puoi "vedere" perchè non c'è più, ma se vuoi quando siamo a casa di nonno P ti faccio vedere le sue foto

E anche i video?
No, non ho video, solo foto, se vuoi vederle me lo chiedi, d'accordo?

Si

Quando è tornato papà mi ha trovata con gli occhi pieni di lacrime, ho inforcato bici e occhiali da sole, il mondo ha ricominciato girare, io pedalavo e piangevo forte. Perchè da poco sai che esiste la morte, l'hai vista disegnata come un cavallo a zampe in su nel libro dei disegni arabbiati. E già quello, prima che succedesse, non mi riusciv a figurare di come sarebbe stato. Poi è semplicemente successo, senza troppo clamore. E non sei ancora preoccupato, è presto, ma so che ad un certo punto lo sarai e ora non so immaginare come potrò aiutarti.
Adesso stiamo parlando del fatto che anche le mamme possono morire e io, che sono ancora così ferita, non credevo proprio che sarei stata capace di annunciartelo.


Dovevamo forse essere in fuga, in un quadretto così surreale siamo riusciti a parlarne, mentre ogni altra volta che io ci abbia provato mi hai zittita. Ho capito che hai bisogno che queste conversazioni avvengano mentre io sono in piedi guardando altrove, in transizione tra una cosa e l'altra, come se nulla fosse. Che era idiota immaginarsi me e te uno di fronte all'altra che ci parliamo col cuore in mano. Tu non sei così, e va benissimo.


Appena il giorno dopo di nuovo ne parlavamo, non mi ricordo più perchè e per come. Tu giocavi, io stavo lì, in piedi sulla porta.

(...)
e dov'ero io quando nonna S è morta?
Nella mia pancia

e ho sentito rumore?
rumore? [!!??] ... forse mi hai sentita piangere forte

e perchè?
Perchè ero molto triste

e perchè?
Perchè era la mia mamma ed ero triste

Il tuo papà dietro di me stava appendendo i panni e mi ha dato un piccolo e tenerissimo pizzicotto sulla chiappa destra, che mi ha dato moltissima forza. Nessuna lacrima si è affacciata all'orizzonte. Cresciamo, bimbo mio, io spero che cresciamo forti.


Non mi hai ancora chiesto le foto, ma adesso sono pronta ad aspettarti. In piedi, guardando altrove. Va bene così.

05 July 2015

Maglia gialla

Scritto nel luglio 2013 riesumato nell'aprile del 2014 e ora a luglio 2015. Non male. 

Il Salagou

Squabus è in fase positiva, vivaddio. Sa che durerà poco e deve trovare il modo di farsene una ragione


Dovesse dire le tre caratteristiche salienti del periodo direbbe che sono: l'apertura al mondo, la voglia di sport di squadra, il desiderio di parlare di sè in terza persona. Come sentisse il dovere di coccolarsi, dirsi che tutto sommato sta facendo un bel lavoro, che va tutto bene. In prima persona non viene tanto bene.

Ma si diceva lo sport. Per fortuna lo sport la viene a stanare anche se lei non se ne ritaglia il tempo. A parte la corsa al passeggino, per cui teme di essere ormai famosa nel quartiere senz'anima. Adesso deve solo trovare un maestro yogi fidato, un gruppo di teatro e tornare in piscina, poi forse la nostalgia d'Olandia sarà scongiurata del tutto.

Un altro sport l'è venuto a stanare anche la settimana scorsa. C'era la giornata dedicata al team building con il suo gruppo.

Dopo aver accantonato il rafting, vivaddio chè Squa si cacava un po' sotto, la scelta è caduta su un bellissimo giro in mountainbike. In un posto a meno di un'ora da MontePello di cui riparlerà perchè l'ha già eletto meta preferita del week end. Un posto magnifico. Squabus era solita andare in mountainbike quando viveva in Francia la prima volta, sempre a sud, ma un po' più in là. Col chercheur e i sacerdoti del tempio si andava a pedalare nell'arrière-pays nizzardo. Le gite più belle che ricorda erano all'Esterel oppure intorno alla città di Moliere.  Per non dimenticare quella vacanza cicloturistica in Sardegna. 


Squabus in qualità di mamma-del-gruppo come è stata soprannominata (e quasi piangeva davanti ai colleghi a sentirlo) ha riservato le bici per tutti, della taglia giusta per ognuno.
Si è raccomandata  acqua e crema solare e via, si è partiti.

Il cielo era blu, il sole splendeva assoluto  e pure troppo. Il contorno era magnifico e già dopo pochi chilometri Squabus si è persa in quei meta-discorsi tra se e sè.
 
C'era il capo, che nonostante la sua età, maggiore di quella di tutti è partito in quarta e ha tenuto la maglia gialla del leader fino alla fine. Antidoping scherzavamo noialtri. Antidoping al traguardo!!

C'era quello che in mountain bike come sul lavoro deve andare di show off.

C'era quello dolce (Didi).

Cc'era quella che zotta zitta riusciva a stare dietro il capo.

Quella che zitta zitta invece non ce la faceva.

Quello che parte forte e invece gli son venuti subito i crampi.

Quello che non ti chiede come va neanche a morire, proprio non gli interessa e se glielo chiedi tu ti rsiponde: oui ça va come se fosse ovvio e tu avessi domandato che taglia di mutande porta

Com'è normale Squa ha cominciato a riflettere du di sè

Nnessuna ansia da prestazione, stava a metà, aspettava quelli che erano indietro. Se la cavava. Aveva molto meno paura di un tempo delle discese. Tra l'altro da quando è mamma è molto pià coraggiosa in generale, ha notato. A calcetto l'altro giorno è persio stata in porta e decentemente.
E adesso la vedesse il chercheur che scende giù dalle le discese con i sassi.


Intanto farfalle di colori bellissimi, profumo d'origano, il lago.


Squabus ha pensato che il capo che era davanti a fare il leader non aveva modo di rendersi conto
di quelli che restavano indietro e poi che di team building in quella circostanza se ne stesse facendo ben poco. E che forse in fondo in fondo aveva ragione a dubitare delle qualità direttive del suo capo.


Squabus nonostante faccia 10 kg circa di sovrappeso rispetto a quello che un tempo era il suo peso forma e che tra tutti loro era l'unica ad aver vissuto quello stravolgimento del corpo che è portare in grembo un esser eumano. Che dopo ci vuole una certa dose di volontà a tornare prestanti come si era abituate ad esserlo. E come fanno le mamme atlete se l'è sempre domandato.Squabus era tutto sommato tra quelli più freschi e prestanti. Il capo però l'ha vista sempre ultima perchè lei aveva voglia di apsettare quelli che non ce la facevano.


A Squabus, si sa, le metafore piacciono molto.


04 July 2015

La cascata

La Cascata, da qui


Un mese e un po' dalle ultime notizie e Squabus ha fatto tantissime cose. Tutte belle. Ha curato un pochissimo il giardino nuovo di zecca, ma soprattutto si é stesa quasi ogni mattina a guardare il cielo tra un saluto al sole e l'altro, tra un addominale e un jumping jack. Ha corso-camminato più di 20km nelle ultime due settimane, ha giocato a piedi nudi a calcetto genitori contro bimbi (6-8 anni, le squadre erano quasi equilibrate!!) e si é rispaccata la schiena come non succedeva da mesi. Ha contato tantissime calorie, ha mangiato qualche fetta di torta, compresa la sua, e poi, di buonumore si é rimessa a contare, correre, yogare. Ha letto un pochino. Ha avuto ospiti. Ha fatto bellissimi picnic al fiume. Ha riso tanto. Ha osservato. E' stata più in silenzio.


Ha capito tante cose ed é pronta a rimettersi in gioco, crede. Qualsiasi cosa voglia dire davvero, all'origine, a Squabus mettersi in gioco fa pensare all'aver voglia di ridere e scherzare e stare leggeri. Squabus aveva perso la voglia e ancora ci pensa a com'é che quella voglia le torna quando succedono cose brutte-brutte. Un po' é intimorita perché non vuole mica che, dovesse perderla di nuovo, debba succedere una cosa brutta brutta-bruttissima per farle tornare voglia di giocare.


E' stata in gita sociale con tutto il labò in dei posti meravigliosi, ché siccome nel gruppo questo giro c'erano un componente di sesso maschile in ramadan e un componenete di sesso femminile con un microbebé nella pancia (l'ultimo nome sul post-it), quest'anno é stata una cosa super-soft ma molto variegata, con micropasseggiata in un posto meraviglioso, picnic all'ombra e bagno sotto le cascate. Le cascate. Le cascate le hanno fatto venire voglia di scrivere.


Il giovane phD francese era già sotto, seduto su una roccia. Ha fatto segno venite! Squabus si è tuffata e ha nuotato più forte che poteva, più si avvicinava più faceva fatica. Il pHD-Jr ha teso una mano che lei ha afferrato. Ha lottato per sistemarsi sulla roccia, per sedercisi e l'acqua era forte ma ora andava molto meglio. Il cuore le saltava fuori dal petto, intanto, per l'emozione. Poi, poi si è alzata in piedi e a quel punto non faceva più alcuna fatica. Si è sentita molto potente. Ha gridato di gioia, la voce forte coperta un po' dal rumore dell'acqua Si è sentita potente e, protetta dal contesto, ha anche pianto un pochino.  Perchè è durissima mentre nuoti davanti quella cascata spettacolare. Arrivare è meraviglioso. Perchè come al solito era partita per metafore.


Era arrivata, un giorno, crede, in quel paesino medievale e lontano, poi è dovuta partire e una volta altrove è scivolata giù ed ora ha paura di nuotare di nuovo verso la cascata. Una parte di lei almeno.


Squabus poi si è resa conto che aveva cercato di scrivere un post anche sulla gita sociale di due anni fa, un post che si chiamava Maglia gialla e parlava di leadership e metafore, come al solito, ma che poi è rimasto due anni qui. Ora lo finisce, con 24 mesi di ritardo e lo pubblica, forse domani, forse dopo...




29 May 2015

Rimettersi in gioco

ha molto senso questa espressione

ed è la cosa più difficile quando sei tutta accartocciata su te stessa

Non stai mica poi così male, se resti in disparte, in silenzio, in penombra

Per nulla male. Anzi senti l'energia del cosmo e la gioia delle piccole cose.

Ma di giocare ne hai punto voglia, soprattutto con altri esseri umani fuori di lì

Sarà la fragilità, la paura, il disorientamento

Rimettersi in gioco ed accettare la leggerezza, 

Fare, dire cose "normali", leggere, gioiose, semplici



Lo sfasamento, il dolore delgi altri, perchè si smette di chiedere aiuto,  

conflitto di lealtà

queste sono le cose su cui rifletti.


Di gioco non c'è ombra, eppure vorresti capire da dove si inizia

come si smette di avere paura